sabato 29 Novembre 2025
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Wonderfood: ecco la startup che permette di ordinare dallo smartphone

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La startup Wonderfood (immagine concessa)

TORINO – Wonderfood è la startup innovativa di self-ordering che permette ai consumatori di ordinare direttamente dal proprio smartphone, comodamente seduti al tavolo del bar o del ristorante. Wonderfood è rivolto a tutti gli esercizi di somministrazione cibo & bevande che possano effettuare il servizio al tavolo: dalla pizzeria a conduzione familiare alle catene di ristorazione, dalle spiagge alle discoteche, fino al servizio in camera negli hotel.

Per ordinare non è necessario scaricare un’applicazione o sottoscrivere un abbonamento, ma è sufficiente inquadrare il QR code e accedere al menù digitale.

La web app nasce con l’obiettivo di ridurre le attese per i consumatori e al contempo di aumentare l’efficienza per i ristoratori, in un momento storico di generalizzata difficoltà nel reperimento del personale.

Worderfood – fondata a Torino nel 2022 da Giulia Tornatore, specialista in branding strategy e Stefano Rumiz, imprenditore nel mercato dell’arredamento – è pronta e già disponibile.

Si compone di una interfaccia utente rivolta al consumatore e di un pannello di controllo per il locale.

La programmazione è stata affidata a un team di giovani talenti ucraini. “Tra i vari Paesi noti per le eccellenti risorse nel settore IT, abbiamo ritenuto opportuno, considerando la situazione di crisi, dare il nostro contributo affidando a loro la programmazione” spiegano i co-fondatori.

Riguardo i fondatori

Giulia Tornatore (30), ha conseguito nel 2015 il Bachelor in Communication & Entertainment Management e nello stesso anno è entrata a far parte della Pioneer Cohort di HBX CORe, il primo programma di insegnamento online lanciato da Harvard Business School. Ha maturato un’esperienza a Jaipur (India) di 5 anni, lavorando alla strategia retail per The Gem Palace, realtà storica dell’alta gioielleria e esportando in tutto il mondo prodotti tessili di pregio.

Attualmente vive a Torino, ma trascorre diversi mesi ancora in India e negli Stati Uniti, operando come consulente strategica indipendente specializzata in Branding per aziende del settore moda. Appassionata di antropologia e innovazione, è sempre alla ricerca di soluzioni creative.

Stefano Rumiz (43), dopo la laurea in giurisprudenza è entrato nell’azienda di famiglia attiva nel campo dei materiali per l’architettura e dell’industria del mobile. Ha fondato e sviluppato il marchio Rum con il quale l’azienda produce arredamento per il mondo Ho.Re.Ca. Recentemente ha conseguito il certificato CORe rilasciato dal programma online della Harvard Business School. Vive a Udine, sua città natale, da cui parte per visitare i luoghi più remoti del mondo, dalle vette del Kilimanjaro ai ghiacciai della Patagonia. È stato volontario negli orfanotrofi di Nairobi con l’associazione Alice for Children e ha una passione per i viaggi on the road. Ama gli sport estremi e il suo sogno è andare nello spazio.

Citterio festeggia il croissant day con una ricetta d’eccezione il 30 gennaio

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croissant salato citterio
Il croissant salato (immagine concessa)

MILANO – Quando si parla di croissant si pensa subito al cappuccino, binomio della classica colazione dolce in caffetteria, soprattutto in Italia. Tuttavia le nuove tendenze di consumo, che comprendono brunch e colazioni salate, richiedono la ricerca di nuovi abbinamenti, anche con sapori non convenzionali.

Citterio celebra il croissant day

Proprio per questo, in occasione della giornata del croissant che si celebra il 30 gennaio, Citterio, storica azienda di salumi dal 1878, ha realizzato una ricetta capace di esaltare il gusto e la consistenza del croissant anche nella sua versione salata.

Il croissant salato, caratterizzato da una minor quantità di zucchero presente nel suo impasto, viene proposto con una farcitura di prosciutto crudo San Daniele D.O.P. Citterio, stracciatella, pomodorini confit e scorza di limone naturale, un mix di ingredienti che stuzzicano il palato, perfetti per iniziare al meglio la giornata.

La dolcezza del prosciutto crudo San Daniele D.O.P. si unisce alla perfezione con la freschezza della stracciatella, mentre l’agrodolce dei pomodorini confit insieme all’aspro del limone bilancia il croissant salato rendendolo piacevolmente gustoso al palato.

La colazione salata si conferma dunque un trend in costante crescita anche in Italia, non più l’eccezione ma una piacevole abitudine.

Bar e catene alberghiere si stanno sempre più adeguando alle esigenze e richieste dei consumatori proponendo almeno un croissant salato all’interno della propria proposta. E anche durante la colazione a casa circa il 10% degli italiani sceglie il salato al posto del classico dolce, in continua ascesa rispetto al passato.

Il prosciutto di San Daniele D.O.P. Citterio, utilizzato nella ricetta, è un prodotto della tradizione italiana famoso in tutto il mondo, dalla caratteristica forma a chitarra con un suo gusto unico, dolce e delicato e viene realizzato a San Daniele, nel cuore del Friuli, in una posizione strategica, circondato dalle Alpi e dalle Prealpi, con le brezze della costa dell’Adriatico.

Viene utilizzata solamente coscia di suino italiano e sale marino, senza conservanti, seguendo la lavorazione tradizionale, nel rispetto del disciplinare del Consorzio e di una tradizione tramandata da generazioni, anche attraverso un’importante selezione delle materie prime e un’accurata lavorazione del prodotto.

