sabato 29 Novembre 2025
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Associazione museo del caffè di Trieste: 4° appuntamento dei Cenacoli con Roberto Nocera, La San Marco, 01/02

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roberto nocera ucimac trieste san marco
Roberto Nocera (immagine concessa)

TRIESTE – Giovedì 1 febbraio, all’Hotel Savoia Excelsior (Riva del Mandracchio 4), con inizio alle ore 17.30, avrà luogo il quarto incontro del ciclo 2023-2024 dei Cenacoli del caffè dell’Associazione museo del caffè di Trieste, presieduta da Gianni Pistrini, stavolta dedicato al tema “Dominare l’energia del fuoco per servire la magnifica bevanda”.

I Cenacoli del caffè con Roberto Nocera a Trieste

Protagonista di questo nuovo appuntamento (già inizialmente calendarizzato per gennaio, ma poi rinviato appunto a questo giovedì) sarà l’ingegner Roberto Nocera, dal 2013 direttore dell’ufficio tecnico e direttore generale de La San Marco S.p.A., la nota azienda di Gradisca d’Isonzo produttrice di macchine per caffè e altre attrezzature del settore.

L’ingegner Nocera vanta una vasta esperienza professionale: da oltre 25 anni si occupa con successo di macchine professionali per la preparazione del caffè, ma in precedenza aveva lavorato anche come progettista aeronautico all’Aeritalia di Pomigliano d’Arco e poi alla Diesel Ricerche di Trieste nonchè nel settore della trasportistica.

Attualmente è presidente nazionale dell’Associazione dei costruttori di macchine e attrezzature per caffè.

Nel suo atteso intervento, l’ingegner Nocera tratterà della relazione tra i quattro elementi della cosmogonia e il caffè, con particolare riferimento all’energia del fuoco, intesa come energia chimica della terra che occorre dominare per servire al meglio la nera preziosa bevanda.

Come di consueto l’ingresso sarà libero fino a esaurimento dei posti disponibili. L’attuale settima edizione dei Cenacoli, dedicata al tema “Aria, terra, fuoco, acqua: caffè, un viaggio tra gli elementi”, è coordinata da Nicoletta Casagrande (responsabile dell’InfoLibro-Salotto multimediale del libro italiano di Capodistria e cultrice del mondo del caffè) e organizzata da Giulio Rebetz e Piero Ambroset.

Tutti gli appuntamenti potranno venir seguiti anche on line sul portale web dell’Associazione o tramite il profilo Facebook aMDCTrieste.

La stessa AMDC, con l’occasione, informa anche che nella successiva giornata di venerdì 2 febbraio, dalle ore 15.30 alle 17.30, avrà luogo un’apertura straordinaria del “Magazin de cafè” di via Aldo Manuzio 10 B (laterale di via Tonello, nel rione di San Vito – Campi Elisi).

Le volontarie dell’Associazione museo del caffè svolgeranno alcune visite guidate gratuite illustrando ai presenti le numerose e particolarissime chicche caffeicole, macchine, strumenti e stoviglie per tutte le “fasi del caffè”, dalla preparazione alla degustazione, nonché i reperti della nostra gloriosa storia mercantile ed emporiale raccolti in questo piccolo ma curioso angolo di una Trieste che si pregia con ragione del titolo di capitale del caffè.

Salvare il matrimonio condividendo una tazzina di caffè: la parola alla life coach Aston Simmonds

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Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)

La life coach Aston Simmonds ha condiviso uno dei segreti che mantiene vivo il suo matrimonio: bere una tazzina di caffè ogni giorno a casa insieme al marito. Secondo Simmonds, si tratta di un modo per rimanere connessi ed incoraggiare la comunicazione di coppia. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazioni Radio 105.

Come salvare il matrimonio con una tazza di caffè

MILANO – Il caffè può salvare un matrimonio? Secondo la storia raccontata da un utente sì. L’esperta di relazioni e life coach Aston Simmonds ha scritto su Kidspot di aver trovato un trucchetto per mantenere vivo il suo matrimonio.

Si tratta di una routine quotidiana che occupa solo cinque minuti e può scongiurare il divorzio. “Io e mio marito lo facciamo ogni singolo giorno adesso perché è bello e ci sentiamo immediatamente più connessi”, ha spiegato Aston.

Raccontando la sua esperienza, l’esperta ha ammesso che qualche anno fa la sua relazione sembrava essere destinata a terminare. Lei e suo marito stavano valutando l’ipotesi di divorziare e il caffè ha salvato il loro matrimonio.

“Tra il lavoro, la cena, il bagno e la pulizia della casa, sembrava che non ci fosse tempo per parlare e condividere ciò che avevamo in mente”, ha spiegato la donna, ripercorrendo i problemi del loro rapporto.

La soluzione è stata implementare un momento di raccoglimento nella loro routine quotidiana.

Invece di prendere il caffè da asporto e uscire di casa, la coppia ha deciso di rallentare e utilizzare qualche minuto per connettersi a vicenda.

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Eridania sempre più sostenibile: giù del 14% gli imballi in plastica

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I pack Eridania (immagine concessa)

BOLOGNA – Quando si parla di sostenibilità alimentare, oggi è necessario guardare non soltanto alla filiera produttiva, ma anche al consumatore e alle sue scelte: secondo l’ultima indagine Nomisma[1], la filiera agroalimentare è considerata dagli italiani il quarto settore maggiormente responsabile del climate change, dopo industria energetica, trasporto aereo e trasporto su gomma.

Forte di questa consapevolezza, Eridania, azienda leader nel mercato della dolcificazione e da ormai un decennio impegnata in un percorso di sviluppo sostenibile, ha scelto di inserire tra i pillar della sua agenda green anche l’attenzione in materia di packaging, in un’ottica fortemente orientata alla sostenibilità.

