sabato 29 Novembre 2025
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Orea: come funziona il dripper con estrazione inferiore ai 3 minuti

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Orea (foto dal sito)
Orea (foto dal sito)

MILANO – Horia Cernusca è il creatore di Orea, dripper a fondo piatto che permette una più rapida estrazione: il suo nome in greco antico significa “dai monti” e in greco moderno “bello”. Ideato per avere un metodo di estrazione che si prestasse meglio al consumo in viaggio, rispetto al v60: il segreto dopo studio e ricerca, sta nel modo in cui geometria e design hanno un impatto sulle dinamiche di brewing.

Horia è partito dalla praticità dei dripper a fondo piatto, meno ingombranti e adatti sia al loro utilizzo fuori casa che per la tazza di ogni giorno, per formulare le basi di Orea: risultato finale, flusso più veloce (estrazione in meno di 3 minuti), passaggio dell’aria migliore e limitato il più possibile al fine di ottimizzare il suo trasporto in viaggio.

Passiamo al materiale di Orea: inizialmente partiti dall’idea di utilizzare della plastica riciclata – che troverà la sua concretizzazione soltanto nell’ultimo modello – , il progetto ha dovuto modificare i piani con l’applicazione della tecnologia CNC, che si è dimostrata un buon modo per produrre basse quantità ad alta qualità, utilizzando l’alluminio anodizzato come materiale di base.

I filtri che funzionano con Orea sono gli stessi Kalita, oppure, si possono applicare quelli lisci che però devono essere adattati con uno strumento acquistabile sullo shop Orea, il Negotiatior – una sorta di pressa da stampare con una stampante 3D -.

Dal lancio del primo modello – con scanalature interne, in policarbonato e pochissimi articoli messi in vendita -, Orea si è evoluto molto velocemente seguendo anche i feedback dei tanti brewers (anche il nostro campione Matteo d’Ottavio l’ha usato in gara nel World brewers cup championship 2021 e ultimamente il neo campione italiano barista Federico Pinna) che lo hanno testato e così sono nati i V2 – 1000 unità prodotte in due colori, argento e nero, dotate di fascia protettiva in silicone per evitare scottature e di un foro centrale dal diametro di 1 centimetro per velocizzare ulteriormente l’estrazione – e i V3 – formato da due blocchi (il cono e una basa estraibile) per dare anche l’opportunità di personalizzarli separatamente e il materiale impiegato è in plastica riciclata, il Trogamid che ha migliori funzionalità termiche che permettono anche di non bruciarsi toccando Orea -.

Negli altri dripper a fondo piatto, i fori di dimensioni ridotte non permettono un corretto passaggio dell’aria e, di conseguenza, facilmente si ostruiscono rendendo lenta l’estrazione.

Orea ha risolto questa criticità con dei fori più ampi sul suo fondo, riducendo lo spiacevole effetto di intasamento. Altro elemento che aiuta è la rigidità del bordo: la pressione dell’acqua sul fondo del brewer si focalizza al centro e mantiene il livello del liquido più elevato rispetto a un dripper con un angolatura più aperta.

Ed è proprio sul fondo che avviene la magia dell’anello di Orea

Un effetto collaterale, ma in senso buono, di questo design riguarda le regole di macinatura: si può usare un macinato molto fine, senza provocare una sovraestrazione.

Nella produzione dei vari modelli, si è lavorato anche sulle dimensioni, arrivando all’attuale soluzione large per filtri Kalita 185 (esiste anche quella più piccola da 155).

Un minore contatto con l’acqua permette di non estrarre componenti spiacevoli nella tazza, con una conservazione della temperatura ottimale, che evita il rischio di sovraestrarre.

Prossimi step? E’ possibile pre-ordinare sul sito qui, l’ultimo modello V4, che è stato presentato come un sistema modulare che può funzionare con 8 device di brewing.

Da Moko’s Matcha a Milano: “Con una decina di amici, dividiamo i costi per importare il vero tè di qualità dal Giappone”

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Moko's Matcha a Milano (foto concessa)
Moko's Matcha a Milano (foto concessa)

MILANO – In Via della Moscova 7 a Milano, Leonardo Moko e i suoi due soci, hanno creato un piccolo scrigno dove bere tè di alta qualità: Moko’s Matcha è il posto in cui recarsi in peregrinaggio se si è alla ricerca di una bevanda ricercata, preparata a regola d’arte e inserita all’interno di un’offerta di food&beverage originale.

