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Il Maestro jr 2017 Cevenini: «Serve maggiore apertura dell’industria alle idee»

"C'è bisogno di una maggiore apertura anche da parte delle grandi aziende multinazionali, rispetto alle nostre idee innovative. Mi riferisco soprattutto alle innovazioni che arrivano dall'estero, come le slow preparation con il caffè filtro" afferma il campione di Maestri dell'Espresso Junior

cevenini
Stefano Cevenini

TRIESTE – Alla finale di Maestri dell’espresso Junior abbiamo incontrato il campione dell’edizione 2017 di Maestri dell’Espresso Junior, Stefano Cevenini che ha passato il testonone al vincitore di questa edizione. Cevenini è un giovane professionista, che rappresenta la linea futura per un settore bar più concentrato sulla qualità.

Stefano Cevenini, chi è

“Ho 18 e frequento l’ultimo anno del liceo. Mi definisco un piccolo tainer in un mondo troppo grande del caffè. Per l’Università poi, penso al corso di tecnologie alimentari. In modo da poter conoscere tutte le fasi produttive che riguardano il cibo. Poi, mi specializzerò sul caffè.”

Come ha vissuto la vittoria 2017. La sua vita è cambiata?

“I premi non dovrebbero mai cambiare le persone. Perché bisogna dimostrare ogni giorno sul campo, quello che si vale. Ovviamente, la vittoria 2017 ha confermato il mio valore ed è stata un’ottima cosa per la mia autostima.

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Di sicuro non ha cambiato la mia vita, ma ha nutrito ancora di più la mia passione verso questo nuovo mondo da scoprire, che poi è quello del caffè.”

Ha parlato del corso universitario con focus gli alimenti. Ma cosa più nello specifico, riguarderà il caffè?

“I cambiamenti che di solito osserviamo nelle immagini, riguardanti le trasformazioni del caffè, le vorrei sperimentare nella pratica. Ovvero vorrei analizzare dal chicco verde, da come viene raccolto, quindi dalla drupa, sino a come arriva a noi.”

Lei rappresenta la nuova generazione di baristi, ben formati sulla materia

Pensa che questo cambierà le cose nei locali, dove attualmente è raro gustare un buon espresso?

“Per un cambio della situazione odiera, ci vorranno almeno cinque anni. Perché noi siamo giovani e abbiamo ancora bisogno di fare apprendistato.

C’è bisogno di una maggiore apertura anche da parte delle grandi aziende multinazionali, rispetto alle nostre idee innovative. Mi riferisco soprattutto alle innovazioni che arrivano dall’estero, come le slow preparation con il caffè filtro.

Alcune volte è cattivo anche il caffè nei bar, perché per molte aziende è esclusivamente una questione monetaria. I costì risentono di una scelta di qualità. Però bisognerebbe capire che, anche se il prezzo cambia per l’azienda, il cliente sarà soddisfatto.”

Starbucks? Uno spreco, un passo indietro per l’Italia

“L’apertura di Starbucks a Milano? Penso che sia un grande spreco. Perché l’Italia ha un grande espresso e l’apertura di Starbucks, rappresenta per me un po’ un passo indietro. Non ci stiamo imponendo con la giusta forza. L’Italia potrebbe permetterselo per il caffè.”

Lo Starbucks sarà una Roastery non una caffetteria normale. Andrà a vederla?

“Non subito. Ma sì, poi ci andrò. Sperando che portino un po’ di qualità anche in Italia.”