Per conoscere altre ricette che utilizzano i salumi Citterio è possibile consultare il sito cliccando qui.

La ricetta

  • Croissant salato, prosciutto crudo San Daniele D.O.P., pomodorini confit, stracciatella e scorza di limone
  • Ingredienti per 4 persone: 4 croissant salati, 70gr di prosciutto Crudo San Daniele D.O.P. Citterio, 200 gr di stracciatella, scorza di limone naturale
  • Per i pomodorini infornati: 16 pomodorini pachino, zucchero qb, sale qb, aglio, basilico
  • Preparazione: Tagliare i pomodorini a metà e adagiarli con i semi verso l’alto su una placca da forno, leggermente conditi con olio extravergine di oliva, lo spicchio di aglio schiacciato e le foglie di basilico, poi salarli e zuccherali leggermente. Infornare per 20 minuti a 200° C. Tagliare il croissant salato e farcirlo con i pomodorini, la stracciatella, il prosciutto crudo e spolverarlo con la scorza di limone.
  • Tempo di preparazione: 25 minuti
  • Difficoltà: media

Sale nel tè: la ricetta di una professoressa americana crea un caso diplomatico nel Regno Unito

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La classica tazza di tè inglese (Foto di Terri Cnudde da Pixabay)

MILANO – Una professoressa americana ha suggerito di aggiungere una piccola quantità di sale nel tè e schiacciare le bustine in maniera tale da gustare una bevanda qualitativamente migliore. La ricetta di Michelle Francl ha raggiunto in poco tempo un posto di rilievo nel web insieme al suo nuovo libro in cui spiega che il sodio blocca la reazione chimica colpevole di rendere il tè amaro.

Il caso del sale nel tè

Queste insolite teorie hanno provocato reazioni contrastanti in Gran Bretagna, ma c’era da aspettarselo considerando il grande attaccamento dei sudditi della corona verso il tè.

L’ambasciata americana ha tenuto a precisare che l’opinione della professoressa Francl non rispecchia il pensiero comune degli Stati Uniti affermando che il sale nel tè “non è la politica ufficiale del nostro Paese e non lo sarà mai”.

Ricordiamo che una ricetta simile, quella del sale nel caffè, ha acquisito già da qualche anno una discreta popolarità negli USA.

Il sale nell’espresso, per quanto sia una trovata bizzarra, è un’idea italiana che nasce a Napoli per controbilanciare l’amaro prodotto dalla moka (ne abbiamo parlato qui).

La Perla di Torino lancia le novità fatte a mano per San Valentino

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Le novità firmate La Perla di Torino (immagine concessa)

TORINO – San Valentino fa rima con dolcezza, basta un piccolo gesto d’amore per ricordare a chi amiamo quanto sia speciale per noi. Come un cioccolatino realizzato con la maestria artigiana di La Perla di Torino – realtà d’eccellenza all’ombra della Mole dal 1992 – che per celebrare questa romantica ricorrenza lancia una collezione con due ingredienti segreti: l’amore per il cioccolato e la cura dei dettagli, che da sempre caratterizzano le preziose creazioni realizzate a mano dal brand torinese.

Ogni creazione è infatti frutto di un intreccio perfetto capace di unire bellezza, ricerca continua e abilità manuale che dà forma a prodotti dalle caratteristiche sempre uniche e irripetibili.

Due sono le box dedicate alla festa degli innamorati per antonomasia, dove il rosso, il colore della passione, e l’eccellenza del cioccolato piemontese sono protagonisti: una confezione di cuoricini di tartufo di cioccolato e un pocket di giandujotti fluido, dal pack minimal e trasparente arricchito da messaggi d’amore ed eleganti fiocchi fatti a mano.

Un goloso cuore di tartufo

Eleganti, raffinate e ripiene di tartufo di cioccolato: le praline a forma di cuore firmate La Perla di Torino sono perfette per gli inguaribili romantici che desiderano unire in un unico regalo estetica e gusto. Un tocco di classe che solo l’innovazione unita alla sapienza artigiana possono garantire.

  • Confezionata a mano
  • Prezzo: 8,50 euro
  • Peso: 75g

Il Pocket Fluido dell’amore

Per deliziare cuore e papille della persona che ami, La Perla di Torino ha pensato a un mini scrigno contenente tre golosi giandujotti di cioccolato al latte ripieni di morbida crema al gianduja. Una creazione che rivisita l’eccellenza di un’icona piemontese e farà letteralmente sciogliere la persona amata.

  • Confezionato a mano
  • Prezzo: 6 euro
  • Peso: 65g

Le box di San Valentino proposte da La Perla di Torino sono disponibili sullo shop online, nel negozio di via Catania 9 a Torino, nelle Food Hall di Rinascente Italia e presso le migliori boutique.

Rancilio Group: Massimiliano Bizzarri è stato designato come amministratore delegato (Ceo)

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Massimiliano Bizzarri, ceo di Rancilio Group (immagine concessa)

VILLASTANZA DI PARABIAGO (Milano) – A partire dal 1° gennaio 2024, Massimiliano Bizzarri è il nuovo chief executive officer (ceo, amministratore delegato) di Rancilio Group. Succede nel ruolo a Ruggero Ferrari che ha guidato con successo Rancilio Group negli ultimi quattro anni, confermando, anche per l’ultimo esercizio fiscale, una crescita costante.

Rancilio Group: cambio al vertice

“Accolgo con grande entusiasmo questa nuova sfida e ringrazio sia Ali Group per la fiducia accordatami che Ruggero per lo splendido lavoro fatto negli ultimi anni” commenta Massimiliano Bizzarri, ceo di Rancilio Group. “Metterò a disposizione dell’azienda tutta l’esperienza che ho maturato nel mio percorso professionale, sicuro che insieme riusciremo a raggiungere nuovi traguardi e accompagnare Rancilio Group verso una nuova fase di trasformazione ed espansione”.

