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“Tra caffè in cialde e macinato?”

È boom di cialde ed è allarme ambientale: le capsule impiegano anche 200 anni a decomporsi e quelle biodegradabili sono un rimedio solo parziale

macinatura

MILANO – Il problema è noto da molto tempo, e la scorsa primavera addirittura Amburgo ha proibito le cialde per il caffè dagli uffici pubblici: troppo inquinanti, stanno causando un disastro ambientale per le tonnellate di plastica in più che finiscono nella spazzatura.

Adesso che le cialde vendute stanno superando il caffè tradizionale, l’allarme è mondiale, e anche l’ideatore di Nespresso ha messo in discussione un’invenzione il cui successo ha serie ripercussioni

La colpa è di chi produce, o chi di chi consuma?

Personalmente non ho mai neppure pensato di passare alle cialde. Per mille motivi: la mia macchinetta tradizionale e io siamo follemente innamorate; lo spazio occupato; e poi, dico la verità, mi fa specie bere qualcosa di cucinato nella plastica.

Come ha spiegato un esperto al New York Times, per ridurre gli inquinanti domestici e la nostra esposizione a possibili cancerogeni, “la cosa più importante che faccio io è evitare di mettere contenitori di plastica a contatto col calore, cosa che può far saltar fuori inquinanti pericolosi”. Difatti la plastica è un materiale dai mille volti, e sono ancora in parte sconosciute le sue possibili reazioni al calore (anche se molto è noto, ma spesso trascurato dall’opinione pubblica).

Il problema centrale della questione tuttavia è un altro, pur sempre collegato alla salute: l’ambiente. E se le aziende promettono cialde compostabili, questo ridurrebbe il problema ma non lo eliminerebbe perché ovviamente anche ciò che si può riciclare inquina: va prodotto, separato, trasportato, trasformato.

E poi, a giudicare dall’interesse che la notizia ha suscitato (molto limitato), nessuno sembra particolarmente interessato a fare pressioni perché le aziende – e i consumatori – mostrino più rispetto.

Alle notizie di stampa sulla questione non fa seguito alcuno speciale motto popolare (cioè intendo social) di indignazione. Ci siamo scandalizzati perché arriva Starbuck’s in Italia, ma a innamorarci delle cialde (altrettanto usa e getta) ci abbiamo messo un secondo. Da anni si parla di boom commerciale per il nostro Paese, e l’Istat ha da tempo inserito le cialde nel suo paniere.

Michela dell’Amico