sabato 29 Novembre 2025
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Scorte: ecco quanto caffè c’è ancora nei magazzini dei principali porti europei

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Il logo dell'Ice

MILANO – Sempre meno caffè nei magazzini dei porti europei: lo dicono i dati forniti dalla Federazione europea del caffè (Ecf), relativi alle scorte (comprese quelli certificati delle borse) che si trovano negli scali di Amburgo, Anversa, Barcellona, Brema (solo parzialmente), Felixstowe, Genova, Le Havre, Londra, Napoli, Tallin e Trieste.

I volumi sono suddivisi in tre grandi categorie: robusta, arabica naturali (compresi i semi-lavati brasiliani) e arabica lavati.

L’analisi delle cifre evidenzia un calo pressoché costante delle giacenze, che passano dalle 703.478 tonnellate del 31 gennaio 2023 ad appena 437.059 tonnellate (7.284.317 sacchi) al 31 dicembre: una flessione di oltre un terzo (-37,9%) nell’arco di 11 mesi.

Il declino maggiore si osserva nelle scorte di arabica naturali, che passano da 237.957 a 129.668 tonnellate (2.161.133 sacchi), pari al 45,6% in meno. In fortissimo calo (-43,6%) anche gli stock di robusta, che scendono a 144.559 tonnellate (2.409.316 sacchi), dalle 256.216 di fine gennaio.

Più contenuta (-22,2%) la discesa dei volumi di arabica lavati, che si attestano a fine anno a 162.833 tonnellate (2.713.883 sacchi).

Dal picco di 840.577 tonnellate, raggiunto a fine settembre 2022, il calo è stato del 48%, pari a 6.725.300 sacchi in meno.

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Emanuele Dughera, Slow Food Coffee Coalition: “Il nostro obiettivo è dirigere i consumatori verso un acquisto più consapevole e sostenibile”

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Emanuele Dughera
Emanuele Dughera al The Milan Coffee Festival

Emanuele Dughera è il coordinatore della Slow Food Coffee Coalition, un’organizzazione con l’obiettivo di promuovere la qualità del caffè con particolare riguardo alla tutela della biodiversità e dei diritti dei coltivatori. Dughera rivela i motivi dietro la creazione della rete, ponendo particolare attenzione all’aspetto della formazione e dell’importanza di una maggiore consapevolezza verso un caffè sostenibile da un punto di vista economico e sociale in tutta la filiera del chicco. Leggiamo di seguito le sue considerazioni.

Dughera, cos’è la Slow Food Coffee Coalition? Qual è il motivo principale dietro la creazione della rete?

“È una rete aperta collaborativa internazionale che unisce tutti i principali attori e stakeholder della complessa filiera del caffè, dai produttori fino ad arrivare ai consumatori, con un grande obiettivo in comune: coltivare, promuovere e bere un espresso “buono, pulito e giusto” come recita il mantra della Slow Food Coffee Coalition.

Secondo noi un caffè pulito è di primaria importanza poiché sosteniamo prodotti provenienti da una coltivazione agroforestale e tecniche agro ecologiche: si tratta di una materia prima che cresce nel rispetto della natura e della biodiversità che è anche locale.

In questo modo i produttori detengono la funzione di custodi e difensori di quella particolare biodiversità e della natura locale.

Sappiamo bene che l’emergenza climatica sta mettendo a dura prova la coltura di caffè, soprattutto per quanto riguarda l’Arabica.

Ci sono molte soluzioni tecnologiche messe in campo: alcuni pensano persino di spostare le colture di caffè in altri luoghi. Secondo noi la cosa più importante da fare è coltivare il chicco nel rispetto della natura e quindi non aggredendo i prodotti con troppi input chimici o tecniche di agricoltura nocive.

Quel caffè deve essere tracciato, soprattutto nelle sue parti d’origine, ed è imprescindibile far sapere e indicare chi sono quei contadini che hanno coltivato quel caffè e dove. Dubito che dei consumatori attenti comprerebbero un vino che riporta dicitura “Prodotto in Europa o in Italia”. C’è bisogno di informazioni aggiuntive.

Questo ci fa arrivare al secondo motivo della nascita della Slow Food Coffee Coalition. C’è un grande scollamento tra il mondo della produzione e quello del consumo. Il produttore di caffè raccoglie delle ciliegie che vende a qualcuno ma, molto spesso, non sa a chi e dove andranno a finire. Il consumatore invece non sa quasi nulla.

Nelle nostre osterie Slow Food, segnalate nella Guida Osterie d’Italia Slowfood, ci sono luoghi in cui viene data grande attenzione verso la provenienza della materia prima che il cuoco prende e modifica. Questo è il caso anche del caffè.

Molto spesso, in determinate realtà, nonostante l’attenzione verso la materia prima, non c’è abbastanza consapevolezza di come poter bere, fornire e acquistare caffè, o anche altri prodotti, di più alto standard che rispetti determinati criteri che noi abbiamo definito “buono, pulito e giusto””.

Dughera, in cosa consiste il Manifesto dell’associazione? Sotto quali principi è stato redatto?

“Il Manifesto è diviso principalmente in due parti. La prima comprende dieci pilastri che corrispondono alla tutela dell’ambiente e degli ecosistemi, salvaguardia dei diritti dell’uomo lungo la filiera, inclusività a prescindere dall’identità di genere, razza, religione o età, trasparenza, tracciabilità e diritto al piacere gastronomico.

Quest’ultimo è uno dei motivi fondativi di Slow Food: il diritto al gustare un cibo buono. Questo ovviamente è anche valido per il caffè. Nella seconda parte del Manifesto si trovano delle prime indicazioni di messa in pratica concreti che i maggiori attori della filiera (agricoltori, barista, torrefattori, aziende) possono adottare verso la consapevolezza della sostenibilità.

Abbiamo anche redatto un tool kit (Brewing a better world) che riassume gli step essenziali per riconoscere un caffè in modo più consapevole anche dal punto di vista del gusto, senza consumarlo come un semplice prodotto.

Secondo noi il caffè non deve essere visto come una commodity ma bensì come un prodotto agricolo che nasconde un mondo dietro la sua produzione e, in quanto tale, deve essere rispettato da tutta la filiera.

Promuoviamo da sempre la formazione e la valorizzazione del caffè. Il consumatore ha però la forza di chiedere e domandare informazioni specifiche sul caffè e con il tempo, si spera, il mercato e la rete si adeguerà ad offrire un prodotto sempre più qualitativamente alto e sostenibile.

Ci piacerebbe perciò formare sempre di più i consumatori con il monito di prendere in considerazione un acquisto più consapevole del caffè.

Ovviamente ognuno fa le proprie scelte in base al gusto, la disponibilità economica e sociale. È importante però non bere semplicemente un caffè per superare la mattinata in ufficio ma essere pienamente consci di ciò che si sta bevendo”.

Dughera, quanto è importante la formazione di ogni componente della filiera del caffè (dal contadino al produttore) per una maggiore consapevolezza generale della sostenibilità del settore?

“È molto importante. In alcuni casi bisogna specificare la differenza tra formazione ed educazione. Nel caso dei contadini hanno bisogno di un training e formazione approfonditi poiché, spesso, non conoscono il valore del loro caffè dato che non l’hanno mai saputo e non hanno gli strumenti per riconoscerlo.

Quando qualcuno va a comprare un prodotto di cui il venditore non sa il valore si parte subito svantaggiati. Dal punto di vista dei consumatori c’è invece più bisogno di educazione piuttosto che training e formazione: non devono essere esperti operatori del settore.

Quello di cui necessitano è qualcosa che tocchi la loro sensibilità e si parte dal fattore della sostenibilità, della sua reperibilità e dei diritti dei lavoratori. Sicuramente una maggiore consapevolezza è sempre utile”.

Che ruolo gioca la tecnologia nella sostenibilità ambientale ed economica della filiera e per una maggiore valorizzazione del prodotto?

“La tecnologia può essere un grande aiuto. In piantagione è ormai quasi d’obbligo applicare diversi processi grazie all’aiuto tecnologico. Prendendo come esempio la tracciabilità blockchain, in cui viene emesso un dato che non può essere modificato per la tracciabilità del caffè, può essere senza dubbio importante per il consumatore per capire da dove provenga il prodotto che consuma.

Tuttavia, dipende molto come questa tecnologia viene usata. Spesso si associa blockchain a sinonimo di tracciabilità trasparente ma non è sempre questo il caso. La blockchain è un modo tecnologico avanzato che traccia alcuni dati ma dipende spesso che dati vengono emessi e se corrispondono alla realtà.

Dipende da che cosa noi vogliamo far sì che sia trasparente. Alla fine la rivoluzione tecnologica in atto dipende da come si usa”.

Cosa è e come funziona il Sistema di garanzia partecipata nella filiera del caffè?

“Per il momento abbiamo ricevuto buoni feedback. Le comunità appartenenti a Slow Food Coffee Coalition sono molte. I produttori aderiscono la rete Slow Food creando una comunità.

Ad esempio, nelle Filippine, stanno portando avanti la garanzia partecipata (PGS) in cui viene definito il modello di certificazione di un caffè buono, pulito e giusto insieme a produttori locali e altri stakeholders.

Sappiamo che non esistono certificazioni perfette, ma abbiamo scelto questa poiché è basata sulla fiducia delle comunità locali e non solo del produttore. È basata sul fatto che la ownership del tutto non è di Slow Food, che non certifica nulla, ma è della comunità ed è gratis.

Questa è una certificazione di secondo livello. Quelle di primo livello sono autocertificazioni. Quelle di terzo livello prevedono il pagamento verso un’altra organizzazione che certifica qualcosa.

La PGS è nata anni fa su richiesta dei contadini, non solo nel campo del caffè ma per tutti gli alimenti.

Tutti possono farne parte dietro la compilazione di alcuni documenti. Noi ci concentriamo ovviamente sulle comunità capendo cosa sia importante per loro. Siamo interessati a ciò che fa una determina comunità e il modo in cui produce il caffè in totale autonomia”.

Come è stato accolto dai produttori l’impegno di Slow Food per la valorizzazione della filiera del caffè?

“Abbiamo avuto ottimi feedback. Nelle Filippine continuano a portare avanti la garanzia partecipata. Ci sono dei trail di turismo responsabile in cui è possibile andare a visitare alcuni produzioni sostenibili, tra cui anche quelle del caffè.

Questo è stato possibile anche in India grazie alla Kingstone Foundation. Ad esempio, dei produttori delle Filippine, parte di Slow Food Coffee Coalition, e dei produttori dell’India sono stati invitati dalla rete dei popoli indigeni a Taiwan di recente. È un’occasione di condivisione e discussione.

Molti contadini di queste produzioni lavorano con noi. Nel Messico ci sono diverse comunità che collaborano con la nostra rete e stanno mettendo su uno spin-off di Slow Food Coffee Coalition messicana ancora in fase di elaborazione.

Ovviamente si tratta di un qualcosa che deve essere commercializzato. I produttori sanno che facendo questo percorso noi li aiutiamo a mettere in contatto con torrefazioni italiane ed europee e di facilitare il commercio.

La nostra è una filiera basata sulla fiducia. L’obiettivo principale è creare questo rapporto anche con il consumatore e che quest’ultimo possa comprare il caffè in base a criteri di gusto e sostenibilità creando un attaccamento al Paese d’origine”.

Su quali altri aspetti avete intenzione di focalizzarvi nel futuro? Quali sono i vostri obiettivi per i prossimi anni?

“Il nostro obiettivo è allargarci, incontrare sempre più torrefattori stranieri ed espandere la nostra rete.

Poi cercheremo di consolidare il legame con il consumatore. Ci saranno diversi eventi nel corso del 2024 per condividere la nostra realtà ai produttori e ai torrefattori interessati”.

Andrea Degl’Innocenti, Ice, al Trieste Coffee Experts: “Il nostro intento? Promuovere la sostenibilità nelle aziende e sensibilizzarle sull’utilizzo di tecnologie innovative”

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Andrea degl'Innocenti al Trieste Coffee Experts blockchain
Andrea Degl'Innocenti al Trieste Coffee Experts (immagine concessa)

Andrea Degl’Innocenti di Ice – Istituto del commercio estero, altrimenti detta
Italian Trade Agency, è intervenuto in occasione del Trieste Coffee Experts organizzato da Bazzara a Trieste, parlando dell’aumento della domanda di prodotti trasparenti da un punto di vista sostenibile.

Andrea degl’Innocenti si sofferma in particolare sull’importanza della tecnologia blockchain sulla filiera del caffè. Secondo degl’Innocenti, la tecnologia blockchain è un modo non solo per rassicurare il cliente ma che dona anche la possibilità alle aziende di comunicare in una maniera innovativa quelle che sono le proprie eccellenze.