Quando è nato Moko’s Matcha e perché proprio il matcha?

“Ho cominciato a bere tè matcha nel 2015, ma purtroppo in Italia non c’era nessuno che ne vendesse di qualità. Così ho deciso di muovermi da solo per poter consumare una bevanda di un certo livello. Purtroppo per farlo si deve acquistare soltanto in Giappone, nella città di Uji, a 30 chilometri di distanza da Kyoto.

Quando parliamo di matcha da cerimonia ci si riferisce solo a questa località. Sono riuscito a creare una relazione commerciale tra il consolato di Milano, e l’associazione Jedro, per riuscire ad importare del matcha di qualità. Sembra un caso del destino, ma la mia stessa location sta di fronte al consolato, a cui ho chiesto aiuto per poter aprire le vie commerciali.”

Il fondatore di Moko’s Matcha continua il suo racconto:

“Sono cinese, originario della provincia dello Hangzhou, proprio dove 3000 anni fa è nato il tè verde, fino a quando il monaco buddista GANJIN lo importasse in Giappone e viene sviluppato cultura del te da monaco maestro Eisai.

Sono cresciuto a Milano e ho potuto assaggiare un buon matcha attraverso i miei parecchi viaggi in Giappone per vedere e sentire la qualità dei prodotti locali.

Ovviamente, dato che in Italia non esiste la coltivazione, devo acquistare per forza da lì. Si tratta di un prodotto alimentare, per cui a uso privato, per esempio via poste italiane, ci vorrebbe da uno ai 4 mesi per farlo arrivare, ma il matcha migliore ha soltanto 5 mesi di vita. Questo è il motivo per cui nessuno acquista e rivende il matcha dal Giappone.

La quantità che consumo ormai va verso quella industriale e dunque per la dogana italiana è trattata come articolo commerciale.

Inoltre, ogni prodotto alimentare deve esser analizzato chimicamente, ma prima del 2019 la dogana italiana non conosceva gli esami svolti nei laboratori fuori Europa, e allora c’era bisogno di effettuare una doppia analisi e quindi di sostenere una doppia spesa.

Per importare il matcha si possono spendere sino ai 1200 euro e siccome è molto sensibile, va spedito in maniera veloce: tutti questi motivi scoraggiano tantissimi a importarlo dal Giappone.

Il tè Matcha (foto concessa)

Eppure, mi sono detto: ho una decina di amici, dividiamo questi costi che così ammontano a 150 euro a testa per acquistare il pacco in modo commerciale. Uso Moko’s Matcha come un hobby: il guadagno copre le spese come l’affitto e le utenze. Abbiamo soltanto un 30% di margine e rimaniamo piccoli.”

Il menù che avete studiato?

“I miei due soci mi hanno sostenuto per studiare nuove ricette. Marco Barberi, è stato per 6 anni nostro cliente e poi si è unito alla squadra per trasformare Moko’s Matcha in un business.

Con lui abbiamo fatto un upgrade verso tutto il biologico. Invece Paolo Rizzo, l’altro socio, ha unito la cultura italiana della frutta secca con il mochi giapponese.

Dentro Moko’s Matcha (foto concessa)

Ovviamente tutto realizzato con ingredienti di altissima qualità: abbiamo collaborato con Praslin per preparare il gelato, dato che sono sul settore da di più generazioni. In questo caso importiamo matcha che possiamo usare nel latte, nell’impasto dei biscotti, che costa intorno a 350-500 euro al chilo.

Per esempio abbiamo sul menù un pistacchio-mochi a 10 euro, preparato appunto con 100% pistacchio di Bronte Dop, che tostiamo e maciniamo noi, tutto da zero .

I mochi li facciamo sempre noi ogni giorno, in media ne prepariamo tra i 50-100, da distribuire anche in altri locali che vogliono un mochi di qualità. Un mochi giusto deve essere riso glutinoso al 100% ed è per questo che non dovrebbe mai esser farcito di gelato.

