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Macchine italiane al top, tranne che nel settore capsule per l’espresso dove domina la Cina

Maurizio Giuli
Maurizio Giuli, Corporate strategic marketing di Simonelli Group, uno dei maggiori costruttori di macchine per caffè con i marchi Nuova Simonelli e Victoria Arduino: nel 2018 il fatturato è stato di 90 milioni

MILANO – Il quotidiano economico nazionale Il Sole 24 Ore è uscito con un’intera pagina dedicata al settore del caffè, torrefatto e macchine. Vi proponiamo qui il focsu dedicato alle macchine. Sia a quelle professionali dove l’italia è lider nel mondo, sia di quelle a capsule per l’espresso dove, paradossalmente l’italia cede ai concorrenti internazionali, soprattutto alla Cina.

La crescita delle vendite globali del caffè, e delle caffetterie, ha avuto un effetto rivitalizzante anche per il settore delle macchine in cui l’Italia è leader globale assieme a Cina, Germania e Svizzera. Macchine per il caffè professionali perché nel segmento delle macchine per uso domestico, con l’ avvento delle capsule per l’espresso, forse anche in maniera paradossale, l’ Italia è arretrata nelle classifiche globali di produzione, vendita ed esportazioni.

Secondo le previsioni dell’ ufficio studi Anima (l’ associazione italiana dei produttori di meccanica varia) dal 2016 al 2018 la produzione di macchine professionali per caffè passerà da 445 a 475 milioni di euro, con un incremento di circa il 7 per cento.

Le esportortazioni passeranno da 324 a 345 milioni di euro con un aumento del 6,5%. Ma se si va a ritroso con il tempo, l’ incemento dell’ export dal 2013 al 2018 è di circa il 50%. Se si torna fino al 2010 l’ incremento fiora il 90%.

Un vero e proprio boom dovuto proprio alla terza ondata del caffè (si veda l’ articolo accanto). La crescita esponenziale delle catene di coffee shop, prima quelle mass market poi i negozi di specialty (caffè biologico, monocultivar, miscele e altri prodotti premium), ha garantito alle imprese italiane un incremento della domanda costante.

Un’ ondata che ha fatto diventare il caffè un bene di consumo trendy, qualificante per i pubblici esercizi. Se negli anni Ottanta, un ristorante stellato, in ogni parte del mondo, poteva permettersi il lusso di non servire un espresso. Adesso, negli anni Duemila, è diventato impossibile.

Pena l’ abbassamento del rating nelle guide e, soprattutto, nella considerazione dei clienti più esigenti. Se la stessa dinamica la si estende anche a bar e alberghi di fascia lata, si comprende come la domanda globale di macchine per espresso sia cresciuta in maniera così rilevante. Ma forse inferiore rispetto alle potenzialità.

Parla Maurizio Giuli presidente dell’Ucimac, i costruttori di macchine

«Certamente – dice Maurizio Giuli, presidente di Ucimac, l’ associazione dei produttori di macchine per caffè professionali – avremmo potuto intercettare una domanda maggiore. Ma su mercati del tutto nuovi per il caffè sono state premiate maggiormente le macchine tedesche. Che sono completamente automatiche, molto simili a quelle che si usano in casa. Basta premere un tasto per avere un prodotto di buona qualità».

Un sistema molto più semplice rispetto alle macchine italiane che richiedono una perizia e una manualità maggiore dell’ operatore.

La scommessa, ora, sono i mercati asiatici e la crescita delle catene. La scelta di Starbucks per le 3mila caffetterie in Cina. La necessità di riposizionarsi sui mercati con acquisizioni mirate.

L’ ultima, quella di Evoca (Gaggia e Saeco) che ha acquisito la spagnola Quality Espresso, leader del mercato iberico delle professionali di alta gamma.