Massimiliano Bizzarri, 54 anni, è laureato in Ingegneria Meccanica e vanta una lunga esperienza in gruppi industriali multinazionali operanti in diversi settori di business: dall’automotive al food processing equipments.

Approdato in Ali Group nel settembre 2023 come senior vice president Emea Apac ha ricoperto negli ultimi anni ruoli apicali presso Interpump Group come presidente di divisione (pompe e food processing equipments) e presso Gea Group come Business Unit ceo (pasta ed extruded products).

“È stato un privilegio guidare Rancilio Group in un periodo di grandi cambiamenti a livello globale e sono orgoglioso dei risultati che abbiamo raggiunto in questi quattro anni”, afferma il ceo uscente Ruggero Ferrari. “Ho deciso di lasciare il Gruppo per motivi familiari e per dedicarmi a nuovi obiettivi professionali, ma continuerò a seguire con passione l’evoluzione di Rancilio Group”.

Gruppo De’ Longhi, il comparto caffè spinge i ricavi preliminari del 2023 sopra i 3 miliardi, volano le macchine professionali della Eversys: +30%

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DēLonghi chicchi
Il logo De'Longhi tra i chicchi di caffè

MILANO – Il Gruppo De’ Longhi Spa ha diffuso ieri sera dalla sede centrale di Treviso i risultati del quarto trimestre 2023, che ha registrato una robusta crescita, e i risultati premiminali per l’anno scorsore che sono in lieve flessione, del 2,7%, sul 2022. In dettaglio, secondo il comunicato ricevuto, nel quarto trimestre i ricavi hanno toccato i 1.076,8 milioni, in crescita del 4,6% (+7,9% a cambi costanti). Nei 12 mesi i ricavi sono di 3.074,6 milioni, in lieve flessione del 2,7%(-0,2% a cambi costanti) rispetto al 2022.

Fabio de'Longhi dividendo
Fabio De’ Longhi amministratore delegato del Gruppo omonimo

Ha commentato l’Amministratore Delegato Fabio De’ Longhi:
“Nel corso dell’anno siamo stati in grado di conseguire un significativo miglioramento dei trend di crescita, di profittabilità e di generazione di cassa per il Gruppo. Tali risultati sono stati frutto di un rigoroso controllo dei costi, di un costante sviluppo dei nostri brand e di un’attenta strategia sugli investimenti, in un contesto di graduale normalizzazione post-pandemica.

In particolare, nella seconda parte del 2023, la continua espansione delle macchine da caffè ed il ritorno alla crescita del comparto della nutrition e preparazione dei cibi, quest’ultimo sostenuto principalmente dallo sviluppo sia del brand Nutribullet che Braun, hanno permesso al Gruppo di conseguire una crescita organica nei sei mesi ad un tasso high single digit.

Riteniamo che le dinamiche evidenziate negli ultimi trimestri ci consentano di guardare con cauto ottimismo al 2024, stimando un espansione dei ricavi per il perimetro corrente ad un tasso di crescita low to mid single digit.

Per quanto riguarda i margini del 2023, alla luce del progressivo recupero della profittabilità nel corso dell’anno e del favorevole mix di fatturato evidenziato nel quarto trimestre, stimiamo un risultato nella parte alta della guidance precedentemente rilasciata, aumentando perciò la previsione dell’adjusted Ebitda 2023 nell’intorno dei 440 milioni di Euro.”

Gruppo De’ Longhi ha precisato che i dati dei ricavi preliminari riportati sopra non sono stati sottoposti a revisione.

I risultati consolidati completi dell’anno 2023 saranno sottoposti all’approvazione del Consiglio di Amministrazione nella riunione prevista per il 12 marzo 2024.

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De’ Longhi SpA: aggregazione aziendale tra Eversys e La Marzocco (immagine concessa)

*Guidance riferita al perimetro a fine 2023, che esclude la Business Combination tra Eversys e La Marzocco annunciata il 21 dicembre 2023.

Ricavi 2023 per area geografica e per linea di prodotto

Il Gruppo ha concluso il 2023 con ricavi in leggera flessione rispetto all’anno precedente, raggiungendo pienamente la guidance rilasciata sul periodo.

De'Longhi la catena di montaggio delle macchine per caffè espresso
De’Longhi la catena di montaggio delle macchine per caffè espresso

Il primo semestre si è concluso con un parziale calo del fatturato a causa principalmente di una partenza d’anno condizionata da alcuni fattori transitori e straordinari, come la sfidante comparazione rispetto al primo trimestre dei due anni precedenti, la riduzione dei livelli di scorte detenute dalla distribuzione e la discontinuità nel business del condizionamento mobile sul mercato americano.

De Longhi
Gocce di caffè (immagine concessa da De’Longhi)

Dal secondo trimestre, il Gruppo ha mostrato una significativa progressione ed espansione dei trend sottostanti, sia nel caffè che nel comparto della nutrition e preparazione dei cibi, conseguendo nella seconda parte dell’anno una crescita organica ad un tasso high-single digit.

De'Longhi dall'acqua al caffè espresso
De’Longhi dall’acqua al caffè espresso

Nei dodici mesi l’espansione geografica è stata condizionata dai fattori temporanei sopra descritti, tuttavia nel quarto trimestre il Gruppo ha visto un’accelerazione della crescita organica nelle principali geografie (fatta eccezione della regione America a causa di alcuni elementi transitori).