Altro esempio di come operiamo: usiamo la bevanda a base di mandorle che prepariamo noi da zero e che arriva dalla tradizione tramandata nella famiglia di Paolo Rizzo.

I suoi nonni gli hanno insegnato a farlo e però ha la durata di due giorni, con l’impiego di 150 grammi di mandorle per un litro di bevanda.

Ci siamo avvicinati anche alla tradizione italiana: ora abbiamo il mochi con dentro il parmigiano, salato e questo perché non vogliamo fare qualcosa 100% giapponese, ma italo-giapponese.

Così, da noi i giapponesi vengono e trovano un mochi più buono e speciale di quello che trovavano in Giappone.”

Il progetto di Moko’s Matcha quindi sta andando bene?

“Vogliamo soltanto guadagnare il giusto. Se ci sono maggiori margini li investiamo per aumentare ulteriormente la qualità della materia prima usata: dal sale iodato siamo passati a quello sale liquido Beyondsalt, che è più costoso.

Stesso discorso per lo zucchero: da quello bianco andiamo verso quello di canna e cocco integrale biologico (che costa 10-15 volte di più). Con la farina ci stiamo spostando sul biodinamico.

Grazie ai locali che riforniamo, riusciamo a far crescere il fatturato. Metà del costo va a coprire la materia prima. La qualità per noi è la cosa imprescindibile. “

Qual è la clientela tipica di Moko’s Matcha?

“Arrivano tantissimi milanesi e abbiamo una clientela al 90% femminile, che supera i 30 anni. Loro prendono il matcha come antiossidante, viceversa i ragazzi più giovani non vengono da noi perché si aspettano il Bubble Tea e non lo trovano. Vendiamo anche il tè matcha per il consumo domestico e spieghiamo ai clienti come prepararlo correttamente.

Esiste addirittura una lista segreta per il matcha più costoso, da 200 euro a tazza. Ma in negozio abbiamo soltanto matcha da cerimonia. Il migliore a 46 euro, ma si può arrivare a 80- 120 euro a tazza. L’entry level costa 3,70 euro a tazza.

Un barattolo intero da 20 grammi di qualità altissima, quello denso per fare Koicha può costare 400-500 euro.”

Altri abbinamenti e particolarità da Moko’s Matcha?

“Siamo riusciti a preparare il matcha in meno di 30 secondi, un tempo che è già all’avanguardia: con ciotole pronte, acqua riscaldata, mescoliamo subito. Per una cerimonia bisognerebbe fare tutto da zero, senza bollitore elettrico ma sul carbone e il fumo. E poi, un’altra sorpresa è il mochi allo zafferano: prendiamo lo zafferano (dai 20 euro in su) e lo mettiamo nell’impasto di riso.”

Un ultimo consiglio da Leonardo a chi si vuole avvicinare a questo mondo: “Ricordate che il matcha non è amaro e non è eccitante: se succede, è di bassa qualità. “

E per quanto riguarda il futuro oltre Moko’s Matcha: “Ho intenzione di aprire una caffetteria ma di specialty coffee. Perché mi piace bere bene e diventare il numero uno. Per questo da noi nessuno si lamenta del costo, quando si cerca la qualità.”

Prezzi dei robusta alle stelle: cosa succederà secondo gli analisti

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Il logo dell'Ice

MILANO – Mercati del caffè di record in record, sul fronte dei robusta, e in ascesa anche sul versante degli arabica. A Londra, la prima posizione (marzo) si è rivalutata, la settimana scorsa, di un ulteriore 4,5% chiudendo, venerdì 26 gennaio, a quota 3.269 dollari, nuovo massimo storico per l’Ice Robusta.

A New York, il contratto per scadenza marzo ha guadagnato il 4,7% terminando, a sua volta, la settimana a 193,85 centesimi, nuovamente vicino al massimo intraday di 195,75 centesimi raggiunto mercoledì 24.

La borsa londinese continua a pagare le conseguenze dei cali produttivi di Vietnam e Indonesia esacerbate dai problemi logistici causati dalla crisi nel mar Rosso.

L’impennata nell’ultima seduta della settimana, registrata dalla borsa newyorchese, è stata anche determinata dal rivalutarsi del real sul dollaro oltre che dalle notizie meteo provenienti dal Brasile.

