sabato 29 Novembre 2025
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Fipe: hanno avviato l’attività poco meno di 4mila imprese, mentre 12.188 l’hanno cessata

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Fonte: elaborazione C.S.Fipe su dati Infocamere

ROMA – Il turn over imprenditoriale nei servizi di ristorazione resta elevato, negativo il saldo tra le imprese iscritte e cessate per l’anno 2023. Nel confronto con il 2022, le imprese cessate aumentano in proporzione più delle iscritte che pure segnano un incremento del +6,5%. Leggiamo di seguito l’analisi del settore dalla nota dell’Ufficio Studi Fipe.

Nei servizi di ristorazione, il saldo per l’anno 2023 è stato pari a -17.693 unità, in crescita rispetto ad un anno fa quando toccò quota -17.168. Un risultato dovuto all’incremento più consistente in valore assoluto delle cessate rispetto alle iscritte.

E’ utile ricordare che il saldo tra le imprese iscritte e cessate è una variabile di flusso non esaustiva perché non tiene conto delle variazioni che pure incidono in modo significativo sul valore dello stock delle imprese.

Fipe: servizi di ristorazione – imprese iscritte e cessate e variazione %

Tra i ristoranti hanno avviato l’attività 6.205 imprese e 15.188 l’hanno cessata portando il saldo a -8.983 unità. La nati-mortalità per forma giuridica evidenzia una criticità diffusa, con scostamenti poco significativi tra ditte individuali e società di persone. Il tasso di sopravvivenza è pari al 54% dopo cinque anni.

Nel segmento bar l’anagrafe imprenditoriale indica che nel 2023 hanno avviato l’attività poco meno di 4mila imprese, mentre 12.188 l’hanno cessata. Il saldo è stato negativo per 8.251 unità.

Il quadro della nati-mortalità del settore va completato con i dati relativi alla ristorazione collettiva dove si registra un turn over imprenditoriale relativamente modesto con 162 iscrizioni e 190 cessazioni.

C’è da dire, tuttavia, che le imprese che svolgono attività di fornitura di pasti preparati e ristorazione collettiva sono circa più di tremilasettecento unità, concentrate perlopiù in Lombardia, Lazio e Campania.

Un buon indicatore della dinamica imprenditoriale del settore è dato dal tasso di sopravvivenza delle imprese. A livello nazionale, dopo 5 anni dall’avvio rimane in attività il 54% delle imprese, ovvero sopravvive poco più di un’impresa su due.

Servizi di ristorazione – tasso di sopravvivenza delle imprese (anno di iscrizione 2018)

Fonte: elaborazione C.S.Fipe su dati Infocamere

La forma giuridica evidenzia che il tessuto imprenditorialmente più vivace (e più fragile) continua ad essere quello della ditta individuale. Il tasso di sopravvivenza dopo 5 anni è anch’esso pari al 54%.

Le ditte individuali non sono più maggioranza relativa mentre lo diventano le società di capitale. Siamo dinanzi ad un comparto più strutturato dove la presenza di imprese di grandi dimensioni è significativa e dove il mercato è regolato perlopiù dal sistema delle gare d’appalto.

Servizi di ristorazione – Imprese iscritte e cessate per forma giuridica (anno 2023)

In conclusione, la rete dei pubblici esercizi conferma, nonostante le difficoltà del momento, la sua ampia ed articolata presenza sull’intero territorio nazionale.

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Fonte: elaborazione C.S.Fipe su dati Infocamere

Fiepet Confesercenti, boom di spesa di turisti in bar e ristoranti: 13,8 mld nel 2023

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Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

MILANO – Cultura, natura e buona tavola. La ripresa del turismo estero dà una spinta anche ai consumi nei pubblici esercizi. Nell’anno da poco concluso, gli oltre 65 milioni di stranieri che hanno visitato il nostro Paese hanno speso in media oltre 212 euro a persona in colazioni, pranzi, cene e aperitivi, per un totale di oltre 13,8 miliardi di euro, l’ammontare più alto dal 2019. A stimarlo è Fiepet, l’associazione dei pubblici esercizi aderenti a Confesercenti, sulla base di elaborazioni su dati del CER e del Centro Studi Turistici di Firenze.

La ripresa del turismo estero: l’analisi di Fiepet

A trainare è l’aumento delle presenze estere, che lo scorso anno hanno segnato una crescita del +13,7%, attestandosi in valori assoluti oltre i 228,5 milioni, più dell’ultimo anno prima della pandemia.

Una massa di vacanzieri che ha mostrato di apprezzare il nostro Paese non solo per le città ed i borghi d’arte o le spiagge e le campagne, ma anche per lo stile di vita, cucina in primis: la spesa al bar e ristorante costituisce infatti il 33% dei consumi complessivi dei viaggiatori stranieri in Italia, che nel 2023 dovrebbero aver toccato quota 42 miliardi di euro, con un incremento del +7,8% rispetto al 2022.

Una crescita che porta la spesa dei turisti stranieri al 4% di quella complessiva sul territorio, recuperando interamente i livelli pre-Covid.

Quella nei pubblici esercizi è la seconda voce di spesa in assoluto dei visitatori esteri in Italia, subito dopo l’alloggio, che ne assorbe il 36% per un totale di oltre 15,1 miliardi di euro.

Seguono i trasporti (11%, o 4,6 miliardi), ma anche lo shopping nei nostri negozi, cui i turisti hanno destinato circa 4,2 miliardi, il 10% del totale. Circa il 6% – poco più di 2,5 miliardi – è andato invece ad attività ricreative e culturali, mentre quasi 1,7 miliardi sono stati assorbiti dalla spesa per altre attività e servizi.

In generale, a consumare di più – per un totale complessivo di 6,8 miliardi di euro – sono i turisti tedeschi. Al secondo posto i visitatori in arrivo dagli USA (5,2 miliardi di euro), seguiti da Regno Unito (3,8 miliardi), Francia (3,6 miliardi), Austria (2,1 miliardi), Spagna (1,8 miliardi) e Svizzera (1,6 miliardi). Seguono in classifica i viaggiatori del Canada (1 miliardo) e del Giappone (550 milioni), mentre la spesa di Russi si ferma a 210 milioni di euro. I restanti 15,34 miliardi di euro, invece, arrivano dai viaggiatori degli altri Paesi.

“I viaggiatori stranieri spendono un euro su tre in un pubblico esercizio. Una preferenza che ha permesso, nelle mete turistiche, di compensare in parte il rallentamento della domanda italiana e l’aumento dei costi di attività. E che conferma il ruolo fondamentale che i nostri bar, ristoranti, pizzerie e pub svolgono nel nostro turismo”, commenta Giancarlo Banchieri, presidente di Fiepet Confesercenti.

