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ESPRESSO ITALIANO – Per i tecnici dell’Unesco la tutela è possibile

Il Conte Giorgio Caballini di Sassoferraro
Il Conte Giorgio Caballini di Sassoferraro

Dalla cronaca della manifestazione per il Sessantesimo anniversario del Gruppo torrefattori triveneto caffè abbiamo recuperato gli interventi del presidente Giorgio Caballini e degli esperti dell’agenzia dell’Onu sulla proposta di difesa dell’espresso italiano.

La cerimonia si è tenuta lo scorso 25 maggio lungo la riviera del Brenta e si è conclusa con il pranzo nella splendida Villa Foscarini Rossi

di Susanna de Mottoni*

Il presidente del Gruppo Triveneto Torrefattori Caffè, conte Giorgio Caballini di Sassoferrato ha iniziato il suo discorso ricordando che “Il 15 febbraio 1954 nasceva il Gttc. A Padova, quel giorno si svolse un’assemblea costituente che approvò il primo statuto e stabilì di istituire la sede a Venezia”.

Ripercorse le tappe fondamentali, in primis citando coloro che hanno tenuto le redini del gruppo da Raffaele Lionello, ad Armando Giordani, Bruno Vidal, Vincenzo Caballini e Sergio Goppion, l’attenzione dell’attuale presidente è stata rivolta immediatamente a un obiettivo futuro, un risultato da cercare di ottenere assieme per dare nuova forza al settore. Si è parlato infatti dell’intenzione di iscrivere l’espresso tra i beni tutelati dall’Unesco.

“Oggi, oltre ai festeggiamenti per il nostro sessantenale, ho voluto dare maggiore visibilità all’argomento già preannuciatovi in occasione dell’assemblea annuale: ci impegneremo, mi impegnerò, con tutte le forze affinché il caffè espresso italiano tradizionale possa diventare ed essere riconosciuto come Patrimonio immateriale dell’Unesco” ha spiegato il presidente Caballini.

Un impegno che potrà contare anche sull’interesse dell’Associazione Caffè Trieste, manifestato dal presidente Massimiliano Fabian, e sulla collaborazione dell’Associazione Italiana Torrefattori: “L’espresso italiano sta gridando vendetta. Non è possibile che qualsiasi tipo di percolazione si arroghi il diritto di chiamarsi “espresso” – ha esordito Antonio Quarta, presidente Associazione italiana Torrefattori -. Da sempre lavoro per l’espresso di qualità e per me l’espresso è quel caffè prodotto con circa 8 grammi di caffè macinato all’istante, pressato con una forza di 25 kg e sottoposto a 9 atmosfere di pressione, con un tempo di percolazione di circa 25 secondi… Questo può chiamarsi espresso! Bisogna far chiarezza, far riconoscere questo metodo di preparazione, riscoprire le nostre origini ed essere determinati a percorrere questa via. E’ il momento giusto”.

Il riconoscimento dell’espresso patrimonio dell’Unesco dovrebbe diventare il punto di partenza per un’azione di promozione di questo bene a tutto campo. Non a caso Giorgio Caballini ha anche segnalato come prossimo step la formazione di un consorzio ad esso preposto.

Le tappe sono serrate perché non si vuole farsi sfuggir di mano l’importante obiettivo.

Uno studio dell’Università Bocconi ha evidenziato, infatti, che il valore del sigillo dell’Unesco corrisponde a una campagna di comunicazione annuale di ben 2 milioni di euro.

A chiarirlo, Pietro Laureano, architetto, esperto dell’Unesco che, tra l’altro, ha già fatto ottenere il riconoscimento ai “Sassi di Matera”: “Quando quarant’anni fa l’Unesco iniziò a stilare questa lista non erano prevedibili le ricadute che essa avrebbe avuto nel tempo. Stiamo parlando di una tutela di beni dal valore culturale che però viene usata anche per rafforzare il sistema economico. Nel nostro caso, c’è moltissimo da fare per collegare la nostra identità d’italiani all’espresso e il fatto che questa proposta nasca in seno a un gruppo è un bene: l’associazionismo, la volontà di difendere assieme un marchio, è un fattore di successo”.

Concetti ribaditi anche da Luca Fabbri, il cui intervento in passato è stato determinante per far conseguire il riconoscimento a prodotti quali il lardo di Colonnata, la bottarga di Cabras o il caffè De Los Altos in Messico: “E’ un’occasione per far emergere l’espresso, il caffè, nella sua migliore accezione. Non è sufficiente però condividere un’idea e ottenere il sigillo. Questi saranno solo i primi passi di un lavoro di promozione da fare assieme in seno a un consorzio”. La discussione sulla sua fondazione è già stata calendarizzata per il consiglio direttivo del 9 giugno: come dire, non perdiamo tempo per tuffarci nel futuro del Gruppo.

*direttore del Notiziario Torrefattori Trivenento caffè