sabato 29 Novembre 2025
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Arriva Punk Chick Barista: Irene Grigoli viaggia su Verona per servire lo specialty coffee on the go

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Irene nella Villa pellegrini costermano con Punk Chick Barista (foto concessa)
Irene nella Villa pellegrini costermano con Punk Chick Barista (foto concessa)

MILANO – Irene Grigoli è la fondatrice di Punk Chick Barista, il cui logo non ha niente a che fare con il caffè (scelta voluta): un polletto rosa punk, disegnino fatto al telefono con la sua ex manager quando lavorava in Inghilterra. Quando è tornata in Italia, a Verona, ha deciso di mettere a frutto la sua esperienza di barista on the go fatta a Southampton e riportare il concept nella sua città.

Punk Chick Barista com’è iniziato? Qual è il suo percorso professionale e perché ha deciso di fare la barista on the go?

“Mi sono trasferita in Inghilterra 7 anni fa innanzitutto per imparare la lingua con già un background da barista all’italiana nel mondo della ristorazione. Dopo poco ho iniziato a lavorare per coffee shop di specialty e qui ho scoperto questo tipo di bevanda, la latte art e un tipo di servizio più internazionale, diverso da quello tradizionale del caffè italiano.

Da lì sono diventata assistant manager, poi manager e infine, durante il Covid ho aperto un’attività con la mia ex manager, Partners in Coffee: eravamo mobili, viaggiavamo con una La Marzocco a bordo di una Ape Piaggio.

Partners in Coffee è un business tuttora attivo, mentre io ho deciso di tornare in Italia per portare ciò che ho imparato a Verona ed essere la prima ad avere un coffee cart.

Lavoro con un carretto del caffè fatto su misura, realizzato con le misure giuste che ho deciso io, su ruote, non motorizzato e che porto ad eventi pubblici, privati, confessi, sagre, manifestazioni. Lo carico sul mio furgoncino ed è smontabile.

È una struttura leggera, che abbiamo progettato in modo da esser funzionale e mobile.”

In base a cosa sceglie le tappe per i tuoi viaggi?

“Mi muovo per ora su Verona perché come inizio è più facile. Sto collaudando ora il carretto, sto controllando le quantità di caffè necessarie e infine valutando se continuare o meno da sola.

Nel piano futuro c’è espandere l’aera di servizio, per coprire anche eventi più grossi, ma penso comunque di restare nel Triveneto e nella parte est della Lombardia.

Quando scelgo una destinazione, svolgo tanta ricerca di mercato, confrontandomi con diversi organizzatori di eventi e poi presentandomi nella zona interessata: lavoro bene con un target di più giovani, millennials, gen z e ho notato che il genere più interessato al caffè è quello femminile.

Le iniziative dove ci sono coppie di giovani che conoscono il prodotto e viaggiano di più, sono quelle con la clientela ideale.

A Zuccaland (foto concessa)

Ho seguito l’evento di Zuccaland di Villa Franca: lì è stato perfetto perché giovani e famiglie si sono dimostrati partecipi e curiosissimi per questa bevanda.

Vendevo un caffè stagionale, il pumpkin spice latte, concetto ancora avvertito come una novità in Italia e in particolare nel veronese: c’è Starbucks ma ancora è una ricetta che non ha preso piede.

Altri momenti interessanti sono i mercatini di Natale, del vintage, dell’artigianale: chi ha attività piccole, indipendenti, sostiene anche una realtà come la mia.”

Quali sono i vantaggi di essere Punk Chick Barista?

“Il vantaggio è l’abbattimento i costi. Non avendo un affitto da pagare o uno staff da mantenere, ho ridotto le spese: quelle più alte sono legate alle attrezzature e al furgoncino dove trasportare il carretto.

Naturalmente ho scelto di usare La Marzocco Linea Mini. E poi per il caffè al momento collaboro con la torrefazione di Verona, Garage Coffee di Cobelli, di cui servo la miscela Dolce Vita.”

Quali gli svantaggi invece?

“Sicuramente essere soggetti molto al meteo: quando fa maltempo e freddo, gli eventi all’aperto subiscono una battuta d’arresto. Poi sono da sola: ogni tanto mi aiuta il mio ragazzo, ma il goal principale è essere indipendenti al 100% e questo però comporta il sollevare pesi da sola, risolvere problemi come l’elettricità, la mancanza d’acqua, affrontare un terreno difficoltoso e svolgere la ricerca dietro agli eventi per trovare quello giusto a cui partecipare.

Altra nota dolente, la Licenza B, per ambulante in Itinere: ho avuto grandi mal di testa in quanto la burocrazia italiana è piuttosto complicata. E anche ottenendola, il comune di Verona resta piuttosto restrittivo per attività ambulanti.

L’ideale sono quindi eventi privati, ma aperti al pubblico, dove gli organizzatori facilitano il processo.”

Ma rispetto quindi alla sua esperienza simile a Londra, a Verona sono cambiate le cose?

“Sto capendo ora le differenze rispetto a quello che ho imparato in Inghilterra. Prima di iniziare, mi chiedevo se davvero le persone potessero interessarsi ad un caffè più costoso o a delle ricette più internazionali anche in Italia.

Sono stata stupita in positivo: nei giorni di sole ho avuto la fila davanti al carretto. In Italia, essendo un prodotto non troppo diffuso, il rischio si alza perché non sai mai come può andare.

Mentre in Inghilterra le persone conoscono già lo specialty e sono abituati alla formula dell’asporto.

Per essere imprenditori bisogna esser un po’ visionari: se ancora non c’è, vuol dire che c’è lo spazio per farlo.”

L’acqua della macchina dove l’allaccia? E per l’energia elettrica?

“La Linea Mini è dotata al suo interno di un piccolo contenitore da dove pesca l’acqua, mentre quella sporca la ributta in un cestello posizionato sotto la griglia dove si poggiano le tazze.

Allora ho collegato il tubo dell’acqua ad una tanica più grande e porto in viaggio un tot litri di acqua filtrata appresso.

Per l’alimentazione della macchina del caffè e del macinino, utilizzo la stessa corrente elettrica che viene fornita sul posto, normalmente da quadri elettrici e generatori.”

Da donna è più difficile fare questo lavoro specifico?

“Devo ammettere purtroppo che esiste una differenza e l’ho notata anche in Inghilterra, seppure lì sia meno marcata. Nel mondo imprenditoriale italiano, secondo la mia esperienza personale, le donne sono a volte percepite con meno autorità.