Qui, le recenti precipitazioni hanno portato sollievo perlopiù alla metà settentrionale della cintura del caffè, sebbene le previsioni annuncino comunque un’estensione delle piogge anche alle aree centrali, nel corso di questa settimana.

Gli addetti ai lavori hanno letto inoltre con attenzione un report di Saxo, secondo il quale la mancanza di container in Brasile potrebbe portare a nuovi congestionamenti nei porti.

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DVG De Vecchi: concluso il Sigep con la presentazione di un’offerta sempre più vasta

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Il team DVG De Vecchi al Sigep (immagine concessa)

CORNATE D’ADDA (Monza) – DVG De Vecchi SRL, azienda leader nella produzione di componenti per il caffè, ha partecipato con successo all’edizione 2024 di Sigep. L’evento si conferma sempre più centrale nel panorama del caffè, e la presenza di DVG sottolinea e conferma il suo ruolo di rilievo nel settore.

DVG De Vecchi al Sigep

Negli anni Sigep è cresciuta diventando un baricentro di innovazione e dibattito nel mondo del caffè, e la presenza di DVG De Vecchi ha sottolineato l’importanza di questo evento nel promuovere lo scambio ed il confronto di idee sul comune tema.

Particolare interesse hanno avuto i temi legati alla sostenibilità che vede DVG De Vecchi in prima linea nell’impegno e promozione di pratiche sostenibili che contribuiscano alla responsabilità ambientale dell’intera catena produttiva.

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Lo stand DVG De Vecchi alla Fiera di Rimini (immagine concessa)

Ancora una volta, DVG De Vecchi si è confermata silver sponsor delle gare per i Campionati italiani baristi e caffè dimostrando un saldo impegno nella promozione dell’innovazione e delle nuove tendenze coniugate con la forte tradizione del caffè.

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Matteo Pavoni, 2° classificato al Campionato italiano barista, con la borsa DVG De Vecchi (immagine concessa)

In qualità di membro Sca la partecipazione attiva alle competizioni ha sottolineato la fiducia di DVG De Vecchi nell’eccellenza e nella creatività dei professionisti del settore, promuovendo l’evoluzione continua nel mondo del caffè.

Erika Giardino, 3° classificata al Campionato italiano barista, insieme a DVG De Vecchi (immagine concessa)

Sigep è stata l’occasione di annunciare la presentazione esclusiva del nuovo catalogo accessori DVG De Vecchi.

Non una semplice collezione di prodotti di marchi eccellenti, ma un’espressione dell’impegno di DVG De Vecchi a trasferire il proprio know-how nella produzione di soluzioni di alta qualità che rispondono alle esigenze in evoluzione dei consumatori e degli appassionati di caffè.

I cataloghi accessori 2024 di DVG De Vecchi (immagine concessa)

DVG riafferma il suo costante impegno nello sviluppo di un’offerta sempre più vasta , con particolare attenzione alla realizzazione di nuovi prodotti che rispondano in modo attivo alle esigenze del mercato, dimostrando così un interesse continuo a soddisfare le aspettative dei propri clienti.

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Lo stand DVG De Vecchi (immagine concessa)

Come sempre la presenza del team DVG allo stand ha contribuito a dare all’evento un forte valore aggiunto offrendo ai visitatori una importante occasione di incontro e confronto.

Veronica Rossi del Lavazza Group, sulla sostenibilità: “Focus su parità di genere, diritti umani e cambiamento climatico”

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Il logo di Lavazza Group

Veronica Rossi, senior sustainability manager di Lavazza, ha parlato dell’approccio della torrefazione verso le sfide nel campo della sostenibilità in occasione della premiazione dell’ESG Challenge 2024 promossa da Iren svolta presso le Gallerie d’Italia di Torino. Il premio Iren è stato destinato alle 10 migliori tesi triennali o magistrali che hanno esposto il tema della sostenibilità e delle sfide ESG (environmental, social and governance). Leggiamo di seguito la prima parte dell’intervista condotta dal quotidiano Il Giornale d’Italia.

