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Consorzio di tutela dell’espresso italiano tradizionale: «All’Unesco portiamo l’aspetto simbolico»

consorzio di tutela
L'autore Diego Galdino, con il maestro caffettiere Pietro Rastelli e il sociologo Massimo Cerulo

MILANO – Un open day importante per il Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale, che da anni è in prima linea per promuovere il riconoscimento di questa bevanda dall’Unesco come bene immateriale dell’umanità. Consorzio che, soprattutto, ha redatto ben due edizioni successive di un disciplinare che dovrebbe sancire i parametri precisi per cui identificare un caffè espresso italiano perfetto.

Un testo che, tuttavia, non ha trovato d’accordo tutti gli operatori del settore, che lo hanno analizzato, sezionato, commentato, punto per punto, con spirito critico ma mai provocatorio.

Com’è stato il caso del campione italiano di brewing e terzo al mondo, Alessandro Galtieri che è anche autore di manuali e Ast Sca. Molte anche le riserve espresse sulla mancanza di un capitolo dedicato alla qualità dell’acqua per l’espresso, anche nel secondo disciplinare

Tuttavia la missione del Consorzio non si lascia fermare dalle numerose osservazioni sollevate rispetto al suo lavoro di certificazione, anzi.

Durante l’intera giornata di mercoledì 20 novembre, ha coinvolto professionisti di diversi ambiti per raccontare il rito del caffè (tradizionale e italiano).

Sono scesi in campo per promuovere la causa, un sociologo, uno scrittore e un maestro di caffetteria: Massimo Cerulo, Diego Galdino e Pietro Rastelli. Queste tre voci si sono alternate per raccontare alla stampa l’universo dietro la tazzina da un punto di vista diverso.

Consorzio di tutela del caffè espresso italiano tradizionale: presente il Presidente Giorgio Caballini

Ad accogliere i media, lo stesso Conte Giorgio Caballini di Sassoferrato, che certo non poteva mancare durante la giornata dedicata a un progetto da lui pensato e portato avanti con grande tenacia, dal 2013.

Un’operazione che certo ha avuto un costo e non solo economico, che però continua senza sosta a puntare alla meta finale: il riconoscimento come bene immateriale dall’Unesco.

Le vie per tagliare questo traguardo sono state tortuose e ancora oggi non sono facili, ma la volontà del Presidente del Consorzio non vacilla.

Lo dimostra nel confronto con i giornalisti, che riceve tutti, per esser lui stesso il primo a promuovere la causa che vuole riunire tutti gli attori del settore italiano, nel rivendicare una bevanda simbolo del made in Italy.

I tempi lunghi, che potrebbero potrarsi ancora per anni, non spaventano e non fanno demordere il Conte Caballini, che anzi sembra sempre più convinto, più si addentra nel racconto di questa iniziativa.

Una storia che giustamente ha voluto coinvolgere anche altri aspetti che ruotano attorno alla tazzina, come quello sociologico e letterario: due aspetti essenziali per dar maggior rilievo al rito dell’espresso italiano tradizionale, anche da una prospettiva socio-culturale.

Consorzio di tutela: la ricetta del caffè a regola d’arte

Una responsabilità notevole, affidata al Pietro Rastelli, maestro caffettiere di navigata esperienza. (tra i suoi numerosi riconoscimenti anche il Guinness World Record per il cappuccino più grande del mondo nonché la seconda posizione al gran premio della caffetteria). E ora responsabile dell’associazione Atypica e del cnos-fap. Un impegno sostenuto a ritmo serrato dietro una macchina professionale La Cimbali, dalla mattina, sino al pomeriggio inoltrato: un’open day in cui la tazzina non è stata negata a nessuno.

Sotto i riflettori il maestro caffettiere si è mosso con disinvoltura, spiegando ogni minimo passaggio alla telecamera. Valorizzando le operazioni necessarie a garantire un risultato finale eccellente.

L’espresso servito da Pietro Rastelli, alla fine dell’erogazione, sembrava avere un valore aggiunto: quello dato dal racconto di tutti quegli accorgimenti che fanno la differenza tra un operatore attento e preparato, da uno che invece svolge il lavoro in maniera più approssimativa.

E non si è tirato indietro di fronte ai giornalisti, tutti assetati di informazioni dettagliate: Pietro Rastelli ha condiviso le sue conoscenze, sottolineando l’importanza della pulizia della macchina, della formazione del barista, della scelta dell’acqua e della miscela.

Nessun segreto nascosto dietro l’espresso di qualità. E proprio in difesa di questa ricerca del miglior risultato possibile, si fa portatore del messaggio sviluppato dal Consorzio: la tutela del caffè espresso italiano tradizionale.

Consorzio di tutela: avanti con “la danza del caffè”

Massimo Cerulo, specializzato in “Scienze della cultura” e autore dell’opera “La danza del caffè”, è lo studioso universitario che è intervenuto per completare il quadro dell’espresso sotto la lente della sociologia.

Perché, come lui stesso ha saputo ben descrivere, il caffè ha una valenza democratica, che unisce diverse culture anche lontane attorno a un momento di calma. Allo stesso tempo, è anche uno spazio di incontro e di passaggio, dove sono avvenuti dei cruciali momenti storici, politici, letterari e per questo costituiscono un po’ la memoria dello sviluppo sociale.

Per tutti questi motivi, l’espresso ormai è diventato un modo di riconoscere l’identità nazionale italiana anche all’estero: perché, quando si va a prendere un caffè anche oltre i confini tricolore, il pensiero va in automatico verso le atmosfere del made in Italy.

Diego Galdino esplora il legame tra letteratura e caffè

Per concludere con il narratore del caffè per eccellenza, che con “Il primo caffè del mattino” ha saputo romanzare romanticamente l’espresso, è stato esplorato l’aspetto letterario di questa bevanda.

Che ispira sin dalla nascita questo autore, nato dentro il locale gestito prima dai genitori e ora dallo stesso Galdino: il caffè per lui è il sangue. Qualcosa che gli scorre nelle vene dalla nascita e che poi ha finito per inchiostrare le sue pagine, andando a comunicare questa visione tutta italiana anche ai lettori stranieri.

La letteratura e la tazzina sono da sempre collegati da grandi autori, da Goldoni a Pirandello e quindi non poteva che continuare nel tempo, sino ad arrivare alla versione di Diego Galdino. Che il caffè non solo lo serve, ma lo scrive, traducendolo in un ingrediente perfetto per creare storie d’amore.