giovedì 22 Gennaio 2026

Licenziato per il resto sbagliato del caffè alla macchinetta: il tribunale condanna l’azienda a ripagare 18 mensilità

A Brescia un licenziamento disciplinare legato a 1,60 euro viene giudicato sproporzionato: all’ex dipendente riconosciute 18 mensilità di indennizzo

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BRESCIA – Un resto di 1,60 euro da una macchinetta del caffè aziendale diventa l’origine di un contenzioso di lavoro. A Brescia, un tribunale ha stabilito che il licenziamento disciplinare adottato dall’azienda non fosse proporzionato ai fatti contestati. La decisione si traduce in un indennizzo pari a 18 mensilità per il lavoratore.

Caffè molto caro per azienda e dipendente: il caso

L’episodio risale a giugno 2024, quando un dipendente con oltre 14 anni di anzianità ha recuperato un resto non erogato da un distributore automatico in azienda, per un valore complessivo di circa 1,60 euro.

Da qui è nata una discussione con un collega, seguita dall’avvio di un procedimento disciplinare. L’azienda ha contestato al lavoratore una condotta scorretta e presunte minacce, arrivando al licenziamento.

Il dipendente ha impugnato la decisione davanti al Tribunale di Brescia.

Il giudice del lavoro ha valutato il licenziamento come non adeguato rispetto alla gravità dei fatti e ha condannato la società a corrispondere un indennizzo economico pari a 18 mensilità di retribuzione. Il rapporto di lavoro resta comunque risolto e il lavoratore non ha richiesto la reintegrazione.

La vicenda si colloca nel più ampio tema dei licenziamenti disciplinari e del principio di proporzionalità tra comportamento contestato e sanzione. Nei luoghi di lavoro, anche episodi apparentemente marginali possono degenerare in conflitti formali quando vengono letti come violazioni delle regole aziendali.

In questo caso, il contesto è quello di un ambiente di lavoro ordinario, con l’uso di distributori automatici condivisi e relazioni quotidiane tra colleghi, dove un episodio di modesto valore economico ha avuto conseguenze rilevanti sul piano giuridico.

La decisione del tribunale

Evidenzia come la valutazione giudiziaria tenga conto non solo del fatto in sé, ma anche della storia professionale del lavoratore e della solidità delle contestazioni. Per le imprese, il caso richiama l’attenzione sulla necessità di calibrare le sanzioni disciplinari in modo coerente e documentato.

Per i lavoratori, conferma la possibilità di ottenere tutela economica quando il licenziamento viene ritenuto eccessivo, anche in presenza di comportamenti contestati.

 

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