L’Europa sud-occidentale ha conseguito una parziale flessione del fatturato nei dodici mesi, ma nella seconda parte dell’anno l’area ha evidenziato una crescita organica ad un tasso high-single digit; nel quarto trimestre iprincipali mercati hanno ottenuto una forte accelerazione, con Germania e Francia che hanno evidenziato un fatturato in progressione high-teens;

Un rendering di un macinacaffè De’Longhi

L’Europa nord-orientale ha registrato per De’ Longhi un sostanziale trend positivo nel 2023, con una maggiore progressione nell’ultima parte dell’anno grazie ad una significativa espansione delle categorie di prodotto core nei principali mercati dell’area;

L’area MEIA ha conseguito nel quarto trimestre una crescita organica ad un tasso low teens, tuttavia nei dodici mesi l’area rimane in territorio negativo principalmente per lo sfidante contesto macroeconomico;

DE'Longhi macchina KV2 cappuccino
De’Longhi macchina KV2 cappuccino

Nel 2023 il risultato dell’area America è stato significativamente condizionato dall’impatto dell’uscita dal business del condizionamento mobile, al netto del quale il fatturato sarebbe stato leggermente inferiore rispetto all’anno precedente; sisegnala inoltre che ilquarto trimestre ha visto un rallentamento principalmente spiegato da un calo delle macchine a capsule e da un impatto negativo valutario;

Infine, la regione Asia Pacific ha conseguito nei dodicimesi un’espansione delf atturato int ermini organici, grazie ad un’accelerazione nella seconda parte dell’anno che ha visto realizzare nel quarto trimestre una crescita organica mid-single digit.

In termini di segmenti di prodotto De’ Longhi:

De’Longhi Rivelia nei suoi diversi colori (foto concessa)

Il comparto delle macchine per il caffè ad uso domestico ha evidenziato un fatturato allineato all’anno precedente, con uno sviluppo nel quarto trimestre che ha visto conseguire una crescita ad un tasso mid single digit. Nello specifico, la crescita nel trimestre è stata sostenuta da un’accelerazione ad un ritmo low teens sul comparto delle macchine superautomatiche, grazie al successo dei nuovi prodotti lanciati recentemente sul mercato;

Significativa crescita per le professionali Eversys

Eversys Cameo
Il modello Cameo della Eversys

Infine si li evidenzia la significativa crescita delle macchine per il caffè professionali di Eversys, che ha mantenuto un trend di espansione molto sostenuto in tutti i trimestri dell’anno, realizzando nel 2023 un fatturato in progressione di oltre il 30%.
logo Eversys

Il logo Eversys

La scheda sintetica del Gruppo De’ Longhi

Il presidente Giuseppe De'Longhi
Il presidente Giuseppe De’Longhi

Il Gruppo De’ Longhi è tra i principali player globali nel settore del piccolo elettrodomestico dedicato al mondo del caffè, della cucina, della climatizzazione e della cura della casa.

Quotata dal 2001 sul mercato principale di Borsa Italiana MTA, De’ Longhi distribuisce isuoi prodotti, con ibrand De’ Longhi, Kenwood, Braun, Ariete, NutriBullet e MagicBullet, in più di 120 mercati nel mondo e contava a fine 2022 oltre 9.000 dipendenti.

Nel 2022 ha riportato ricavi pari a € 3,16 miliardi, un EBITDA adjusted pari a € 362 milioni e un utile netto di € 177 milioni.

Dē Longhi logo
Il logo DēLonghi

Andrea Villa, per la 2ª volta campione italiano di Coffee in good spirits:”Trovo ogni anno nuovi stimoli”

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Andrea Villa_credits_ SCA Italy _ Coffeshots.it
Andrea Villa_credits_ SCA Italy _ Coffeshots.it

MILANO – Andrea Villa: un nome che è quasi sinonimo di Coffee in good spirits in Italia, altro talento forgiato nella fabbrica di campioni che è Bugan Coffee Lab. Al Sigep appena concluso, è salito un’altra volta in pedana e ha conquistato il palato della giuria con le sue ultime creazioni.

Villa, a che quota siamo come campione italiano di Coffee in good spirits? Non si stanca mai di questa categoria?

“Questa è la seconda volta al primo posto, e sono arrivato secondo per altre due. In realtà non mi stanco di partecipare al Coffee in good spirits, perché trovo ogni anno sempre nuovi stimoli e sto continuamente studiando cose nuove, non soltanto per vincere.

Quando sono sul palco, porto con me un intero percorso e il resto viene di conseguenza.
Questo è un messaggio importante anche per i giovani: godetevi il viaggio verso la competizione. Prepararsi al meglio per la gara significa crescere come professionista in ogni caso.

E l’altro punto che non mi stanca mai è lavorare insieme ad altri professionisti che gareggiano nelle diverse categorie, così come ho fatto prima con Daniele Ricci e poi con Federico Pinna.

Certo sono più tecnico quando devo pensare la signature della prova barista e più creativo nella Coffee in good spirits. In entrambi i casi ormai ho capito quali sono i punti su cui lavorare, ma nel mio campo, focalizzarmi solo sulla signature mi permette di spaziare.

Comunque la cosa più importante resta il bilanciamento del cocktail perché deve piacere ai giudici e ai nostri clienti.”

Ma lei quindi è anche un po’ l’ingrediente segreto della gara barista dei suoi colleghi?

“Fortunatamente, per la parte signature della gara barista, c’è anche la mia firma e questo mi fa un enorme piacere. Essendo nel mondo del caffè da tanto così come nelle competizioni, aver vissuto due mondiali insieme a Daniele, mi permette di poter dare consigli su una routine che non è della mia categoria. Finché ho qualcosa di bello da raccontare, non mi stanco.”

