Tornano a crescere le spese in tecnologia, viaggi e intrattenimento, con più attenzione alla sostenibilità e agli acquisti online (immagine concessa)
MILANO – Contrariamente alle aspettative, il 2023 si è rivelato un anno di resilienza e innovazione per le aziende italiane. Nonostante un contesto economico instabile, le imprese hanno dimostrato una notevole capacità di adattamento, con un aumento significativo delle spese in tecnologia, viaggi, e intrattenimento, focalizzandosi sulla sostenibilità e gli acquisti online.
Il nuovo report di Soldo, la fintech leader nella gestione e nel controllo delle spese aziendali, offre una panoramica approfondita dell’evoluzione degli investimenti delle aziende italiane nel corso del 2023.
Questa analisi si basa sui dati di oltre 24.000 clienti e rivela uno scenario di cambiamento e una serie di trend e opportunità che richiederanno una gestione ottimale delle spese aziendali nei prossimi anni, per affrontare con successo gli investimenti a lungo termine e le sfide future. Di seguito, i punti salienti emersi dal report:
Tornano a crescere le spese aziendali nel settore viaggi
Nel 2023, il settore dei viaggi aziendali ha mostrato una robusta ripresa, segnando una svolta positiva rispetto ai tre anni precedenti. Con un aumento del 43% nelle spese per viaggi ferroviari e del 42% per i voli aerei rispetto al 2022, le aziende hanno mostrato un rinnovato interesse per la mobilità.
Anche le spese alberghiere hanno registrato significativi aumenti (+37%) così come le spese di trasporto, con i taxi al +36%.
È interessante notare che questa tendenza è stata particolarmente marcata nelle grandi imprese, con oltre 250 dipendenti, dove la crescita per i viaggi aerei è stata del 48% rispetto al 2022. Questi dati evidenziano un ritorno verso un’era pre-pandemica, segnando un’epoca in cui le aziende italiane sono nuovamente pronte a espandersi, incontrare partner globali e perseguire opportunità di affari di persona, specialmente nei settori retail, finanziario e IT.
Le aziende prestano sempre più attenzione alla sostenibilità
Il 2023 ha registrato un’impennata nell’uso dei veicoli elettrici, con un aumento del 144% nell’implementazione di stazioni di ricarica per veicoli elettrici rispetto all’anno precedente.
Centralità della tecnologia
Le spese nel settore tecnologico sono aumentate in ogni ambito, con un incremento particolare nel settore dei servizi finanziari (+43%). Seguono i settori del retail e dei media, con un incremento superiore al 20%, a dimostrazione della loro rapida evoluzione tecnologica.
Il settore manifatturiero, seppur con un incremento più moderato del 6%, ha confermato la tendenza verso la crescita della spesa tecnologica in tutti i settori.
Variazioni nelle spese aziendali in pubblicità, intrattenimento e spedizioni
Nel 2023, le spese aziendali per la pubblicità hanno registrato una flessione media del 9%, nonostante il settore IT abbia incrementato la propria spesa pubblicitaria del 78%. Questa diminuzione è stata particolarmente marcata nelle medie imprese.
Al contrario, le spese per l’intrattenimento e le spedizioni hanno evidenziato una significativa ripresa, con un aumento del 62% per l’intrattenimento e del 23% per le spedizioni, quest’ultimo influenzato anche da un aumento dei costi nel settore. Questi cambiamenti indicano un adattamento delle priorità di spesa aziendali nel contesto economico attuale.
Crescita dell’e-commerce nelle aziende
Nel 2023 le spese nei negozi fisici sono diminuite complessivamente del 12%, con il 6% in meno di aziende che ha effettuato acquisti in negozio. Questa chiara tendenza verso l’e-commerce anche a livello business è favorita dalla facilità di accesso, dalla vasta gamma di opzioni disponibili, dai prezzi vantaggiosi e dalla possibilità di personalizzare gli ordini.
Resiste (ancora) l’uso del contante
Le speculazioni sulla fine del contante potrebbero essere premature, considerando che quest’anno il 4% in più delle aziende ha utilizzato prelievi in contanti per effettuare pagamenti.
Tuttavia, le aziende che effettivamente hanno effettuato prelievi sono numericamente inferiori (-15%). Questo dato è in linea con la scelta di molte aziende di disabilitare tali transazioni sulle carte Soldo. Attualmente, quasi una su tre ha richiesto di disabilitare la funzione di prelievo
“L’analisi dei dati dei nostri clienti conferma che il 2023 è stato un anno di significativa ripresa per le aziende italiane” ha dichiarato Davide Salmistraro, country manager di Soldo in Italia. “Guardando al futuro, nel 2024 le aziende si confronteranno con un ambiente economico ancora imprevedibile”.
Salmistraro aggiunge: “Sarà cruciale disporre di strumenti che offrano una visione integrata delle spese, fornendo dati tempestivi, semplificando le operazioni per il personale, garantendo la conformità ai requisiti normativi e incorporando l’automazione. Soldo si posiziona come una piattaforma indispensabile per un controllo efficace delle spese aziendali, permettendo alle aziende di ottimizzare risorse e concentrarsi sulle loro strategie di sviluppo.”
Soldo aiuta migliaia di aziende, dalle piccole imprese alle multinazionali, a gestire e monitorare le spese. Con sede nel Regno Unito e uffici anche a Dublino, Milano e Roma, Soldo consente a clienti come Biesse, Trevi, RAI e De Agostini di effettuare spese aziendali per viaggi e intrattenimento, pubblicità, acquisti, abbonamenti software, e-commerce e altro ancora.
I responsabili delle decisioni finanziarie possono controllare ogni costo con budget personalizzati e monitoraggio delle transazioni in tempo reale.
TRIESTE – illycaffè rinnova il sostegno a Biennale Arte, quest’anno intitolata “Stranieri ovunque – foreigners everywhere”, che aprirà le porte al grande pubblico il 20 aprile prossimo a Venezia. Una collaborazione nata nel 2003 dalla volontà di ricercare e promuovere il bello attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea al fianco di una tra le più prestigiose manifestazioni d’arte a livello mondiale.
illycaffè sostiene la Biennale Arte di Venezia
Anche per questa edizione il sodalizio si arricchisce di una nuova illy Art Collection firmata da artisti emergenti latino-americani che il curatore di Biennale Arte 2024 Adriano Pedrosa ha scelto fra quelli che espongono all’interno della mostra, offrendo loro un’ulteriore concreta opportunità di visibilità e di crescita.
Le iconiche tazzine illy si sono trasformate ancora una volta in una tela bianca sulla quale gli artisti selezionati hanno potuto esprimere la loro creatività, valorizzando l’unione del bello e del buono che contraddistingue il marchio illy.
“Siamo felici di confermare la collaborazione con la 60. Esposizione Internazionale d’Arte – racconta Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè – una manifestazione che quest’anno celebrerà chi è straniero o lontano, attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea, che da sempre favorisce il dialogo e l’inclusione. Valori che illycaffè promuove lungo tutta la filiera, ponendo sempre la persona al centro di ogni sua attività”.
La dimensione etica ed estetica di illycaffè si riassume nella qualità sostenibile del prodotto. Gli artisti, i collezionisti, i curatori e i visitatori della 60. Esposizione Internazionale d’Arte potranno degustare il blend unico illy nei punti di ristoro della Biennale Arte e, nei giorni dell’inaugurazione, nel gazebo allestito all’entrata dei Giardini della Biennale.
