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Analisi: pure in Puglia la grande distribuzione arranca

Una parabola che inizia nel 2009 poi la crisi e l'effetto domino delle chiusure, una parabola che inizia nel 2009 poi la crisi e l'effetto domino delle chiusure. Ora sono i dipendenti che fuggono da contratti poco remunerativi

supermercato carrefour

di Antonello Cassano*

Tutto, o quasi, è cominciato da Carrefour. La multinazionale francese fu tra i pionieri della grande distribuzione in Puglia.

Un’avventura senza lieto fine visto che Carrefour a metà del 2009 fu costretta a fuggire a gambe levate, chiudendo quattro ipermercati a causa di cali di fatturato e redditività.

Da allora la gdo (grande distribuzione organizzata) ha avuto nel tacco d’Italia un periodo di crescita, apparentemente, senza fine. Poco o nulla sembrava presagire quello che si sta verificando in questi giorni.

L’ultimo fenomeno che segnalano i sindacati è la vera e propria fuga dei dipendenti dai posti di lavoro negli ipermercati.

Una fuga di tali dimensioni da costringere le aziende a correre ai ripari sospendendo le mobilità incentivate per evitare di trovarsi a corto di cassiere, capireparto e magazzinieri.

Per comprendere l’ascesa e caduta della grande distribuzione in Puglia bisogna tornare proprio alla parabola di Carrefour. I posti lasciati vacanti sei anni fa dai francesi furono coperti da Auchan e soprattutto da Coop Estense, per non parlare di Lidl, Mediaworld, Unieuro, Ikea, Mercatone Uno.

Tanto che c’è chi individua in una saturazione del mercato la causa principale dei problemi attuali.

Segnali di crisi erano evidenti nel corso degli anni, ma è il 10 gennaio 2015 che si avvia una vera e propria escalation. Quel giorno Auchan decide a sorpresa di chiudere il suo punto vendita all’interno del centro commerciale Bariblu, a Triggiano, cittadina alle porte di Bari.

Dall’oggi al domani 119 dipendenti si ritrovano senza lavoro.

Venti giorni dopo arriva una nuova botta: Mercatone Uno è in concordato preventivo.

A rischio sette punti vendita. Quasi contemporaneamente Trony annuncia mobilità per 35 dipendenti. Il 20 febbraio si muove la Coop Estense.

Il gruppo emiliano convoca a Bari i giornalisti per dire basta. Le perdite del gruppo «tra crisi dei consumi, lavoro nero e frodi alimentari » sottolinea il presidente Mario Zucchelli, nei suoi tradici punti vendita pugliesi sono state pari a 50 milioni di euro negli ultimi cinque anni.

La cura dimagrante è a base di tagli e 220 esuberi da realizzarsi sotto forma di esternalizzazioni del personale nei settori grocery e pescherie.

A fine aprile nuova mossa di Auchan che dichiara 143 esuberi in tre ipermercati. Seguiranno esuberi anche in Mediaworld, Metro, Unieuro e scioperi nel punto vendita Ikea di Bari.

Una mossa dietro l’altra che lascia storditi sindacati e istituzioni locali. Ma è proprio a questo punto che si verifica un fenomeno imprevisto.

«Mentre discutevamo con l’azienda — dice Giuseppe Boccuzzi, segretario della Fisascat Cisl Bari — per trovare una soluzione ai 1645 esuberi dichiarati a livello nazionale, già alla data del 6 luglio c’erano 1200 volontari pronti a lasciare il posto nel gruppo francese. Praticamente la vertenza anche in Puglia l’hanno risolta i lavoratori».

Situazione simile in Mediaworld (esubero di 906 persone in Italia, di cui una quarantina in Puglia), che il 26 giugno invia una mail ai sindacati per comunicare di aver sospeso in fretta e furia la collocazione in mobilità incentivata di personale «a fronte del numero esorbitante (circa 500) di adesioni».

Non è escluso che in Coop Estense, dove gli esuberi, nel frattempo si sono ridotti a 147 persone evitando anche le esternalizzazioni, si possa ripetere lo stesso fenomeno.

«Una fuga — dice ancora Boccuzzi — che è comunque drammatica. La grande distribuzione nasceva come una grande attrattiva. Adesso dentro Auchan e Coop i redditi part-time sono tutti al di sotto della soglia della povertà. C’è chi va via perché non riesce a coprire le spese per la benzina o per la baby sitter e decide di accettare incentivi che vanno dai 18 ai 30mila euro».

Ma se sulle altre vertenze si intravedono delle soluzioni, appare ancora instabile la situazione in Ikea.

I 239 dipendenti del punto vendita di Bari hanno aderito all’ultimo sciopero di 8 ore di qualche giorno fa, contro i tagli annunciati dal gruppo su maggiorazioni festive e domenicali: «Anche un gigante come Ikea che ha sempre rispettato i diritti dei lavoratori e il ruolo della famiglia — commenta Barbara Neglia, segretario della Filcams Cgil Bari — oggi si è fatta prendere dal vortice dei tagli andando a intaccare proprio quelle ideologie che erano alla base della sua politica aziendale».

All’inizio fu Carrefour a seguire i marchi mondiali: ma ora sono tutti alle prese con pesanti ristrutturazioni. Tagliati migliaia di posti