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Caffè storici: un viaggio virtuale per questi luoghi dove è sbocciata l’Italia

Nel nostro Paese tanti altri sono i locali, amati e frequentati da intellettuali e artisti per la raffinatezza e l'accoglienza degli ambienti, trasformati in "monumenti" da visitare in città

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Gli interni dello storico bar Il Camparino di Galleria Vittorio Emanuele II a Milano

MILANO – Certo adesso parlare di caffè storici sembra un po’ contro tendenza rispetto all’attuale contesto in cui versa il settore dei pubblici esercizi: a rischio proprio quei locali che hanno resistito alla prova del tempo, alle guerre, al passaggio di personaggi illustri e comuni. Per spostarci lungo lo Stivale senza infrangere le regole, leggiamo l’articolo dell’ansa.it.

Caffè storici: un tesoro da esplorare

Il 29 dicembre 1720 Floriano Francesconi aprì un locale sulla spettacolare piazza san Marco e lo chiamò “Venezia Trionfante”. Presto divenne il Caffè Florian, il più famoso d’Italia: ai suoi tavolini in marmo, posizionati in piccole sale ricoperte di affreschi, quadri e grandi specchi, si sedettero intellettuali e scrittori: da Carlo Goldoni a Giuseppe Parini, da lord Byron a Charles Dickens, da Wolfgang von Goethe a Marcel Proust; tutti amavano frequentare il locale di Venezia per l’eleganza, il fascino e la posizione, unica al mondo. Le sue magnifiche sale hanno visto passare nobiluomini veneziani e cospiratori risorgimentali e sopravvissero alla caduta della “Serenissima” e a due guerre mondiali, conservando intatto il loro fascino.

Nel 1895, tra l’altro, nella sala del Senato venne ideata la prima Esposizione Internazionale d’Arte, che poi si trasformò nell’attuale “Biennale” di Venezia. Per commemorare i 300 anni del Caffè le Poste Italiane hanno emesso un francobollo che raffigura la vetrata esterna del locale sulla quale si riflette un particolare di palazzo Ducale.

Nel nostro Paese tanti altri sono i locali, amati e frequentati da intellettuali e artisti per la raffinatezza e l’accoglienza degli ambienti, trasformati in “monumenti” da visitare in città.

Ecco un viaggio tra i caffè che hanno fatto la storia, in attesa di rivederli aperti e frequentati come un tempo

A Trieste dal 1839 il Caffè degli specchi sorge al piano terra del monumentale palazzo Stratti, affacciato su piazza Unità d’Italia. Da allora ai suoi tavolini si sono seduti artisti e letterati, intellettuali e scrittori della Mitteleuropa, da Italo Svevo a Umberto Saba e a James Joyce. Restaurato dopo una chiusura per fallimento, l’elegante locale ha riaperto i suoi salotti nel 2012, recuperando tutto il prestigio e la bellezza sulla monumentale piazza triestina.

Sempre in città il Caffè Tommaseo è il più antico: nacque nel 1825 grazie al padovano Tommaso Marcato, che lo fece arredare con specchiere e l’illuminazione a gas. Storicamente è stato uno dei centri del movimento irredentista cittadino e nel tempo è rimasto un luogo di ritrovo per artisti e intellettuali come Italo Svevo e Claudio Magris.

Tra i caffè storici, è un’istituzione cittadina il Caffè Pedrocchi di Padova

Considerato un monumento architettonico. Nato come torrefazione nel 1826, venne trasformato in caffè secondo lo stile neoclassico nel 1931. Spesso protagonista di convegni letterari, venne frequentato da artisti e intellettuali di tutto il mondo; lo stesso scrittore francese Stendhal definì il caffè «le meilleur d’Italie».

Tra i locali più antichi di Torino spicca il Caffè Al Bicerin, in piazza della Consolata dal 1763. Era il locale preferito da Camillo Benso Conte di Cavour, frequentato per la limonata e la cedrata ma anche per le delizie “esotiche” come il caffè, la cioccolata e il tè. A metà Ottocento il locale, aperto come una semplice sala, venne arricchito da tavoli in marmo e boiseries di legno decorate da specchi, vetrinette e colonnine. Fu in quella nuova ed elegante atmosfera che nacque una delle bevande simbolo del capoluogo piemontese, il bicerin, una gustosa combinazione di caffè, cioccolato e latte, anche se in realtà la ricetta originale restò sempre un segreto. Oltre al Conte di Cavour, il locale ebbe tra i suoi clienti anche letterati e artisti come Giacomo Puccini, Friedrich Nietzsche, Italo Calvino e Guido Gozzano.

A Palazzo Agostini, uno dei più bei edifici affacciati sul Lungarno Pacinotti di Pisa, si trova dal 1775 il Caffè dell’Ussero

Un locale dal clima illuminista e risorgimentale alle cui pareti si leggono ancora i pensieri di importanti letterati come Giosuè Carducci e Giacomo Leopardi, assidui frequentatori del caffè pisano. Il locale cambiò spesso il proprio nome – il Caffè delle stanze, il Caffè dell’Unione – ma mantenne immutati l’atmosfera e il fascino. Durante la Seconda Guerra Mondiale venne requisito dall’esercito alleato e riaperto nel 1945 come caffè-tabacchi con il nome Usserino e con una sede diversa; nel 1959 il caffè fece ritorno alla sede originale, appena restaurata.

Caffè storici, a Roma, al civico 86 dell’elegante e centralissima via Condotti

Si entra nello storico Caffè Greco, il più antico della Capitale, fondato nel 1760 da un emigrante ellenico. Sin dall’apertura venne scelto da intellettuali e scrittori come luogo di ritrovo per scambi di idee e per conversazioni nei punti più nascosti e intimi del locale. Giacomo Casanova, Stendhal, lord Byron e Hans Christian Andersen sono passati dai suoi saloni, eleganti e ricchi di opere d’arte e specchi sopra piccoli divani in velluto rosso e tavolini in marmo. I frequentatori più affezionati furono Wolfgang Goethe e il principe Ludwig di Baviera, che ne hanno accresciuto la fama.

Oggi l’Antico Caffè Greco è anche una rinomata galleria d’arte privata con le oltre 300 opere esposte nelle sue quattro sale, da ammirare mangiando una cheesecake o sorbendo una granita al limone. A piazza del Popolo, sempre a Roma, c’è il Caffè Rosati, aperto nel 1922 su una vecchia latteria e che già negli anni Venti era un punto di riferimento per artisti e intellettuali.

Il locale, infatti, era frequentato da Pier Paolo Pasolini e Italo Calvino, che si ritrovavano ai tavolini con gli sceneggiatori di Cinecittà per trarvi ispirazione. Ancora oggi si è accolti nelle sue sale e nel magnifico dehor affacciato sulla centralissima piazza capitolina, che mantengono inalterato quel fascino retrò.

Tra l’Ottocento e il Novecento il Gran Caffè Gambrinus di Napoli era il locale amato da Oscar Wilde, Matilde Serao, Gabriele D’Annunzio, Ernest Hemingway e Jean Paul Sartre

Il centralissimo e storico locale di Napoli in stile Liberty deve il suo nome a Gambrinus, mitologico re delle Fiandre, inventore della birra; è qui che gli intellettuali si incontravano per discutere e soprattutto per apprezzare il celebre caffè già zuccherato, mescolato con tre cucchiaini di panna fresca.

Proprio come oggi, dove si apprezzano l’atmosfera e l’eleganza di un tempo e dove si incontrano ancora intellettuali e artisti.