Però è una cosa che riguarda molto di più la vecchia generazione: i giovani non si pongono queste barriere e c’è molto rispetto verso il proprio interlocutore, a prescindere dai generi.

Altre eccezioni sono ad esempio Marco Pizzinato e Davide Cobelli, due grandi professionisti del settore con cui non ho mai avuto problemi su questo piano.

Su questo punto una nota di merito va di nuovo a Zuccaland: le organizzatrici dell’evento hanno un’azienda, Invigna, e sono due ragazze che hanno fatto un lavoro eccezionale. Fare parte di questa squadra al femminile mi ha fatto molto onore.

In effetti, sono spesso delle donne che mi rispondono e mi coinvolgono nei loro progetti.”

Che preparazioni di caffè offre e a quanto lo vende?

Durante il lavoro (foto concessa)

“Servo principalmente caffe’ a base espresso. Nel prossimo futuro prevedo di avere una batch brewer per i filtrati, ma mi serve l’evento giusto per sperimentarla, magari una mokka master o una Sage. Se dovessi trovare l’occasione in cui sono tranquilla
per concentrarmi anche sulla spiegazione, perché no: stiamo cercando ora di capire con Pizzicoffee come proporlo.

Per quanto riguarda i prezzi, anch’io ero timorosa di proporre gli specialty, ma sorprendentemente, in 5 giorni di manifestazione, nessuno si è lamentato dei prezzi.

Con Punk Chick Barista, l’espresso è minimo a due euro. Ancora non mi sono avventurata sul double shot, perché con i primi test, ho visto che è ancora percepito come troppo forte.

Un fatto positivo che mi è rimasto impresso: chi beveva il caffè a 2 euro, tornava da me e diceva “buono”.

L’italiano medio sa valorizzare il buon cibo: il punto è che siamo abituati al caffè difettato, però avendo degli standard alti in generale, quando capiamo che esiste un’alternativa, gli diamo un valore ancora maggiore.”

E per i prossimi passi di Punk Chick Barista?

“Sono partita da appena due mesi: devo rivedere innanzitutto le dimensioni delle tazze riciclabili che servo. Gli inglesi sono abituati ai beveroni, mentre qua si riduce un po’ tutto nelle quantità.

Per ora il carretto funziona benissimo e anche il workflow è ben calibrato, ma questo perché ho già tanta esperienza alle spalle. Nei prossimi mesi continuerò a lavorare molto sull’autopromozione e dovrò arrivare dappertutto anche a costo di correre maggiori rischi.”

La Marzocco tra le eccellenze italiane dell’evento Six Places to Work – Manufacturing Roadshow

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La seconda tappa dell'evento Six Places to Work - Manufacturing Roadshow all'Accademia del caffè espresso (immagine concessa)

FIRENZE – La Marzocco ha ospitato nel suo centro culturale, Accademia del caffè espresso, la seconda tappa del roadshow Six Places to Work in data giovedì 25 gennaio: un format itinerante di appuntamenti con rappresentanti aziendali da tutto il paese pensato da Auxiell, azienda di consulenza specializzata nell’efficientamento dei processi, ed Euxilia, società che conduce percorsi di coaching scientifico e sistemico, in collaborazione con Great Place to Work.

La Marzocco protagonista della seconda tappa del roadshow Six Places to Work

Sei sono le tappe dal sud al nord Italia nelle migliori aziende, dove l’ottimizzazione dei processi e il focus sul benessere personale sono alla base dell’impatto positivo sulla retention dei talenti.

Un incontro per ispirare e condividere le best practice interne, i percorsi di miglioramento dei processi e sistemi di sviluppo eccellenti.

Insieme a Massimiliano Valenti, Michela Nardini, e Santina Romano, rispettivamente CFO, HR Manager, e Project Manager de La Marzocco, ha preso vita un dibattito con Riccardo Pavanato (moderatore, ceo di Auxiell) per fornire risposte concrete tra gli stakeholder, per accrescere la cultura aziendale e indicare strumenti per il miglioramento delle performance.

la marzocco
Uno dei momenti dell’evento (immagine concessa)

Massimiliano, Michela e Santina hanno condiviso la loro esperienza, parlando della cultura aziendale e dell’attenzione alla persona, e di come strumenti e processi in grado di trasferire e mantenere i valori aziendali in un contesto globale – così come poter rendere il know-how interno fruibile anche alle generazioni future – rivestino un’importanza fondamentale.

La scheda sintetica dell’Accademia del caffè espresso

Accademia del caffè espresso è un hub culturale dedicato al mondo del caffè espresso italiano, all’interno della quale vengono svolte analisi, ricerca e divulgazione sulla cultura del caffè.

Il progetto nasce dalla volontà de La Marzocco, azienda fiorentina produttrice di macchine da caffè professionali, di realizzare un modello umanistico che possa essere un punto di riferimento per la cultura italiana nel mondo.

Accademia del caffè espresso sorge a pochi chilometri da Firenze, presso le originali Officine de La Marzocco, trasformandosi da luogo di produzione industriale a centro di formazione, cultura e innovazione.

La scheda sintetica della Marzocco

La Marzocco, fondata nel 1927 dai fratelli Bambi, fin dall’inizio si è specializzata nella produzione artigianale di macchine da caffè espresso per bar con particolare attenzione alla qualità̀, al risultato in tazza ed allo stile.

In oltre 90 anni di storia l’azienda fiorentina ha introdotto una serie di tecnologie e brevetti rivoluzionari, diventando leader per design ed innovazione nel settore delle macchine per caffè tradizionali. Tutti i modelli, compresi gli ultimi nati per il consumatore finale, sono realizzati a mano ed esportati in più̀ di 100 paesi dove si incontrano nelle migliori caffetterie, nei più̀ raffinati ristoranti del mondo e nelle case.

La scheda sintetica di auxiell

Fondata nel 2005, auxiell è un’azienda di consulenza con sede a Padova che migliora le performance delle organizzazioni in cui opera. Analizza, progetta, realizza e misura processi efficaci ed efficienti in grado di con-cretizzare i business model, rendendoli sostenibili nel tempo e facendo evolvere sistemicamente tutta l’azienda attraverso risultati concreti e quantificabili. Conta più di 60 consulenti e ha al suo attivo centinaia di clienti e opera in Italia, Messico e Romania (con filiali proprie), USA, Brasile, Cina, e altri Paesi dell’UE.