Villa e lei cosa ha portato in gara?

“Mi sono messo alla prova con i 4 elementi, un mondo che mi ha sempre affascinato e che rientra nella miscelazione. Ho anche fatto ricerca sull’aerazione del caffè insieme all’Università di Camerino.

E’ da un po’ che ci pensavo, perché mi piaceva l’aerazione del vino: quando si apre una bottiglia succede qualcosa nell’ossigenazione nel decanter e questo cambia il sapore stesso della bevanda. Così ho cercato di capire se avesse gli stessi effetti sul caffè: dalle prime analisi, sembra che qualcosa cambi.

Ho realizzato due drink: il primo, freddo, è stato fatto con l’ausilio della terra e dell’acqua, mentre quello caldo con l’aria e il fuoco.

Sono completamente diversi in termini sensoriali: il primo era molto più schietto, con note più intense, mentre il secondo era più delicato, gentile.

E’ da settembre che ci lavoriamo e sono diventati un po’ come dei figli: uno l’ho chiamato “Radici” e l’altro “Via col vento”.

Per crearli ho usato due caffè favolosi, che corrispondevano ai 4 elementi anche in fase di process e terroir: dalla Colombia, Huila, l’Ombligon e il Bourbon Sidra hydro honey, quest’ultimo in espresso, e l’altro in filtro.

Per l’elemento della terra ho usato la barbabietola con note terrose molto intense e il finocchio, mentre l’acqua passa tramite il terreno per caricarsi di sali minerali nel suo ciclo – e per questo ho creato una soluzione citrica facendo passare l’acqua dalla terra -. ”

Si è confrontato con bravi competitor? Cosa l’ha distinta?

“In realtà non guardo molto le gare degli altri, un po’ per non farmi influenzare e farmi venire l’ansia da prestazione. Però è sempre un onore competere contro altri esperti e veterani.

Non so perché ho vinto sugli altri, ma so che i miei drink li ho realizzati con tanto impegno.

E sono dei grandissimi cocktail, proponibili anche nei locali, commercialmente ripetibili. Certo, si tratta di materie prime di prima qualità a partire dal caffè e quindi sono da vendere in una fascia alta. Ma chi cerca la qualità, è disposto a spendere il giusto.”

Ai mondiali ci sta già pensando?

“Ora mi rilasso un po’, perché prepararsi è impegnativo e ogni tanto c’è bisogno di mettersi in pausa per raccogliere le idee.

Dovrò lavorare di più sul trasmettere realmente chi sono. Al primo mondiale si passa il tempo a capire dove ci si trova: ora sono più esperto e mi godo un po’ di più l’esperienza.”

Villa conclude con i ringraziamenti: “Ovviamente ringrazio tutto il team Bugan, perchè senza non si può fare niente. Alle spalle bisogna avere una squadra.

Poi la mia compagna Gessica, che è il mio rifugio, Daniele Ricci e Federico Pinna con cui abbiamo condiviso i viaggi in furgone, il roaster Roberto Breno che ha tostato il caffè di cinque campioni italiani e ovviamente, Sonia e Maurizio Valli.”

Manuela Fensore, latte art da primo posto tricolore, ora verso i Mondiali di Copenhagen: “Accetto le sfide a braccia aperte, per principio”

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Il sorriso di Manuela Fensore durante la proclamazione della vittoria

MILANO – Quando si ha la classe del campione, si vede: è il caso di Manuela Fensore, che dopo aver vinto il mondiale di latte art e aver allenato Carmen Clemente raggiungendo lo stesso traguardo, non è ancora stanca di mettersi in gioco. Ecco che per il 2024, si riparte con la vittoria nazionale e ora, di nuovo il livello si sposta su scala globale.

Fensore: terza volta campionessa italiana di latte art: ormai sembra quasi di poter dire che è più una sfida con se stessi più che con gli altri competitor?

“La sfida, in ogni disciplina, è sempre nei confronti di se stessi, i limiti sono fatti per essere superati. Per una personalità come la mia le vittorie non sono un punto di arrivo, ma delle tappe di un percorso di miglioramento che non finisce mai.

I competitor sono uno stimolo in più e dei talenti in crescita con i quali misurarsi, mettendo in preventivo anche di vedersi superare, perché il tempo passa e la nostra disciplina si evolve continuamente.

In pochi anni, dal mio titolo nel 2019, i temi e la qualità dei disegni sono cambiati in una maniera impensabile.”

Come mai quest’anno è voluta tornare a gareggiare?

“È stato proprio per misurarmi, dopo anni, con questo nuovo mondo della Latte Art così stimolante e arrivato a livelli così alti.

Manuela Fensore nella delicata fase del Set up, ovvero la preparazione della postazione di gara (foto concessa)

Le sfide mi appassionano, chi mi conosce lo sa, ma non solo, sono sempre desiderosa di imparare: lo confesso, non vedevo l’ora di applicare queste nuove tecniche alla mia creatività e mettermi in gioco, rientrare nel vivo della disciplina.”

Il livello ormai raggiunto, parliamo di un mondiale vinto, può essere migliorato? Fensore, lei ha avuto ancora qualcosa su cui lavorare?

“Prima di tutto io devo lavorare su me stessa, sui miei limiti, sulle mie debolezze e sulle mie paure perché i campioni hanno paura come e forse anche di più dei ragazzi che calcano per la prima volta il palcoscenico.

