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La Marzocco: «L’artigianalità e l’innovazione digitale insieme ma con un approccio originale»

Marzocco
Lo stabilimento La Marzocco

MILANO – Le moderne tecnologie applicate a una dimensione produttiva artigianale: l’originale approccio scelto da La Marzocco nel suo stabilimento di Scarperia (Firenze) per aumentare il coinvolgimento dei lavoratori e migliorare la loro interazione nel processo industriale è il tema di un articolo del Sole 24 Ore a firma di Riccardo Oldani, di cui vi proponiamo i passaggi salienti.

Con le nuove tecnologie digitali anche la macchina per il caffè espresso diventa connessa, insieme con il macinadosatore, l’apparecchio che lavora i chicchi per ricavarne il macinato con la giusta grana e consistenza per ottenere una tazzina perfetta.

Diversi protagonisti di questo settore, che vede le aziende italiane primeggiare nel mondo, stanno percorrendo questa strada. Ma l’approccio scelto dalla fiorentina La Marzocco è senza dubbio molto particolare.

La Marzocco è un’azienda nata nel 1927, fondata da Giuseppe Bambi e poi condotta negli anni dal figlio Piero. Oggi conta circa 430 persone suddivise tra i due siti produttivi in Toscana e gli addetti della rete commerciale e delle sedi estere.

Innovare anche a costo di sbagliare

«L’impresa è sempre stata protesa verso l’innovazione – dice Roberto Bianchi, Coo (l’acronimo in inglese sta per Chief operating officer, in italiano direttore operativo; n.d.C.) dell’azienda -, ma secondo una filosofia tutta nostra. Per noi innovare significa esplorare terreni nuovi, cercare strade mai percorse da nessuno, anche correndo il rischio di sbagliare. Questa tensione al nuovo si è tradotta anche in una nostra filosofia di comportamento, innanzi tutto verso noi stessi, all’interno dell’azienda.

Abbiamo sviluppato un approccio positivo all’errore, che è sempre visto come parte del percorso che porta al successo. Il dipendente o l’addetto che sbaglia qualcosa non viene mai ripreso o punito perché abbiamo visto che, facendo così, le persone propongono incessantemente nuove idee. Noi siamo continuamente sollecitate da proposte e intuizioni del nostro personale».

Un approccio fortemente creativo

Un approccio fortemente creativo, quindi, che è riuscito a coinvolgere profondamente il personale e farlo immedesimare nella storia dell’azienda. «Siamo un’impresa artigiana – prosegue Bianchi -, non abbiamo mai introdotto automazione nel nostro processo, né intendiamo farlo. La nostra è un’attività sostanzialmente di assemblaggio, a parte la produzione delle caldaie, che sono il cuore della macchina del caffè, un po’ come il motore in un’automobile. La produzione avviene per isole e ogni addetto ne segue una parte. Però a chi lo desidera noi diamo la possibilità di apprendere tutto il processo. E di imparare a realizzare una macchina per l’espresso dall’inizio alla fine».

Un modo per costruire competenze e capacità.

«In questo percorso – aggiunge Roberto Bianchi – il contatto con le tecnologie digitali è stato inevitabile, e lo abbiamo sviluppato in più direzioni. Ma tutto è partito, anche questa volta, dal nostro interno. Abbiamo infatti iniziato un percorso insieme con Cisco. Dapprima per rendere più semplici i contatti a distanza con un sistema di teleconferenze per le nostre sedi all’estero e poi per razionalizzare alcuni aspetti della produzione, come per esempio la gestione di magazzino o la segnalazione di difettosità».

Segnalare le criticità in tempo reale

Un’operazione che veniva fatta a mano, sui fogli di lavorazione, i cui dati poi venivano raccolti e inseriti nel nostro sistema informatico aziendale. «Se quindi c’era una criticità», continua Roberto Bianchi, «come un problema determinato da un fornitore, da un lotto difettoso di pezzi o anche nostro interno, lo venivamo a scoprire dopo una settimana. Ora abbiamo creato un sistema per cui tutti i nostri addetti sono dotati di un tablet. Se trovano un pezzo difettoso lo fotografano, compilano un form con una serie di dati e in tempo reale ci consentono di prendere coscienza della situazione e rimediare subito al problema».

C’è anche la app per programmare le ferie

Il tablet poi resta in possesso del dipendente che se vuole può portarlo anche a casa. La Marzocco, insieme con Cisco, ha studiato una serie di app che ora consentono agli addetti della sede fiorentina di compiere una serie di operazioni, come per esempio programmarsi le ferie o i permessi.

«Il successo di questo progetto – spiega ancora Roberto Bianchi – ci ha spinto a pensare a qualcosa del genere anche per il nostro prodotto. Abbiamo quindi pensato di dotare le nostre macchine per il caffè espresso della possibilità di connessione che non solo ci consente di verificare il funzionamento corretto e l’ubicazione dei nostri prodotti ma ci fornisce anche informazioni importanti sul modo di utilizzo, sulle preferenze e le abitudini del possessore, che può essere un privato ma anche un barista».

Il progetto de La Marzocco è iniziato con La Mini

Il tutto anche a beneficio dello sviluppo del prodotto. Il progetto è iniziato con La Mini, una delle macchine storiche de La Marzocco, dotata di un solo gruppo di estrazione. Ma l’intenzione è di estenderlo a breve anche a tutti gli altri modelli della gamma professionale per arrivare già nel 2020 a rendere connessa, «o connettibile», tutta la produzione dell’azienda.

Riccardo Oldani