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Coop e Migros, seconda vita in un mercato difficile con le nuove strategie

coop svizzera

LUGANO (Svizzera) – Nella vicina Svizzera i re della distribuzione al dettaglio Migros e Coop cercano strade alternative per avviarsi verso una “seconda vita”.

Da anni impegnati in un duello che ha praticamente esaurito la loro possibilità di crescita in Svizzera, i due giganti della vendita al dettaglio – che sommati coprono una fetta di mercato pari al 40% del totale – modificano le loro strategie commerciali per ampliare e diversificare la loro offerta.

Migros già da qualche tempo ha deviato parte dei propri interessi sul settore legato al benessere, ossia i viaggi, la salute e lo sport, mentre Coop cerca di rafforzare la sua presenza sul mercato estero e nel ramo del business sostenibile.

Si sta quindi creando una sorta di “duopolio cuscinetto”, una tattica che potrebbe anche aiutare i due leader del mercato a scrollarsi di dosso la fastidiosa accusa di avere contribuito ad innalzare i prezzi, vista la loro posizione di dominio sul mercato interno.

I fatti sembrano dare ragione a questa tesi, anche perché in alcuni settori la superiorità di Coop e Migros è schiacciante, come rileva un’analisi della Nzz.

Nel solo settore degli alimentari, la quota di Coop raggiunge il 34% e quella di Migros il 38%. Se aggiungiamo la percentuale di Denner, controllata da quest’ultima, saliamo al 48%. Più di quattro alimentari su cinque venduti in Svizzera, sono dunque acquistati su scaffali appartenenti al duopolio.

Accortisi che una guerra “fratricida” non sarebbe servita a nessuno, visto che ormai la posizione di leader sul mercato può considerarsi stabile, ecco la decisione: diversificare in maniera decisiva le scelte.

Migros decide di esplorare ancora una volta nicchie di mercato all’interno della Confederazione, mentre Coop cerca di farsi strada sul mercato internazionale. Una strategia messa in atto assorbendo, oppure creando ex novo una serie di attività.

Negli ultimi anni il gigante arancione si è buttato sui viaggi, sulla salute e sullo sport. Prova ne sia la creazione, di recente anche in Ticino, di diversi centri fitness.

“L’obiettivo è quello di individuare sempre nuove opportunità di mercato, per soddisfare al meglio le necessità e i bisogni delle diverse fasce della popolazione – ha spiegato al Caffè Luca Corti, responsabile del settore comunicazione e cultura di Migros -. Con tre centri fitness per il benessere e l’equilibrio psico-fisico a Bellinzona, Losone e Lugano ci muoviamo su questa strada. Lo facciamo anche sostenendo degli studi medici pluridisciplinari, un progetto che raggiungerà presto anche il Ticino”

Coop invece sta cercando, anche tramite alcune aziende a lei affiliate, di sfondare sul mercato estero. Oppure di approfittare dei prodotti che arrivano dalle nazioni vicine. Impossibile saperne di più: “Sulle strategie di mercato preferiamo non esprimerci”, taglia corto il portavoce di Coop.

E quindi conviene fare qualche passo a ritroso negli anni. Andando a ripescare l’acquisizione nel 2011 del grossista alimentare Transgourmet, costata a Coop 1,7 miliardi di euro (1,8 miliardi di franchi): la prima tappa verso l’espansione. Grazie all’influenza sovranazionale del grossista, presente non solo in Svizzera ma anche in Germania, Austria e Francia, Coop ha assunto una posizione molto importante.

Prima di questa transazione, ad avere il quasi totale controllo del settore delle carni presso Coop era la basilese Bell. A testimoniare la bontà della scelta operata, per Bell e Transgourmet gli affari vanno a gonfie vele. Se nel 2010 la percentuale del mercato estero sulla cifra d’affari di Coop era del 4%, nel 2015 è salita fino al 26%. Un franco su quattro che entra nella casse di Coop quindi, proviene dall’estero.

Ma non è tutto. Anche l’impegno ecologico è al centro delle attenzioni del dettagliante basilese. Nuove tecniche di illuminazione, prodotti “fair trade” ed emissioni zero sono da qualche tempo nel suo mirino. Tutte le mosse effettuate nell’ultimo lasso di tempo dai due colossi hanno avuto quindi uno scopo preciso, ossia evitare che il duello continui a trascinarsi.

E così, dopo anni, si è scelta una seconda strada, ossia la concorrenza con altri attori. Anche se, almeno negli alimentari, la battaglia sembra comunque destinata a proseguire.
Per ora gli altri concorrenti devono insomma accontentarsi delle briciole.

Aldi e Lidl non arrestano l’espansione

In leggero incremento, malgrado il momento non certo roseo del settore, ci sono Aldi e Lidl. Secondo le cifre di fine 2015, le due catene tedesche sono le uniche ad avere fatto segnare cifre nere. Aldi ha concluso l’anno con un 2,5%, che lo ha confermato al quarto posto nella classifica dei dettaglianti. Lidl dal canto suo resta dodicesimo, ma la sua espansione non si arresta ( 2,8%).