Nel corso degli ultimi anni auxiell si è contraddistinta non solo come punto di riferimento per la lean transforma-tion di processi operativi, di vendita e sviluppo, ma anche come vera eccellenza nelle tematiche relative agli ambiti strategy deployment e lean accounting, affiancando all’attività consulenziale quella co-editoriale (co-pubblicando in italiano testi di riferimento nel panorama internazionale).

La scheda sintetica di Euxilia

euxilia nasce nel 2017 in Unox S.p.A., leader mondiale nella produzione e progettazione di forni professionali, per supportare il management dal punto di vista dello sviluppo delle persone portandola non solo a raggiun-gere risultati tangibili in termini di fatturato e crescita, ma anche al riconoscimento di Best Workplaces.

Pioniera nel potenziamento delle performance individuali e di team, oggi euxilia ha sede a Padova e lavora con clienti in tutto il mondo seguendo progetti anche in Oceania e nelle Americhe. Il team euxilia è composto da 12 coach interni e si impegna ogni giorno a guidare individui, team e intere organizzazioni verso il miglio-ramento delle proprie performance.

Centrali alla filosofia di euxilia sono le persone: è attraverso loro che si raggiunge l’eccellenza. Con avanzati percorsi di training, coaching e ridefinizione delle dinamiche organizza-tive, euxilia promuove un ambiente in cui ciascun individuo possa esprimere il proprio potenziale al meglio. Quest’anno ha ottenuto la certificazione Great Place To Work.

Gruppo Seb: fatturato 2023 a 8 mld (+5,3%), Polo professionale (macchine da caffè) a 962 mln (+32,6%) nell’anno dell’acquisizione de La San Marco

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Il logo del Gruppo Seb

MILANO – Nell’anno dell’acquisizione de La San Marco, Gruppo Seb torna a crescere. Il colosso francese degli elettrodomestici chiude l’esercizio 2023 con un fatturato che supera di poco gli 8 miliardi di euro, contro i 7,96 miliardi del 2022: in crescita è dello 0,6%, ma con un incremento like-for-like del 5,3%.

In un contesto macro economico complessivamente sfavorevole, il risultato va considerato positivo, nonché in linea con l’obiettivo del Gruppo di raggiungere una crescita organica delle vendite in cifra singola media a fine 2023.

Esso riflette inoltre il ritorno alla crescita del ramo consumer e una performance sempre vigorosa del Polo professionale.

Le vendite nel segmento consumer sono state pari a 7,045 miliardi di euro, in crescita del 3,2% a parità di perimetro rispetto al 2022.

Da notare, per questa, voce una progressione significativa: dal risultato negativo del primo trimestre (-6,6%) al +5,2% del secondo, il +5,5% del terzo e infine il +7,7% del quarto.

Un risultato che rispecchia altresì la resilienza del mercato dei piccoli elettrodomestici, anche in una congiuntura sempre tesa e difficile.

Gruppo Seb sottolinea gli investimenti compiuti in R&S, per rinnovare le gamme di prodotti, e il lavoro svolto per ottimizzare la rete distributiva.

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Repa estende la partnership con Rancilio e Rancilio Specialty

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Il cento logistico di Repa nel punto in cui uno dei magazzini verticali si interfaccia con la spedizione (immagine concessa)

CESENA – Repa, il principale distributore europeo di ricambi per attrezzature per ristorazione, caffè, distributori automatici e elettrodomestici, è ora distributore ufficiale di ricambi per i marchi Rancilio e Rancilio Specialty, in Italia, Francia e nelle regioni MEA e APAC, estendendo la partnership già attiva in Spagna per il brand Rancilio.

Grazie a questa partnership con uno dei produttori di macchine caffè tradizionali e automatiche più noti al mondo, i clienti Rancilio, compresi torrefattori, tecnici dei centri assistenza e importatori di macchine caffè, possono ora beneficiare di un servizio, quello Repa, che si distingue nel mercato della distribuzione dei ricambi per accuratezza ed efficienza.

Repa continua la partnership con Rancilio

Una soluzione unica, affidabile e rapida, fruibile con un webshop dedicato, che offre oltre 1.000 ricambi e accessori originali per le macchine caffè Rancilio e Rancilio Specialty.

In qualità di fornitore di soluzioni globali, con operazioni logistiche automatizzate e avanzate in tutto il mondo, grazie alla collaborazione con Repa i clienti possono contare su ricambi sempre a magazzino, spedizioni rapide e un servizio di assistenza tecnica altamente qualificato.

Inoltre, Repa offre il più grande e completo stock europeo di ricambi e accessori originali di oltre 2.000 produttori di apparecchiature originali (OEM) dei marchi più diffusi.

Gilberto Guidi, group director professional coffee Repa, commenta: “In qualità di esperti del settore del caffè, al servizio di tutti gli operatori del settore, siamo lieti di dare il benvenuto a questa nuova partnership con Rancilio e Rancilio Specialty, che ci consente di offrire ai loro clienti, tra i quali torrefattori, centri assistenza e importatori, la fornitura tempestiva di pezzi di ricambio 100% originali in ogni momento”.

Guide continua: “La collaborazione con Repa consente agli operatori di svolgere la lora attività quotidiana con la certezza di essere supportati da un esperto globale, in grado di offrire una scelta impareggiabile di ricambi e accessori OEM”.

Rancilio aggiunge: “Siamo entusiasti della partnership con Repa, che rappresenta un passo fondamentale nella nostra missione di garantire un servizio eccellente ai nostri clienti. La distribuzione rapida e affidabile dei ricambi è essenziale per mantenere le massime prestazioni delle nostre macchine: con Repa abbiamo trovato il partner perfetto.”

La scheda sintetica di Repa

Repa è il principale distributore europeo di ricambi per attrezzature per la ristorazione, caffè, distributori automatici ed elettrodomestici ed è un partner di fiducia per i produttori di apparecchiature.

Dal 2022 Repa è una divisione di Parts Town Unlimited, leader mondiale nella distribuzione high-tech di parti di ricambio indispensabili, prodotti e servizi correlati per i settori della ristorazione, degli elettrodomestici e dell’HVAC.

I clienti di Repa beneficiano di una forte competenza in materia di ricambi, con oltre 40 anni di esperienza nel mercato da parte di Repa Italia, Repa Deutschland, Repa France, Repa Iberia, ATEL e Big Warehouse.

