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Questo articolo, firmato da Gianluigi Goi, nostro affezionato lettore e giornalista, prende spunto da un ampio servizio de L’Osservatore Romano per analizzare il ruolo dell’agricoltura rigenerativa nel settore del caffè, tra sostenibilità ambientale, tutela dei piccoli produttori e nuove dinamiche economiche globali, alla luce dell’attenzione della Santa Sede e delle principali istituzioni internazionali. Leggiamo in seguito le sue parole.
Un buon caffè per l’agricoltura sostenibile
di Gianluigi Goi
“Agricoltura sostenibile: ci vuole proprio un buon caffè” e, nell’occhiello, “La corretta coltivazione della pianta è fondamentale: l’iniziativa di una nota azienda produttrice”. Non è il titolo di una delle tante notizie di e sul caffè pubblicate da comunicaffe.it, ma quello di un ampio servizio apparso su L’Osservatore Romano, quotidiano ufficiale del Vaticano, il 15 dicembre 2025, a firma di Susanna Paparatti, collocato nelle pagine “Per la cura della casa comune”, quasi un distillato di passione attenta e competente per la complessità delle problematiche ecologiche, di chiarissima ispirazione “francescana”, nel solco del magistero del compianto Papa Francesco.
L’incipit dell’articolo è da subito un programma con i piedi per terra: “Guardare al futuro ripensando al passato – se mi è consentito il ricordo personale di un imprenditore gardesano doc, addentro anche al mondo del caffè, solito, diverse decine di anni fa, a recitare quasi fosse una litania il suo ‘Tornare indietro, per andare avanti’, e quanto aveva ragione! – ovvero quando nei campi si coltivava nel rispetto del suolo e, inconsapevolmente, anche dell’ambiente”. Una sapienza ancestrale che oggi l’agricoltura rigenerativa riporta in auge, scelta vincente per garantire qualitativamente e quantitativamente le produzioni.
Tra gli obiettivi, l’aumento della fertilità del terreno attraverso pratiche che lo rendano più sano e resistente ai cambiamenti climatici; non ultimo, la possibilità di garantire ai piccoli produttori agricoli prodotti competitivi sul mercato.
“Pensare globalmente e agire localmente” è una formula che si adatta perfettamente ad alcune grandi aziende che lavorano il caffè e che da anni operano a stretto contatto con i coltivatori nei principali Paesi di produzione, spiegando loro come l’agricoltura rigenerativa possa garantire un’economia sostenibile e un’equa retribuzione.
Tra queste aziende – sono sempre stralci dell’articolo – figura l’italiana illycaffè, che di recente a Roma, presso la sede della FAO, ha presentato i 27 finalisti della decima edizione dell’“Ernesto Illy International Coffee Award”, assegnato agli agricoltori più virtuosi sulla base di specifici parametri qualitativi e di sostenibilità. I Paesi finalisti sono Brasile, Costa Rica, El Salvador, Etiopia, Guatemala, Honduras, India, Nicaragua e Ruanda, dove la Ngamba Coffee Washing Station – Sucafin S.A. si è aggiudicata il premio “Best of the Best”.
“Il mondo del caffè è radicalmente cambiato, la conoscenza e la cultura sono aumentate – ha spiegato Andrea Illy, presidente dell’azienda italiana – ma abbiamo visto come il clima, cambiando, abbia messo a repentaglio molte piantagioni. Questo, associato a speculazioni finanziarie e a una sorta di finanziarizzazione di questa commodity, ha portato i prezzi ai massimi storici; noi abbiamo reagito con l’agricoltura rigenerativa”. Un’altra sottolineatura significativa riguarda il peso economico del settore: “Attorno al caffè c’è un giro d’affari enorme; a livello globale solamente il petrolio viene scambiato di più”.
Non è un caso che la ICO (International Coffee Organization), fondata nel 1963 sotto l’agenda delle Nazioni Unite e in seguito all’approvazione del primo Accordo Internazionale sul Caffè del 1962, abbia come scopo il rafforzamento globale del settore, promuovendo l’espansione sostenibile basata sul mercato e a vantaggio di tutti gli attori della catena.
“Vengo da una famiglia che produce caffè, dobbiamo proteggere le piantagioni dalle avversità climatiche, lo dobbiamo ai nostri antenati e alle piantagioni che meritano un futuro”, ha affermato Vanúsia Nogueira, direttrice esecutiva dell’ICO, intervenuta alla FAO. L’ICO è l’unica organizzazione intergovernativa per il caffè che riunisce governi esportatori e importatori e oggi rappresenta il 92% della produzione mondiale e il 63% del consumo globale. Quest’ultimo, secondo il rapporto 2024, ha registrato negli ultimi sessant’anni un trend di costante crescita, con l’eccezione dell’Africa e di alcune parentesi legate a contingenze specifiche, con una crescita media annua del 2,5%, a fronte di una produzione totale incrementata da 93,5 milioni di sacchi da 60 kg a 168,2 milioni nel 2023.
“È facile comprendere – sottolinea Carlos Santana, direttore commerciale di EISA–ECOM Group, fra i relatori dell’incontro alla FAO – come questi semplici chicchi verdi costituiscano un volano economico enorme”. Negli ultimi anni si è assistito a importanti investimenti in sostenibilità, dei quali oggi si iniziano a raccogliere i frutti, ma l’incremento dei prezzi non fa bene a nessuno. “Dobbiamo lavorare per risolvere la situazione. Strumenti come l’AI devono aiutare a ridurre le differenze di ricchezza cui assistiamo nel mondo. Sono necessari investimenti di supporto affinché questi strumenti si diffondano anche nei Paesi in via di sviluppo”.
Creare rapporti diretti con i coltivatori di caffè può essere una risposta a livello economico e sociale, e vi sono aziende che da molti anni operano in tal senso. “Noi abbiamo reagito a queste condizioni, in particolare attraverso l’agricoltura rigenerativa, mitigando allo stesso tempo l’impronta ambientale”, ha concluso Andrea Illy, evidenziando come “queste pratiche stiano rivoluzionando il settore; con alcuni produttori siamo arrivati al punto di realizzare caffè con standard qualitativi fuori dal mercato e una tracciabilità al 100%”.
In ultima analisi, la complessa e variegata diplomazia globale vaticana, storicamente ed eticamente campione di multilateralismo – con relazioni diplomatiche con 184 Stati, 93 missioni accreditate e fisicamente presenti a Roma e una partecipazione come membro e/o osservatore a numerose organizzazioni internazionali, in primis ONU, FAO e UNESCO – sembra aver fatto proprie le preoccupazioni dei produttori di caffè per quanto riguarda la complessità delle problematiche agro-ambientali, oggi più controllabili rispetto a pochi anni fa, evidenziando al tempo stesso l’urgenza di interventi che correggano l’economia dell’intero settore soprattutto a favore dei piccoli produttori, considerati un baluardo indispensabile non solo della difesa ambientale, ma anche, e questo è un aspetto di particolare rilievo, della “rigenerazione attiva” di ambienti naturali straordinari, prima ancora che produttivi, da conservare prioritariamente.
Gianluigi Goi


