Banchieri aggiunge: “Il sistema dei pubblici esercizi italiani ha caratteristiche uniche al mondo. A partire dalla numerosità – oltre 340mila imprese – dovuta alla scarsa penetrazione delle grandi catene e dalla prevalenza di locali indipendenti e a gestione familiare. Realtà spesso legate alla cucina tradizionale locale, che generano una varietà di offerta sul territorio unica, che rende l’Italia tra le mete più ambite per i viaggi ‘a scopo enogastronomico’ di foodie e turisti amanti della buona cucina, in grande crescita negli ultimi anni”.

Banchieri conclude: “Anche grazie all’aumento di dehors e tavoli all’aperto: un ampliamento avvenuto per ragioni di sicurezza pubblica con la pandemia, ma che è diventato una delle modalità di consumo più gradite. Turisti e non scelgono i tavoli all’esterno anche perché permettono di godersi la bellezza delle nostre strade e piazze. L’auspicio, ora, è che si lavori per rendere strutturale il regime di semplificazione”.

Spesa complessiva per consumi dei turisti stranieri in Italia, anno 2023, disaggregati per voce di spesa

 

Spesa (miliardi di euro)

Quota sul totale

Alloggio

15,12

36%

Pubblici esercizi (ristoranti, bar, etc..)

13,86

33%

Trasporti

4,62

11%

Shopping

4,2

10%

Cultura/attività ricreative

2,52

6%

Altro

1,68

4%

Totale

42

100%

(Stime Fiepet Confesercenti su dati CER e CST )

Spesa complessiva per consumi dei turisti stranieri, disaggregati per Paese di provenienza

Paese di provenienza

Spesa

(milioni di euro)

Germania

6.800

Stati Uniti

5.200

Regno Unito

3.800

Francia

3.600

Austria

2.100

Spagna

1.800

Svizzera

1.600

Canada

1.000

Giappone

550

Russia

210

Altri Paesi

15.340

Totale

42.000

(Stime Fiepet Confesercenti su dati CER e CST)

Pagamenti digitali in crescita in caffè e ristoranti, +41,5%

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sumup air pagamenti digitali
Sumup Air (immagine concessa)

MILANO – I pagamenti cashless continuano a crescere in tutta Italia: nel 2023 le transazioni senza contanti sono aumentate del +35,5%, mentre lo scontrino medio cashless è di €37,  in calo del -8,1% rispetto all’anno precedente (segno di una crescente propensione a pagare con carta anche piccoli importi). Il trend positivo coinvolge tutte le province italiane, da Nord a Sud: le tre più cashless sono Bolzano (+58,8%), Modena (+57,5%) e Venezia (+53,2%), mentre lo scontrino medio più basso d’Italia si registra invece nella provincia Sud Sardegna (€29,8).

Il trend dei pagamenti cashless in Italia

Sono alcuni dei risultati dell’Osservatorio Città Cashless di SumUp, che non solo ha analizzato l’evoluzione dei pagamenti digitali nel 2023 nei diversi settori merceologici e nelle province, ma è anche arrivato nei quartieri di 10 città capoluogo di regione**, fra le principali città italiane, per stilare la classifica delle zone più cashless del Paese. In testa ci sono Cannaregio (+163,7%) e Marghera (158,2%) a Venezia, seguiti da Sempione/City Life (+124,4%) a Milano. Per lo scontrino medio più basso, invece, si distingue il quartiere Porto-Saragozza a Bologna (€18,4).

“Dall’Osservatorio Città Cashless emerge come i pagamenti digitali stiano diventando un’abitudine in tutta Italia – commenta Umberto Zola, head of multiproduct di SumUp -. Nel 2023 le transazioni senza contanti sono aumentate in tutte le province italiane, confermando la crescita non solo nei settori retail, horeca e turismo, ma anche tra artigiani e professionisti”.

Umberto Zola continua: “Proprio ai merchant che hanno un flusso di cassa rapido o necessitano di una soluzione completa per ordini e pagamenti sono rivolti alcuni dei più innovativi prodotti di SumUp, come il conto aziendale o SumUp Cassa Pro. In particolare, la crescita del cashless nei quartieri, centrali e periferici, delle principali città d’Italia conferma l’esigenza degli esercenti di vari settori di offrire ai propri clienti soluzioni rapide ed efficienti per rendere più smart i pagamenti e intercettare le nuove esigenze di una fetta di consumatori destinata a crescere sempre di più”.

I pagamenti digitali nei quartieri urbani

Da Nord a Sud, l’Osservatorio Città Cashless di SumUp ha analizzato l’evoluzione dei pagamenti digitali nei quartieri di 10 città capoluogo di regione. Dopo il podio – occupato da Cannaregio e Marghera a Venezia e da Sempione / CityLife a Milano – nella Top 10 dei quartieri in cui il cashless è maggiormente cresciuto nel 2023 compaiono Porto-Saragozza a Bologna (+118%), Brancaccio a Palermo (+108,4%) e di nuovo Milano, stavolta con Calvairate (+103,4%). A chiudere la Top 10 sono il quartiere Gianicolense a Roma (+90,2%), Milano Bovisa / Cimitero Maggiore a Milano (+85,4%), Roma Tiburtina (+82,1%) e Venezia Mestre (+80,8%).

Per trovare gli scontrini medi cashless più bassi d’Italia occorre andare a Bologna: i quartieri con il ticket inferiore sono Porto-Saragozza (€18,4), Bolognina (€20), Corticella (€20,5), Borgo Panigale (€20,8) e San Donato (€21,6).

Nelle altre città analizzate, a Bari è il quartiere Marconi la zona che registra il ticket medio cashless più basso (€23,1) e la crescita più rilevante delle transazioni cashless (+78,9%). A Cagliari è Is Mirrionis il quartiere dove aumentano di più i pagamenti elettronici (+46,7%) e dove lo scontrino medio digitale è più ridotto (€24,8). Borgata Lesna (+67,2%) è la zona più cashless di Torino (+67,2%), mentre lo scontrino medio più piccolo si emette a Borgata Vittoria e Madonna di Campagna (€23,4).