La scheda sintetica di illycaffè
illycaffè è un’azienda familiare italiana fondata a Trieste nel 1933, che da sempre si prefigge la missione di offrire il miglior caffè al mondo. Produce un unico blend 100% Arabica composto da 9 ingredienti diversi.
L’azienda seleziona solo l’1% dei migliori chicchi di Arabica al mondo. Ogni giorno vengono gustate 8 milioni di tazzine di caffè illy nei bar, ristoranti, alberghi, caffè monomarca, case e uffici di oltre 140 paesi, in cui l’azienda è presente attraverso filiali e distributori.
Fin dalla nascita illycaffè ha orientato le proprie strategie verso un modello di business sostenibile, impegno che ha rafforzato nel 2019 adottando lo status di Società Benefit e nel 2021 diventando la prima azienda italiana del caffè ad ottenere la certificazione internazionale B Corp. Dal 2013 illycaffè è inoltre una delle World Most Ethical Companies.
Tutto ciò che è ‘made in illy’ viene arricchito di bellezza e arte, a cominciare dal logo, disegnato da James Rosenquist, le illy Art Collection, le tazzine decorate da più di 125 artisti internazionali o le macchine da caffè disegnate da designer di fama internazionale.
Con l’obiettivo di diffonderne la cultura della qualità ai coltivatori, baristi e amanti del caffè, l’azienda ha sviluppato la sua Università del Caffè che ad oggi svolge corsi in 25 paesi del mondo. Nel 2021 Rhône Capital è entrato nel capitale di illycaffè con una quota di minoranza per accompagnare l’azienda nella crescita internazionale.
Nel 2022 illycaffè ha impiegato 1230 persone e ha generato un fatturato consolidato pari a €567,7 milioni. La rete monomarca illy conta 190 punti vendita in 34 Paesi.
La consegna del Premio Camaleonte da parte di Andrej Godjna a Arianna Zanetti (sx) e Martina Ruzza (dx) di Hausbrandt in occasione della Fiera Sigep (immagine concessa)
NERVESA DELLA BATTAGLIA (Treviso) – Un fine anno all’insegna delle premiazioni. Non poteva chiudersi in maniera migliore il 2023 di Hausbrandt. Nell’ambito della partnership con la Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia, la cui presentazione ufficiale si è tenuta lo scorso 21 dicembre all’Accademia del caffè espresso de La Marzocco, Hausbrandt – storica realtà aziendale guidata da Martino Zanetti – è stata premiata con due importanti riconoscimenti.
I riconoscimenti della Guida del Camaleonte ad Hausbrandt
“Per la straordinaria capacità di diversificare la propria offerta in termini di prodotto, dimostrando di poter eccellere in ambiti produttivi che esorbitano l’ambito caffeicolo, come quelli del vino, della birra e del gin”.
Questa la motivazione per l’assegnazione dell’award Torrefazione ecletticità: l’ispirante e artistica personalità di Martino Zanetti, l’eterogeneità dei prodotti e delle discipline propositive intellettuali che riguardano l’azienda oltre alla principale attività industriale hanno colpito la giuria e permesso vincere questo prestigioso premio.
Un secondo riconoscimento è stato invece assegnato al prodotto Hausbrandt Bio 100% Arabica, caffè biologico le cui preziose bacche sono coltivate in piantagioni selezionate, nel pieno rispetto della natura e in conformità ai processi di lavorazione delle materie prime di origine biologica.
La Guida dei caffè e delle torrefazioni d’Italia si occupa di recensire le migliori miscele e di premiare le torrefazioni italiane più meritevoli, realizzando così una mappatura delle torrefazioni d’eccellenza di ogni regione e provincia, garantendo un utile strumento a tutti gli amanti del caffè.
La Guida del Camaleonte, disponibile in versione cartacea e in digitale (su app) è una vera e propria bussola che permette di orientarsi nel vasto mondo del caffè, avvicinandosi alla sua degustazione in maniera consapevole.
I due nuovi riconoscimenti vanno così ad arricchire la già ampia bacheca di premi ottenuti da Hausbrandt, a conclusione di un 2023 ricco di soddisfazioni e in vista di un nuovo anno altrettanto proficuo e soddisfacente.
TORINO – Busters Coffee, la catena di caffetterie torinese che seguiva lo stesso modello di Starbucks, ha chiuso definitivamente. Il 24 gennaio il giudice delegato Vittoria Nosengo ha annunciato l’apertura della liquidazione della società Busters srl. Nonostante i quattro locali a Torino, uno nella Piazza Statuto e tre in via Cesare Battisti, Lungo Doria Siena e via Sant’Ottavio, il brand ha dichiarato di essere in uno stato di insolvenza irreversibile.
La chiusura di Busters Coffee
La nota catena ha registrato nel 2022 ricavi lordi di 508mila euro ma, come riportato da Affari Italiani, “l’attività genera perdite e non vi è la possibilità di invertire tale trend negativo”.
A ottobre scorso, il brand ha subito una perdita di 356mila euro e il patrimonio netto è diventato negativo per 201mila euro.
L’offerta di Busters Coffee era basata sul modello di catene statunitensi come Starbucks, offrendo un’ampia scelta di espresso, caffè americani, cioccolate, milkshake, muffin e biscotti.
Busters è stata battezzata con il marchio Busters Coffee dalla società costituita a maggio del 2010 tra Davide Damaso e Marco Mariotti, quote in seguito rilevate da Garassino.
La conferenza stampa di Fipe-Confcommercio e Comieco (immagine concessa)
ROMA – Solo il 15,5% degli italiani porta a casa il cibo non consumato durante un pranzo o una cena al ristorante, eppure la quasi totalità dei ristoratori (91,8%) è attrezzata per consentirlo. Una percentuale che scende all’11,8% se consideriamo, invece, il vino, Segnali di cambiamento, questi, ancora troppo timidi in un’epoca in cui l’attenzione agli sprechi, soprattutto alimentari, è sempre più alta e il 36% della spesa delle famiglie per prodotti alimentari transita fuori casa.
Secondo un ristoratore su due, il basso numero di richieste può essere spiegato da un certo imbarazzo del cliente a richiedere di portare via gli avanzi. Ma anche la scomodità (19,5%) e l’indifferenza (18,3%) sono tra le ragioni alla base della riluttanza dei consumatori ad avanzare una tale richiesta.
Ma la percezione dei consumatori sembra essere più che positiva. Il 74% degli italiani si dice a favore della possibilità di portare a casa il cibo che non è riuscito a consumare. Anzi, per il 22% di essi è addirittura una variabile importante nella scelta del ristorante.
Sono questi alcuni dei numeri presentati oggi durante la conferenza stampa organizzata da Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana pubblici esercizi, e Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base cellulosica), dal titolo “Spreco alimentare: al ristorante la Doggy Bag si chiama rimpiattino”.
L’evento ha l’obiettivo di favorire un confronto sugli strumenti necessari per sensibilizzare i consumatori e i ristoratori sul tema e fare il punto sull’utilizzo della famosa “Doggy Bag”, al centro delle cronache e oggetto di alcune proposte di legge. Dopo la presentazione dell’indagine sono intervenuti Lino Enrico Stoppani, presidente Fipe-Confcommercio, Carlo Montalbetti, direttore generale Comieco, Andrea Segrè, direttore scientifico Osservatorio Waste Watcher – Sprecometro, e Caterina Marchetti, ristorante Al Ceppo, Roma.
