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Caffè delle Lazzarelle: così il lavoro diventa strumento di inclusione sociale

lazzarelle Il logo dell'impresa sociale vincitrice del primo Festival Nazionale dell'Economia Civile
Il logo dell'impresa sociale vincitrice del primo Festival Nazionale dell'Economia Civile

POZZUOLI (Napoli) – Si avvicina a grandi passi al suo decimo anniversario il progetto della cooperativa sociale Lazzarelle. Che ha iniziato nel 2010 a produrre caffè nel carcere femminile di Pozzuoli creando una vera e propria torrefazione all’interno della struttura carceraria femminile più grande della Campania. In cui lavorano le donne detenute. L’esperienza viene raccontata in un articolo da Maria Pia Terrosi pubblicato su Redattore Sociale, da cui riprendiamo i passaggi salienti.

Lazzarelle, quando il caffè è solidale

“L’idea” – racconta Imma Carpiniello, presidente della cooperativa – “è stata quella di dar vita a un’impresa tutta al femminile. Al momento sono 6 le detenute che lavorano in questo progetto, ma complessivamente negli anni sono state coinvolte 56 donne. Ognuna con la propria storia, al tempo stesso differente e uguale a quella di molte altre. Per esempio molte di loro, prima di lavorare con noi, non avevano mai avuto un regolare contratto di lavoro. La cosa importante è che con questo progetto non solo imparano un mestiere che possono far valere fuori una volta uscite dal carcere, ma soprattutto acquisiscono coscienza dei loro diritti e delle loro potenzialità”.

Il lavoro come strumenti di inclusione sociale

Alle Lazzarelle si capisce fino in fondo che il lavoro non solo offre dignità, ma è uno strumento potente di inclusione sociale che dà alle donne una possibilità concreta di riscattarsi. Per questo – aggiunge Imma Carpiniello – il carcere non deve essere visto come un luogo oscuro e dimenticato. Ma la dimostrazione che, anche nelle condizioni più difficili, tutte le donne possono essere protagoniste del loro cambiamento.

CARTE DOZIO
FRANKE

Lo dimostra la stessa Imma Carpiniello che non si è fermata al caffè

Ma ha aggiunto la vendita di tè, infusi e tisane e si sta occupando dell’apertura di un Bistrot al centro di Napoli. Non sarà solo un luogo – precisa – dove assaggiare e acquistare i prodotti delle Lazzarelle. Ma anche un punto di incontro dove – tramite questi prodotti – raccontare il carcere in maniera differente.

Ambasciatrici di sostenibilità

Ma oltre alla forte valenza sociale il progetto Lazzarelle ha anche una decisa connotazione ambientale. Grazie alla quale la cooperativa ha ricevuto un premio lo scorso marzo a Firenze al Festival dell’Economia civile, che l’ha riconosciuta come azienda virtuosa ambasciatrice di sostenibilità.

Il caffè, infatti, viene prodotto solo con grani acquistati dalla cooperativa Shadilly che promuove progetti di cooperazione con i piccoli produttori dei Paesi in via di sviluppo e il packaging – solo di plastica, senza alluminio – è stato studiato per facilitare il riciclo nella raccolta differenziata.

Un modello di economia circolare

Non solo. La cooperativa Lazzarelle è coinvolta in un progetto di economia circolare che punta al recupero e riciclo delle buccette di caffè (l’involucro del chicco); oggetto di ricerca da parte del Corso di Economia circolare per l’energia e l’ambiente dell’Università degli Studi della Campania “Luigi Vanvitelli”.

“Siamo partiti – racconta Alfonso Marino, docente del corso – da una ricerca fatta anni fa dalla Food and Drug Administration Usa nella quale si studiava come riciclare le buccette del caffè che oggi vengono buttate via come un rifiuto. Mentre sono una preziosa materia prima seconda”. Il progetto, descritto nell’articolo pubblicato sul sito del Circular Economy Network, è ancora in fase sperimentale. Ma sono già raggiunti alcuni risultati concreti e individuati come campi di applicazione il settore farmaceutico e quello della bioplastica.

Maria Pia Terrosi