Con il più grande database del settore accessibile attraverso webshop all’avanguardia, un’elevata disponibilità di magazzino e centri logistici altamente innovativi che assicurano la consegna dei ricambi più rapida del settore, Repa fornisce a ogni cliente il pezzo giusto, al momento giusto, ovunque.

La scheda sintetica di Parts Town Unlimited

Parts Town è il distributore leader, ad altissima innovazione tecnologica, di ricambi originali OEM (Original Equipment Manufacturer) per la ristorazione, gli elettrodomestici e le apparecchiature HVAC. Quando si verifica un problema con qualsiasi apparecchiatura Parts Town è pronta a intervenire con la gamma di ricambi più ampia del pianeta, una tecnologia innovativa e un’esperienza cliente senza uguali.

Le soluzioni personalizzate vanno a beneficio dei tecnici di tutti i tipi di attrezzature, nonché di ristoranti indipendenti e di catene, scuole, strutture sanitarie e ricettive.

Grazie alla collaborazione con i principali produttori di ricambi per la ristorazione, gli elettrodomestici e l’HVAC, Parts Town migliora la catena di fornitura, aumenta le vendite di ricambi originali OEM e fa sì che l’attività di ogni cliente funzioni alla perfezione. Parts Town collabora anche con rivenditori di attrezzature e forniture di tutte le dimensioni per offrire un one-stop shop attraverso il suo marketplace “Parts Town”.

Fondazione Lavazza e Cesvi a Napoli per il programma formativo “A cup of learning”

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lavazza a cup of learning
Il programma di formazione "A cup of learning" (immagine concessa)

NAPOLI – Napoli è la più recente tappa di “A cup of learning”, il modello di formazione che Fondazione Lavazza a livello internazionale dal 2017 rivolge ai giovani in cerca di opportunità lavorative nel mondo del caffè, in particolare a coloro che provengono dai gruppi sociali più fragili.

Fondazione Lavazza a Napoli con “A cup learning” con Cesvi

In collaborazione con Cesvi e la sua Casa del Sorriso di Napoli che ha ospitato il training volto ad offrire gli strumenti migliori per “Essere Barista”: giovani del territorio hanno partecipato alle sessioni specifiche al fine di accrescere le proprie competenze e avere un’ulteriore opportunità di inserimento nel mondo del lavoro.

Le Case del Sorriso di Cesvi sono luoghi sicuri dove bambini e adolescenti che vivono in condizioni di vulnerabilità ricevono accoglienza, istruzione e formazione, per costruire il loro futuro giorno dopo giorno, al riparo dalla violenza e dai pericoli che contraddistinguono i complessi contesti in cui sono inserite.

Otto fra ragazze e ragazzi sono i partecipanti al progetto A cup of learning, che hanno appreso, direttamente da trainer Lavazza, le tecniche di macinazione, il funzionamento delle macchine per l’espresso, i diversi metodi di estrazione, fino ad arrivare al mondo della latte art e hanno ottenuto un diploma di riconoscimento.

L’obiettivo del programma è diffondere la cultura del caffè offrendo l’opportunità di trasformare questa passione in una professione.

“Siamo molto lieti di aver portato A cup of learning anche a Napoli con Cesvi, uno dei nostri partner più longevi: insieme crediamo che la formazione possa rappresentare un’opportunità di crescita per ragazze e ragazzi che vivono in contesti fragili” – commenta Veronica Rossi, sustainability senior manager Lavazza Group e Manager Fondazione Lavazza.

Dal 2017 ad oggi, A cup of learning ha generato un impatto significativo: il programma è stato promosso in 16 Paesi in tutto il mondo (Italia, Repubblica Dominicana, India, Albania, Haiti, Brasile, Cuba, Perù, Costa d’Avorio, Honduras, Ecuador, Stati Uniti, Australia, Francia, Germania e Regno Unito), formando più di 400 beneficiari e permettendo l’attivazione di più di 90 tirocini nel settore della ristorazione e nelle caffetterie. Determinanti in ogni progetto sono anche le collaborazioni con Partner qualificati e competenti, come in questo caso Cesvi.

In Italia, il programma ha visto l’attivazione a Torino, in più edizioni, in collaborazione con enti pubblici e privati con il conseguimento da parte dei partecipanti del Diploma di Specialisti dell’Espresso, che ha ottenuto il riconoscimento del Ministero dell’Istruzione; a San Patrignano (RN) di concerto con la Comunità omonima; a Roma, con Save the Children Italia negli sportelli Civico Zero; a Milano, in collaborazione con Fondazione Comunità Milano e le Academies di aziende partner nel progetto specifico.

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Fondazione Lavazza insieme a Cesvi (immagine concessa)

Roberto Vignola, vice direttore generale di Cesvi: “Secondo Eurostat la Campania ha il secondo dato più alto d’Europa per popolazione a rischio di povertà ed esclusione sociale, meno della metà degli abitanti ha un lavoro stabile – appena il 47,3%. Sappiamo inoltre che a ogni +1% del tasso di disoccupazione corrisponde un aumento del 20% nelle denunce per trascuratezza e maltrattamento dell’infanzia e che, secondo la nostra ultima edizione -2022, dell’Indice regionale sul maltrattamento all’infanzia in Italia, la Campania è la Regione con maggiori rischi e minori servizi di prevenzione sul tema”.

Vignola aggiunge: “Cesvi è attivo in Italia, e in particolare a Napoli, con il programma Casa del Sorriso che offre attività rivolte ai minori e ragazzi in difficoltà. Oggi, grazie al percorso di formazione A Cup of Learning il nostro programma si arricchisce, aumentando le opportunità di inserimento lavorativo per i giovani che vivono in contesti svantaggiati che possono trovare strumenti e aiuto per costruirsi un futuro migliore”.

Il programma vede coinvolti in prima persona i professionisti di Lavazza Group, mettendo a disposizione dei beneficiari le loro esperienze e competenze sia nei paesi produttori sia presso i Training Center del Gruppo presenti a livello internazionale.

L’edizione di A cup of learning, realizzata a Napoli presso la Casa del Sorriso, è stata fonte di ispirazione nella scelta di Lavazza di raccontare il progetto in “Mare Fuori”.