Ritornare dopo un primo posto è una sfida decisamente impegnativa, alcuni non pensavano che lo avrei fatto… io invece lo avevo da subito nei miei programmi dopo Berlino. Ma poi gli anni del COVID con i Campionati fermi e una sfida completamente nuova come quella di allenare Carmen per i Mondiali del 2022, hanno rimandato il mio rientro.

Ovviamente sono felice perché anche Carmen ha potuto trionfare e portare l’Italia della Latte Art ancora una volta sul gradino più alto. Siamo orgogliose dei titoli del prestigioso circuito WCE, e ora la nostra Academy ha due Campionesse mondiali come trainer, anche questo un traguardo unico.

Tornando a me, ho continuamente qualcosa su cui lavorare, basta semplicemente tenere aperti i social, vedere una foto o una illustrazione che mi ispirano a tracciare la bozza di un nuovo disegno su carta… e via… lo devo assolutamente replicare in tazza!

Ci racconta le figure che hai portato in gara e quale è stata la più complessa per lei?

“Per la mia finale ho deciso di portare figure che mi rappresentano nello stile, tendente al realistico, che ho progettato in collaborazione con Carmen che è sempre vicino a me nella fase dello sviluppo creativo.

Manuela Fensore campionati 2024
Ecco alcuni dei disegni che sono valsi a Manuela Fensore il secondo titolo italiano di Latte Art

Il mio primo Free Pour rappresenta una giraffa che bruca la foglia di una palma.

Un pattern che ha nel realismo il suo punto di difficoltà, sia la giraffa che la palma sono molto dettagliate e somiglianti al vero.

Il mio secondo Free Pour rappresenta una volpe musicista che suona il sax.

Una tazza molto creativa in cui mi sono un po’ scatenata con la fantasia, ma che poi mi ha impegnato per la sua realizzazione: ho introdotto dei dettagli un po’ particolari come il disegno a mano libera del sax che ha un movimento tutto suo.

Il mio designer latte, infine, realizzato con la tecnica Hetching, ovvero con finiture a pennino, rappresenta un elefante che durante una passeggiata gioca con una mela.

In questa tazza ho abbinato elementi classici come le rosette, ad un’effetto pittorico dei dettagli con un tratto delicato che delinea la figura e il muso dell’elefante: un disegno estetico.”

Ora di nuovo i mondiali: posto che in pratica è come se non avessi mai smesso di allenarti, ma come prevedi di arrivare pronta a questa sfida? E qual è la tua opinione rispetto all’entrata in scena delle superautomatiche?

“Sicuramente affrontare un nuovo campionato del mondo sarà una grande sfida, con le sue avversità, ma il pensiero di rappresentare nuovamente l’Italia in questa disciplina mi dà molta forza e molta carica per poter dare il massimo… e forse ancor di più.

Manuela Fensore durante la finale Italiana (foto concessa)L’allenamento, vi garantisco che non basta mai: sicuramente mi attenderanno molte ore di allenamento per arrivare pronta ad affrontare una nuova sfida!

Per quanto riguarda l’entrata in scena delle super automatiche la cosa non mi spaventa, anzi non vedo l’ora di provarla!

Mi sento invogliata ad esplorare un nuovo modo di lavorare, sicuramente ci saranno degli aspetti che non vanno sottovalutati e alla fine imparerò qualcosa di nuovo, come piace a me.

Se posso dare un messaggio, è che non bisogna lasciarsi spaventare dai cambiamenti, ma bisogna uscire dalla comfort zone per tirare fuori il meglio di noi stessi. Non è detto che sarà difficile lavorare con una macchina super automatica, penso sia solo una questione di abitudine.

Anzi, su questo aspetto, penso che sia per noi un vantaggio e che ci consentirà di avere più tempo da dedicare ai giudici, allo speech e alla accoglienza, piuttosto che concentrarci molto sulla parte tecnica in fase di routine.

Concludo dicendo che qualsiasi sia la sfida, il mio stile è quello di accoglierla a braccia aperte, sempre e per principio.”

Emanuele Tomassi, roaster numero 1 d’Italia: “Per i mondiali, partirò da zero con la tostatrice elettrica”

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Emanuele Tomassi_credits_ SCA Italy _ Coffeshots.it
Emanuele Tomassi_credits_ SCA Italy _ Coffeshots.it

MILANO – Non poteva mancare all’appello dei vincitori dei campionati SCA Italy svolti durante il Sigep, il miglior roaster d’Italia, Emanuele Tomassi, titolare di una torrefazione specialty di Aprilia, ha saputo cuocere sapientemente il verde in gara confrontandosi con altri suoi colleghi.

Tomassi, torrefattore per mestiere: ma come si fa a diventare campioni di questa disciplina? Basta il lavoro quotidiano nella propria azienda, o ci vuole di più?

“Ci vuole formazione, dedizione, amore per la materia, andare in piantagione e conoscere i vari tipo di caffè. Per le gare, vincere significa avere esperienza: per me è il quarto campionato, vinto nel 2018 e ora nel 2024.

Mio figlio mi ha iscritto nella gara – Stavo bevendo un caffè con un amico quando mi ha detto di avermi candidato per le categorie di cup tasters, roasting e ibrik – e alla fine ha avuto ragione lui, perché sono occasioni in cui mi diverto molto a stare insieme nel gruppo dei torrefattori, che sono una famiglia con cui parlare di una passione comune, il caffè.

Ad esempio, per partecipare all’ibrik, ho fatto la prima routine direttamente in pedana, improvvisando: avevo deciso inizialmente di non competere. Abbiamo creato però un gruppo coeso, ci scambiavamo consigli, e a quel punto ci siamo allenati insieme. Per me questi 4 giorni di Sigep sono stati divertenti.