L’impegno di Lavazza per la sostenibilità

TORINO – Veronica Rossi, senior sustainability manager di Lavazza, in occasione della premiazione dell’ESG Challenge 2024 promossa da Iren che si è svolta presso le Gallerie d’Italia di Torino, ha dichiarato a Il Giornale d’Italia: “Siamo molto contenti di essere al fianco di Iren, che è una nostra vicina di casa poiché entrambe aziende di Torino e con molto piacere e siamo qui perché il tema dell’energia è un tema molto importante per Lavazza, che dal 1895 cerca di fare la propria parte”.

Rossi aggiunge: “Abbiamo appena concluso un panel molto interessante con i colleghi a proposito di quali sfide vanno affrontate per una giusta transizione; Iren ne ha declinate dodici, tantissime. Quelle su cui abbiamo discusso molto riguardano la filiera, l’importanza di coinvolgere tutta la catena del valore, perché da soli non si va da nessuna parte, e l’importanza del coinvolgimento dei dipendenti, dei colleghi, dunque l’engagement interno e l’educazione alla sostenibilità”.

C’è di più: “Questo per poter poi proporre prodotti e servizi sostenibili e che possano contribuire ad una giusta transizione. Tutte queste sono ovviamente sfide molto, molto difficili nei tempi di incertezza nei quali ci troviamo oggi, ma nonostante questo sono imprescindibili, perché altrimenti il mondo non potrà continuare ad andare avanti”.

Per leggere l’intervista completa basta cliccare qui

La Guida del Camaleonte premia al Sigep le migliori accademie del caffè: Training Center Lavazza, Coffee Knowledge Hub e Bloom Coffee School

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La premiazione al Sigep (immagine concessa)

RIMINI – Appena conclusasi a Rimini un’edizione con numeri da record per Sigep 2024, dove la Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia ha curato uno spazio espositivo all’interno della fiera dedicato alla cultura del caffè, consistente in un Museo Esperienziale con macchine espresso d’epoca, realtà aumentata, un’area di degustazioni in espresso e monoporzionato nonché coffee talks dedicati agli argomenti più attuali per gli addetti dell’intera filiera del caffè.

Nell’ultimo giorno della kermesse riminese il Camaleonte, nelle persone dei suoi curatori Andrej Godina e Mauro Illiano, ha annunciato in anteprima gli Awards Academy 2024-25, rinnovando un’esclusiva a Sigep Rimini che si conferma essere un appuntamento imperdibile per tutti gli appassionati di caffè.

Tre le scuole di formazione premiate dalla Guida, l’Award Academy dell’Anno 2024-25 è stato assegnato al Training Center Lavazza per “l’incredibile lavoro svolto dall’azienda Lavazza nella diffusione della cultura del caffè, mediante un team di formatori distribuiti in maniera capillare nei siti di formazione, sia in Italia che all’estero”.

Gli altri due Award Academy 2024-25 sono stati consegnati al Coffee Knowledge Hub di Nuova Simonelli “per l’innovatività dell’offerta formativa, una nuova piattaforma e-learning in grado di raggiungere baristi di tutto il mondo”, e alla Bloom Coffe School di Imperator “per l’enorme eterogeneità dei suoi piani formativi, in grado di soddisfare le esigenze di professionisti del caffè con contenuti e approfondimenti estremamente tecnici”.

Enormemente soddisfatto della manifestazione appena conclusasi Mauro Illiano, curatore della Guida: “Questa edizione di Sigep è stata estremamente importante per la Guida del Camaleonte. Oggi abbiamo la consapevolezza che il nostro progetto è diventato una realtà tangibile. Le torrefazioni d’Italia hanno sposato il progetto in pieno, riconoscendo il valore della nostra opera culturale”.

Illiano aggiunge: “Gli award prodotto da noi assegnati sono oggi un orgoglio per i torrefattori che finalmente vedono riconosciuto il proprio merito. I lettori della Guida ci scrivono numerosi per conoscere la nostra opinione su specifici prodotti o per confrontarsi con i nostri assaggiatori. Tutto questo è decisamente straordinario, se si pensa che il progetto è ancora in una fase di grande crescita e consolidamento. Oggi però posso affermare che la strada che abbiamo davanti è decisamente più agevole e che il messaggio è passato”.