Insieme a Cesvi, Lavazza ha organizzato un incontro tra i partecipanti del training alla Casa del Sorriso e Massimiliano Caiazzo – protagonista di una campagna del progetto Lavazza A cup of learning in programma prossimamente – affinché i giovani potessero condividere con lui l’esperienza vissuta nella realtà. Uno scambio di esperienze di vita emozionante ed educativo insieme.

La scheda sintetica di Fondazione Lavazza e Lavazza Group

Fin dalla sua fondazione nel 1895, Lavazza ha sempre avuto un’attenzione ai valori della sostenibilità e ha maturato nel tempo un percorso strategico concreto verso lo sviluppo sostenibile. Nel 2004, con la nascita della Fondazione Giuseppe e Pericle Lavazza, il Gruppo definisce in maniera efficace e concreta il suo impegno a supporto delle comunità in cui opera.

I programmi della Fondazione Lavazza, che celebra quest’anno i suoi 20 anni, sono esempi reali e misurabili di un impegno globale che oggi conta 33 progetti di cui beneficiano oltre 180.000 coltivatori di caffè in 20 Paesi e 3 continenti.

Attraverso la collaborazione con i diversi attori del territorio, la Fondazione si pone l’obiettivo di migliorare la resa produttiva e la qualità del caffè, promuovere l’imprenditorialità dei produttori e migliorare le loro condizioni di vita, valorizzando al contempo il lavoro delle donne e coinvolgendo le nuove generazioni.

A questo si accompagnano la condivisione di buone pratiche agricole e l’introduzione di strumenti tecnologici finalizzati al contrasto degli effetti del cambiamento climatico.

Negli ultimi vent’anni, l’impegno sui temi della sostenibilità ha subìto una forte accelerazione.

Un anno chiave è il 2015, quando viene realizzato primo bilancio di sostenibilità, su base volontaria, e si avvia un percorso di integrazione della sostenibilità nel business dell’Azienda, coerente con la vicina adesione all’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con i suoi 17 Sustainable Development Goal (SDG).

Il progetto A Cup of Learning rientra nell’ambito delle attività che afferiscono al Goal 8 – Lavoro dignitoso e crescita economica – uno dei pilastri di sostenibilità su cui il Gruppo Lavazza sta puntando.

Nel 2023, grazie al programma di A Cup of Learning, il Gruppo Lavazza è stato premiato per la seconda volta dall’UNHCR, Agenzia ONU per i Rifugiati, con l’assegnazione del logo Welcome. Working for Refugee Integration per l’anno 2022, conferito alle aziende che si sono contraddistinte per aver favorito l’inserimento lavorativo dei beneficiari di protezione internazionale e per la promozione di una società inclusiva.

La scheda sintetica di Fondazione Cesvi

Fondazione Cesvi è un’organizzazione umanitaria laica e indipendente nata a Bergamo nel 1985. Da quasi 40 anni porta il cuore, la generosità e l’operosità degli italiani nelle emergenze e nei luoghi più poveri del mondo attraverso progetti di lotta alla fame e alle grandi pandemie, per la tutela delle persone e dell’ambiente.

Cesvi agisce fornendo strumenti e competenze affinché le popolazioni aiutate possano poi essere artefici del proprio futuro. Premiata tre volte con l’Oscar di Bilancio per la trasparenza, è parte del network europeo Alliance2015.

Venditalia: Radio 24 confermata media partner dell’evento

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Radio24 a Venditalia 2024 (immagine concessa)

MILANO – Dopo il grande successo del 2022, anche per la tredicesima edizione di Venditalia, è arrivata l’attesa conferma di un accordo sottoscritto con Radio 24. All’interno dei padiglioni 8-12 di Fieramilano Rho, nuova location dell’evento fieristico, sarà allestito uno studio da dove saranno trasmessi alcuni dei più noti programmi dell’emittente radiofonica, in linea con le tematiche della manifestazione.

Radio 24 presente a Venditalia 2024

Radio 24, del Gruppo Il Sole24 Ore, è uno dei più importanti network italiani. Offre una varietà di programmi, inclusi notiziari, dibattiti e talk show, che si concentrano principalmente su temi legati all’attualità, all’economia, alla politica, alla cultura e alla società. È universalmente considerata una fonte affidabile di informazioni e discussione in lingua italiana.

La scelta di confermare Radio 24 a Venditalia 2024 offre un’ulteriore e importante vetrina per l’evento, fondamentale per poter coinvolgere nuovi potenziali visitatori e amplificare i valori di un settore in ampia crescita e sempre più trasversale.

Venditalia è quindi destinata a diventare ancor di più un evento unico, che coinvolge a 360° tutte le aziende presenti sfruttando al meglio gli strumenti di comunicazione per offrire maggiore visibilità a tutta la filiera del vending, presente in manifestazione.

L’appuntamento con Venditalia 2024 e con il futuro del vending è dal 15 al 18 maggio 2024 nei padiglioni 8-12 di Fieramilano Rho.

Italian Exhibition Group è la prima società fieristica italiana a ricevere la certificazione sulla parità di genere

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Il presidente di IEG Maurizio Ermeti (immagine concessa)

RIMINI – Italian Exhibition Group SpA (IEG) è la prima società fieristica italiana a ottenere la certificazione sulla parità di genere UNI/PdR 125:2022 per la piena corrispondenza delle politiche aziendali finalizzate all’equità lavorativa e all’inclusione di tutte le collaboratrici e i collaboratori attivi all’interno dell’azienda.

La Certificazione riguarda le sedi fieristico-congressuali di Rimini e Vicenza della Spa, oltre agli uffici operativi di Milano e Arezzo. Il punteggio ottenuto da IEG è altissimo, 89,75 su un range previsto fra 60 e 100, secondo i certificatori fra i più alti riconosciuti.

La Certificazione è l’esito di un processo di valutazione basato su parametri che partendo dalle fondamenta rappresentate dalla cultura e strategia aziendali va ad approfondire precisi ambiti. L’entità del punteggio ottenuto da IEG nel processo di Certificazione, testimonia la presenza, ormai consolidata, di una serie di politiche di gestione del capitale umano volte al sostegno dell’occupazione femminile.

Politiche che hanno creato negli anni un contesto aziendale che garantisce opportunità di crescita mantenendo sempre viva l’attenzione al work life balance.

Il consolidamento della leadership sul tema della diversity&inclusion è tra gli obiettivi di sostenibilità che la società si è prefissata di raggiungere nello Strategic Plan 2023 – 2028, recentemente approvato.

