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Gianni Frasi dal caffè al voodoo. Un po’ di blues a Potenza

“È stato il caffè – racconta il noto bluesman – a portarmi ad Haiti. La mia famiglia si occupa di caffè a Verona dal 1836 e deve ad Haiti la propria vita così come la musica afroamericana deve ad Haiti la sua esistenza. La musica e il caffè sono riflessi della stessa realtà."

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Gianni Frasi musicista

POTENZA – “È la catarsi spirituale del blues italiano consacrata al popolo e alla terra di Haiti. Chi verrà al nostro concerto parteciperà a un rito. Canterà con me”. Gianni Frasi ha presentato così il concerto della propria blues band “John Papa Boogie”, che si è svolto ieri a Potenza. Al teatro Francesco Stabile, per iniziativa dell’associazione culturale Artitudo.

Gianni Frasi legato ad Haiti dal caffè

È un rapporto viscerale quello che lega il cantante con Haiti e la musica. “È stato il caffè – racconta Frasi – a portarmi ad Haiti.

La mia famiglia si occupa di caffè a Verona dal 1836. Deve ad Haiti la propria vita così come la musica afroamericana deve ad Haiti la sua esistenza. La musica e il caffè sono riflessi della stessa realtà.

È stato grazie al caffè – continua – che ho potuto mettere piede ad Haiti. Sono stato nei posti più tumultuosi e complicati del pianeta, a nord ovest del Perù ai confini con l’Amazzonia, nella giungla nera del Sarawak. Ma quando ho messo piede ad Haiti nel 2008 ho capito che non ero mai stato da nessuna parte. Ho capito perché questa isola sia dimenticata.

Rappresenta una pentola dove nessuno ha il coraggio di guardare dentro, perché c’è uno specchio che non concede fronzoli, chi guarda dentro si vede”.

Gianni Frasi alla ricerca di atmosfere autentiche

È una critica alla società occidentale alla quale Frasi contrappone la purezza di alcune società come quella haitiana. Trova la sua massima espressione nei riti voodoo.

“C’è tanta confusione su questo”, dice, raccontando il primo rito voodoo a cui ha partecipato.

E riprende: “Sono in una casa di campagna.  In una stanza, in mezzo a questi drappi voodoo, ci sono un centinaio di persone a lume di candela.

Entra un sacerdote circondato da assistenti. Disegna con una polvere magica bianca delle immagini per terra. Si mangiano noci di cocco piccanti, acciughe, pane e si beve “clairin”, una specie di rum, in una tanica che contiene la radice di Giovanni il Conquistatore. Con un assom, strumento magico che uso anche durante i miei concerti, il sacerdote lancia i canti.

Cinque persone suonano il tamburo alternandosi, uno batte un ferro e al lancio del canto la gente canta e balla. Nella stanza si crea una sorta di fascinazione sonora. ll rito finisce quando le immagini distrutte dai piedi ballanti salgono al cielo. In quel momento ho deciso di riprendere a cantare. Erano nove anni che non lo facevo più”.

È ad Haiti che secondo Frasi si forma tutto ciò che c’è di afroamericano al mondo. Arriva a New Orleans in Lousiana e sciama fino a Chicago. Il blues, “questo senso che non è un genere ma una matrice da cui si sviluppa tutta la musica afroamericana”.

Il ricavato del concerto alla Fondazione Rava

Sono sei i professionisti che compongono la band “che hanno decapitato la loro vanità” a favore della causa. Tutto il ricavato del concerto “Blues de l’Haitienne” a Potenza, infatti, sarà devoluto alla Fondazione Rava di Milano che opera ad Haiti.

Il senso è tutto racchiuso nella frase incisa dietro al disco.

“La musica è la sola capacità che gioisce di se stessa, delle altre necessitano di testimoni”.

Una parola l’accompagna, “fèy”. In creolo haitiano vuol dire “guaritore”. “Ciò che conta – conclude Frasi – non è la prestazione ma svegliare le coscienze di chi ci sta davanti. Non mi importa se chi verrà in teatro ci conosce, perché saremo noi a conoscere loro.

Anna Martino