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Capsula compostabile in plastica vegetale: la firmano Bibetech e Neronobile

Bibetech: l'azienda di Montecchio Maggiore, ha ridisegnato il futuro delle capsule, creandone una compostabile, in quanto composta da plastica vegetale

plastica vegetale

MONTECCHIO MAGGIORE (Vicenza) – Dal quotidiano Il Giornale di Vicenza, ecco una notizia molto interessante che riguarda il settore delle capsule, firmato da Roberta Bassan. Si parla di una capsula di plastica vegetale, che potrebbe rivoluzionare il futuro prossimo del caffè porzionato.

Plastica vegetale: verso la via della sostenibilità

I granuli assomigliano a mentine: vengono messi dentro ad un siringone e poi “sparati” in uno stampo.

Tempo di raffreddarsi ed ecco formarsi la capsula colore cappuccino. Cioè il micro contenitore rigido che conterrà la polvere di caffè.

Purtroppo, anche se è di plastica, la capsula spesso finisce dritta dove non dovrebbe andare, cioè nell’umido.

La plastica vegetale permette il riciclaggio

Quella che nasce in un’azienda di Montecchio Maggiore è fatta di plastica sì, ma nel compost ci potrà entrare di diritto.

Dalla Bibetech, evoluzione di un’impresa nata nel 1977 in origine di stampaggio plastica contoterzi, è in dirittura finale la capsula compostabile.

Un passo innovativo rispetto al biodegradabile. Perché per essere definito biodegradabile un prodotto deve decomporsi del 90% entro 6 mesi.

Per essere definito compostabile un prodotto deve dissolversi in meno di 3 mesi, non essere più visibile. Quindi utilizzabile per la raccolta della frazione umida del rifiuto domestico.

Una nicchia nella quale ci stanno mettendo mente e passione nell’azienda composta da 45 persone, tutti sotto i 50 anni. («compreso io», ci sorride su l’amministratore delegato Luca Biasolo). In azienda anche 4 neolaureati assunti negli ultimi sei mesi e un piano di sviluppo proiettato alla crescita.

Un mercato di nicchia

La capsula compostabile, nicchia di innovazione, è maturata grazie ad un’esperienza maturata su materiali biocompostaibili di origine vegetale.

Materiali che però avevano un limite per questo tipo di sfida – come racconta Biasolo -: il fatto di non reggere alte temperature una volta inserite nella macchina del caffè.

Da qui il contatto con una ditta francese che detiene l’esclusiva di un materiale al 97% vegetale.

«Il progetto – prosegue Biasolo – è portato avanti insieme alla Neronobile di Sarcedo in provincia di Vicenza. Il partner operativo che mette insieme la sua esperienza nell’incapsulare il caffè e nel prodotto finito con la nostra nella plastica e nei materiali. Non sempre è facile fare squadra, questo è un esempio di filiera.»