Le nuove sfide della formazione

Sull’importanza della formazione e sul significato degli Award Academy, commenta Andrej Godina: “Come in tutte le merceologie, anche in quella del caffè, la cultura di filiera è fondamentale per innovare ed essere sempre al passo con in tempi e i nuovi trend. Il Training Center Lavazza è l’esempio di come l’industria del caffè italiana sia da sempre in prima linea in quest’attività con le sue 54 sedi dislocate in tutto il pianeta, un’organizzazione ramificata che crea valore per il suo marchio ed è promotrice della cultura italiana, in particolare quella dell’espresso, nel mondo”.

Andrej Godina continua: “Oggi la formazione deve affrontare nuove sfide tra cui quella di una sempre più ampia digitalizzazione, infatti il Coffee Knowledge Hub rappresenta un fiore all’occhiello in grado di offrire formazione a distanza su tutti i livelli. Infine non dobbiamo dimenticare che la formazione sul caffè non è solamente quella rivolta ai baristi ma è anche quella dedicata agli altri operatori della filiera in particolare ai torrefattori. Ecco che la Bloom Coffee School ha il merito di offrire un programma di corsi specializzato e dedicato agli operatori di settore e particolarmente verticalizzato sulle loro esigenze”.

La Guida si rinnova dunque nuovamente e, dopo l’uscita a marchio Mondadori Electa in tutte le librerie d’Italia nell’edizione 2023-24, riparte a tutta velocità con una nuova edizione che promette di rinnovarsi ed espandersi ulteriormente.

SIGEP, Leva Contest Speed: record mondiale con 787 caffè espresso in un’ora da Andrea Rodio e Sharon De Pasquale

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Il nuovo record di Andrea Rodio e Sharon De Pasquale (immagine concessa)

RIMINI – Sembra il nome di un Jet il nuovo record mondiale stabilito nella gara di Leva Contest Speed a Sigep 2024. Si conclude con il botto la cinque giorni di gare organizzata dai maestri dell’espresso napoletano in partnership con l’azienda La San Marco, segnando il nuovo record di tazzine estratte in un’ora su macchina a Leva, che ora si attesta a ben 787 caffè espresso validi.

Il record, originariamente battuto da Francesco Costanzo, era passato in mano alle triestine Ebe Sai Crescente e Alice Cernecca, ed ora sbarca in Calabria con la nuova coppia Andrea Rodio e Sharon De Pasquale.

Leva Contest Speed: il nuovo record di Andrea Rodio e Sharon De Pasquale

Estremamente soddisfatto della partecipazione alle gare e del crescente interesse verso la tecnologia a Leva il general manager de La San Marco, Roberto Nocera, che dichiara “Tutti hanno dimostrato grande attenzione alle nostre proposte”.

”Il Leva Contest, di cui siamo sponsor, è una straordinaria opportunità per far conoscere il mondo dell’espresso e le prestazioni delle nostre macchine a leva” riferisce Nocera, che aggiunge, “E’ bello vedere come la cultura del caffè attraversi tutto il nostro paese e il mondo, basti pensare che i precedenti detentori del record erano prima le due bariste triestine Alice Cernecca ed Ebe Sai Crescente e ancor prima il napoletano Francesco Costanzo”.

Il contest ha fatto tappa lo scorso anno anche in Thailandia e in Cina dove, tuttavia, nessuno dei partecipanti ha raggiunto un risultato che mettesse in discussione quello degli italiani.

Scintille e testa a testa anche nella gara di Leva Contest Sensory, che ha premiato la migliore qualità in tazza. La Leva più calibrata è stata quella del riccionese Gianluca Tofani, seguito a ruota da Simone Previati ed Antonio Lardaro.

Migliore barista nel punteggio in comparata tra gara di Leva Contest Speed & Sensory è risultato il napoletano Antonio Lardaro, che ha saputo conciliare abilità di velocità e perizia nell’esecuzione, superando sul podio Giuseppe Anatriello e Nicola Chierchia.

Assegnato un premio anche alla coppia Christian Capone e Alessandro De Angelis con la seguente motivazione: “La giuria premia la volontà, la tenacia e la fiducia dimostrata dalla coppia che si è affidata e fidata dell’Associazione maestri dell’espresso napoletano che li ha uniti in una squadra. I due concorrenti hanno trovato un’immediata sinergia che è stata evidente nell’eccellente gara svolta”.

All’esito delle gare, il presidente dell’Associazione maestri dell’espresso napoletano, Francesco Costanzo, ha dichiarato: “Il Leva Contest si conferma un appuntamento immancabile nel panorama delle gare dedicate al mondo del caffè. Dopo le edizioni asiatiche, che ci hanno confermato l’interesse a livello globale verso l’estrazione a Leva, riscontriamo una partecipazione alle gare senza precedenti in termini di numeri e qualità dei partecipanti”.

Costanzo aggiunge: “Il record della gara Speed è stato battuto e almeno altre tre coppie di baristi hanno sfiorato il record. Nelle gare di Sensory e Comparata sono stati raggiunti punteggi mai ottenuti, e tantissimi baristi non in gara si sono avvicinati per familiarizzare con il format Leva Contest. Dinanzi ad una realtà del genere non posso che manifestare tutta la mia soddisfazione, e ringraziare l’intero team per l’egregio lavoro svolto da mesi al servizio della gara”.

Atterra così, dunque, l’abitacolo del Leva Contest, con nuovi record e medaglie al collo, pronto come sempre a ripartire per nuove entusiasmanti sfide. Prossima fermata Trieste 24-26 ottobre 2024.

Questo il podio delle gare Leva Contest Speed

1. Rodio – De Pasquale
2. Chierchia – Anatriello
3. Lardaro – Armellino

Leva Contest Sensory

1. Tofani
2. Previati
3. Lardaro

Leva Contest Comparata

1. Lardaro
2. Anatriello
3. Chierchia

Dersut Caffè lancia il nuovo shop online per l’acquisto di caffè e accessori

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Il nuovo shop di Dersut Caffè (immagine concessa)

CONEGLIANO (Treviso) – Dersut, storica torrefazione con sede nel cuore di Conegliano, presenta il suo nuovo shop online, una piattaforma avanzata che segna un significativo passo in avanti nel proprio percorso d’innovazione digitale. Questo lancio rappresenta un momento cruciale per l’azienda, che coniuga la passione per la storia e la tradizione del caffè con le più moderne tecnologie di e-commerce.

Il nuovo shop online di Dersut è stato pensato per rispondere alle esigenze del consumatore moderno: un’interfaccia utente elegante e intuitiva, un sistema di navigazione ottimizzato per facilitare la scoperta e la selezione dei prodotti e un processo di checkout che garantisce sicurezza e velocità.

Il nuovo shop online di Dersut

Ogni aspetto è stato curato per assicurare che l’esperienza d’acquisto sia non solo piacevole ma anche efficace, permettendo ai clienti di trovare con facilità il prodotto che desiderano, dalle miscele fino alle capsule e agli accessori.

L’impegno dell’azienda va oltre la semplice vendita di caffè: lo scorso ottobre era già stata lanciata la nuova interfaccia del sito istituzionale, volto oltre che a presentare l’azienda e i progetti, anche a creare una vera e propria cultura attorno a questa bevanda.

Ad esempio, i clienti possono imparare di più sul mondo del caffè, grazie ai numerosi articoli informativi e alle curiosità contenute nella sezione Magazine.

Immergersi nell’esperienza Dersut è facilissimo, basta visitare il sito per un viaggio attraverso la cultura, la passione e l’arte del caffè.

Caffè Trucillo presente al Taste di Firenze con la gamma monorigine nel barattolo estatico

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Caffè Trucillo presente al Taste (immagine concessa)

FIRENZE – Ci sarà anche Caffè Trucillo alla Fortezza da Basso di Firenze, dal 3 al 5 febbraio, per l’edizione numero 17 di Taste, manifestazione che riunisce in un unico contesto il meglio dell’enogastronomia italiana. Il tema di questa edizione è “Colors are served”. La cucina è un’arte visiva che suscita emozioni e i colori ne sono elementi fondamentali, perché li percepiamo prima del gusto, guidano le nostre scelte e orientano la nostra percezione dei sapori.

Caffè Trucillo debutta al Taste

È il contesto perfetto per il debutto alla manifestazione fiorentina della torrefazione di Salerno Caffè Trucillo, che presenta una coloratissima novità in edizione limitata: la gamma di caffè monorigine nel nuovo barattolo estatico.

Tre singole origini selezionate, ognuna delle quali parla di una terra, trasmette una storia, racconta una cultura.

Tre origini, Brasile, Guatemala e Honduras, che sono frutto di un viaggio umano, dell’incontro con il produttore, di uno studio diretto in piantagione, dell’amore per il caffè, della capacità di selezionarlo e di lavorarlo per trasformarlo poi nei preziosi grani da macinare a casa, per veri appassionati.

A garantirne la qualità in prima persona è Antonia Trucillo, responsabile coffee sourcing della torrefazione campana di famiglia. È lei, considerata tra i massimi esperti italiani di caffè verde, ad aver compiuto ognuno di questi viaggi, recandosi nelle piantagioni con i caficultores, vivendo il caffè sotto forma di pianta e poi di frutto.

Il barattolo estatico di Caffè Trucillo nasce per condividere questo lungo percorso, che parte dai lontani Paesi d’origine per raggiungere i veri amanti e curiosi del caffè, con una materia prima eccezionale, scelta e lavorata con la competenza di chi serve i più prestigiosi locali dell’ospitalità internazionale.

L’involucro esterno dei barattoli è realizzato in un tessuto che richiama i caldi colori dei Paesi di provenienza, dando vita a un prodotto che unisce cultura del caffè e cultura estetica.

Dal blend delle due culture nasce la nuova linea di caffè: Estatico by Caffè Trucillo. L’appuntamento con Caffè Trucillo è a Taste Firenze dal 3 al 5 febbraio, Fortezza da Basso – Padigione Centrale / piano terra /s20

Manifesto Start We-Up, Picca Bianchi, Fipe: “Da Bruxelles impegno per una definizione condivisa di imprenditoria femminile”

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La presentazione del manifesto di Start We-Up – Accendiamo l’imprenditoria femminile (immagine concessa)

BRUXELLES – La presidente del Comitato impresa donna del Ministero delle imprese e del made in Italy e presidente Donne Imprenditrici Fipe, Valentina Picca Bianchi ha partecipato alla presentazione del manifesto di Start We-Up – Accendiamo l’imprenditoria femminile, patrocinato dal Comitato impresa donna e dal Mimit, in corso di audizione presso il Parlamento Europeo a Bruxelles insieme alle altre rappresentanze di categoria d’impresa femminile italiana.

Il manifesto Start We-Up – Accendiamo l’imprenditoria femminile

Valentina Picca Bianchi afferma: “Sono 1 milione e 342mila le imprese a conduzione femminile in Italia, pari al 22% del totale. Rispetto al passato abbiamo fatto grandi passi avanti: dal Fondo Impresa Femminile del Mimit, che sostiene la nascita, lo sviluppo e il consolidamento delle imprese create e guidate da donne, alla recente rimodulazione della sua dotazione finanziaria. Nonostante i significativi risultati raggiunti, siamo convinte che si possa fare molto di più”.

Valentina Picca Bianchi continua: “Per questo il Comitato Impresa Donna ha adottato in questi mesi un approccio volto a mettere a fuoco le principali criticità che frenano la partecipazione delle donne al mondo dell’impresa come un sostegno alla maternità e al welfare attenzionato e pensato solo per la donna lavoratrice ma non imprenditrice, e sulla necessità di rafforzare soft skills, capacità, consapevolezza e competenze di cultura specifica imprenditoriale”.

C’è di più: “Gli strumenti a disposizione sono fondamentali e vanno supportati da politiche attive interconnesse e trasversali. Dalla sua nascita nel 2022, il Fondo Impresa Femminile ha ricevuto circa 13mila domande. Di queste, 1.125 imprese tra attive e start-up hanno ottenuto il finanziamento, per un totale di 163,5 milioni di euro. Parliamo di numeri in continua crescita, che ci dicono che stiamo andando nella direzione corretta. Arrivare a definire un perimetro del fare impresa al femminile – obiettivo principe del Manifesto – vuol dire connotare un’identità precisa e univoca, impianto necessario di ogni provvedimento”.