L’impegno di Eridania nella sostenibilità

È in questo senso che, negli ultimi anni, l’azienda ha intrapreso iniziative per ridurre progressivamente l’impiego della plastica (-14% per i pack primari e -13% per i pack secondari), con l’obiettivo di alleggerire il materiale di confezionamento senza influire sulla corretta conservazione del prodotto; a questo si aggiunge che la quasi totalità degli imballaggi utilizzati in Eridania è ad oggi riciclabile.

Nello specifico, l’azienda vanta imballi per il 75% in carta o cartoncino2020, sono tutti certificati FSC, a garanzia della provenienza del materiale da fonti di riciclo e di recupero.

A riprova del suo costante impegno nel promuovere l’innovazione e la responsabilità ambientale nel settore agroalimentare, l’azienda marchio della dolcificazione conferma il proprio sforzo nello studio di packaging il meno impattanti possibile ad ogni nuovo lancio: tre degli ultimi arrivati in casa Eridania – Torta Subito, Eritritolo e Zero a Velo – vantano infatti confezioni interamente riciclabili in carta certificata FSC. Una continua sfida per Eridania, in termini di ricerca e innovazione, a conferma del suo impegno per il benessere delle persone e del Pianeta.

“Eridania, impegnata ormai da un decennio nel campo della sostenibilità, si è sempre distinta per la serietà del suo approccio alle tematiche green e per la volontà di coniugare gli obiettivi di business con i princìpi di sostenibilità sociale e ambientale” ha commentato Alessio Bruschetta, amministratore delegato di Eridania Italia.

Bruschetta aggiunge: “Il percorso iniziato dieci anni fa vede la nostra azienda attiva non soltanto dal punto di vista della sostenibilità ambientale, ma anche sociale e nutrizionale. Siamo orgogliosi di contribuire a un futuro più verde e di offrire soluzioni innovative, anche in termini di packaging, che possano soddisfare le esigenze dei clienti informandoli con trasparenza sui prodotti che andranno ad inserire nel loro carrello e, allo stesso tempo, salvaguardare l’ambiente”.

 Oltre a costituire un banco di prova importante in termini di sostenibilità, il packaging può rappresentare un importante ed efficace veicolo di comunicazione nei confronti del consumatore.

È in questo senso che, negli ultimi anni, Eridania ha intrapreso diverse iniziative volte a utilizzare il proprio pack come strumento di comunicazione, con l’obiettivo, da un lato, di informare con trasparenza i propri consumatori e, dall’altro, di coinvolgere gli stessi in comportamenti virtuosi, capaci di migliorare il nostro impatto sull’ambiente.

Forte di questa consapevolezza, dalla primavera 2022 Eridania ha deciso di riportare sulle confezioni di Zucchero Classico i principali risultati green raggiunti negli ultimi anni, rinvolgendosi direttamente al consumatore per raccontargli del proprio impegno in termini di sostenibilità ambientale.

Proprio sull’esempio di “pack parlanti”, negli ultimi mesi Eridania ha lanciato una nuova linea di bustine di zucchero Classico in edizione limitata raffiguranti “20 gesti per un futuro migliore”, per raccontare, con simpatia e semplicità, come ciascuno di noi possa migliorare il proprio impatto sull’ambiente attraverso semplici gesti quotidiani, per contribuire ad un domani più dolce e green.

La scheda sintetica di Eridania Italia

 Eridania Italia fa parte del gruppo Cristal Union, unico player estero del comparto saccarifero ad avere investito in modo significativo in Italia, che considera un mercato strategico secondo solo alla Francia.

Cristal Union è uno dei maggiori poli saccariferi comunitari con 9.000 agricoltori soci cooperatori e 11 stabilimenti produttivi, cui va aggiunta una partecipazione paritetica al 50% nella Raffineria SRB S.p.A. di Brindisi (l’altro 50% è degli americani ASR, specializzati nella raffinazione con 11 raffinerie tra Nord America e UE).

Con un fatturato di 2,3 miliardi di euro nell’esercizio 2022/2023 e una produzione di 1,9 milioni di tonnellate di zucchero per industria e retail e 6 milioni di ettolitri di alcol e bioetanolo per industria, cosmetica, energia e produzione alimentare, Cristal Union rappresenta uno dei maggiori produttori di zucchero a livello europeo (terzo nella produzione di bioetanolo e primo in quella di alcol) e il primo fornitore di zucchero per l’industria agroalimentare francese. Il Gruppo serve 2.500 clienti in 100 paesi e distribuisce in Francia i marchi Daddy ed Erstein.

 Eridania e la sostenibilità

 La sostenibilità, perseguita dal punto di vista sociale e di impresa, ma anche ambientale e produttivo, rappresenta dal 2013 una delle linee guida dello sviluppo di Eridania.

Per ribadire il suo impegno a contribuire a un domani più sostenibile e “green”, Eridania ha lanciato nel 2022 la campagna “Il futuro chiede dolcezza” con i suoi “pack parlanti”. Le speciali confezioni di Zucchero Classico si rivolgono direttamente alle persone, raccontando dell’impegno concreto assunto dall’azienda per ridurre l’impatto sull’ambiente dei processi produttivi che portano lo zucchero dal campo alle nostre tavole. Sui pack sono riportati i numeri della sostenibilità di Eridana, e i risultati più apprezzabili ottenuti nel tempo, come la drastica riduzione delle emissioni di CO2 (-35% dal 2014); il risparmio, ogni anno, di una enorme quantità d’acqua, ovvero l’equivalente di 500 piscine olimpioniche; l’utilizzo del 100% di energia proveniente da fonti rinnovabili per il confezionamento dello zucchero Classico presso lo stabilimento di Russi.

[1] Osservatorio Packaging del Largo Consumo di Nomisma 2023: https://www.nomisma.it/press-area/osservatorio-packaging-del-largo-consumo-di-nomisma-2023/

Coupe d’Europe de la Pâtisserie 2024: il Team Italia pronto al contest

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Da sinistra: Raimondo Esposito, Alessandro Dalmasso e Vincenzo Daloiso (immagine concessa)

PARIGI – Conto alla rovescia per la Coupe d’Europe de la Pâtisserie che si terrà dal 21 al 22 gennaio prossimi, all’interno del salone Sirha Europain (Parigi, 21 – 24 gennaio 2024).
La Coppa vedrà contendersi tra 8 Paesi europei la possibilità di accedere alla Coupe du Monde de la Pâtisserie 2025, la più grande vetrina del settore a livello internazionale. Avranno a disposizione 5 ore e mezza per presentare i 16 dessert da degustazione e 2 pezzi artistici, oltre a un buffet.

Coupe d’Europe de la Pâtisserie

Si tratta di una grande novità all’interno del regolamento Coupe du Monde: fino alla scorsa edizione, infatti, le squadre sul podio accedevano automaticamente al mondiale successivo (ricordiamo che l’Italia si è classificata terza nel 2023).

Da quest’anno, invece, ci sarà questa importante preselezione, una nuova tappa che vedrà l’Italia impegnata con la nuova squadra formata da Vincenzo Daloiso, campione italiano di Pasticceria Seniores 2023 e Raimondo Esposito, argento alla Coupe d’Europe du Sucre 2023.

Questa gara sarà il primo palco per la neoeletta squadra italiana, che si batterà con le eccellenze europee della pasticceria.

Gli ultimi mesi sono stati intensi e impegnativi, la squadra si è allenata con totale dedizione per raggiungere l’obiettivo: mantenere alto il nome dell’Italia, riconfermando la bravura, la maestria e la grandezza della cultura dolciaria italiana, grazie al lavoro di gruppo reso possibile dall’intervento concreto del comitato allenatori, costituito dai campioni del mondo, insieme al presidente Alessandro Dalmasso e al Club tutto.

Il Club Italia

Allo scopo di formare adeguatamente il team italiano per l’evento mondiale di Lione, nell’aprile 2000 è stato istituito il Club coppa del mondo di pasticceria – Selezione nazionale Italia, con la finalità di selezionare, preparare ed accompagnare la squadra e la delegazione italiana a Lione.

Tutte le attività di promozione, selezione ed allenamento sono possibili grazie al sostegno e alla collaborazione di un insieme di aziende che credono nell’iniziativa.

Fondamentale il prezioso contributo dei soci fondatori del Club Italia, nonché partner: Agrimontana, CAST Alimenti, Conpait, Pasticceria internazionale (Chiriotti Editori), Valrhona.

Senza dimenticare i partner ufficiali, grandi realtà di settore che con il Club Italia hanno creduto e credono nell’eccellenza dell’alta pasticceria tricolore: AMPI, Capfruit, Carpigiani, Corman, Debic, DRG Comunicazione, Eridania, Gedi Online, Gelecta, Gruppo Eurovo, Illy, Ilsa, Irinox, Molino Dallagiovanna, Olitalia, Sigep, Silikomart, Zanolli.

Un sentito ringraziamento va anche ai partner che, mettendo a disposizione strumenti, ingredienti e materiale per il miglior svolgimento degli allenamenti, contribuiscono al successo del Team: Artebianca, Appennino Food, Bravo, Solchim.

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Tè e Teiere Roma, il regno di Alessandra Celi: la bevanda in foglie arriva dai coltivatori

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Dentro Te e Teiere Roma credits Andrea di Lorenzo
Dentro Te e Teiere Roma credits Andrea di Lorenzo

MILANO – Tè e Teiere Roma, nasce nel 2002 e nel 2009 viene acquistato da Alessandra Celi, da sempre appassionata di questa bevanda, della sua cultura, preparazione, origini, e che è riuscita a costruire negli anni un circuito commerciale diretto con i coltivatori per poter approvvigionarsi di una materia prima di alto livello.

Da Tè e teiere, non si scende a compromessi quando si parla di qualità, al contrario la si usa per educare i consumatori finali.

Tè e Teiere porta il tè in Italia, con la sua cultura, il suo consumo: è una scommessa che dal 2002 a oggi lei sente di aver vinto?

“Certo, assolutamente sì. Ho sempre seguito la mia visione di portare la cultura del tè a Roma e poi in tutta Italia, dove ormai è conosciuta, anche grazie ai nostri prodotti, al nostro sito e-commerce e ai social.

Quello che ci ha premiato sin qui è stato l’aver acquistato dei tè di qualità da piccoli contadini, senza passare per la grande distribuzione, così come invece avviene nella maggior parte del mercato attuale.

Negli anni, i bevitori italiani di tè, che hanno avuto sempre accesso solo ai prodotti della GDO, iniziando ad avere maggiore scelta di varietà di buona qualità, hanno man mano virato i loro acquisti verso negozi specializzati, abbandonando definitivamente il tè in bustina.

Non ci sono mai stati problemi a entrare nelle abitudini degli italiani. Per un palato anche non allenato, il confronto è talmente incredibile che mai nessuno ha avuto perplessità o ripensamenti.

Non mi sento rigida, quando decido di non scendere a compromessi, per esempio non avendo tè in bustina in vendita, mi sento felice di esser coerente nel trattare i nostri prodotti.”

Che cosa le ha insegnato la sua maestra cinese Lyne?

“La cultura del tè si è fatta strada molto lentamente, tenendo in considerazione sempre le fonti. Fino a qualche anno vi era difficoltà nell’accedervi perché erano solo in lingua giapponese e cinese, poi, una volta tradotte in tradotte in inglese, l’accesso è stato più facile per tutti.

La cerimonia del tè credits Andrea di Lorenzo

È fondamentale fare riferimento alle origini, cioè la Cina, per poter capire e proporre al cliente questo prodotto.

Ho seguito diversi corsi di formazione sulle tecniche di coltivazione della pianta, di lavorazione delle foglie e di tutti i processi che negli anni sono venuti a galla proprio perché c’è stata la possibilità di arrivare alla fonte diretta.

Parliamo di contadini che lavorano tutti in modo artigianale. Pian piano, quando l’interesse è aumentato e diversi esperti di tutto il mondo hanno iniziato a viaggiare e hanno conquistato la fiducia dei coltivatori, sono stati scritti libri e manuali.

La conoscenza del tè è impossibile da esaurire nell’arco di qualche anno e penso di dover ancora imparare tantissimo.

La tecnica di lavorazione del tè è estremamente antica ed essendoci in Cina, soltanto di tè verdi 10mila cultivar lavorati in maniera diversa perché entra in gioco il fattore tradizionale, non si finisce mai di studiare.

L’approfondimento continua.”

Tè e Teiere è una delle poche a livello europeo, che importa il tè sfuso in foglia direttamente dalla Cina, dal Giappone, dalla Korea, da Taiwan, dall’India e dall’Africa: cosa comporta questa relazione con i Paesi d’origine, quali sono i vantaggi, le difficoltà, come ci è riuscita?

“Si entra in contatto e così inizia una collaborazione di fiducia per cui si procede con una serie di acquisti.

Negli anni siamo riusciti ad ottenere la fiducia di questi coltivatori, a volte sono cambiati, sono aumentati e di anno in anno ne cerchiamo di nuovi.

Questo è il successo di Tè e Teiere: nel tempo abbiamo mantenuto quello che era l’idea iniziale, senza abbassarci al circuito commerciale standard e volendo portare sempre e
solo il tè, quello vero, così com’è all’origine.

La nostra fama poi è cresciuta e questo ci ha dato di più la possibilità di esplorare e portare cose nuove in Italia.

Quando si viaggia in questi luoghi è necessario esser accompagnati perché c’è bisogno di qualcuno che faccia da tramite.

Il rapporto diretto con al Cina è complicato: qui chi coltiva la terra non è proprietario del terreno. Deve sempre rendere conto al Governo di quello che fa e soprattutto di quello che esporta.

Quindi, attraverso un intermediario si può, abbattendo l’ostacolo della lingua, superare le sfide date dall’iter burocratico.

Noi non ci siamo lasciati scoraggiare, perché quello che potevamo ottenere sarebbe stato unico rispetto a tutti gli altri. Si fanno sacrifici, ma alla fine il risultato ripaga ed è alla portata di tutti.”

Gli specialty tea e il prezzo: è un problema?

“Bisogna sempre considerare quanto se ne utilizza al giorno: 15 euro o addirittura 70 euro possono sembrare tanti per 100g di tè, ma con i nostri insegnamenti e la giusta brew ratio, anche uno studente appassionato si può avvicinare senza paura ad avere un buon tè, di buona qualità.

E questo ad un costo che inizialmente può sembrare alto, ma che può essere più conveniente rispetto ad un’alternativa magari acquistata a meno al supermercato.

Noi abbiamo scelto per altro di non usare i sacchetti monouso: non vogliamo occidentalizzare il tè in foglie, costringendolo in una bustina che poi non consente una corretta preparazione. Vogliamo restare coerenti con la nostra filosofia che ci ha sempre premiato in questi anni.”

In questi anni a contatto con il pubblico, ha notato un cambiamento di interesse e apertura rispetto al tè in foglie da parte dei consumatori?

“Sì le cose sono migliorate tantissimo. Tè e Teiere ha sede nel centro storico di Roma, per cui da noi entrano persone da tutto il mondo e ogni giorno arrivano clienti nuovi: anche chi inizialmente è scettico, ascolta il nostro racconto, acquista e poi cambia approccio.

Nei Paesi d’origine il tè è qualcosa di popolare, con la qualità però sempre elevata.

Ultimamente anche in Italia l’interesse è aumentato tantissimo, proprio legato a questi specialty tea: si ha a che fare con qualcosa di esotico, che è tutto da scoprire.

Per avere a che fare con un prodotto del genere, è sufficiente farsi consigliare bene da un professionista che ti sa guidare nella preparazione, si riesce così ad aumentare la platea di appassionati. Il cambio di stili di vita verso regimi più salutari, ha fatto avvicinare ulteriormente le persone al tè – dei nostri, anche quelli aromatizzati non hanno ingredienti chimici -.

Dentro le nostre miscele ci sono elementi naturali, fiori, pezzi di frutta disidratata, che danno in tazza una bevanda dal gusto reale

La fascia anagrafica più importante per noi, anche per quanto riguarda l’aspetto economico, va dai 25 ai 50 anni. Perché ha una capacità di spesa più alta, un livello di cultura elevata, sperimentano.

Mi emoziono di fronte alla loro voglia di conoscere, di acquistare l’attrezzatura giusta, seguire i corsi, informarsi. Il tè induce alla riflessione, alla consapevolezza.

Tutto pronto per la degustazione credits Andrea di Lorenzo

Si parla tanto di caffè, ma c’è un maggior pubblico di bevitori di tè. L’ho notato anche andando alle fiere, sia nazionali che internazionali, dove sono presenti entrambi i prodotti: sul caffè stiamo vivendo un momento di esaltazione generale, tra gare e competizioni varie, il tè, nonostante anche in Italia l’interesse stia aumentando in modo esponenziale, mantiene sempre un aspetto meditativo e di condivisione spassionata.

Il tè ha nei millenni conquistato diverse culture ovunque nel mondo, è la bevanda più democratica che ci sia, è la più bevuta dopo l’acqua.

Anche in Italia, vediamo ogni giorno ormai, persone di ogni età, che portano con se il proprio tè, in una tazza termica o in un termos, per poterlo bere buono ovunque vadano.”

Capitolo B2B: riuscire a proporre il tè in foglie nelle caffetterie, nei locali, negli hotel, è un percorso in salita? Le cose stanno cambiando anche in questo campo?

“Bisogna trovare il gestore di mentalità aperta: chi ha un’attività di ristorazione (che sia un bar, un ristorante o un hotel) gradisce avere una buona selezione di vino, birra, caffè, il tè invece viene lasciato sempre in secondo piano, perché molti ancora pensano che sia una bevanda dal basso consumo nel nostro paese.

O perché nella maggior parte dei casi si pensa alla praticità della bustina di una marca più o meno conosciuta e non alla proposta di un prodotto di qualità allo stesso livello di una carta di vini o di una buona torrefazione.

Per esempio, quest’estate a Roma sono andata a fare colazione in un Hotel 5 stelle, appena aperto: quando ho chiesto che avrei gradito del tè, mi è stato proposto in bustina.

Il servizio degli Hotel di questa categoria dovrebbe basarsi solo sull’alta qualità, quindi mi chiedo: qual è la remora del gestore e di chi si occupa del bar verso la scelta di una selezione di tè coerente con il resto della proposta?

Ci vuole in questo caso un click che faccia ragionare: nel corso degli anni abbiamo acquisito tantissimi clienti soprattutto su Roma, che dopo la mia consulenza hanno cambiato rotta.

In più, il guadagno è altissimo: se si acquista da noi un etto di tè, per esempio l’Earl Grey, che costa al pubblico 13 euro all’etto, saranno necessari per una tazza circa 2g, per un costo iniziale di 26 centesimi.

Che sia un bar di periferia o del centro storico, con due semplici calcoli si capisce che un buon guadagno è assicurato, ma soprattutto si propone al cliente un prodotto sfuso, buono, naturale, ecologico.

L’attività ne esce sicuramente premiata dal punto di vista dell’immagine. Bisogna solo abbattere il muro della diffidenza nei confronti del tè.”

Come fare uscire il tè dalla sua stagionalità, facendolo sconfinare oltre il periodo autunnale/invernale?

“Abbiamo abbattuto anche questo tabù negli anni. Un cliente appassionato di tè acquista a dicembre come ad agosto.

Per invogliare anche chi in estate vi rinunciava, negli ultimi anni, abbiamo iniziato a proporre la tecnica del cold brew, e il negozio ne ha anche beneficiato in termini di vendite, in un periodo estivo che potrebbe sembrare non appartenga a questo prodotto.

Lavoriamo tanto sulla comunicazione e sulla divulgazione, anche con dépliant appositi: tutti dopo averlo provato ne diventano amanti. Il tè infuso a freddo è buono, salutare, ha un minor contenuto di caffeina.

Quindi il nostro negozio riesce ad essere attivo 12 mesi all’anno. Ora ne vale la pena”.

La mixology potrebbe essere una strada da battere?

“Anche in questo caso abbiamo diversi barman romani che acquistano le nostre miscele per la preparazione di sciroppi o per le proprie ricette. Anche questo è campo in cui la collaborazione è in crescita.”

Quali sono le nuove frontiere per il tè in Italia e come si collocano i progetti futuri di Tè e Teiere?

La temperatura dell’acqua per la giusta estrazione credits Andrea di Lorenzo

“In crescita assolutamente, il trend resta quello. Proprio perché i clienti più interessati sono soprattutto i giovani, ci sarà la possibilità di ampliare e diffondere la cultura attorno a questa bevanda, ad una generazione aperta.

Chi ha iniziato da qualche anno questo percorso di conoscenza, si ritroverà ad avere un palato affinato che diventerà sempre più esigente. Lo vedo già nei corsi che teniamo da noi, che sono piuttosto tecnici e sono frequentati proprio dai giovani.

Per ogni corso c’è una parte teorica sulla botanica, la chimica, le tecniche di infusione, le proporzioni.

Si beve il tè con il suo gusto originario: anche questo stupisce molto. La vendita parte dalla spiegazione, dal racconto, dalle proporzioni per la giusta infusione.”

IMF, parla il Ceo Alessandro Garbin: “Storia di passione e innovazione”

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Il team IMF (immagine concessa)

OCCHIOBELLO (Rovigo) – Alessandro Garbin, forte di una tradizione familiare lunga tre generazioni nel mondo del caffè verde, racconta la sua esperienza alla guida di IMF, l’innovativa società di Occhiobello che progetta, produce e installa macchine e impianti industriali per la torrefazione, con grande attenzione alle necessità energetiche ed aspetti ambientali importante tema dei nostri giorni.

Parlando di storia e tradizione, com’è iniziata la sua esperienza con IMF?

Alessandro Garbin, ceo: “La nostra esperienza con IMF è iniziata nel 2010 quando per la prima volta abbiamo avuto occasione di vedere in lavorazione una di queste macchine per la torrefazione del caffè, fin da subito ne abbiamo capito la tecnologia innovativa e abbiamo apprezzato la qualità finale del caffè ottenuto risultato dalla tostatura.

Ne abbiamo intuito le grandi potenzialità che avrebbe avuto sul mercato ed è scattata quindi immediatamente l’idea di acquistare questa piccola azienda artigianale”.

Ci può raccontare questa particolare tecnologia, perché possiamo parlare di innovazione e sostenibilità nel mondo del caffè?

“La tecnologia di tostatura innovativa IMF è dotata di un sistema a convezione unico nel suo genere, brevettato, che permette il ricircolo di aria calda pulita attraverso una camera di combustione a doppia funzione, in grado di generare l’energia necessaria al processo di torrefazione ed alla riduzione delle emissioni in atmosfera, assicurando un notevole risparmio energetico oltre ad una consistente riduzione dei costi di produzione.

Grazie alla nostra conoscenza della materia prima ed alla collaborazione, dialogo con i due fondatori, sono state effettuate alcune migliorie tecniche che hanno dato grandi risultati.

Con l’apporto di queste ottimizzazioni si è proposto al mercato prima in Italia e successivamente in tutto il mondo, una macchina torrefattrice davvero performante”.

Può dire come è stato l’ultimo anno per IMF?

Alessandro Garbin: “L’ultimo anno ha rappresentato per IMF un altro importante step di crescita ed evoluzione, siamo cresciuti in termini sia di fatturato che di ampiamento portafoglio prodotti, attestandoci circa ai 16 milioni. Una ulteriore crescita è prevista per l’anno in corso poiché abbiamo risposto prontamente a tutte le aspettative ed alle sfide che il mercato ha posto.

Inoltre sono stati acquistati nuovi spazi produttivi, adeguandoli ai fini della sicurezza ed al comfort del lavoro all’interno dell’azienda, con grandi investimenti anche in risorse umane cercando sempre di mantenere il benessere dei collaboratori; tutto ciò consente di mantenere un buon livello di servizio al cliente, missione principale dell’azienda, e di affrontare tutti i mercati al meglio delle nostre possibilità”.

Il logo IMF (immagine concessa)

IMF in quali mercati è presente?

Dopo 11 anni di nostra gestione IMF è passata da piccola azienda a gestione artigianale presente prevalentemente in Italia ad essere una media azienda strutturalmente organizzata presente in modo importante in Australia, USA, Canada, Cina, Medio Oriente, Italia, tutta Europa, UK, Federazione Russa e Balcani”.

In azienda esiste la continuità famigliare?

Per ora si, sono 10 anni che lavora con noi mio nipote dottor Giorgio Maria Mosca che si occupa egregiamente della parte commerciale e da 7 anni è con noi anche il fratello ingegnere Lorenzo Maria Mosca, che si occupa della parte progettuale e della gestione delle commesse con un team di alta competenza; oltre alla famiglia negli ultimi anni poi si sono aggiunti collaboratori di grande esperienza e professionalità come, per la parte di coordinamento commerciale, il signor Roberto Pedini, da 30 anni nel settore, e tecnici ed ingegneri di comprovata capacità”.

Quali sono i punti di forza di IMF?

Le tostatrici di ottima qualità, la personalizzazione degli impianti e la gestione dell’intero processo di lavorazione del caffè, un servizio efficiente e presente di post vendita e non ultimo ma da sottolineare uno staff di collaboratori composto da persone competenti, sempre disponibili e con grande spirito di appartenenza all’azienda”.

impianto imf
L’impianto fotovoltaico IMF (immagine concessa)

Cosa fa IMF per la sostenibilità?

“IMF continua l’importante trasformazione interna con adeguamento degli spazi lavorativi, per far sì che i consumi di energie siano ridotti e parzialmente provenienti da fonti rinnovabili come dall’impianto fotovoltaico di cui è dotata l’azienda.

Ad oggi le macchine IMF avendo un solo bruciatore che svolge la doppia funzione di produrre energia necessaria al processo di tostatura ed al trattamento delle emissioni consente già una sensibile riduzione di consumo di combustibile rispetto i comuni tradizionali processi di tostatura.

Allo stesso tempo stiamo studiando, e saremo pronti a breve, l’impiego di generatori di calore che possano utilizzare combustibili non provenienti da fonti fossili per generare il calore necessario al processo di tostatura nelle nostre macchine”.

Infine come vede il mercato del caffè in generale nel mondo ed in Italia?

“Vedo un mercato del caffè sempre in grande movimento, pur se attraversato da mille e più difficoltà, dovute alle crisi generali, che viviamo quotidianamente e attanagliano il globo, tuttavia IMF mantenendo una forte flessibilità e reattività rimane sempre attiva e capace di essere presente sul mercato.

Le prospettive per il futuro rimangono buone in quanto la continua crescente popolazione richiederà sempre una maggiore quantità di caffè pertanto dovremmo porre un’elevata attenzione a questo tema.

Anche l’Italia è molto attiva, ma purtroppo i torrefattori del settore horeca e gli esercizi commerciali sono pesantemente penalizzati dal prezzo di vendita dell’espresso esageratamente basso e non remunerativo rispetto oramai al resto non solo dell’Europa ma del mondo”.

Caffè Borbone: Francesco Garufi è il nuovo chief commercial director modern trade

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Francesco Garufi nominato chief commercial director modern trade (immagine concessa)

NAPOLI – Caffè Borbone comunica la nomina di Francesco Garufi a chief commercial director modern trade. Dopo aver ricoperto la carica di direttore commerciale retail Italia e aver guidato le politiche commerciali aziendali della rete gdo, avrà anche la responsabilità di gestire e di sviluppare il canale gde (grande distribuzione elettronica), continuando a rispondere a Marco Schiavon, amministratore delegato di Caffè Borbone.

Francesco Garufi nominato Chief commercial director modern trade

In azienda dal 2016, ha contribuito a consolidare il posizionamento di Caffè Borbone nella gdo, occupandosi della riorganizzazione, strutturazione e reclutamento della forza vendita e del raggiungimento degli obiettivi strategici legati all’ingresso nel nuovo canale di vendita.

Inizia la sua carriera nel 1995 come funzionario commerciale presso l’azienda agroalimentare F. Divella S.p.A. e nel 1999 si avvicina al settore Home Care entrando a far parte della multinazionale Bolton Group come key account manager per la divisione Manitoba.

Dopo quattro anni, nel 2003 torna nel food in qualità di Direttore Vendite Italia di Pastificio Garofalo S.p.A. e, forte dei risultati ottenuti, nel 2010 prosegue nel settore alimentare come direttore vendite Italia per Fratelli De Cecco S.p.A.

Francesco Garufi, chief commercial director modern trade di Caffè Borbone: “Questo ruolo rappresenta una sfida professionale importante che sancisce un traguardo dopo una lunga esperienza nel settore retail e, allo stesso tempo, un nuovo inizio verso prospettive più ampie che mi permetteranno di contribuire alla crescita di Caffè Borbone. Sono onorato ed entusiasta di poter guidare la costruzione di un modello performante anche nel canale gde. Ringrazio quindi la direzione generale per il riconoscimento del lavoro svolto in questi anni e l’opportunità di far parte di un futuro di successi per l’azienda”.

La scheda sintetica di Caffè Borbone

Caffè Borbone è un marchio di Caffè Borbone S.r.l., azienda nata nel 1997 tra i principali produttori specializzati in cialde e capsule sul territorio nazionale ed internazionale. Leader assoluto nel comparto delle cialde in Distribuzione Moderna, sia in termini di quota val. % sia di vendite a Valore in mil Eur (cfr. Nielsen IT Distr. Moderna).

Caffè Borbone occupa una delle primissime posizioni nel mercato del caffè porzionato. Nel 2018 entra nel capitale sociale Italmobiliare, una delle principali investment holding italiane, con il 60% delle quote mentre il 40% rimane al fondatore Massimo Renda.

L’azienda rappresenta un caso di crescita esemplare, grazie anche al costante investimento in Ricerca & Sviluppo che ha portato alla realizzazione di prodotti innovativi come la cialda compostabile 100, l’incarto totalmente riciclabile nella raccolta della carta e la capsula compostabile Don Carlo che, gradualmente, hanno conquistato i consumatori sempre più attenti all’ambiente.

Sempre più latte nel caffè degli americani: appena il 18% lo consuma in purezza

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Il bancone di un coffee shop americano (foto di Pexels da Pixabay)

MILANO – Quasi 3 americani su 4 bevono caffè ogni giorno, ma difficilmente lo consumano in purezza. L’aforisma del principe Talleyrand (“caldo come l’inferno, nero come il diavolo, puro come un angelo e dolce come l’amore”) non si addice infatti ai consumatori di oltreoceano, che preferiscono allungare la loro bevanda preferita con il latte (vaccino o vegetale) aggiungendo spesso zucchero o altri dolcificanti, compreso il miele.

Queste alcune delle considerazioni che emergono dal 2024 Coffee Consumer Report di DriveResearch, un’indagine svolta su un campione significativo della popolazione statunitense adulta di oltre 1.300 persone.

Consumare caffè è un’abitudine quotidiana per il 73% degli americani. Un ulteriore 20% beve caffè almeno una volta alla settimana, il 5% almeno una volta al mese e il rimanente 2% meno di una volta al mese.

Tra gli intervistati, la categoria che presenta, in percentuale, il maggior numero di consumatori quotidiani è quella dei pensionati. La maggioranza dei consumatori (60%) beve 1-2 tazze di caffè al giorno.

Ma oltre un terzo (36%) dichiara di bere quotidianamente fra le 3 e le 5 tazze al giorno, mentre un 4% altamente caffeinizzato arriva a oltre 6 tazze al giorno!

Già, la caffeina. L’alcaloide che ci sveglia la mattina dandoci la carica per affrontare la giornata. In realtà, oltre 4 americani su 5 bevono caffè principalmente perché ne amano il gusto, mentre solo 2 su 3 (67%) ne apprezzano anche le qualità “energizzanti”.

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Italian Exhibition Group: approvato il piano strategico ’23-’28

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Sigep ingresso ieg italian
Sigep, gli ultimi visitrori lasciano a sera la Fiera di Rimini

RIMINI – Il consiglio di amministrazione di Italian Exhibition Group S.p.A. (“IEG” o la “società”) società leader in Italia nell’organizzazione di eventi fieristici internazionali e quotata su Euronext Milan, mercato regolamentato organizzato e gestito da Borsa Italiana S.p.A., riunitosi sotto la presidenza di Maurizio Renzo Ermeti, ha approvato il piano strategico 2023-2028.

Corrado Peraboni, ceo di Italian Exhibition Group, ha dichiarato: “Forti dei risultati conseguiti nel 2023 che hanno superato gli obiettivi previsti dal piano 2022-2027, presentiamo oggi un piano strategico con obiettivi ancora più ambiziosi che prevede una crescita robusta in Italia e lo sviluppo internazionale, anche attraverso il consolidamento delle piattaforme esistenti”.

Peraboni aggiunge: “Il nostro Piano si inserisce in uno scenario favorevole per il mercato fieristico che, dopo le incertezze legate alla pandemia, ha ripreso a crescere a tassi più sostenuti del passato grazie ad una rinnovata volontà di aggregazione e condivisione. In tale contesto riaffermiamo l’unicità del nostro modello di business quale #community catalyst & creator con l’obiettivo di posizionarci tra i top player internazionali nell’organizzazione di eventi, superando i 300 milioni di euro di ricavi e con una continua e sostenibile generazione di valore”.

Italian Exhibition Group: il piano strategico 2023-2028

Il piano strategico 2023-2028 è stato aggiornato per tener conto degli importanti risultati raggiunti dal Gruppo IEG nel corso degli esercizi 2022 e 2023, in cui ha superato gli obiettivi definiti nel piano strategico 2022-2027 elaborato in un contesto in cui l’evoluzione del mercato fieristico post pandemia era ancora permeato da incertezze.

Il nuovo piano conferma la bontà dell’indirizzo strategico precedentemente definito, arricchendosi di nuove direttrici di sviluppo che hanno come obiettivo l’accelerazione della crescita organica attraverso un importante piano di investimenti necessario per consolidare il ruolo di IEG nel panorama fieristico nazionale ed internazionale, ponendo le basi per un’ulteriore crescita per linee esterne.

Il piano strategico 2023-2028 conferma l’unicità del modello di business quale #Community Catalyst & Creator, ossia leader e innovatore nell’organizzazione di eventi, volti a divenire esperienze dinamiche e internazionali che danno voce ai trend emergenti di settore e uniscono community sempre più ampie.

Il piano punta a rafforzare il posizionamento del Gruppo IEG come player globale grazie a una crescita sostenibile di fatturato e marginalità in grado di produrre una solida generazione di cassa a supporto degli investimenti, con una progressiva riduzione della leva finanziaria.

Driver strategici 2023-2028

La strategia alla base dell’importante accelerazione di tutti gli indicatori economico-finanziari durante l’arco del piano 2023-2028 si fonda sui seguenti pilastri:

Italian Exhibition Group: crescita del portafoglio

Un driver importante per la crescita organica è rappresentato dalla crescita del portafoglio esistente, che passa attraverso gli investimenti nei quartieri fieristici di Rimini e Vicenza, per accogliere lo sviluppo dei principali eventi organizzati già a saturazione dello spazio espositivo (Ecomondo, VicenzaOro, Sigep).

Nel contempo, la strategia si pone come obiettivo la ricerca e lo sviluppo di nuovi settori, che IEG, nel suo ruolo di #community catalyst, prevede di declinare mediante spin off di eventi esistenti e attraverso lo sviluppo di nuovi prodotti, rimanendo sempre aperti ad opportunità di M&A.

Italian Exhibition Group: consolidamento dell’espansione internazionale

Il secondo pilastro della strategia è rappresentato dal consolidamento dello sviluppo internazionale, non solo attraverso le piattaforme esistenti mediante la cui integrazione stiamo eseguendo la strategia 4×4, ma anche sviluppando nuovi mercati. La strategia internazionale è inoltre focalizzata sullo sviluppo di nuovi mercati attraverso operazioni di M&A e partnership globali, nonché all’espansione delle recenti acquisizioni.

Creazione di valore

Lo sviluppo di nuove linee di business ad alto valore aggiunto, in particolare nel segmento digital per l’evoluzione dell’exhibition experience, combinato al miglioramento della marginalità della divisione “Servizi” è un altro pilastro della strategia di sviluppo che contribuirà al rafforzamento della profittabilità del Gruppo.

La creazione del valore sarà inoltre sostenuta dall’integrazione di una strategia di sostenibilità nel piano industriale, acceleratore della crescita e strumento di creazione di valore per i nostri stakeholder.

Il nuovo piano strategico evidenzia una crescita di tutti i principali indicatori economico finanziari, in particolare di fatturato e margine operativo lordo con CAGR 2023-2028 attesi rispettivamente a +9% e +13%, nonché un rafforzamento della solidità patrimoniale con una progressiva riduzione dell’indebitamento e della leva finanziaria in arco piano, nonostante un importante piano di investimenti di circa €172 milioni finanziato per circa il 70% tramite risorse proprie e in via residuale con ricorso all’indebitamento, che consentiranno al Gruppo di poter cogliere ulteriori opportunità di crescita per linee esterne.

Preconsuntivo 2023

Gli obiettivi di crescita presentati nel Piano Strategico si basano su risultati pre-consuntivi per l’esercizio 2023 che si posizionano nella parte alta del range della guidance ed evidenziano una forte crescita dei ricavi consolidati attesi a circa €210 milioni (+30% rispetto ai €162 milioni conseguiti nell’esercizio 2022 e +16% rispetto all’obiettivo di Piano 2022-2027) e dell’Ebitda Adjusted a €49 milioni (più che raddoppiato rispetto ai €18 milioni del 2022 e in crescita del 29% rispetto ai target di piano) con un Adjusted Ebitda Margin del 23%, ritornato ai livelli pre covid, con un anno di anticipo rispetto al piano precedente.

La posizione finanziaria netta è attesa a circa €72 milioni in miglioramento di €23 milioni rispetto ai €94,8 milioni del 31 dicembre 2022.

Guidance 2024 –  dati consolidati

  • Ricavi: €234-€239 milioni
  • Ebitda Adjusted: €56 – €58 milioni
  • Adjusted Ebitda Margin: 24%
  • Posizione finanziaria netta: €66-€70 milioni

Business Plan 2023-2028 – dati consolidati

  • Ricavi 2028: ~ €323 milioni
  • Ebitda Adjusted 2028: ~ €90 milioni
  • Adjusted Ebitda Margin 2028: 28%
  • Posizione finanziaria netta 2028: ~ €3 milioni
  • Piano investimenti 2023-28: €172 milioni
  • Dividendi attesi 2023-28: ~ €16/€21 milioni
  • PFN/Ebitda 23-28: <2x

La società ha illustrato alla comunità finanziaria le strategie, le ambizioni ed i target del nuovo piano industriale nel corso di un evento presso l’hotel Park Hyatt di Milano il 26 gennaio.

Ecco Robobus, il veicolo autonomo trasformabile in bar, palestra o biblioteca

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L'intelligenza artificiale (immagine Pixabay)

PIX Moving presenta il concept di Robobus: un veicolo autonomo che trasforma il viaggio in un’esperienza adattabile e multifunzionale. Gli interni del mezzo possono essere configurati per soddisfare diverse esigenze: spazi di lavoro per riunioni in movimento, aree relax per un caffè con amici o persino una palestra mobile. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Gianluca Riccio per Futuro Prossimo.

Robobus: il mezzo rivoluzionario

MILANO – Robobus, un veicolo autonomo che ridefinisce il concetto di spostamento urbano. Dotato di una modularità sorprendente, questo piccolo shuttle può trasformarsi in una varietà di ambienti. Quali? Una palestra mobile. O una tranquilla biblioteca, o ancora un accogliente caffè, uno spazio per incontri d’affari.

Robobus non è un semplice trasporto da punto A a punto B, ma si estende a creare veri e propri spazi in movimento, rivoluzionando il modo in cui viviamo e ci spostiamo in ambito urbano.

Un nuovo approccio alla mobilità

Il concept di Robobus di PIX Moving non è solo innovativo, ma rivoluzionario. Questo shuttle autonomo trasforma il viaggio urbano in un’esperienza multifunzionale e adattabile. I suoi interni possono essere configurati per soddisfare diverse esigenze: spazi di lavoro per riunioni in movimento, aree relax per un caffè con amici, o addirittura una palestra mobile per chi desidera mantenersi in forma mentre si sposta.

Questa flessibilità rende Robobus non solo un mezzo di trasporto, ma un luogo di vita, lavoro e svago. Sfruttando design generativo alimentato da algoritmi AI, stampa 3D e manifattura robotizzata in tempo reale, PIX Moving pone le basi per una produzione agile e sostenibile. Questo approccio non solo garantisce flessibilità nella creazione di diversi spazi in movimento, ma riafferma anche l’impegno dell’azienda nella salvaguardia dell’ecosistema.

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