domenica 25 Gennaio 2026

Il Vaticano, la FAO e la sfida dell’agricoltura rigenerativa secondo Gianluigi Goi

Un servizio de L’Osservatore Romano affronta il tema della sostenibilità nel settore del caffè alla luce dell’agricoltura rigenerativa, tra cambiamenti climatici, tutela dei piccoli produttori e nuove dinamiche di mercato

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Questo articolo, firmato da Gianluigi Goi, nostro affezionato lettore e giornalista, prende spunto da un ampio servizio de L’Osservatore Romano per analizzare il ruolo dell’agricoltura rigenerativa nel settore del caffè, tra sostenibilità ambientale, tutela dei piccoli produttori e nuove dinamiche economiche globali, alla luce dell’attenzione della Santa Sede e delle principali istituzioni internazionali. Leggiamo in seguito le sue parole.

Un buon caffè per l’agricoltura sostenibile

di Gianluigi Goi

“Agricoltura sostenibile: ci vuole proprio un buon caffè” e, nell’occhiello, “La corretta coltivazione della pianta è fondamentale: l’iniziativa di una nota azienda produttrice”. Non è il titolo di una delle tante notizie di e sul caffè pubblicate da comunicaffe.it, ma quello di un ampio servizio apparso su L’Osservatore Romano, quotidiano ufficiale del Vaticano, il 15 dicembre 2025, a firma di Susanna Paparatti, collocato nelle pagine “Per la cura della casa comune”, quasi un distillato di passione attenta e competente per la complessità delle problematiche ecologiche, di chiarissima ispirazione “francescana”, nel solco del magistero del compianto Papa Francesco.

L’incipit dell’articolo è da subito un programma con i piedi per terra: “Guardare al futuro ripensando al passato – se mi è consentito il ricordo personale di un imprenditore gardesano doc, addentro anche al mondo del caffè, solito, diverse decine di anni fa, a recitare quasi fosse una litania il suo ‘Tornare indietro, per andare avanti’, e quanto aveva ragione! – ovvero quando nei campi si coltivava nel rispetto del suolo e, inconsapevolmente, anche dell’ambiente”. Una sapienza ancestrale che oggi l’agricoltura rigenerativa riporta in auge, scelta vincente per garantire qualitativamente e quantitativamente le produzioni.

Tra gli obiettivi, l’aumento della fertilità del terreno attraverso pratiche che lo rendano più sano e resistente ai cambiamenti climatici; non ultimo, la possibilità di garantire ai piccoli produttori agricoli prodotti competitivi sul mercato.

“Pensare globalmente e agire localmente” è una formula che si adatta perfettamente ad alcune grandi aziende che lavorano il caffè e che da anni operano a stretto contatto con i coltivatori nei principali Paesi di produzione, spiegando loro come l’agricoltura rigenerativa possa garantire un’economia sostenibile e un’equa retribuzione.

Tra queste aziende – sono sempre stralci dell’articolo – figura l’italiana illycaffè, che di recente a Roma, presso la sede della FAO, ha presentato i 27 finalisti della decima edizione dell’“Ernesto Illy International Coffee Award”, assegnato agli agricoltori più virtuosi sulla base di specifici parametri qualitativi e di sostenibilità. I Paesi finalisti sono Brasile, Costa Rica, El Salvador, Etiopia, Guatemala, Honduras, India, Nicaragua e Ruanda, dove la Ngamba Coffee Washing Station – Sucafin S.A. si è aggiudicata il premio “Best of the Best”.

“Il mondo del caffè è radicalmente cambiato, la conoscenza e la cultura sono aumentate – ha spiegato Andrea Illy, presidente dell’azienda italiana – ma abbiamo visto come il clima, cambiando, abbia messo a repentaglio molte piantagioni. Questo, associato a speculazioni finanziarie e a una sorta di finanziarizzazione di questa commodity, ha portato i prezzi ai massimi storici; noi abbiamo reagito con l’agricoltura rigenerativa”. Un’altra sottolineatura significativa riguarda il peso economico del settore: “Attorno al caffè c’è un giro d’affari enorme; a livello globale solamente il petrolio viene scambiato di più”.

Non è un caso che la ICO (International Coffee Organization), fondata nel 1963 sotto l’agenda delle Nazioni Unite e in seguito all’approvazione del primo Accordo Internazionale sul Caffè del 1962, abbia come scopo il rafforzamento globale del settore, promuovendo l’espansione sostenibile basata sul mercato e a vantaggio di tutti gli attori della catena.

“Vengo da una famiglia che produce caffè, dobbiamo proteggere le piantagioni dalle avversità climatiche, lo dobbiamo ai nostri antenati e alle piantagioni che meritano un futuro”, ha affermato Vanúsia Nogueira, direttrice esecutiva dell’ICO, intervenuta alla FAO. L’ICO è l’unica organizzazione intergovernativa per il caffè che riunisce governi esportatori e importatori e oggi rappresenta il 92% della produzione mondiale e il 63% del consumo globale. Quest’ultimo, secondo il rapporto 2024, ha registrato negli ultimi sessant’anni un trend di costante crescita, con l’eccezione dell’Africa e di alcune parentesi legate a contingenze specifiche, con una crescita media annua del 2,5%, a fronte di una produzione totale incrementata da 93,5 milioni di sacchi da 60 kg a 168,2 milioni nel 2023.

“È facile comprendere – sottolinea Carlos Santana, direttore commerciale di EISA–ECOM Group, fra i relatori dell’incontro alla FAO – come questi semplici chicchi verdi costituiscano un volano economico enorme”. Negli ultimi anni si è assistito a importanti investimenti in sostenibilità, dei quali oggi si iniziano a raccogliere i frutti, ma l’incremento dei prezzi non fa bene a nessuno. “Dobbiamo lavorare per risolvere la situazione. Strumenti come l’AI devono aiutare a ridurre le differenze di ricchezza cui assistiamo nel mondo. Sono necessari investimenti di supporto affinché questi strumenti si diffondano anche nei Paesi in via di sviluppo”.

Creare rapporti diretti con i coltivatori di caffè può essere una risposta a livello economico e sociale, e vi sono aziende che da molti anni operano in tal senso. “Noi abbiamo reagito a queste condizioni, in particolare attraverso l’agricoltura rigenerativa, mitigando allo stesso tempo l’impronta ambientale”, ha concluso Andrea Illy, evidenziando come “queste pratiche stiano rivoluzionando il settore; con alcuni produttori siamo arrivati al punto di realizzare caffè con standard qualitativi fuori dal mercato e una tracciabilità al 100%”.

In ultima analisi, la complessa e variegata diplomazia globale vaticana, storicamente ed eticamente campione di multilateralismo – con relazioni diplomatiche con 184 Stati, 93 missioni accreditate e fisicamente presenti a Roma e una partecipazione come membro e/o osservatore a numerose organizzazioni internazionali, in primis ONU, FAO e UNESCO – sembra aver fatto proprie le preoccupazioni dei produttori di caffè per quanto riguarda la complessità delle problematiche agro-ambientali, oggi più controllabili rispetto a pochi anni fa, evidenziando al tempo stesso l’urgenza di interventi che correggano l’economia dell’intero settore soprattutto a favore dei piccoli produttori, considerati un baluardo indispensabile non solo della difesa ambientale, ma anche, e questo è un aspetto di particolare rilievo, della “rigenerazione attiva” di ambienti naturali straordinari, prima ancora che produttivi, da conservare prioritariamente.

Gianluigi Goi

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