L’ente certificatore e il team Italian Exhibition Group

Il processo di certificazione, terminato con l’audit di Bureau Veritas Italia, è stato coordinato per IEG dal team HR, guidato dalla sua direttrice Silvia Fabbri, insieme all’HR specialist Katia Calesini e ha visto la collaborazione dell’HSE coordinator di IEG Mattia Gasparini per gli aspetti concernenti l’integrazione con le altre numerose certificazioni già acquisite da Italian Exhibition Group.

Le dichiarazioni

“Con un pizzico di orgoglio – commenta il presidente di IEG SpA, Maurizio Ermeti – rivendico un riconoscimento che non è semplicemente il premio ad un percorso compiuto sull’onda di una cultura aziendale che finalmente si afferma nel mondo delle imprese, ma l’affermazione di una identità societaria che da sempre s’è caratterizzata con un requisito sostanziato da premialità e riconoscimento dei talenti, ovunque essi siano”.

Per il presidente di Bureau Veritas Italia, Diego D’Amato, “Grazie alla UNI/PdR 125:2022, le aziende hanno a disposizione uno strumento formidabile per agire il cambiamento sul fronte della parità di genere, diffondendo una cultura inclusiva e misurando il proprio impegno al miglioramento. Siamo orgogliosi di contribuire, con i nostri audit di certificazione, ad una maggior consapevolezza sui temi del gender gap, valorizzando l’impegno di aziende che, come IEG, possono essere prese ad esempio nel proprio mercato di riferimento”.

Le percentuali di Italian Exhibition Group

 IEG ha presentato all’ente certificatore Bureau Veritas Italia una fotografia aziendale composta dal 70% di presenza femminile, testimonianza di un dna che storicamente distingue l’azienda e che ne ha generato l’impetuoso sviluppo proprio all’insegna di una relazione virtuosa fra inclusività e performance. Le donne con ruoli dirigenziali o di responsabilità di area sono il 50% e quelle con deleghe sui budget di spesa sono il 51% del totale.

Gli impegni e la competitività delle aziende certificate per la parità di genere

Le aziende di maggiore successo sono quelle che al loro interno riescono a creare e mantenere un modello di lavoro che punti con decisione sull’inclusività. Tra le imprese che sono riuscite a instaurare un clima di parità e inclusione, i profitti sono superiori alla media (+25-35%), vi è un più alto tasso di innovazione (+20%) e una migliore capacità di gestire i processi decisionali che si traduce in un +30% della capacità di individuare e ridurre i rischi aziendali.

Inoltre, le aziende che adottano politiche basate su tali valori e che le sanno trasmettere all’esterno, registrano benefici anche in termini di immagine e reputazione (Fonte: Bureau Veritas Italia).

La gender equality è uno dei 17 obiettivi per lo sviluppo sostenibile fissati dall’ONU (Goal 5); il PNRR, nella missione 5, ha sottolineato l’importanza del ridurre le disparità, stanziando 9,81 miliardi per lo sviluppo di politiche di inclusione sociale.

Da novembre 2021, inoltre, la legge n.162 aggiorna il Codice delle Pari Opportunità ed estende l’obbligo di redazione di un rapporto sulla situazione di impiego maschile e femminile per tutte le aziende, pubbliche e private, con più di 50 dipendenti.

La prassi prevede l’adozione di specifici KPI inerenti alle politiche di parità di genere nelle Organizzazioni che permettano la misura, la rendicontazione e la valutazione dei dati relativi al genere nelle organizzazioni con l’obiettivo di colmare i gap attualmente esistenti, nonché incorporare il nuovo paradigma relativo alla parità di genere nel DNA delle organizzazioni e produrre un cambiamento sostenibile e durevole nel tempo.

Sergio Barbarisi, BWT water+more: “La sostenibilità? Un messaggio che aiuta a scegliere il tipo di cliente che vogliamo raggiungere”

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barbarisi bazzara acqua
Sergio Barbarisi

Sergio Barbarisi, international key accounts manager BWT water+more, è intervenuto in occasione del Trieste Coffee Experts organizzato da Bazzara a Trieste spiegando la posizione presa dall’azienda in merito alla sostenibilità. Secondo Barbarisi, la sostenibilità è un contenuto fondamentale della filosofia del brand, nonché un obiettivo definito di prodotto etico dal punto di vista ambientale e sociale. Leggiamo di seguito le sue considerazioni.

Acqua BWT e caffè: la sostenibilità che non viene (solo) dalla tecnologia

di Sergio Barbarisi

TRIESTE – “Se siamo qui a discutere di sostenibilità è un buon segnale; sono certo che tutti noi ce ne stiamo occupando nelle rispettive aziende. Leggiamo di sostenibilità dappertutto, non c’è un post sui social o una pubblicità che non faccia riferimento a questo tema e, più in generale, si fa riferimento al “green” che è stato eletto a pieno titolo come colore della sostenibilità. Sostenibilità e verde vanno sempre insieme.

“Il pubblico collega la parola “sostenibilità” al colore verde in quanto rappresentativo dell’ecologia: sostenibilità = ecologia. E aggiungo che tutti citano concetti come “impatto zero”, “carbon neutral, zero”, “emissioni zero”; lo zero è ricorrente. Siamo sicuri che sia lo zero il target della sostenibilità?

Le aziende italiane che fanno parte della filiera del caffè stanno facendo lavori immani per ottimizzare i loro prodotti, intraprendendo un percorso virtuoso che ci permette sicuramente di dire che oggi l’industria del caffè italiana è meglio di quanto era ieri: bassi consumi, risparmio energetico, caldaie separate, riscaldamento a induzione, tutto valido per non lasciare traccia, e sottolineo “non lasciare traccia”: lo zero ricorre ancora. Impatto zero, anche sulla bolletta energetica, perché no?”

Barbarisi: “Io credo, personalmente, che sostenibilità sia invece proprio lasciare traccia del nostro passaggio, mi piace pensare, e faccio qui appello alle filosofie orientali, che “noi sopravviviamo alla nostra partenza solo se lasciamo una traccia”, una, non zero, e così dovrebbe valere per tutte le nostre aziende”.

Barbarisi continua: “Essere sostenibili per quanto riguarda l’acqua, se parliamo di impatto zero, vuol dire produrre sistemi di trattamento costruiti in aziende che non inquinino, che siano appunto carbon neutral.

