martedì 16 Agosto 2022

Mumac, chiude la rubrica con 2 volti iconici: Achille Gaggia ed Ernesto Valente

Dall’espresso amaro, nero e bollente per le élite alla crema caffè naturale per tutti passano imprese, personaggi, tentativi ed errori che per quasi quarant’anni mantengono il gusto del caffè ancorato a quello degli albori

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MILANO – Ultima puntata della rubrica creata dal MUMAC – Museo della macchina del caffè espresso del Gruppo Cimbali – che attraverso sei volti dell’industria della macchina del caffè espresso, ha raccontato l’evoluzione del rito della tazzina durante gli anni del suo maggiore sviluppo: da Angelo Moriondo a Giuseppe Cimbali, ora di parla di Achille Gaggia e Carlo Ernesto Valente: ecco le innovazioni in chiusura di questi appuntamenti culturali.

Gaggia e Faema, la nascita

L’espresso per tutti
Dall’espresso amaro, nero e bollente per le élite alla crema caffè naturale per tutti passano imprese, personaggi, tentativi ed errori che per quasi quarant’anni mantengono il gusto del caffè ancorato a quello degli albori. Con il barista milanese Achille Gaggia finalmente una nuova invenzione permette di non usare più il vapore per l’estrazione e il caffè espresso assume aspetto, colori e aromi che conosciamo oggi. Ma ciò non sarebbe stato possibile senza la capacità di cogliere le potenzialità dell’impresa da parte di Carlo Ernesto Valente, già fondatore di FAEMA.

Gaggia: l’espresso diventa crema caffè

Al barista milanese Achille Gaggia si deve l’espresso come lo conosciamo oggi: la sua invenzione, perfezionata negli anni, sfocia nel 1948 nel brevetto “a leva” che consente l’estrazione della “Crema caffè naturale” senza vapore. Grazie alla maggior pressione esercitata sull’acqua da un pistone azionato da una molla “caricata” dalla leva: nasce così il caffè con la crema, quella emulsione di olii essenziali senza la quale non considereremmo oggi il caffè, come caffè espresso.

Gaggia migliora un brevetto che aveva acquisito alla fine degli anni Trenta e ci lavora, ma non ha i mezzi per poter realizzare una vera macchina. Così, nel 1948, pensa di rivolgersi a quel Carlo Ernesto Valente che nel 1945 aveva fondato la FAEMA, acronimo per “Fabbrica Apparecchiature Elettriche Meccaniche e Affini”. Le officine FAEMA già producevano macchinari di vari tipo e Gaggia decide di fare un tentativo sottoponendo l’idea a Valente, pur temendo un no come risposta. Invece, Valente decide di sviluppare l’idea e avvia così la produzione della prima macchina che “Funziona senza vapore”: la Gaggia Classica, brevetto Gaggia, Officine FAEMA.

Valente – l’industriale che dà stabilità al prodotto

Carlo Ernesto Valente aveva fondato la FAEMA nel 1945 per produrre apparati elettrici come phon, caschi per capelli, tostapane, ventilatori, aspirapolvere e tanti altri articoli che nel boom economico del dopoguerra dovevano contribuire ad alleggerire il lavoro di tutti. Quando riceve la proposta di Gaggia, accetta di industrializzarne l’invenzione. Dopo tre anni, però, le idee dei due imprenditori cominciano a divergere e i due decidono di separare le loro strade e le loro produzioni. Valente procede con una propria ricca serie di macchine che culmina con la realizzazione della E61, la macchina che “stabilizza”; il prodotto finito, migliora la qualità del lavoro togliendo la fatica della leva e soprattutto migliorando l’estrazione che, grazie alla pre-infusione, consente di estrarre, nell’espresso con la crema, davvero il meglio del caffè. La macchina, vera icona del settore, è prodotta tutt’oggi, detenendo il primato di longevità nella produzione e nel numero di pezzi venduti nel mondo.

Riscoprite qui tutti “i volti dell’espresso

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