Nell’occasione Fipe e Comieco hanno rinnovato la collaborazione che nel 2019 ha promosso il progetto “Rimpiattino” – la versione italiana della “Doggy Bag” – attraverso il quale sono stati distribuiti ai ristoranti aderenti all’iniziativa iconici contenitori di carta proprio per portare a casa il cibo e il vino non consumati a tavola. In totale, a oggi, sono stati 24.000 i “Rimpiattini” distribuiti tra 875 ristoranti di 22 città.
In contemporanea viene presentata la nuova funzionalità dell’app “Sprecometro” che misura lo spreco alimentare al di fuori delle mura domestiche. E’ il frutto di una collaborazione tra Fipe e l’Osservatorio Waste Watcher International guidato dal Prof. Andrea Segrè dell’Università di Bologna.
“Rinnoviamo con impegno e responsabilità la collaborazione con Comieco sul progetto “Rimpiattino”, per rilanciare un’iniziativa che dal 2019 ha fatto tanta strada, entrando in molti ristoranti d‘Italia sia per sensibilizzare sul tema dello spreco alimentare che per dare al cibo il valore che merita”, ha dichiarato Lino Enrico Stoppani, presidente di Fipe – Confcommercio.
Stoppani continua: “Che il contrasto dello spreco alimentare, tema su cui la Federazione è da sempre in prima linea, sia sempre di più nell’agenda politica è un fatto positivo, perché raccoglie anche i valori di “Expo Milano 2015” ma la giusta sfida pone anzitutto uno sforzo culturale per superare i tanti pregiudizi che ancora condizionano le scelte delle persone. Occorre, cioè, una “spinta gentile” che porti ad assumere comportamenti virtuosi in grado di fare la differenza”.
“La diffusione su base volontaria del Rimpiattino tra i ristoratori ha proprio l’obiettivo di abbattere il muro dell’imbarazzo che ancora oggi rappresenta l’ostacolo più importante alla diffusione dei comportamenti anti spreco”, ha concluso Stoppani.
“Il settore della ristorazione può rappresentare un canale di promozione importante per la corretta gestione di cibo e vino non consumati attraverso l’adozione di buone pratiche” – afferma Carlo Montalbetti, direttore generale Comieco. “Per questo insieme Fipe stiamo lavorando per rinnovare la fornitura di circa 20.000 Rimpiattini, che i ristoratori potranno richiedere su base volontaria. Una buona abitudine promossa già in occasione di Expo 2015 e che oggi consolidiamo, confermando anche il ruolo centrale dell’imballaggio in carta (riutilizzabile e riciclabile) come strumento di promozione e diffusione della cultura antispreco”.
“Più che di obbligatorietà, in rapporto alle food bag nei ristoranti, dovremmo parlare di prevenzione, sostenibilità, educazione alimentare. Il “Rimpiattino” lanciato già da tempo da Fipe e Comieco restituisce molto bene il senso della prevenzione dello spreco – osserva il direttore scientifico Waste Watcher e professore di Economia circolare Andrea Segrè, fondatore della Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco – Il prossimo 5 febbraio, Giornata nazionale di Prevenzione dello spreco alimentare, in occasione dell’evento ufficiale a Roma lanceremo un ‘Osservatorio’ sugli sprechi nella ristorazione italiana grazie alla nuova funzione dell’app istituzionale Sprecometro”.
Isaac Mwaura, portavoce del governo in Kenya, ha affermato che sono stati stanziati 6 miliardi di scellini, pocopiù di 34,6 milioni di euro, per sostenere i coltivatori di caffè del Paese. La dotazione, riferisce il portavoce, sarà implementata attraverso il Coffee cherry advance revolving fund. Leggiamo di seguito parte dell’articolo pubblicato sul portale Africa e Affari.
Il sostegno del Kenya ai coltivatori di caffè
KENYA – Sotto l’amministrazione della Kenya planters’ cooperative union (Kpcu), il fondo è stato istituito nel 2019 per fornire prestiti sostenibili e accessibili ai piccoli coltivatori di caffè, le cui aziende agricole hanno una superficie inferiore a 8 ettari.
Secondo il quotidiano locale Capital Fm, questo sostegno finanziario permetterà di aumentare il prezzo di acquisto del chicco presso i produttori: l’obiettivo è garantire un reddito minimo di 80 scellini (0,5 dollari) al chilogrammo, un aumento del 33% rispetto agli attuali 60 scellini (0,37 dollari).
“L’operazione è già in corso nella contea di Makueni e sarà estesa a tutte le 37 contee produttrici di caffè del Paese. Nello specifico, 40 scellini verranno pagati una volta che l’agricoltore avrà trasportato il suo raccolto alla fabbrica e il resto del pagamento gli sarà inviato entro un mese dalla lavorazione” ha detto Makureni.
Questo provvedimento fa parte delle varie misure pianificate dal governo per stimolare la produzione di caffè locale e aumentarla entro il 2028 a quasi 260.000 tonnellate, rispetto alle 52.000 tonnellate del 2022.
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MILANO – ChocoLOVE è il primo evento dedicato alla cultura del cacao e del cioccolato e alla valorizzazione dei maestri italiani del cioccolato. Il progetto, promosso dall’associazione We Love Italy e organizzato da BeeBest srl con il prezioso supporto di Monica Meschini dell’International Institute of Chocolate and Cacao Tasting e di The Tea Tasting Institute, coinvolge il mondo della cioccolateria, pasticceria, gelateria, caffetteria e ristorazione che si riunirà in uno dei più eleganti palazzi di Corso Venezia a Milano dal 9 al 14 febbraio per raccontare il cioccolato, ma anche sensibilizzare su un nuovo concetto di Amore in un periodo dell’anno da sempre dedicato a San Valentino.
ChocoLOVE sarà una grande occasione per sostenere tre grandi realtà del terzo settore come Fondazione Umberto Veronesi, Lega italiana per la lotta contro i tumori e Fondazione TOG, polo per le disabilità e le fragilità infantili, grazie a due proposte regalo dedicate a San Valentino e create dai grandi maestri del design e della moda come Fabio Novembre con la pralina disegnata e realizzata da Chocolate Academy Milano che verrà presentata in anteprima e l’azienda Ratti che ha contribuito con la sua maestria nella stampa e nella realizzazione di un elegante foulard in seta, disegnato dal poliedrico Jacopo Ascari.
Palazzo Bovara accoglierà anche le proposte firmate dai tanti maestri cioccolatieri che si uniranno come Enric Rovira, eclettico maestro catalano, Simona Solbiati elegante maestra del cioccolato a Milano, Arianna Facci con il suo cioccolatino Equlibrio che con il gelato Baci di Pessione di Mauro De Comite hanno ricevuto il primo premio del Contest “ChocoLOVE un Dolce per san Valentino” lo scorso 20 gennaio al Sigep di Rimini.
Il maestro Denis Buosi porterà a Milano il suo progetto Gelato e pasticceria sociale, realizzato con la cooperativa San Carlo per dare lavoro a persone con disabilità e vittime di violenza.
L’evento, che prevede esperienze visive, sonore, olfattive, sarà un viaggio alla scoperta del cacao, dalla pianta al cioccolato, nei processi di lavorazione e attraverso l’analisi sensoriale. Le masterclass aperte al pubblico saranno veri laboratori sul sapere e le tecniche con presentazioni e degustazioni condotte da maestri italiani e internazionali.
Monica Meschini (immagine concessa)
Ci saranno aree esperienziali in cui si sperimentano abbinamenti particolari del Cacao e del Cioccolato con il food, le erbe aromatiche, gli olii essenziali e il tè selezionato da uno dei massimi esperti al mondo Gilles Brochard, giornalista e scrittore di innumerevoli testi e guide sull’argomento che arriverà appositamente da Parigi per gli incontri di sabato e domenica.
Gli incontri a 4 mani saranno in compagnia di Monica Meschini co-fondatrice del The Tea Tasting Institute. L’amore sarà il tema dominante raccontato dai protagonisti.
Il tema wedding arricchirà il programma di questa edizione con una giornata curata dalla nota wedding planner Alessandra Pirola Baietta che venerdì condurrà un talk, con una live performance dell’artista Jacopo Ascari, sul tema San Valentino.
Grazie alla sua expertise sulla mise en place sia il ristorante che la caffetteria saranno allestiti per offrire al pubblico il luogo migliore per fare una dichiarazione d’Amore. Le masterclass saranno a tema cake design e il paese ospite sarà l’India con la partecipazione di Gitika Abbot di Cakemeover e di Bishnu Prased pastry chef del ristorante Cittamani Milano di chef Ritu Dalmia.
Il cacao e il cioccolato indiani arriveranno direttamente dalle piantagioni nell’Idduki Kerala dall’azienda GoGround Beans & Spices di Luca Beltrami e Hellen Taerwen. Questa start-up di impact investing incubata da Fondazione Riva ha cambiato il modo di coltivare e essiccare il cacao e sostenere il reddito dei piccoli produttori e porta a ChocoLOVE il suo brand di cioccolato Holy Caw che sarà possibile acquistare presso il ChocoDom.
Buosi, cuore di mamma (immagine concessa)
La domenica sarà dedicata alla pasticceria al cioccolato con la partecipazione dei maestri Emanuele e Filippo Valsecchi e di Ilaria Caneva pastry chef di Cracco in Galleria. Il pasticciotto leccese abbinato al cioccolato sarà il tema che l’Associazione Pasticceri Salentini porterà sul palco e in caffetteria per un abbinamento con il famoso caffè in ghiaccio con il latte di mandorla.
Caffè Scala, noto catering milanese, che cura il ristorante di Palazzo Bovara proporrà durante ChocoLOVE, su prenotazione, piatti gourmet che valorizzano il cacao e il cioccolato. Il ristorante curato da Alessandra Pirola Baietta sarà il luogo migliore dove dichiarare il proprio Amore in particolare la sera del 14 febbraio.
Anche l’elegante caffetteria, in Sala delle Colonne, sarà possibile gustare le ricette dei maestri della cioccolateria e del tè. Tutti i giorni dalle 17.30 nel Chocodom ci saranno i Grandi Maestri del Gelato al Cioccolato come Stefano Ferrara tre coni Gambero rosso, Sandra Dal Giovane, Antonio Morgese, Andrea Zingrillo, Stefano Dassie, Andrea Riva e il vincitore del contest ChocoLOVE- Un Dolce per San Valentino categoria gelato Mauro de Comite.
Tutti gli eventi aperti al pubblico sono accessibili solo previa iscrizione sul sito.
Il programma di ChocoLOVE Milano 2024
9-14 febbraio 2024
Il ricco programma di quest’anno prevede un temporary shop chiamato ChocoDom con diverse realtà del mondo pasticceria e cioccolateria con le loro proposte regalo per San Valentino e la pasticceria e gelateria sociale del Maestro Denis Buosi, progetto realizzato con la cooperativa San Carlo per dare lavoro a persone con disabilità e vittime di violenza. In questo spazio sarà possibile contribuire alla raccolta fondi dedicata a Fondazione Umberto Veronesi, Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori e Fondazione TOG.
Al piano nobile del palazzo avremo un ristorante con menù dedicato al cacao e al cioccolato firmato da Caffè Scala, una caffetteria con degustazione di dolci al cioccolato e cioccolata calda, un social table dedicato agli abbinamenti con il cioccolato, un laboratorio a vista e una sala Masterclass.
Le Masterclass previste in Sala Castiglioni sono (l’ingresso è libero ma limitato alla capienza): venerdì Wedding e Cake Design
ore 11.30 introduzione al Cioccolato, parliamo di Asia e dei nuovi orizzonti del Cioccolato – a cura di Monica Meschini IICCT
ore 12.30 Il Cake Design a San Valentino – Mabanuby
ore 14.30 Cake me over il design di New Delhi – Gitika Abbott
ore 15.30 Dessert al cioccolato di Cittamani – Bishnu Prased pastry chef di Ritu Dalmia del ristorante Cittamani Milano
ore 16.30 Dall’Idduki Kerala (India) , incontro con degustazione del cacao e del cioccolato Holy Cow con Monica Meschini e Hellen Taerwen
ore 17.30 Il cioccolato degli innamorati- Denis Buosi
Sabato il gianduiotto e la pralina
ore 10.30 Cioccolata tiramisù: cioccolata, crema mascarpone e caviale di caffè Matteo Beluffi
ore 11.30 Introduzione al cioccolato e ai dessert con nocciola della Tuscia, con Monia Achille e Monica Meschini
ore 12.30 “Giovanotto” – Storia e Storie del Gianduiotto e del Giuinot dalla nocciola al Cioccolato – Guido Castagna
ore 13.30 I cioccolatini di Anna Gerasi finalista al Wordl Chocolate Masters di Parigi 2022
ore 14.30 Le praline ai fiori – Gian Luca Forino
ore 15.30 Passione al Melograno – Francesco Maggio
ore 16.30 “Cacao – La planta que transita los tiempos “ – Prof Massimo De Giuseppe e Monica Meschini
ore 17.30 Tropical Nuts – Omar Ibrik
Domenica la pasticceria al cioccolato
ore 10.30 Introduzione al cioccolato dell’America meridionale – a cura di Monica Meschini
ore 11.30 Il cioccolato in pasticceria – Emanuele Valsecchi
ore 12.30 Il pasticciotto leccese – a cura di Associazione Pasticceri Salentini – presidente Giuseppe Zippo
ore 13.30 Filippo Valsecchi il cioccolato in pasticceria
ore 14.30 Dal Belize alle Langhe – Ilaria Caneva – Cracco in Galleria
ore 15.30 Paring: drink al cioccolato e gin all’amarena Matteo Beluffi con tartelletta “pasticciotto” al cacao, crema al cocco e amarena Dario Beluffi
ore 16.30 Dalila Salonia con la sua pasticceria da catering
ore 17.30 Andrea Buosi cioccolato e gin
Il 12 e 13 febbraio sempre in Sala Castiglioni Monica Meschini terrà il corso di Chocolate Taster 1°livello Plus. Corso a pagamento con il rilascio di Certificato IICCT.
Gli appuntamenti previsti in Sala delle Colonne dove sarà sempre attiva la caffetteria con degustazione a pagamento di caffè e cioccolato, cioccolata in tazza, cupcake di Mabanuby e i cioccolatini selezionati dal ChocoLOVE (l’ingresso è libero ma limitato alla capienza)
Venerdì 9 febbraio
Ore 11.30 “Frammenti d’amore” spunti, idee e suggerimenti sulla tavola con focus al tema San Valentino -Alessandra Pirola e Jacopo Ascari
Ore 16.00 “Io parlo con il dito” presentazione del progetto da parte dell’associazione clinicaMENTE.
Sabato 10 febbraio
Ore 10.30 English Tea-Time & High Tea (La tradizione britannica e scozzese) a cura dell’esperto parigino Gilles Brochard
Ore 16.30 Presentazione del libro “La signora in dolce alla scoperta del segreto del cioccolato”- Tiziana Di Masi
Ore 15.30 Un Tè Nel Deserto (rituale marocchino) con Gilles Brochard e Monica Meschini
Domenica 11 febbraio
Ore 10.30 Un Tè alla Corte degli Zar (rituale russo) con Gilles Brochard
Ore 15.30 GONG FU CHA – da Fujian e Guangdong (rituale cinese) con Gilles Brochard e Monica Meschini
Ore 16.30 Lecce – Il Pasticciotto e il caffè in ghiaccio con l’Associazione Pasticceri Salentini
Lunedì 12 febbraio
Ore 15.30 presentazione del libro “La magia e l’arte del Cioccolato” con Ernst Knam
In Sala Bovara ci saranno le degustazioni per chi vuole scoprire gli abbinamenti insoliti. Appuntamenti curati da Monica Meschini di IICCT al costo di euro 20 a persona capienza massima 12 persone.
Venerdì 9 febbraio
Ore 14.30 e 17.30 “Quando il cioccolato è sensorialità, matrimoni possibili e matrimoni difficili” Monica Meschini
Sabato 10 febbraio
Ore 14.30 e 17.30 “Il cioccolato e i suoi profumi abbinati alla storica casa speziale Bizzarri Firenze” con Monica Meschini e Gianni Pieralli.
Domenica 11 febbraio
Ore 14.30 e 17.30 “Cioccolato e tè è il miglior matrimonio” con Monica Meschini e Gilles Brochard.
Nella Sala delle Aquile verrà allestito il laboratorio a vista che vedrà tutti i maestri al lavoro a partire da Enric Rovira che venerdì 9 terrà una lezione sul tema pasquale dedicata ai professionisti: Il Cioccolato artistico secondo Enric Rovira“Da ChocoLOVE alla Pasqua” info e prezzi qui.
Nel pomeriggio ci saranno dimostrazioni con ingresso libero sul tema San Valentino a cura di Mabanuby. Lo stesso tema verrà trattato durante la giornata di sabato 10 febbraio.
Domenica 11 il laboratorio si riempirà dei profumi del pasticciotto leccese firmato dai maestri salentini.
Lunedì 12 dalle 9.00 alle 13.00 lezione per i professionisti e i foodlover sul pasticciotto.
Alle 15.00 Paring: Tartelletta al cacao, crema al cioccolato e cocco, lamponi e meringa al lampone con lamponi liofilizzati accompagnato con “Oat on the Beach” drink all’avena e lampone con velluto ai fiori di sambuco. Matteo Beluffi e Dario Beluffi.
Chocodom tutti i giorni dal 9 al 11 febbraio ci sarà la gelateria e pasticceria sociale firmata Buosi e alle ore 17.30 inizieranno le degustazioni di gelato al cioccolato:
Venerdì 9 febbraio Mauro De Comite, Stefano Dassie e Andrea Zingrillo
Sabato 10 febbraio Sandra Dal Giovane e Antonio Morgese
Domenica 11 febbraio Stefano Ferrara e Andrea Riva
Il ristorante di Caffè Scala proporrà un raffinato menù alla carta dedicato al cacao e al cioccolato e a tutti i suoi possibili abbinamenti. Il 14 febbraio sarà possibile prenotare un tavolo per una speciale cena di San Valentino ai profumi del Cacao di origine e del Cioccolato.
La raccolta fondi sarà effettuata grazie a WeLoveItaly ETS con un conto corrente creato ad hoc a favore di Fondazione Umberto Veronesi, LILT Milano e Fondazione TOG.
La raccolta prevede il 100% della vendita del foulard e della pralina firmata da Fabio Novembre e Chocolate Academy, il 20% delle consumazioni del ChocoDom, della caffetteria e del ristorante di Palazzo Bovara e il 20% sulla vendita di alcuni articoli da regalo sempre proposti nel ChocoDom e indicati chiaramente con una visibile comunicazione in prossimità del prodotto.
MASSA CARRARA – Calendario sempre più ricco, eventi decisi, espositori in aumento. Procede a grandi passi l’organizzazione della 44° edizione di Tirreno C.T., la manifestazione in programma a Carrarafiere dal 3 al 6 marzo e che anche per questo nuovo appuntamento dedica ampio spazio al mondo delle novità per la ristorazione e per l’ospitalità.
Tirreno C.T., da qualche anno insieme all’altro segmento di punta, Balnearia, è un appuntamento che nel panorama delle mostre italiane è riconosciuto come uno dei più importanti di incontro e confronto dell’ospitalità. E anche l’evento 2024 sarà caratterizzato dalla presenza dei principali player del settore.
A rendere importante il salone apuano sono sicuramente i numeri. Nei padiglioni di Carrara Fiere sono attesi oltre 450 espositori in rappresentanza di più di 900 marchi commerciali.
Fanno da corollario alla manifestazione le migliaia di operatori tra ristoratori, titolari di bar e strutture ricettive di vario genere che ogni anno affollano i padiglioni della fiera e che come ogni edizione ormai da oltre 40 anni, offre anche un ricco programma di contenuti di confronto e approfondimento.
Le sfide tra cuochi: pentathlon e triathlon e poi pasticceria e formazione
Sono due le gare nelle quali si cimenteranno i cuochi di tutto il mondo. Cinque le prove per capire chi è il miglior cuoco d’Italia, in quello che è un pentathlon vero e proprio tra pentole e fornelli per chi cucina tutti i giorni e tutti i giorni si mette in discussione con il proprio lavoro, quello di cuoco.
In anteprima assoluta in Italia la scorsa edizione, il pentathlon della cucina nasce per valorizzare le capacità professionali dei cuochi e dei commis di cucina nel lavoro di tutti i giorni. Ma che al tempo stesso vuole fare anche formazione tanto che fornisce in anticipo tutte le informazioni e il materiale necessario per allenarsi.
Il pentathlon della cucina (immagine concessa)
Ideato da Fabio Tacchella, Giorgio Nardelli e dal patron della fiera, Paolo Caldana, il pentathlon prevede cinque prove tra cui l’ultima nella quale gli sfidanti dovranno fare le spesa e acquistare almeno 5 ingredienti presso un droghiere messo a disposizione dall’organizzazione.
Ogni ingrediente avrà un valore e il concorrente dovrà realizzare 3 piatti per la giuria tecnica.
Verrà valutato il tempo di realizzazione, la cura dell’impiattamento, il gusto e la pulizia della postazione.
Per quanto riguarda il triathlon, invece, è una gara che nasce su idea del maestro siciliano Domenico Privitera per valorizzare le capacità professionali dei cuochi nel lavoro di tutti i giorni utilizzando la tecnica della cottura con il forno a microonde che deve prevalere nella preparazione della pietanza senza tradire la tradizione del gusto. Sarà di nuovo presente in fiera anche la Scuola Tessieri con tante iniziative portate avanti dai più famosi professionisti del settore.
La scuola per aspiranti cuochi avrà uno spazio dedicato animato da tanti momenti dimostrativi.
Ampio spazio poi al mondo della pasticceria con la presenza sempre più forte della Federazione italiana pasticceri (FIP) che anche quest’anno porterà i principali concorsi internazionali.
Tirreno C.T. e Balnearia
La manifestazione di Carrara è indubbiamente un evento dove non possono non trovare spazio i grandi marchi del food&beverage italiano ed estero e non solo come vetrina di novità e prodotti di punta.
Ma anche e soprattutto come momento di presentazione, degustazione, approfondimento. Si va dal pane alla pizza, dai prodotti lavorati e semilavorati per la cucina alle forniture alberghiere, passando per la gelateria e la pasticceria.
Un’intera area è dedicata al caffè e alle innovazioni del settore grandi impianti. E ci sono anche le attrezzature per la tavola, bar, gelateria e pasticceria fino all’arredo contract per interni ed esterni, compresi tappezzerie e arredo bagno.
Spazio a anche a birre, specialmente le artigianali, ai vini che trovano sempre maggiore consenso tanto che oramai da qualche anno hanno preso sempre più piede anche gli operatori del settore wine and beverage che trovano in Tirreno C.T. un valido alleato e uno spazio professionale di rilievo.
La fiera
Ormai da oltre 40 anni è un punto di rifermento per gli operatori dell’accoglienza. Giunta alla 44esima edizione, Tirreno C.T., ormai in coppia fissa con Balnearia, mette in mostra il meglio del settore della ristorazione, dell’ospitalità in generale e, da ormai diverse edizioni, anche degli stabilimenti balneari.
Incontri B2B per il Centro Italia: ecco il cuore di Tirreno C.T. La manifestazione ha il suo vero cuore nell’incontro qualificato fra domanda e offerta, un importante scambio business-to-business tra gli operatori del Centro e Nord Italia. Grazie anche a questo, Tirreno C.T. in questi anni è diventata un vero e proprio punto di riferimento con una continua crescita di consensi, sia in termini di offerta commerciale, sia in termini di pubblico con 62mila presenze di media nelle ultime edizioni.
Balnearia, il meglio per l’ospitalità in spiaggia
Prosegue il legame con Balnearia, il salone professionale dell’outdoor design, benessere ed attrezzature balneari che fanno di Tirreno CT un unico grande evento di riferimento per il segmento dell’accoglienza, dalla ristorazione al wellness, dallo street food all’hotellerie per arrivare all’ospitalità in spiaggia.
Giunta alla 23esima edizione, Balnearia, vede nei propri spazi rappresentato il meglio dei settori merceologici, oltre ad essere da sempre anche un importante momento di incontro per tutti gli operatori.
Grazie al coinvolgimento delle associazioni e delle organizzazioni sindacali di categoria, ci saranno anche in questa edizione numerose opportunità di informazione e confronto sulle più sentite tematiche del settore.
Tirreno C.T. e Balnearia sono organizzate da TirrenoTrade Srl con la collaborazione di enti regionali, provinciali e associazioni di categoria. Per informazioni sulla fiera e per poter partecipare come espositori o visitatori basta cliccare qui.
Il logo di Harry Potter (immagine: Creative Commons license)
Il bar in cui la scrittrice J.K Rowling diede vita alla magia di Harry Potter finalmente riapre al pubblico dopo la distruzione causata da un incendio. Il locale Elephant house Cafè fu severamente danneggiato dalle fiamme nell’agosto del 2021 e adesso riaprirà a distanza di 3 anni nel 2024. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Alessandro Gendusa pubblicato sul portale Everyeye.
Elephant house Cafè: la riapertura del bar dove è nato Harry Potter
EDINBURGO – Così come in Harry Potter, c’è un lieto fine anche per il locale di Edimburgo in cui J.K Rowling, che ha guadagnato 10 milioni di dollari con Harry Potter e la maledizione dell’erede, ha impresso su carta le avventure del maghetto più famoso al mondo.
L’Elephant house Cafè, questo il nome del bar, fu severamente danneggiato a causa di un incendio nell’agosto del 2021, e adesso riaprirà a distanza di 3 anni nel 2024.
Queste le parole di David Taylor, proprietario del locale a BBC Scotland: “Provo un sollievo inimmaginabile. Se il liquidatore mantiene la parola data, i lavori di ristrutturazione potranno essere eseguiti abbastanza rapidamente una volta completati i lavori strutturali”.
David Taylor continua: “Si parla di fine primavera-inizio estate per la riapertura. Sono stati anni terribili, e avrei potuto andarmene con i soldi dell’assicurazione, ma non l’avrei mai fatto perché voglio che il locale torni a prosperare. Rimarrò sempre al fianco del mio caffè”.
Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.
MILANO – L’Ingegner Angelo Napoli è un uomo dalle molteplici qualità e altrettanti ruoli: in primis, Presidente e co-fondatore del gruppo Ing. Napoli & C. di Lavello, nonché proprietario dei marchi Tostabar Genius, Don Fernandos Caffè e Regina e, infine, instancabile formatore, maestro artigiano torrefattore, appassionato dell’espresso italiano.
Il Gruppo Ing. Napoli & C. opera in 4 settori: caffè torrefatto, macchine torrefattrici, macchine per espresso e caffè crudo
Le manca soltanto la parte delle origini e ha ripercorso l’intera filiera…come ci è riuscito?
“Di tutto il mio percorso professionale, la parte più interessante non è stata la laurea in ingegneria, né la certificazione Q Arabica Grader di cui peraltro vado molto fiero: 20 anni fa, di assaggiatori professionisti ce n’erano pochi e mi sembrava un mondo molto lontano da raggiungere.
L’aspetto della mia carriera di cui sono maggiormente orgoglioso sta proprio nell’innovazione che abbiamo portato in Italia con la prima tostatrice per il bar.
Abbiamo pensato, progettato e costruito, una macchina specifica per tostare all’interno dei bar: Tostabar è stata la prima tostatrice di caffè studiata dal punto di vista di ergonomia, compattezza e sistemi di controllo dedicata a questo mondo. È stata una rivoluzione.
Tutto è nato con questo unico obiettivo, per il desiderio di entrare nel mondo del caffè attraverso l’horeca: siamo nel 2002, quando io e mio padre ci siamo trovati di fronte a un mercato maturo, influenzato da grossi capitali che avevano e hanno tuttora un impatto sulla vendita.
Avevamo dunque bisogno di un’offerta di alto valore e che avesse una fortissima differenziazione, per questo abbiamo pensato di consentire a ciascun barista di crearsi il proprio caffè, una micro roastery all’interno del proprio locale.
Siamo partiti con questa missione.
In seguito abbiamo deciso di includere anche le altre parti dell’azienda, come conseguenza della nostra crescita. Ad un certo punto ci siamo detti: la nicchia che seguiamo con Tostabar va servita in un certo modo, ma c’è un mondo ancora più ampio dietro da sviluppare.
C’erano operatori che non rientravano nel target di Tostabar per ragioni di spazio, economici, finanziari e di tempo. Ma perché rinunciare a servirli? Nel frattempo avevamo maturato una certa esperienza a contatto con la materia prima al punto da poter
avviare anche una torrefazione che oggi rappresenta il 50% del nostro fatturato e consiste in un lavoro altrettanto importante e stimolante.
Nel 2004 è uscito un bell’articolo sulla Gazzetta del mezzogiorno, che parlava della nostra azienda e secondo cui sarebbero nate 500 nuove torrefazioni in Italia grazie a Tostabar (che all’epoca si chiamava ancora Tostacaffè).
La nostra è stata un’innovazione che non è stata capita subito da tutti: alcuni temevano che potessimo rovinare il mondo del caffè, perché avremmo reso esplicito per i baristi quanto costa il caffè verde e quanto può guadagnare un torrefattore. Ma la risposta da dare era molto semplice: ormai il mondo sta cambiando e le informazioni sono alla portata di tutti, ognuno può fare la propria offerta in maniera competitiva e noi facciamo la nostra, che ha il suo specifico valore.
Tostabar continua da allora a progredire, così come lo fanno le torrefazioni italiane. Si tratta soltanto di una proposta mirata a una nicchia ben precisa.”
Ma le Tostabar sono funzionali anche per una microroastery?
“Il modello K3 funziona bene anche per le torrefazioni artigianali e cuoce 4 chili per ciclo, circa 16 chili/ora. Partiamo dal modello più piccolo, la K1 che produce sino a 1,4 chilo per ciclo, circa 4 chili per ora, perfetto per un bar che tosta sino a anche 150/200 chili al mese.”
Le sue macchine torrefattrici hanno il potere di uscire dalle roastery ed entrare nelle caffetterie: come avete strutturato questa rete del bean to bar?
“Bisogna innanzitutto comprendere che Tostabar nasce con delle funzionalità specifiche appunto per facilitare il raggiungimento di risultati di qualità, in automatico e con costanza.
La parola chiave è tecnologia, funzionale e semplificata. Questo è stato il passo più difficile da compiere, il resto poi è venuto da solo: quando una persona vede il risultato eccellente, diventa una referenza. Questo ci ha portato a entrare nelle caffetterie.
Il lavoro che abbiamo svolto in questi anni è stato notevole: i primi 10 anni di attività sono stati molto duri, a volte abbiamo anche pensato di mollare.
Guidavo il mio furgoncino Doblò con cui ho girato l’Italia più e più volte da nord a sud, trasportando la Tostabar che ogni volta dovevo scaricare per poterla mostrare ai clienti e collegarla per tostare dal vivo.
Parlare soltanto di torrefazione, era ancora troppo presto per i baristi. Bisognava far loro toccare con mano il funzionamento della macchina.
Oggi, all’anno, riusciamo a produrre un centinaio di Tostabar: siamo partiti da 5 macchine.
Direi che di strada ne abbiamo fatta. Siamo soddisfatti del nostro lavoro sin qui, ma al di là del fatturato, siamo orgogliosi di quello che offriamo ai nostri clienti che finalmente possono realizzare quello che molte volte era un loro sogno.
Tante sono state le persone che mi hanno detto: erano 30 anni che avevo questa idea e voi siete riusciti a farmela concretizzare.
Il team (foto concessa)
C’è un lavoro di squadra notevole dietro e sono stato fortunato a mettere in piedi un team di veri talenti che mi affiancano: siamo una quindicina in totale. E poi, ho avuto una grandissima persona alle spalle a cui devo tutto: mio padre Fernando Napoli.
Padre e figlio (foto concessa)
Ovviamente è impegnativo, perché si fa fatica anche solo di parlare di purge al barista, figuriamoci poi parlare di sviluppare un profilo di tostatura. Ma a tal proposito abbiamo messo a punto diversi sistemi di comunicazione, tra libri, articoli e manuali, che ci facilitano il compito di parlare con i nostri clienti. Siamo molto focalizzati su questo obiettivo.
Ci tengo a sottolineare un fatto: non è vero che in Italia va tutto male e che la qualità del caffè è dappertutto bassa.
Parliamo di un prodotto di cui tutti dobbiamo andare orgogliosi, perché è una bevanda unica, che va consumata in un contesto spazio-temporale ben preciso e unico al Mondo: una manciata di minuti al banco del bar.
Il mondo anglosassone o nord europeo ha molto influenzato alcuni operatori, con tostature chiarissime e monorigini.
Ma io sono sicuro di una cosa: agli italiani piace un caffè cremosissimo e dolce e vince sul mercato chi è in grado di interpretare e centrare questa preferenza fortemente radicata nella nostra identità, mantenendo alta la qualità. E di aneddoti a dimostrazione di questo fatto, ne ho raccolti tantissimi nei miei anni di viaggi.
Persino in una caffetteria specialty, un giorno in cui sono andato a fare assistenza, ho servito due signore che erano clienti abituali del posto: casualmente hanno assaggiato la miscela che avevo preparato con una tostatura più scura, giusto per fare un esperimento, ed erano rimaste stupite, apprezzandola tantissimo. E consideriamo che erano consumatori già con il palato allenato agli specialty.
Quindi cosa ho imparato: bisogna tutti perseguire la qualità, certo, ma è necessario non distaccarsi dalla nostra tradizione, che va rispettata e sfruttata al massimo.”
Lo specialty poi pone due problemi grossi: il primo è legato chiaramente al prezzo, che però può essere superato con un’adeguata comunicazione, il secondo è più difficilmente risolvibile, ovvero, la costanza del prodotto. La maggior parte degli italiani desidera ritrovare ogni volta, la stessa tazzina nel proprio bar, oltre che lo stesso barista a servirla.
La “consistency”, che si ottiene grazie alle miscele e ai caffè convenzionali, è un elemento fortemente caratterizzante dell’espresso italiano che è richiesto dal consumatore in primis e, di conseguenza serve al torrefattore.
Va bene quindi esercitarsi nell’assaggio e raccontare la storia di ciascun caffè, ma chi fa impresa oltre che innovare e alzare il proprio livello di qualità, deve intercettare le esigenze del mercato. Il torrefattore deve assicurare questa costanza.”
Le macchine Tostabar quindi sono così funzionali per un barista che non sa niente di tostatura?
“Il barista torrefattore deve conoscere alcuni passaggi chiave: la giusta temperatura di carico – che è la fase più importante per una cotta di successo, almeno vale l’80% del seguito – e saper poi maneggiare il caffè con cura.
Tutto il resto, l’ottenimento di una curva con un giusto sviluppo e un Ror decrescente è compito di Tostabar, che se ne occupa grazie al sistema brevettato orgogliosamente da me e mio padre.
L’ingegner Napoli con la sua Tostabar (foto concessa)
Basta sistemarla in due/tre metri quadri: quasi mai lo spazio diventa un limite per l’installazione.”
Qual è la maggiore difficoltà riscontrata in questi anni?
“Il problema principale resta l’investimento iniziale.
Una Tostabar k1, versione 4.0, è venduta ad un prezzo che non spaventa, ma servono dei numeri per renderlo sostenibile: un bar dovrebbe vendere almeno tra i 50-60 chili al mese di caffè per far tornare i conti. Si rientra della spesa in un anno.
Inoltre circa il 90% dei baristi italiani ha una macchina del caffè in comodato d’uso, circostanza che fa aumentare un po’ l’investimento, che tuttavia resta ancora accessibile.
C’è infine uno scoglio culturale da superare: non tutti sono pronti a pensare di essere in grado di creare la propria miscela. Ma tutte le rivoluzioni devono fare i conti soprattutto con una barriera di questo genere.”
Nel 2021, lei ha ricevuto il riconoscimento istituzionale da parte della Regione Basilicata “Dipartimento politiche di Sviluppo, lavoro, formazione e ricerca” della prestigiosa qualifica di “Maestro Artigiano – Torrefattore”, primo e unico in Basilicata e tra i pochissimi riconosciuti ufficialmente in Italia. Come è riuscito a raggiungere questo traguardo e cosa significa per lei da professionista?
“Il bando della Regione Basilicata viene pubblicato e c’è una Commissione artigianato che si riunisce per confrontarsi e individuare le eccellenze a cui conferire il riconoscimento. Per me è stato molto bello riceverlo, ma certo non mi faccio chiamare Maestro!”.
Come sono riuscito a distinguermi tra tutti? La qualifica di “maestro artigiano” è legata soprattutto alla capacità di formare allievi artigiani: c’è una carenza di artigiani in tutta Italia e quindi soprattutto si guarda a chi ha svolto un ruolo formativo con la propria azienda o con iniziative di divulgazione.
In effetti su questo campo mi sono sempre adoperato: ho istruito centinaia di torrefattori in Italia e ho messo a disposizione la mia esperienza, la mia conoscenza, anche con sacrifici, per creare altri artigiani.
Con questo spirito abbiamo raccolto tanto materiale nel tempo e che divulghiamo anche attraverso il nostro blog e i video Youtube, ad esempio nella collana i 7 segreti del caffè. Ho scritto persino un libro, concentrato sulla corretta torrefazione, escludendo i concetti di chimica e fisica, e che fosse una guida estremamente pratica a disposizione dell’artigiano.
I famosi 3 fondamenti della torrefazione – attribuire la giusta energia, un Ror decrescente, uno sviluppo contenuto tra il 20 e il 25% – nel mio libro sono diventati 4: sapendo che il picco del Ror avviene poco prima del primo crack, il mio quarto comandamento consiste nell’anticipare questo momento. Consiglio: preparati in anticipo, in modo da evitare di generare difetti in quella fase critica.”
Ha svolto anche una ricerca sul caffè in collaborazione con la Facoltà di Scienze e Tecnologie Alimentari presso l’Università degli Studi di Basilicata: in che cosa consiste questo studio, su cosa si è focalizzato e che cosa ha rivelato?
“Tutto è nato da una tesi di laurea: ho collaborato con la cattedra all’Università della Basilicata e mi sono imbattuto in questo lavoro che poi si è sviluppato in una più ampia ricerca insieme alla cattedra di normativa e diritto alimentare.
Abbiamo quindi tostato in 5 modi diversi, 4 caffè (Arabica naturale, Arabica lavata, Robusta naturale e Robusta lavata, cotti con 5 gradi di tostatura differente). Abbiamo analizzato i risultati, mettendo insieme un nutrito panel di assaggiatori non professionisti, registrando i vari gradi edonistici che hanno completato l’analisi. L’obiettivo: dare un’indicazione all’industria sulle preferenze dei consumatori.
In più abbiamo studiato la salubrità del prodotto: mi ha sorpreso fortemente i risultati di laboratorio, che hanno dato per più salubri i caffè con tostature più spinte. L’acrilamide più bassa, si è registrata nella cottura alla napoletana.
Devo dire che la collaborazione con l’Università è un aspetto che fa parte della visione della nostra azienda: i dati sono stati interessanti anche per noi. Confrontarsi con il rigore del laboratorio, spinge ad usare alcuni standard anche nei processi di lavoro aziendale. Alcuni li abbiamo portati nella nostra produzione abituale e così lavoriamo meglio. Parliamo di un rapporto che ha un ritorno che si traduce in una crescita professionale.”
A quali progetti state lavorando per lo sviluppo futuro dell’azienda?
“Attualmente abbiamo in corso un progetto che riguarda le macchine per espresso Regina: il modello che ci caratterizza principalmente è a leva, che ha come elemento differenziante il profilo di pressione durante l’estrazione, lo stesso che però comporta una certa fatica da parte dell’operatore. Bisogna saperla usare, e rallenta il lavoro: quindi stiamo cercando di rendere più agevole e semplice il meccanismo.
Parlando poi dei consumi energetici, stiamo tentando di ottimizzarli anche se non è affatto semplice riuscirci. Sulle macchine del caffè è stato sicuramente più facile farlo: utilizziamo dei dispositivi di risparmio energetico.
Mentre sulle tostatrici il discorso è più che altro di tipo economico: l’energia diventa un costo diretto, quindi più che lavorare sul risparmio energetico della macchina, si deve insistere sull’utilizzo consapevole della macchina. Si accende per lavorare un tot di ore, ottimizzando anche i consumi.
Sull’energia pensiamo più alla sostenibilità di un impiego consapevole, tostando ad esempio in orari in cui costa meno e senza farlo quotidianamente.
Proprio in questo periodo stiamo affrontando una transizione digitale della nostra azienda e nel 2024 affronteremo anche il tema delle certificazioni che diventeranno ormai per tutti piuttosto obbligatorie per poter avere accesso al credito bancario o a progetti agevolati.
Un altro obiettivo che ci poniamo per i prossimi anni è quello di creare una scuola.
Il complesso in cui siamo insediati ci consentirebbe di sviluppare anche questa parte formativa per diventare maestri torrefattori e anche per coprire un vuoto preciso: creare professionisti competenti dietro al bancone, di cui attualmente si sente il bisogno e la mancanza.
Credo che un’opportunità molto grande per il settore del bar sia rappresentata dai giovani che arrivano in Italia da tanti paesi del mondo che potrebbero aiutare il settore a superare la crisi dovuta alla ormai endemica mancanza di personale.
In ogni caso ritengo che il personale che opera nell’horeca debba essere pagato meglio: si tratta di lavori davvero impegnativi.
È inutile parlare di specialty coffee, se non ci sono i baristi e se non c’è personale che sappia fare manutenzione, massimizzare uno scontrino, accogliere un cliente, attuare un servizio corretto. Insegniamolo a chi vuole imparare un mestiere.
Una novità al di fuori dell’azienda e che però stiamo tenendo d’occhio è la Robusta brasiliana: il fenomeno si aspettava già da qualche anno, in sostituzione dei vietnamiti e degli indiani che iniziano a scarseggiare.
Ne ho provati alcuni e devo dire che ci siamo perché sono dei caffè che offrono in tazza tutto quello che si vorrebbe ottenere da un’ottima Robusta.
Per concludere, vorrei sottolineare che in Italia non si beve il caffè peggiore del mondo.
Sono un consumatore attento, viaggio molto dal nord al sud dello Stivale e mi capita spesso e volentieri di bere ottimi caffè, talvolta perfino in autostrada. A volte tuttavia succede di bere tazzine pessime anche in pasticcerie rinomate, e solo perché magari l’operatore quel giorno non è stato particolarmente attento.
I fattori sono tanti, ma credo che ciascuno di noi, me incluso, debba contribuire a valorizzare l’identità dell’espresso italiano. Questa non è retorica, ma è la consapevolezza di appartenere profondamente alla cultura che ha generato una bevanda unica su cui lavorare.
A questo proposito, sono completamente a favore della candidatura del caffè espresso italiano tradizionale all’Unesco, che può creare un movimento positivo attorno a tutta la filiera. È sicuramente una grande opportunità.”
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