Lo sapete che la Formula 1 nella testa della gente è la cosa più distante dalla neutralità, eppure sostiene e sta cercando di essere carbon neutral; questo per dimostrare come a volte i concetti sono un po’ tirati.

Tuttavia, la Formula 1 per il 2026 dice di essere “sustainably fuelled” e addirittura “impatto netto zero nel 2030”, ancora zero.

Sostenibilità per l’acqua vuol dire produrre sistemi filtranti che non sprechino acqua e che ne ottimizzino le quantità utilizzate attraverso il controllo da remoto. Sostenibilità nel trattamento dell’acqua significa recuperare i sistemi di trattamento esausti per non lasciare appunto traccia del proprio passaggio: impatto zero. Tutto questo è sostenibilità dell’acqua?

Sicuramente è un buon inizio, ma non è sufficiente: così, la traccia del proprio passaggio è troppo labile.

La sostenibilità dovrebbe essere un concetto che se misurato ci dice impatto zero vuol dire che hai fatto quello che ci si aspettava da te; se hai fatto meno, dovrebbe essere “-1, -2, -3,” … Mentre chi è stato molto bravo dovrebbe avere impatto “+1, +2, +3,” e così via.

La sostenibilità è qualcosa da ricercare anche nell’intangibile a mio giudizio, ad esempio nell’atmosfera che si respira in azienda; voi avete voglia di lavorare con fornitori o con clienti che sapete che non sono soddisfatti del posto dove lavorano?

Allo stesso modo, avete voglia di rifornire clienti sapendo che il prodotto viene lavorato da persone che sono profondamente insoddisfatte o addirittura maltrattate?”

Barbarisi non ha dubbi: “Io scelgo il fornitore contento, sempre, e scelgo il cliente contento. Credo che anche senza citare nomi e brand, il pensiero di molti di voi va a aziende che hanno scelto nel nostro settore di fare in modo che la loro azienda sia una casa, una famiglia, un posto dove i dipendenti e i colleghi vanno a lavorare contenti, col sorriso”.

Barbarisi continua: “Quando io, per conto di BWT, ho abbracciato con Water+More il percorso del caffè di qualità, si cominciava proprio a parlare di sostenibilità della filiera, e mi sono trascinato dietro tutti i miei colleghi internazionali che all’inizio non ci credevano.

L’ho fatto perché ho compreso dai primi incontri che ci sarebbe stata la possibilità di raccontare l’acqua in una nuova veste.

Ci sarebbe stata la possibilità di raccontare una storia durante il processo di vendita, che caratterizzasse la nostra azienda come portatrice di un vento nuovo.

Ci sarebbe stata l’opportunità, per chi avesse voluto coglierla, di alzarsi ogni mattina, sapendo che a ogni incontro con un potenziale cliente ci si sarebbe approcciati col sorriso di chi sa di portare un messaggio positivo, con il sorriso di chi sa di portare qualcosa in più di un prezzo o di uno sconto: un’azienda, appunto, che fa o cerca di fare business sostenibile.

La sostenibilità è la condizione di uno sviluppo che assicuri il soddisfacimento dei bisogni della generazione presente senza compromettere la possibilità delle generazioni future di realizzare i propri sogni; a noi ad esempio è venuta in soccorso nella ricerca della sostenibilità proprio la filiera del caffè, e questa volta volgendo lo sguardo verso chi banalmente al bar non viene mai raccontato.

Ho iniziato quasi per gioco, per la curiosità di conoscere la parte che io, e purtroppo non solo io, non avevo mai avuto opportunità di vedere: le nazioni produttrici del caffè. Là ho scoperto letteralmente un mondo che non conosce l’acqua e che allo stesso tempo non sfrutta le possibilità che l’acqua può dargli. Ho scoperto, ahimè, un mondo dove l’acqua è veramente bistrattata.

Il cambiamento climatico è un fatto mondiale, al di là delle piogge che ogni tanto ci sembrano cadere copiose, com’è successo di recente, la media delle precipitazioni è in calo e questo è un fatto.

Giusto per darvi un’idea, il Centro America ha avuto un ultimo inverno piuttosto secco con piogge piuttosto scarse.

Secondo voi, a parte il Costa Rica che tratta bene l’acqua, è cambiato qualcosa in generale nell’utilizzo dell’acqua in piantagione? Poco, per non dire assolutamente niente.

Chi produce caffè lavati sta continuando a farlo senza preoccuparsi né della quantità di acqua che va a farsi benedire, né della qualità di quello che dalle vasche di fermentazione esce e viene restituito alla natura, ovvero la distruzione di qualsiasi forma di fauna acquatica nei corsi a defluire.

Esiste un modo per usare l’acqua e produrre i lavati in maniera virtuosa? Parliamo di remineralizzazione dell’acqua: remineralizzando l’acqua, questa perde acidità e torna a essere acqua che può essere restituita ai fiumi in maniera assolutamente sostenibile. Si può fare, magari ha un costo ma permette un impatto positivo e significativo sull’ambiente. Poi c’è il momento della verità: il momento dell’assaggio.

Sapete che la maggior parte dei farmer assaggia con l’acqua che ha a disposizione? Spesso di sconosciuta origine, o addirittura con acque acquistate in boccioni da 20 litri: ciao sostenibilità!

I boccioni in questione sono prodotti dalle multinazionali delle bibite, si tratta di acqua osmotizzata, senza contenuto disciolto, che possa dare luogo a un assaggio di qualità.

Tra l’altro prendendo come esempio il Centro America, le loro acque sono nella maggior parte dei casi delle “naturalmente pure”; sono acque molto buone, acque purissime e quindi da remineralizzare.

Qualcuna tra le aziende americane che fa bustine di sali da aggiungere nelle acque sta già lavorando con alcune nazioni del Centroamerica, con alcuni farmer per la fase di assaggio.

E anche in questo campo della remineralizzazione si può essere meno costosi per i farmer e, contemporaneamente, più sostenibili fornendo soluzioni in cartuccia a bassissimo costo che permettano loro di far esaltare le doti del loro caffè, usando la loro acqua senza comprarne altra.

Qualcuno ha saputo di questa nostra attività e ci ha rinfacciato che di questo passo, grazie a noi, i farmer prenderanno consapevolezza del valore del loro prodotto e l’effetto sarà quello di un rincaro del crudo. Al di là del fatto che questa affermazione si definisce da sola, la risposta è un No secco.