Le transazioni con carta a Firenze nel 2023 sono aumentate soprattutto nella zona di Cascine, Toselli, Redi, manifattura Tabacchi (+54,6%), mentre a Bellosguardo, Galluzzo, Porta Romana, via Senese è stato battuto lo scontrino medio più basso in città (€29,3). La zona di Napoli in cui si paga di più senza contanti è il Lungomare e il porto civile (+68,7%), mentre il ticket medio con il valore minore si trova in pieno Centro Storico, tra Quartieri Spagnoli e Montecalvario (€25,6).

 Le province e i settori più cashless

Tornando ad analizzare, invece, le province in cui le transazioni sono aumentate di più rispetto al 2022, dopo Bolzano, Modena e Venezia, la classifica continua con Rieti (+52,3%), Rovigo (+52%), Piacenza (+50,9%), e Vercelli (+48,7%). Chiudono la Top 10 Gorizia (+48,6%), Terni (+48,4%) e Reggio Emilia (48,1%). Per quanto riguarda gli scontrini cashless più bassi, dopo il Sud Sardegna la classifica vede Oristano (€30,6), Bologna (€30,8), Genova (€31,6) e Lodi (€31,7).

Tra gli esercizi commerciali, accelerano a livello nazionale i negozi di cosmesi (+117%) e i fiorai (+108%), anche se la vera sorpresa del 2023 sono i professionisti: in particolare gli agenti immobiliari, primi per crescita di transazioni digitali con un +161,2%, gli avvocati, in terza posizione con un +153,2%. Si conferma invece la crescita costante del comparto retail, con +71,9% nei tabaccai, +37,8% nelle edicole, +34,2% negli alimentari, come anche dell’horeca, con un aumento delle transazioni in bar e club (+53%) e caffè e ristoranti (+41,5%), e nel turismo (+33,8%).

Note

L’Osservatorio Città Cashless di SumUp è stato realizzato confrontando i dati sulle transazioni senza contanti effettuate nel 2023 con quelli relativi al 2022, a livello nazionale, provinciale e nei diversi settori merceologici. Inoltre, sono state analizzate 10 città capoluogo di regione (Milano, Torino, Venezia, Bologna, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Palermo, Cagliari), indagando l’andamento dei pagamenti cashless nei singoli quartieri urbani.

La ricerca  ha analizzato il numero medio di transazioni effettuate senza contanti e lo scontrino medio digitale per ogni commerciante attivo che utilizza i suoi servizi. Il campione è rappresentato da 5.000 merchant, parte della base utenti di SumUp.

La scheda sintetica di SumUp

SumUp è l’azienda leader a livello mondiale nel settore della tecnologia finanziaria, con  l’obiettivo di democratizzare il settore dei pagamenti digitali per i piccoli commercianti. Fondata nel 2012, SumUp è il partner finanziario di oltre 4 milioni di esercenti in 36 mercati nel mondo, aiutandoli ad avviare, gestire e far crescere la loro attività.

Attraverso la sua Super App, SumUp offre ai commercianti un conto e una carta aziendale gratuiti, un negozio online e una soluzione di fatturazione, oltre a pagamenti di persona e a distanza perfettamente integrati con i terminali per carte e i registratori di cassa SumUp.

Con l’intento di valorizzare il proprio successo per rendere il mondo un posto migliore, SumUp si è impegnata a donare l’1% del proprio fatturato a sostegno di cause ambientali e supporta progetti educativi e imprenditoriali a livello globale.

Nel 2023 la società è stata riconosciuta come Top Global Employer per la comunità LGBTQ+ dallo Stonewall Workplace Equality Index. Per maggiori informazioni, basta cliccare qui.

Bergamo: studenti e cittadini uniti per la sostenibilità in una cucina biologica

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ischool orto botanico bergamo
iSchool e Orto Botanico insieme ai fornelli (immagine concessa)

BERGAMO – A dieci anni dalla sua fondazione in Inghilterra, nel 2014, l’organizzazione no profit Veganuary (nome nato dall’unione delle parole vegan, vegano, e January, gennaio) è diventata un movimento culturale internazionale e le sue campagne di divulgazione per promuovere il consumo di alimenti di origine vegetale hanno portato al centro del dibattito pubblico i benefici della dieta a base vegetale per la salute e per il pianeta.

Così, nel mese dei buoni propositi, anche gli insegnanti e gli studenti della scuola paritaria secondaria iSchool con sede in via Ghislandi e l’Orto botanico di Bergamo hanno voluto dare il loro esempio di “gennaio veg”, unendo le loro forze per un inizio d’anno all’insegna del green

Con l’originale formula di una scuola di cucina aperta alla cittadinanza, gli studenti dell’istituto tecnico alberghiero di iSchool affiancati dai loro docenti hanno proposto nei locali della scuola l’esperienza vegetariana con alcune serate comprensive di corso di cucina vegetale e cena di degustazione; in tali occasioni, l’Associazione Amici dell’Orto Botanico di Bergamo ha invitato il pubblico a scoprire i menù gustosi preparati dagli studenti con ingredienti di stagione del territorio, per smontare gli stereotipi legati alla dieta a base vegetale.

Ridurre il consumo di prodotti animali si traduce in un impegno significativo per la salvaguardia del Pianeta perché abbassa le emisssioni di gas climalteranti, i consumi idrici e il consumo di suolo della filiera alimentare.

Negli ultimi anni, la dieta vegetariana incontra sempre maggiori consensi anche in Italia. Nel 2022, infatti, è stato stimato che 22 milioni di italiani hanno scelto abitualmente alimenti plant-based (ricerca di Unione italiana food e AstraRicerche 2023), con un mercato che, nello stesso anno, ha raggiunto un valore di oltre 490 milioni di euro.

Quest’attenzione alla sostenibilità sta a cuore da tempo ad iSchool. Il percorso di formazione dei futuri chef dell’istituto tecnico alberghiero, infatti, integra nel programma didattico lo studio e la preparazione di piatti senza l’utilizzo di prodotti animali. La conoscenza della materia prima, la capacità di saperla lavorare per valorizzarne ogni sfumatura e l’attenzione verso la filiera produttiva, riducendo al minino anche lo spreco alimentare, sono pilastri della cucina Made in iSchool.

Attraverso le cene vegetariane di gennaio, gli studenti si sono trasformati in insegnanti di sostenibilità, mentre sostenitori e Amici dell’Orto Botanico di Bergamo sono diventati apprendisti chef per una sera. In questo laboratorio di sperimentazione e di sapori, gli studenti di iSchool hanno coinvolto in cucina e servito la cena ai 30 ospiti che hanno cucinato, a quattro mani con gli alunni. Tra le proposte: quiche ai funghi, cavolfiore arrosto e pere spadellate con mousse al cioccolato.

“Sostenibilità e innovazione sono valori che, nella nostra cucina e più in generale nella nostra scuola, sono trasmessi sin dal primo anno agli studenti di iSchool. Queste occasioni di incontro e scambio con le realtà del territorio ci permettono di diffondere questi messaggi di sostenibilità e, allo stesso tempo, di poterli raccontare attraverso un’esperienza di gusto che ci auguriamo possa lasciare un ricordo positivo nei nostri ospiti”, affermano Valentina Fibbi e Francesco Malcangi, titolari di iSchool Bergamo.

“L’impegno per sgravare la Terra dall’impatto delle attività umane riguarda tutti noi. Come Orto botanico stiamo lavorando con ragazzi e adulti anche per accrescere la consapevolezza sui temi ambientali e per far capire come la soluzione del grave problema che stiamo vivendo possa venire anche dalle piante. Il lavoro di divulgazione sulla salvaguardia della biodiversità agricola e sulle diete più sostenibili ci trova impegnati in prima linea” – dichiara Gabriele Rinaldi, direttore dell’Orto botanico di bergamo “Lorenzo Rota”.

La ricetta green firmata iSchool e Orto botanico di Bergamo

Cavolfiore marinato in salsa di spezie esotiche

Per quattro persone

bergamo cavolfiore
Cavolfiore marinato in salsa di spezie esotiche (immagine concessa)

Ingredienti:

Per il cavolfiore arrosto:

  • Due cavolfiori teneri, del diametro di circa 15 cm
  • 50 g di salsa Tahina
  • Semi di sesamo q.b.
  • Paprika affumicata q.b.
  • Curry q.b.
  • Curcuma in polvere q.b.
  • Un bicchiere di salsa di soia
  • Succo di due limoni
  • Quattro cucchiai di olio extravergine d’oliva

Per l’accompagnamento:

  • Insalatina verde
  • Chicchi di melograno q.b.
  • Lamponi freschi q.b.
  • Una arancia tagliata a vivo

Preparazione:

Mondate e sbianchite il cavolfiore intero in acqua bollente per 5 minuti. Nel frattempo preparate la marinata miscelando tutti gli altri ingredienti.

Marinate i cavolfiori per almeno una trentina di minuti intingendoli bene nella salsa di spezie preparata precedentemente. Ponete i cavolfiori interi in una teglia e irrorate ulteriormente con la bagna esotica. Cuoceteli in forno a 180° per 30 minuti circa. Quindi, tagliate a metà o in quarti e servite caldo accompagnando con insalatina verde, chicchi di melograno, lamponi e arance tagliate a vivo.

Anche i bambini hanno il loro cappuccino: si chiama babyccino ed è semplice da realizzare

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credits by Ruth Hartnup, licensed under Creative Commons (CC BY 2.0) babyccino
Il babyccino credits by Ruth Hartnup, licensed under Creative Commons (CC BY 2.0)
MILANO – Se il rito del caffè è qualcosa di sociale, che unisce le famiglie – quanti condividono lo stesso ricordo sin da bambini, con il rumore della moka nelle cucine delle nonne e lo zucchero dei fondi delle tazzine – allora è bene coinvolgere anche i più piccoli a partecipare. La caffeina non è problema, avendo a disposizione delle ricette kids-friendly, come il babyccino.
Dall’Australia e la Nuova Zelanda, ecco la colazione o la merenda da condividere con tutta la famiglia.

Babyccino: il cappuccio anche per i piccini

E anche agli adulti che si vogliono concedere una coccola senza caffeina. Per i baristi che stanno già temendo di dover aggiungere una delle tante voci al proprio menù – macchiato, schiumato, ristretto, doppio, lungo e chi più ne ha più ne metta – ecco una buona notizia: il babyccino è facile da realizzare.
Basta montare un po’ di latte con una spolverata di cannello o di cacao. Senza zuccheri – ottima alternativa ai soliti succhi di frutta che si è soliti ordinare per i propri figli – farà sentire parte della cerimonia tra adulti anche gli ospiti più giovani.

Ecco gli ingredienti e la procedura che servono per prepararlo:

0,6 dl di crema di latte
Cacao o cannella in polvere
Versare la schiuma di latte in una tazza da espresso.
Aggiungere cacao o cannella in polvere
In realtà questa variante del cappuccino adatto ai bambini sarebbe già una consuetudine piuttosto diffusa anche nei bar italiani, che però spesso la regalano: non sarebbe però una cattiva idea, ritenerla a tutti gli effetti una voce importante sul menù di una caffetteria che si dimostra solidale alle famiglie.

ChocoLOVE: ecco i corsi di degustazione del cioccolato a Milano, 12-13/02

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chocolove logo degustazione
Il logo di ChocoLOVE (immagine concessa)

MILANO – Il Livello 1 Plus è un’introduzione all’analisi sensoriale del cioccolato e un’ottima base per la degustazione del cioccolato, inclusa la degustazione di diverse origini o miscele di pregiato cioccolato fondente, degustate in modi diversi per comprendere le variabili di aroma, retrogusto, consistenza e gusto.

Il corso verrà avviato in occasione di ChocoLOVE,  il primo evento sulla cultura del cioccolato a Palazzo Bovara, Corso Venezia 51 Milano.

I due giorni, 12 e 23 febbraio, si concludono con un test a risposta multipla di 30 minuti, in base al contenuto del corso. I certificati saranno estesi a coloro che raggiungeranno almeno il voto di superamento.

Il corso di Livello 1 Plus in degustazione di cioccolato consiste in più di 16 ore comprensive di esame, correzione dei compiti e consegna delle certificazioni.

Il corso di degustazione include:

  • 2 Pranzi
  • Materiale didattico teorico
  • Materiale didattico pratico
  • Tasse d’esame
  • Esame
  • Certificazione
  • Gadgets

Monica Meschini terrà il corso in italiano. Per maggiori informazioni e iscrizioni, contattare direttamente Monica Meschini via mail a info@monicameschini.com.

Requisiti per l’ammissione

Nessuno. Il Livello 1 Plus nella Degustazione di Cioccolato è aperto a tutti ed è adatto a professionisti e appassionati.

  • Cosa è incluso
  • Cos’è il cioccolato finissimo
  • Allenare i sensi per la degustazione del cioccolato
  • Comprensione e degustazione dei difetti del cacao e del cioccolato
  • Le origini e le varietà del cacao
  • Produzione di cacao
  • Come viene prodotto il cacao
  • Approvvigionamento diretto, sostenibilità ed etica
  • Guide allo studio
  • Certificato ufficiale

Chi dovrebbe seguire questo corso?

Questo corso sarebbe perfetto se:

  • Si vuole iniziare, con una base fondamentale, il proprio percorso di degustazione di cioccolato
  • Si è un professionista nel settore della ristorazione, pasticceria, cioccolatini, industria e si desidera sviluppare un’adeguata comprensione sensoriale
  • Si ha intenzione di avviare un’attività di cioccolato raffinato
  • Si vuole il regalo sognato da ogni fanatico del cioccolato
  • Si vogliono elevare le proprie capacità di degustazione a un livello professionale

Per maggiori informazioni basta cliccare qui

Inaugurato il master di primo livello in scienze sensoriali per un’alimentazione sana e consapevole

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master scienze sensoriali
L'inaugurazione del Master di primo livello in scienze sensoriali per un’alimentazione sana e consapevole (immagine concessa)

PISA – Dopo mesi di progettazione che ha visto la collaborazione tra l’Università di Pisa, il Centro studi assaggiatori e l’International academy of sensory analysis, il 18 gennaio è stato inaugurata la prima edizione del Master di primo livello in scienze sensoriali per un’alimentazione sana e consapevole (SSASC).

Il Master di primo livello in scienze sensoriali per un’alimentazione sana e consapevole

Questo master, promosso dal Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa sotto l’egida del Centro interdipartimentale di ricerca nutraceutica e alimentazione per la salute Nutrafood, consentirà di acquisire le competenze per diventare esperti di Scienze sensoriali per l’alimentazione e si pone l’obiettivo di coniugare le conoscenze relative alle percezioni sensoriali specifiche di ciascun individuo con le caratteristiche chimico/nutrizionali e organolettiche degli alimenti che costituiscono la dieta mediterranea per sviluppare un approccio innovativo e consapevole alla scelta di regimi alimentari corretti da un punto di vista nutrizionale ma al tempo stesso gratificanti da un punto di vista organolettico.

L’inaugurazione, organizzata in presenza presso il DiSAAA-a dell’Università di Pisa, ha visto un’ampia partecipazione di docenti, professionisti e aziende con la possibilità di assaggiare diverse tipologie di prodotti innovativi offerti dalle aziende che hanno sostenuto il master già a partire dalle fasi progettuali.

Gli studenti hanno avuto, quindi, la possibilità di iniziare da subito a interagire con le realtà aziendali in cui potranno svolgere il progetto di ricerca finale.

La scheda sintetica dell’International Academy of Sensory Analysis

È un’accademia internazionale scientifica, fondata nel 2005 per studiare e diffondere l’analisi sensoriale, quale strumento di descrizione e di misurazione del percepito, come mezzo per migliorare la qualità della vita.

Attualmente ne fanno parte un centinaio di ricercatori (per l’Italia sono rappresentate 13 università) e 10 sensory point costituiti presso organizzazioni e imprese. Dal 2021 l’Accademia ha costituito team di innovazione al servizio delle imprese.

Per maggiori informazioni basta cliccare qui

La scheda sintetica del DiSAAA-a

Fondata dal Marchese Cosimo Ridolfi nel 1840, la Scuola Agraria pisana, oggi configurata come Dipartimento di scienze agrarie, alimentari e agro-ambientali dell’Università di Pisa, costituisce la più antica sede di studi delle scienze agrarie nel mondo.

Con l’offerta didattica e le attività di ricerca il Dipartimento si propone di fornire ai propri studenti delle lauree triennali e magistrali, dei corsi master e di dottorato di ricerca una solida preparazione di base e specialistica, unita alla coscienza critica necessaria a tutte le figure impegnate nelle filiere agro-alimentari e, più in generale, nei settori della conservazione e gestione delle risorse del territorio.

La scheda sintetica di Nutrafood

Il centro Nutrafood “Centro interdipartimentale di ricerca nutraceutica e alimentazione per la salute”, istituito il 26 luglio 2013, ha il principale scopo di unire le forze di tutti i docenti e ricercatori che si occupano di cibo, alimenti, alimentazione, nutraceutica e salute.

Con questo Centro, l’Università di Pisa si è dotata di uno strumento unico in grado di svolgere studi multidisciplinari, fondamentali per un settore complesso come la nutraceutica, i cui risultati possono contribuire a migliorare il generale stato di salute della popolazione e a ridurre l’entità della domanda assistenziale.

Cioccolato Gourmet presenta i Ciocolips per San Valentino

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Cioccolatini Ciocolips di Cioccolato Gourmet (immagine concessa)

MILANO – È un San Valentino di baci quello al gusto di Ciocolips, i divertenti e colorati cioccolatini a forma di labbra di Cioccolato Gourmet: il marchio ideato dai fratelli Alberto e Tancredi Alemagna che con T’a Milano hanno saputo reinterpretare la tradizione familiare dell’alta pasticceria milanese.

Da mangiare in un boccone o da gustare lentamente, i 24 cioccolatini svelano morbidi ripieni a prova di smack.

Cioccolato Gourmet per San Valentino

La qualità degli ingredienti, la freschezza e la genuinità delle migliori materie prime, la produzione artigianale italiana regalano attimi di passione nel giorno degli innamorati.

La scatola Ciocolips per San Valentino, dal design ricercato, si apre per offrire la migliore esperienza gourmet.

Inizia un viaggio sensoriale dove i colori e i sapori esplodono in bocca con Dark Brown (cioccolato fondente con ripieno all’arancia), Gold (cioccolato bianco al caramello con ripieno al caramello), Red (cioccolato bianco con ripieno fondente), Brown (cioccolato al latte con ripieno alla nocciola), Fucsia (cioccolato bianco con ripieno al passion fruit) e Pink (cioccolato rosa ruby con ripieno al pistacchio).

Andrea Ciravegna torna con l’analisi puntuale di: “Tutti gli step e i costi dalla partenza del verde dalle origini fino al magazzino del compratore”

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Ciravegna
Perù, 1976 (foto concessa)

MILANO – Andrea Ciravegna, della Caffè Verde Europe Srls di Roma, è uno dei maggiori esperti di commercio del crudo in Italia. È il fornitore di molte torrefazioni. Non è nuovo su queste pagine: l’ultima volta ha sottolineato la situazione critica che rende pericoloso il passaggio attraverso il canale di Suez. Questa volta torna ora a parlare di prezzi, analizzando i tanti passaggi e costi che si devono sostenere per ottenere la materia prima in Italia.

Ciravegna: il container è l’unità di misura

“Analizziamo tutti gli step dalla partenza del caffè in origine partendo dalla base FOB, i costi dei noli, dell’assicurazione, sino all’arrivo al magazzino compratore. Tutto naturalmente dipende a monte dalla forza economica e dalla convenienza che un cliente ha per poter comprare un container.

Quantitativi minori il torrefattore può acquisirli pronti nei principali porti/magazzini italiani dagli importatori di crudo effettuando anche un giardinetto di qualità diverse per comporre le proprie miscele.

Prenderò quindi come unità di misura, un container, che normalmente può trasportare all’incirca 20mila chili di verde ed è fornito dall’esportatore free on board, ovvero lo fa arrivare in porto e lo mette nella nave a sue spese.

Dopodiché cominciano i pagamenti, a partire dal viaggio marittimo, cioè il nolo.

Il costo teorico dipende sempre da diverse variabili e dalla compagnia a cui si fa riferimento: ad esempio una ditta di grandi dimensioni, pagherà un nolo più basso rispetto a quello stimato per un’azienda più piccola, in quanto può contare su convenzioni e su centinaia di contenitori all’anno.

Prendiamo come riferimento un contenitore che arriva dal Brasile – il porto principale è nell’80% dei casi quello di Santos – Si paga il nolo e le spese locali al costo , la somma ammonta intorno ai 1400 dollari (1290 euro circa CALCOLANDO UN CAMBIO USD di fine gennaio 2024> Euro di 1,085).

Se invece ci riferiamo a Mombasa – da cui noi imbarchiamo il caffè del Kenya, Uganda, Tanzania, Repubblica Democratica del Congo sempre free on board – la cifra cambia e si aggira sui 1200 dollari (1106 euro).

Ricordo che invece dall’India il costo del nolo è aumentato sino ai 1500 dollari (1383 euro) e che si deve anche considerare in questo momento particolare il surcharge – che da Mombasa, dall’India, dal Brasile non c’è, in quanto il trasporto è diretto – per chi è costretto a passare per il Capo di Buona Speranza, non potendo attraversare il Mar Rosso, che si aggira da compagnia a compagnia a circa 1300 dollari per container e questo comporta una spesa finale quasi raddoppiata.

La merce poi è da assicurare con una Compagnia: ce ne sono diverse, ma per quella che dà tutti i servizi completi, inclusa l’eventuale perdita naturale di peso, il costo si aggira sul 1,30% del valore della merce.

Il carico poi arriva a Trieste, o in altri primari porti italiani, dove viene preso da uno spedizioniere specializzato che a sua volta la porta nel proprio magazzino dove resta per una media di 15-20 giorni, fino alla sua uscita: la somma tra entrata e uscita, con la produzione di una serie di documenti (THC, Analisi igienico sanitaria DPR 470, Certificato di nulla osta sanitaria circolare 76D/96, Svincolo polizza, Inspection Fees, Security Surcharge, Demurrage Detention, Trasporto interportuale e restituzione del contenitore vuoto, introduzione al magazzino e uscita) totalizza un costo finale di circa 150 euro per tonnellata media.

C’è poi da aggiungere il pagamento della dogana che è pari al 22%,(IVA) del valore di fattura del Venditore (Trader o Esportatore) , per merce franco magazzino portuale (porto franco).

Si passa al trasporto: il container scompare e restano i 20mila chili che devono esser portati sino al magazzino del cliente. La spesa varia a seconda del quintalaggio: sotto i 20mila chili è definito collettame e i trasportatori chiedono un prezzo maggiorato (sino ai 200/250 euro).

Per 20mila chili interi invece, si pagano intorno ai 150 euro per tonnellata media. Queste tariffe sono suscettibili di aumenti o diminuzioni in base al traffico che l’Importatore assicura annualmente al corriere.

Qui il giro finisce. Il torrefattore tosta e per legge può dichiarare il prodotto ricavato con un calo percentuale determinato dalla tostatura“.

Quanto la crisi logistica dovuta alla parziale chiusura del transito per il Mar Rosso sta incidendo e inciderà sul prezzo del caffè

Ciravegna: “Può avere un’incidenza a causa dei surcharges marittimi . Questo perché una compagnia di navigazione può decidere di aumentare i prezzi a causa del percorso più lungo: 20-25 giorni in più di trasporto significano un consumo maggiore di conbustibile e d’impiego di una nave.

I tempi medi di arrivo sono di 45 giorni (salvo eccezioni e ulteriori dilatazioni), ma in questo momento le tempistiche sono sempre più vaghe.

Qualcuno inizia ad applicare un surcharge che spazia dai 1200 ai 1500 dollari Usa, raddoppiando il costo del nolo. Ricordo che a fine dello scorso anno questo surcharge non c’era.

Attualmente, la mia previsione è che avremo innanzitutto un inasprimento di un fenomeno che già era presente, ovvero la carenza di Robusta, con il Vietnam, primario produttore di Robusta, in shortfall dalla seconda metà del 2023 e dalla riluttanza attuale degli esportatori di questo Paese ad offrire il nuovo raccolto per imbarchi su mesi a venire a causa del “backwardation” cioè le posizioni di Borsa Liffe a sconto sul futuro.

Si è aggiunta a questo la difficoltà ulteriore del Mar Rosso bloccato e così, mentre la richiesta aumenta. i grossi traders non hanno caffè da offrire. Molti di loro ormai non vendono per imbarchi se non hanno la certezza di possedere materialmente la materia prima nei Paesi d’Origine.“

Ciravegna: “Il futuro è un’incognita”

“Recentemente ho acquistato un buon caffè robusta che ho trovato disponibile a Trieste per miracolo, e offrendolo immediatamente via email sono stato richiamato subito da diversi Clienti che lo volevano comprare.

Questa è ovviamente una situazione anomala che dovrà prima o poi risolversi. Sono attualmente in attesa di quattro contenitori dal Vietnam partito su una nave il 25 novembre con previsione di arrivo per i primi di gennaio: ma lo spedizioniere mi ha comunicato che la nave si è fermata momentaneamente a Singapore per la nota causa della pericolosità di passare per il Mar Rosso, e quindi le stime di arrivo in Italia si sono spostate al 1° febbraio.

Come me, sono tanti colleghi.

E chi non ha fatto ordini a fine novembre sta pure peggio. Oggi ci sono traders e torrefattori che si fidano soltanto di merce a terra nei principali porti italiani ed anche europei, ma non se ne trova.

C’è inoltre un grosso punto interrogativo. Tutto quello che è stato fortunatamente imbarcato a fine anno, sicuramente non arriverà prima di metà marzo.

Perciò si creerà un buco. I torrefattori che hanno temporeggiato a gennaio hanno trovato una situazione alla quale non erano abituati, con la scarsa disponibilità di caffè robusta in offerta. Le previsioni di imbarco hanno tempi lunghissimi.

Dall’altra parte l’Arabica, purtroppo, viene richiesto sempre meno, a causa dei mercuriali di Borsa aumentati. La concorrenza tra torrefattori impedisce di alzare il prezzo sul cliente finale. Resta avvantaggiato chi ha firmato contratti lunghi. Ma anche con queste premesse, se il trader non ha la merce in Origine, non c’è via di scampo e tutto è rimandato.

Infine, ultima notizia vi è attualmente poca disponibilità di containers da Mombasa ed il porto è congestionato.”

Da cosa sono determinati gli attuali differenziali tra mercato fisico e borse? Ritiene possibile un reintegro, almeno parziale, delle scorte certificate di Londra e New York rispetto agli attuali minimi storici?

Ciravegna: “Per rispondere alla prima domanda dalla qualità del caffè. Se si compra per esempio Uganda crivello 18, uno crivello 15 e uno 12, il primo ha un differenziale maggiore del secondo e il secondo del terzo.

In questo momento non vedo un reintegro delle scorte certificate per il Robusta: oggigiorno mancando i primari Robusta, siamo arrivati a vendere il Conilon Robusta brasiliano. I torrefattori italiani non amano molto questa varietà che viene venduta quasi per la sua totale percentuale negli Stati Uniti, eppure ora la stanno acquistando proprio perché mancano le altre qualità di caffè Robusta come già spiegato sopra. E questo succede già da questa estate.”

Detto questo, come il prezzo pagato per il verde viene poi distribuito lungo la filiera?

“Nei Paesi Produttori , c’è la stessa trafila che esiste da FOB al torrefattore: bisogna andare in piantagione, da chi lo coltiva e lo raccoglie per poi venderlo al grossista che ha i macchinari per pulirlo ed insaccarlo.

Poi lo porta al rivenditore che lo miscela e fa il cup tasting selezionandolo per i vari gradi qualitativi e infine da chi lo imbarca mettendolo in sacchi di juta da 60 chili, In Big Bags da 1000 chili o in bulk a seconda della richiesta dell’importatore. I passaggi sono tantissimi e quindi risulta praticamente impossibile risalire al coltivatore.

Il trader prenderà una cifra diversa a seconda della sua dimensione per coprire le spese, la Borsa e i margini. Sia gli esportatori che i traders arbitrandosi su consegne future , devono pagare i margin-calls ai brokers che operano sulle borse di New York e di Londra immediatamente, entro 48 ore, per ogni variazione di Borsa all’insù o all’ingiù altrimenti corrono il rischio di vedere i propri contratti chiusi

E la Borsa è la Borsa: ci si arbitra per prevenire il rischio di perdita di capitale.”

Nel periodo luglio 2022 – giugno 2023, l’Uganda ha esportato verso l’Italia oltre 2 milioni di  sacchi di caffè. Ritiene che questo trend positivo continuerà?

“Sì perché è un caffè apprezzato, più di quello del Vietnam che però è un’onda lunga. L’Uganda ha esportato molto verso l’Italia perché gli italiani ne amano la neutralità di base e la forza particolare che si riscontra poi nella tazzina.

Trent’anni fa, non esisteva il Vietnam ed il robusta arrivava principalmente dall’Africa Occidentale, Costa d’avorio, Camerun, Togo, RCA, Angola, e quelli erano i produttori di caffè robusta di riferimento. Quando ho iniziato la mia attività, l’Uganda aveva una bassa quota di esportazione ed esportava principalmente in Inghilterra.

Mi ricordo che per i miei primi acquisti negli anni ’70 dovevo recarmi a Londra dove vi era la sede dell’Uganda Coffee Board, il Vietnam nelle statistiche della fine dello scorso secolo era annoverato fra gli altri Paesi minori. Poi c’è stato il boom ed è diventato il secondo produttore al mondo di robusta.”

Rosario Carafa, a.d. Polo del Caffè: “Gestiamo oltre 600mila sacchi l’anno, il futuro della logistica? Anticipare le richieste del mercato”

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Rosario Carafa, amministratore delegato del Polo del Caffè (immagine concessa)

Rosario Carafa, amministratore delegato del Polo del Caffè, azienda specializzata in supply chain management del caffè crudo, parla dell’importante ruolo della logistica nella filiera del chicco. Secondo Carafa, la logistica nel settore del caffè ha subito grandi cambiamenti negli ultimi quattro anni, dovuti in parte al Covid, alle guerre, ma anche ad una frenetica attività dovuta al cambiamento del mercato internazionale.

Tuttavia, nonostante lo scenario tutt’altro che roseo, l’azienda riesce a provvedere ad un servizio di prim’ordine considerando che i volumi gestiti sono di oltre 600mila sacchi all’anno, con operazioni di sdoganamento pari ad oltre 40mila tonnellate ogni anno.

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Il logo del Polo del Caffè (immagine concessa)

Carafa si sofferma inoltre sull’importanza dei trasporti marittimi per la logistica  e, di conseguenza, sulla situazione critica che si presente nel Mar Rosso e nel canale di Suez. Leggiamo di seguito le considerazione dell’amministratore delegato del Polo del Caffè.

Che cosa è, in generale, oggi la logistica?

“La logistica oggi assume un significato complesso ed articolato e rappresenta sempre più un punto nodale per il commercio mondiale.

La parola logistica deriva dal greco “logistikos” e indica tutto cià che ha un senso logico. Tuttavia nel corso degli ultimi 30 anni è entrata nel vocabolario del business con molta fatica, perché le aziende commerciali ed industriali, per questioni esclusivamente culturali, non sempre sono riuscite a darne il giusto valore, pur rientrando a pieno titolo in quella che oggi chiamiamo supply chain management.

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Il logo de Il Polo del caffè (immagine concessa)

Oggi la logistica ha un valore enorme se si pensa che il suo fatturato vale oltre 100 miliardi di euro e rappresenta la vera essenza strategica della catena di approvvigionamento e distribuzione delle aziende.

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Il team del Polo del caffè con Rosario Carafa al centro (immagine concessa)

Oggi, ritengo che la logistica e, in particolare, l’operatore logistico non possa essere considerato come un semplice fornitore di servizi, ma un partner che opera all’interno della loro supply chain al fine di garantire efficienza e benefici ai loro processi di pianificazione.

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Rosario Carafa, amministratore delegato del Polo del Caffè (immagine concessa)

Recentemente ho tenuto, presso il Dipartimento di ingegneria gestionale, Università Parthenope di Napoli, proprio un seminario sull’importanza strategica della partnership nella supply chain ed ho evidenziato i seguenti aspetti fondamentali:

  1. L’integrazione e la collaborazione nei rapporti cliente-fornitore: la supply chain management riguarda sia processi di natura operativa che relazionale;
  2. Riduzione dei tempi di esecuzione dei processi grazie alla semplificazione delle attività ed alla possibilità di controllare i processi stessi, con logiche di workflow e una riduzione del capitale circolante sostenuta dalla condivisione delle informazioni;
  3. L’azienda partner si sostituisce al controllo ed alla gestione di una parte, della supply chain management del cliente, agevolandolo nelle informazioni e nella operatività, attività fondamentali queste per i processi di pianificazione.

C’è necessità di una maggiore comprensione, dei benefici del valore di tutta la supply chain management, da parte del cliente, che ne esalti il valore strategico”.

E la logistica del caffè?

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Rosario Carafa (immagine concessa)

“Il Polo del Caffè è specializzata per la gestione della supply chain del caffè verde: attraverso la propria organizzazione e magazzini supporta da sempre queste attività. Nel corso di questi anni di attività siamo riusciti ad ottenere la fiducia e la stima del traders e dei torrefattori attraverso una dimensione nuova nell’approccio, ma anche nel creare relazioni trasparenti e di grande sostegno alle attività commerciali ed industriali.

La logistica del caffè negli ultimi 4 anni ha subito grandi cambiamenti dovuti in parte al Covid, alle guerre, ma anche ad una frenetica attività logistica dovuta al cambiamento del mercato internazionale del caffè (vedi prezzi a rialzo) ed al capovolgimento dei flussi logistici dai paesi di origine ,che continuano a tenere tesa la supply chain del caffè verde.

In questo scenario il mercato resta short e questo crea forti distonie nelle organizzazioni logistiche, per le tempistiche richieste di consegna merce.

Nonostante le suddette distonie il Polo del Caffè risponde e sostiene in maniera adeguata alle esigenze dei nostri clienti. I volumi che oramai gestiamo sono oltre i 600mila sacchi l’anno, con operazioni di sdoganamento pari ad oltre  40mila tonnellate l’anno”.

Il momento per la logistica è tra quelli delicati: come vede la situazione?

I magazzini del Il Polo del caffè all'Interporto di Nola: sl centro della fotografia c'è Rosario Carafa con (sinistra) Gianluca Del Prete e Antonio Di Domenico
I magazzini del Il Polo del caffè all’Interporto di Nola: sl centro della fotografia c’è Rosario Carafa con (sinistra) Gianluca Del Prete e Antonio Di Domenico

I dati dell’UNCTAD, la Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo, ci dice che circa il 90% del commercio mondiale in termini di volume e oltre il 70% in termini di valore avviene via mare.

Di fatto, si sta parlando, sempre secondo i dati dell’organizzazione delle Nazioni Unite, di oltre 12 miliardi di tonnellate di merci trasportate con un valore stimato di 14 trilioni di dollari. I trasporti marittimi e la logistica valgono circa il 12% del PIL globale.

Questi dati ci fanno comprendere come la logistica dipenda dal mare. Sicuramente le noti questioni internazionali stanno mettendo in crisi il sistema logistico mondiale, ed in particolare, per il caffè, dove si rileva una tempesta perfetta perché, da un lato, abbiamo una situazione del Mar Rosso e canale di Suez molto critica, dal momento che tutte le navi provenienti dall’Asia dovranno circumnavigare l’Africa per arrivare in Europa con aumenti dei transit time di oltre 25 giorni (transit time complessivo di 80 giorni) e dall’altro problematiche di indisponibilità in particolare per la varietà Robusta legate in parte a problemi logistici, ma anche a problemi di prezzi alti.

Tale scenario è devastante per le attività di magazzino dove evidenziamo riduzioni degli stock  anche in Europa di oltre il 35%”.

Che cosa è rimasto, oggi, della logistica del passato?

“Direi quasi nulla, se penso agli anni ’80, per esempio, ricordo quando arrivavano le navi mercantili dalle zone di origine del caffè, venivano aperte le stive e la merce veniva scaricata alla rinfusa.

Successivamente c’è stata la rivoluzione vera e propria nei traffici marittimi con l’avvento dei container e le relative navi portacontainers (o chiamate informalmente BoxBoats) che hanno letteralmente cambiato la logistica mondiale.

Prima con le navi Panamax e poi quelle Post Panamax fino ad arrivare ad oggi con navi sempre più grandi che trasportano oltre 24.000 Teus (unità equivalente a venti piedi e la misura standard di lunghezza nel trasporto dei container).

Sicuramente oggi c’è in parte, la consapevolezza, che la logistica è “arte e scienza dell’organizzazione, della progettazione e dell’attività tecnica, riguardante la definizione, le forniture e le risorse necessarie per supportare obiettivi, piani ed operazioni ( Society of Logistic Engineers)”.

E parlando di logistica del caffè al futuro, che cosa si può dire?

Che siamo già nel futuro. Noi operatori dipendiamo dal mercato del caffè e dagli attori principali (trader, torrefattori, caricatori, coltivatori, armatori) che ogni giorno ci fanno comprendere che occorre sempre più specializzarsi, rinnovarsi, investendo in beni materiali ma soprattutto in risorse umane, nella loro formazione, indispensabili per garantire l’ottimizzazione dei servizi che offriamo alla nostra clientela.

Il Polo del Caffè ha un team giovane, dinamico, ed ogni giorno attraverso il contatto con i nostri stimati clienti ed il mercato, cerca di interpretare le loro esigenze, e di decodificarle nella nostra organizzazione.

Costruiamo il futuro da partner anticipando quello che il mercato potenzialmente richiede. Il futuro per noi de Il Polo è ogni giorno”.

Chi è Rosario Carafa

Rosario Carafa è nato a Napoli nel 1961. Da 43 anni lavora nel settore del caffè, prima come Logistics Manager presso Kimbo S.p.A – supply chain Caffè verde e manager della  piattaforma logistica distributiva prodotti finiti e poi assumendo altre cariche professionali e di consulenza relative a responsabile progetti  per espansione delle attività logistiche delle piattaforme e all’analisi dei processi di planning e di pianificazione. Dal 2018 Rosario Carafa è amministratore delegato presso Il Polo del Caffè S.p.A.