Finita la prova, riuscivamo a trovarci uniti. E’ stato un bel clima di cui dovrebbe essere contenta anche la SCA Italy.

Per la gara roasting, la differenza che ho notato perché è il punto su cui sono migliorato, è stata adattarsi meglio ad una situazione che si è verificata durante la gara. Provando il primo giorno, la macchina ha risposto in un certo modo e abbiamo tutti ipotizzato una determinata curva di tostatura.

Ma durante la gara vera e propria, la macchina si è comportata in maniera completamente diversa: abbiamo tostato nel giorno di prova, si tosta un caffè diverso da quello dalla gara e nessuno sa quale verde tratterà nel momento della sfida effettiva.

Bene, sono stato il più bravo a fronteggiare questo imprevisto. E a questo serve l’esperienza: ho dovuto scegliere quale parte lasciare indietro e quale continuare a seguire. Ho saputo scegliere la strada giusta.

Ho una Probat, nella gara invece c’era una Giesen, quindi il lavoro nella mia azienda ha aiutato a risolvere il problema rapidamente, ma non avevo dimestichezza con l’attrezzatura avuta in pedana.

I ragazzi comunque erano molto preparati. Il livello si è alzato tantissimo e quindi il fatto di aver vinto mi dà ancora più soddisfazione.”

E’ stato più complesso per lei prepararsi nella fase della selezione del verde, o della vera e propria tostatura?

“La prima parte è già acquisita: in tutti gli anni da professionista, mi sono abituato a controllare e selezionare bene i chicchi buoni da quelli difettati. Questa volta ho fatto 16 su 24, perché mi sono bruciato il tempo che era concesso.

La cosa più importante è stata affrontare il nuovo C.V.A.. Mi sono trovato male inizialmente con questa nuova scheda, mi sono lamentato molto anche durante la fase di selezione. Ho chiesto Davide Cobelli un incontro per capire come funzionava la valutazione nei dettagli – come il valore dell’intensità degli aromi -. in questo frangente lui è stato fantastico: ha organizzato per tutti un corso in cui si è svolta una calibrazione insieme ai giudici con due caffè di prova.

Quella secondo me è stata la svolta fondamentale per tutti.

Ogni cosa ha funzionato come doveva. Siamo partiti tutti nella stessa condizione. In sala poi c’era Paolo Scimone, e questo mi ha dato ulteriormente fiducia nella regolarità della gara.

Finita la competizione, non ho voluto assaggiare le tazze, perché ero sereno rispetto a quello che avevano fatto i giudici.”

Quali caffè si è trovato in gara e come li ha trattati in single origin e blend?

“Un’Arabica dall’Uganda come monorigine, e un blend Kenya, Colombia e Costa Rica, tre lavati. l giorno prima che si fanno i sample, ho deciso che per il blend il caffè che più mi rappresentava era il Kenya, per le sue note floreali, la sua dolcezza. Quindi ho proposto un blend 80% di Kenya e un 10% di Colombia e Costa Rica.

Poi ovviamente la macchina si è comportata diversamente: il primo crack, nel caffè che ci hanno dato in prova è stato a 195 gradi circa. Tutte le curve sono state impostati su questo parametro. Quando siamo arrivati in gara, il crack nella prima tostata era a 203 gradi e così abbiamo tutti stravolto la curva. Ho cercato di sviluppare la dolcezza così come avevo previsto ed è andato bene.

Per l’Uganda il lavoro è stato più particolare: la prima tostata è andata completamente sprecata, perché purtroppo si è verificato questo problema con la macchina. I sentori di frutta rossa che andavano sviluppati allungando la tostatura: nella seconda tostata ho cercato di trovare la quadra.”

Per i mondiali Tomassi, lei che cosa si aspetta? Difficile prevedere come tostare o sì?

“Sarà ancora più difficile perché cambieremo fiamma: non avremmo più il gas ma quella elettrica. Dovrò imparare ad usare la Stronghold e quindi dovrò andare probabilmente da Davide Cobelli, che forse è l’unico ad avere questo modello da 800 grammi. Dovrò trovarne una da 8 chili per capire come funziona per le tostate da gara.

Quest’anno bisognerà prepararsi e imparare da zero ad usare questa tostatrice. I cinesi, i giapponesi, i coreani sono avvantaggiati perché già la conoscono meglio. Saranno almeno un paio di settimane intense. Il piano di battaglia è questo.”

I ringraziamenti finali: “Tutta la mia famiglia soprattutto mio figlio. E spero che le persone si appassionino sempre più allo specialty, perché aiuta a rispettare la parte della filiera del contadino come quella finale del barista.”

 

Emanuele Bernabei, parla il migliore italiano d’ibrik: “Un bel gioco di squadra”

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Emanuele Bernabei_credits_ SCA Italy _ Coffeshots.it
Emanuele Bernabei_credits_ SCA Italy _ Coffeshots.it

MILANO – Il caffè turco è una bevanda che ha bisogno di una certa dimestichezza e conoscenza per essere preparato. Se poi l’obiettivo è quello di portarlo in gara ai campionati italiani, il discorso si complica ulteriormente: lo sa bene Emanuele Bernabei, il vincitore di questa categoria, fresco dal trionfo a Sigep.

Bernabei, come mai ha scelto proprio il cezve ibrik?

“Questa è stata la prima volta che mi sono cimentato in questa categoria. Tutto è nato un po’ come un gioco, quando con gli altri competitor con cui siamo amici, ci siamo detti, perché non partecipare tutti insieme?

Così ci siamo aiutati a vicenda e abbiamo trasformato questa idea in una gran bella sfida al Sigep, animato dalla voglia di scoprire un metodo che non conoscevo benissimo.”

Qual è stato l’ostacolo più grande da superare?

Capire cosa si aspettasse il giudice da questa tipologia di estrazione. Non avevo mai usato l’ibrik in una competizione e per prepararci abbiamo dovuto fare tante prove, assaggi con diverse tipologie di caffè o di ricette. Abbiamo guardato e studiato le gare anche dei campionati mondiali, soltanto a quel punto ci siamo potuti fare un’idea di quello che gli altri vincitori avevano portato.”

E l’idea di Bernabei qual è stata?

“Innanzitutto ho utilizzato dei tool prodotti in Turchia per quanto riguarda i due ibrik.

Ho fatto anche delle ricerche per scegliere la tipologia del fornellino più congeniale: sarebbe stato meglio il gas, l’elettrico o la sabbia? Alla fine ho scelto di usare la fiamma, perché mi garantiva un maggiore controllo della temperatura.

Ho utilizzo un ibrik in rame, dell’azienda turca STC che ha il brevetto di un ibrik di un materiale molto spesso per una maggiore conduttività del calore e una forma che non rende necessario il mescolamento durante la cottura.”

Mentre che cosa ha portato in gara come ricette?

“Per i drink ho portato il mandarino cinese Kumquat che richiamava il territorio da cui provengo, vicino a Fiumicino, dove crescono bene gli agrumi. Ho preso ispirazione dal grande albero di mio padre, che produce un frutto piccolo rispetto all’arancia ed è anche balsamico. Sono partito da questo elemento per poi pensare ad abbinarci un caffè che si sposasse bene.

Ho usato due caffè Finca El Placer colombiana, di cui Ramirez è il produttore, importato da Makicuna – fondata da una coppia, lei italiana e lui ecuadoregno -. Per il drink  ho scelto un naturale con una fermentazione molto spinta (100 ore di anaerobica e poi altre 48 al caldo, coperta dai teloni e poi essiccato) e per l’altra ricetta, un lavato con due fermentazioni, di cui la seconda fatta con il liquido derivato dalla spremitura del caffè.

Li avevo scelti ad agosto per la gara barista, poi però li ho provati in ibrik e ho scoperto che erano perfetti.

Dunque per il drink ho fatto una base con il mandarino trasformato in sciroppo con il muscovado e il caffè. Poi ho realizzato un foam di nuovo con lo sciroppo, arancia e eucalitpo in infuso a freddo e un vermouth bianco.”

Bernabei, come mai si è distinto proprio lei tra tutta la squadra che ha collaborato per la gara?

“Oltre a noi quattro, c’era Niki di Landa che ha fatto una bella gara e anche Francesco Costanzo. Quello che ha premiato rispetto agli altri probabilmente è stata una presentazione molto pulita – ho ricevuto molti feedback positivi dai giudici sull’approccio alla gara – e le tazze sono piaciute nonostante diversi problemi tecnici. Ho sbagliato tante cose, ma il risultato è piaciuto molto.

Il caffè l’ho tostato io, con due metodologie diverse: il tradizionale con una tostatrice ad aria, l’Ikawa, mentre per l’altro ho usato la classica a tamburo, una HB. Uno tostato due giorni prima, l’altro una settimana prima.

Ho scelto così, proprio perché era uno dei temi della gara: far notare ai giudici la scelta di attrezzature diverse per la cottura. Con Ikawa ho aperto molto più le note sensoriali del caffè, per dei flavour nitidi. Con quella a tamburo, volevo dare più corpo e intensità.

L’importante è estrarre una tazza che sia dolce, con un livello di amarezza basso, note marcate, acidità spiccata. Quando racconti ai giudici, deve corrispondere la descrizione. ”

E ora i mondiali

Bernabei: “Abbiamo avuto la fortuna di avere un panel di giudici di livello altissimo: ben due erano internazionali e potendo confrontarci sulle schede, mi hanno aiutato molto con i loro feedback.

Stamattina ero in torrefazione e stavo già elaborando idee per i mondiali. Vorrei cambiare caffè.

In queste gare, il ruolo fondamentale ce l’ha il verde che si sceglie. Poi certo segue la precisione, la parte tecnica, la fantasia nel creare i drink, la presentazione, ma il caffè ha un ruolo fondamentale.

Per il resto, continuerò a studiare. Ai mondiali dovrebbe essere obbligatorio per almeno dei due drink usare la sabbia come fonte di calore. Probabilmente proseguiremo con alcuni dei ragazzi che hanno gareggiato ai nazionali, nello sviluppare insieme la gara.

Devo dire che è stato molto divertente collaborare come gruppo: è un po’ come se avessimo vinto tutti. Ricordiamoci che parliamo di una gara molto complessa, perché bisogna avere una diversa strumentazione e saper anche trattare il caffè.”

I ringraziamenti finali di Bernabei:

“In primis mia moglie e il piccolo: partecipare alle gare significa sacrificare il proprio tempo. Poi chi mi ha aiutato: Emanuele e André Tomassi, Luca La Salandra, Giovanni Di Pietro che mi ha aiutato nel drink ribilanciandolo pochi giorni prima della gara, Erik Barasi
che a Natale è venuto a consigliarmi e Valerio Da Veglia per gli assaggi.

Un grazie va anche a mio padre, che non solo mi sostiene nel mio lavoro quotidiano di torrefattore, svolgendo quei lavori più sporchi fondamentali, per la gara di ibrik mi ha aiutato a costruire la station, completamente fatta e colorata a mano in legno.”