Oltre al costo al litro assolutamente vicino a zero e che non è giustificazione per alcun aumento, l’effetto primario di questa consapevolezza dell’acqua è di allargare la fascia delle Farm dalle quali si può pescare un caffè di qualità, e se l’offerta si amplia, il prezzo per definizione non può salire.

Ci si può poi spingere anche oltre: si può ad esempio aiutare ragazze che hanno scelto di crescere il caffè come reazione a un’economia di guerra.

Drink More Congo Coffee è la creazione di una ragazza congolese, Fatuma Lokembo, cresciuta in Belgio, che una mattina si è svegliata e ha deciso che era ora di fare qualcosa aggiungendo dignità a una zona che ha sempre prodotto caffè ma che troppo spesso lo cede di nascosto al Rwanda, che lo spaccia come proprio.

Un team di sole donne sta svolgendo un lavoro fantastico. Noi siamo di supporto con l’acqua, che consente loro di avere giustizia in fase di cupping. Si può anche aiutare chi ha sbagliato e che attraverso il caffè vuole riacquistare un posto nella società.

Qui siamo in Kenya, a Nairobi, con gli amici di Wertkaffee dalla Germania, che hanno costruito un laboratorio di assaggio in carcere e che attraverso l’insegnamento della filiera del caffè cercano un posto nel mondo per chi ha sbagliato, che è uscito dal carcere e che deve avere l’opportunità di ricostruire un’esistenza che sia degna di essere chiamata tale.

Mi fermo qui, anche se ce ne sarebbero tanti altri di esempi o attività che stiamo portando avanti, tuttavia oggi ho voluto raccontare delle storie di come l’acqua può essere sia sostenibile essa stessa in senso stretto, che come strumento per arrivare a una filiera più sostenibile.

Ci sono due espressioni che nella mia vita ricorrono molto spesso per bocca dei miei interlocutori, e sono: “Voi venditori”, detto un po’ come per intendere “voi truffatori”; e la seconda è: “si vabbè dai, questo è tutto marketing”, come se quella che in realtà è una scienza fosse solo il vestito buono per coprire difetti e magagne aziendali.

Ecco, chiudo così: per noi la sostenibilità è un contenuto fondamentale, è uno sforzo immane sull’acqua, è un obiettivo definito di prodotto, è una fascia di destinazione per il prodotto, è un messaggio che ci aiuta anche a scegliere il cliente che si vuole raggiungere; del resto si dice che “chi si somiglia, si piglia”.

Barbarisi conclude: Manuela Cadeddu ha citato un 25% di clienti che sarebbero pronti a pagare di più per i prodotti sostenibili; c’è bisogno di aziende che ci credano, c’è bisogno di marketing che crei i messaggi, c’è bisogno di venditori che ne siano portatori sani. Scegliamoci i clienti e andiamo fuori tutti insieme”.

Segafredo Caffè lancia il primo store in Sri Lanka all’aeroporto di Bandaranayake

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segafredo sri lanka
La prima caffetteria in Sri Lanka di Segafredo Caffè (immagine concessa)

BANDARANAYAKE (Sri Lanka) – Segafredo Caffè, marchio del Massimo Zanetti Beverage Group dedicato al franchising, presenta la prima caffetteria in Sri Lanka, presso l’aeroporto internazionale di Bandaranayake. Situato nell’area partenze del principale scalo internazionale dell’isola, Segafredo Caffè è in grado di offrire un’esperienza di autentica caffetteria italiana a un numero di viaggiatori in costante e rapida crescita.

La caffetteria in Sri Lanka di Segafredo Caffè

I clienti possono concedersi una pausa con il migliore caffè italiano accompagnato da un servizio di altissimo livello, segno distintivo dell’esperienza Segafredo Caffè. Per ulteriori informazioni basta cliccare qui.

Segafredo Caffè in Egitto

Recentemente Segafredo Caffè ha inaugurato la quarta caffetteria all’aeroporto internazionale del Cairo e la nona in Egitto, includendo le caffetterie negli aeroporti di Sharm el Sheikh e Hurghada, in linea con il piano di aperture previste nelle principali città a livello globale (ne abbiamo parlato qui).

La crescente popolarità di Segafredo Caffè in Egitto riflette la diffusa tendenza dei consumatori a ricercare un caffè autentico e di qualità come l’eccellente caffè Segafredo, simbolo in tutto il mondo del caffè italiano.

Ferrero perde la causa contro Rigoni d’Asiago: lo spot non è un attacco alla Nutella

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Il logo della Ferrero

Rigoni d’Asiago, azienda italiana che produce confetture e creme, ha pubblicizzato uno spot per la sua crema spalmabile Nocciolata, con cacao e nocciole ma senza olio di palma. Ferrero ha visto in quello spot un attacco velato ai valori nutrizionali della Nutella, la quale è invece prodotta proprio grazie all’olio di palma.

Ciò ha spinto la multinazionale di Alba ad avviare una causa contro Rigoni d’Asiago con l’accusa di “denigrazione e parassitismo”.

La corte ha tuttavia respinto le accuse e ha anche disposto una compensazione di 10mila euro che l’azienda sarà ora costretta a pagare alla Rigoni Di Asiago France. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato su Il Fatto Quotidiano.

La causa di Ferrero in difesa della Nutella

MILANO – La lotta a quale sia la migliore crema spalmabile è agguerrita e la Nutella, crema spalmabile più conosciuta al mondo, ha un posto d’onore nelle classifiche, nonostante i moltissimi competitor che ha sul mercato.

Uno tra questi, e anche tra i più noti, è Rigoni d’Asiago, azienda italiana che produce confetture, miele e creme, e che di recente in uno spot ha pubblicizzato la sua crema spalmabile Nocciolata, con cacao e nocciole ma senza olio di palma.

Ferrero in quello spot ha visto un attacco alla Nutella, che invece utilizza ancora l’olio di palma, e ha avviato una causa in Francia contro Rigoni d’Asiago e lo spot televisivo in cui mette in evidenza l’aspetto sostenibile della propria crema, con l’accusa di “denigrazione e parassitismo”.

La sfida legale è risultata essere un fallimento per Ferrero perché la corte francese ha respinto le accuse e ha anche disposto una compensazione di 10 mila euro che l’azienda sarà ora costretta a pagare alla Rigoni Di Asiago France.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui