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CACAO – Mai così caro: l’offerta continua a ridursi e potrebbe non bastare

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MILANO – C’è sempre più preoccupazione ai vertici del commercio mondiale del cacao. Perché i prezzi continuano a stabilire nuovi primati e sono ai massimi dal 2011. Ma adesso c’è l’allarme disponibilità: il cacao potrebbe non bastare.

Duenque quello del cacao è un mercato che ha due problemi. Da un lato i prezzi, ai massimi, dall’altro la disponibilità del coloniale molto richiesto dai Paesi più popolosi come India, soprattutto, e Cina.

Così i riflettori sono puntati sulle quotazioni dei future ai massimi da due anni e speculazioni sempre più intense sulla possibile acquisizione degli impianti di macinazione di Archer Daniels Midland (Adm) da parte di Cargill: un’operazione che darebbe vita a un gigante del settore, capace di sollevare serie preoccupazioni sul fronte della concorrenza, soprattutto in Europa dove finalmente si sta assistendo a un risveglio delle lavorazioni.

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La European Cocoa Association (Eca) ha comunicato ieri che nel terzo trimestre le macinazioni nel Vecchio continente sono salite a 331.514 tonnellate, in aumento del 4,7% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso e in linea con le previsioni degli analisti, che si attendevano un’accelerazione sulla scorta di una ripresa della domanda di cioccolato e di un miglioramento dei margini di lavorazione, in particolare per il burro di cacao.

Secondo alcuni osservatori il quarto trimestre potrebbe andare ancora meglio, anche se altri mettono in guardia dal freno che potrebbe derivare dall’aumento delle scorte di polvere (dalla macinazione si ottengono pari quantità di burro e polvere).

Le statistiche sono comunque riuscite a dare un’ulteriore spinta alle quotazioni del cacao, decollate a inizio ottobre sul timore di un crescente deficit di offerta, che secondo l’International Cocoa Organization (Icco) potrebbe trascinarsi per i prossimi quattro anni. Ieri i future hanno raggiunto 2.729 $/tonnellata a New York (+1%) e 1.767 sterline per tonnellata a Londra (+0,8%), un record da due anni.

Nell’industria del cacao si discute intanto della prospettiva di una sempre maggiore concentrazione delle attività di macinazione nella mani di pochi soggetti. Pochi mesi fa la svizzera Barry Callebaut ha conquistato un quarto del mercato globale attraverso l’acquisizione per 860 milioni di dollari del gruppo di Singapore Petra Foods.

Stando a voci di mercato, a breve potrebbe esserci una seconda fusione: Cargill sarebbe nelle fasi finali di trattativa per rilevare la divisione cacao di Adm, del valore stimato di 2 miliardi di dollari.

L’operazione finirà con tutta probabilità sotto la lente delle autorità antitrust: Cargill e Adm insieme avrebbero il 35% del mercato, che a questo punto si avvicinerebbe molto a un duopolio, con tutti i rischi che ne conseguono. Gli altri protagonisti su scala globale – i maggiori sono Olam International, Cemoi Chocolatier e Ecom Agroindustrial – sono di dimensioni decisamente inferiori. Particolarmente critica la situazione in Europa, tuttora il cuore delle attività di macinazione nel mondo: Cargill e Adm vi possiedono ben nove impianti.

Fonte: il Sole 24 Ore