All’importante topic del blockchain sono intervenuti anche Manuela Cadeddu, ingegnere elettronico per la società di consulenza Ernst & Young e Daniele Dell’Orco, titolare di Cacao Crudo, la prima azienda in Italia a produrre cioccolato crudo.

Cadeddu e Dell’Orco ampliano il discorso portato avanti da Degl’Innocenti, facendo il punto sulla tecnologia blockchain al servizio di una filiera del caffè (ma anche del cacao) più sostenibile. Leggiamo di seguito i loro interventi.

TrackIT blockchain: il progetto digitale che supporta le PMI italiane nella lotta alla contraffazione e all’Italian sounding

L’intervento di Andrea Degl’Innocenti

“Sono qui insieme anche a rappresentanti di Ernst & Young, che è uno dei fornitori della nostra tecnologia che metteremo a servizio delle aziende, che spero saranno numerose qui e che vorranno vedere come funziona.

Mostreremo cosa abbiamo pensato negli ultimi anni in termini di tracciabilità, e porteremo anche un esempio di un’azienda testimonial del settore del cacao, affine a quello del caffè e che potrà sicuramente raccontarne i benefici.

L’obiettivo è quello di dare un quadro sia istituzionale che operativo, ma anche portare la testimonianza di un’azienda che sta avendo esperienza con il tema blockchain.

L’Istituto del commercio estero è un istituto sotto il Ministero degli affari esteri e cooperazione internazionale che dall’anno scorso è all’interno del cosiddetto Cimim, ovvero il Comitato Interministeriale per lo Sviluppo del made in Italy, composto non solo dal Maeci ma anche dal neonato, o comunque neo-nominato ministero del made in Italy.

Il principale obiettivo dell’Ice è quello di aiutare le aziende produttrici italiane di tutti i settori ad esportare nel mondo.

La prima iniziativa promozionale fu quella di creare una nave piena di prodotti italiani che circumnavigava il pianeta per far vedere agli importatori quelle che erano le eccellenze italiane.

Oggi lo facciamo in maniera un po’ meno pittoresca, un po’ più classica, andando nelle varie fiere internazionali appoggiandoci a una rete di uffici Ice, che hanno sede nelle principali capitali dei paesi esteri e che oggi sono circa settanta, uffici ai quali ci appoggiamo per la ricerca di buyer, di potenziali appunto compratori, che presentiamo alle nostre aziende.

Io mi occupo all’interno dell’ufficio di Milano di servizi digitali, servizi innovativi e ovviamente la tracciabilità, che vedremo successivamente.

Ci occupiamo anche di iniziative e-commerce, creando delle vetrine made in Italy nelle più grandi marketplace internazionali, anche e soprattutto con un focus verticale sul food e quindi anche sul caffè, sull’agroalimentare, per aiutare  le aziende ad avere una visibilità su quelli che sono oggi canali che devono ormai considerarsi degli standard, e tramite i quali gran parte dei consumatori acquistano regolarmente, in special modo all’estero.

Aiutiamo anche le aziende ad utilizzare piattaforme digitali per creare momenti di scambio business to business con i buyer internazionali tramite la piattaforma Fiera Smart 365, che vorremmo diventasse una piattaforma un Marketplace per 365 giorni l’anno, così da mostrare le eccellenze italiane nel mondo, e gestiamo anche una piattaforma, che vi invito a visitare, export.gov.it che racchiude tutti i servizi che le istituzioni fra cui SACE, il MAECI ma anche Ice mettono a disposizione delle aziende per esportare.

Prima di andare un po’ nel dettaglio del progetto, vorrei contestualizzare perché è importante per il sistema paese un prodotto come il caffè. Il prodotto made in Italy del caffè è per alcuni Paesi estremamente presente.

Vediamo qui nella top cinque dei paesi non solo europei che hanno una maggiore penetrazione del caffè italiano: il Belgio e la Spagna che sono quasi al 30% del totale del prodotto consumato, fatto da prodotti italiani.

Per questo ci rendiamo bene conto che il caffè diventa un asset fondamentale per andare a comunicare un’eccellenza e un distretto all’interno di Paesi che sono larghi consumatori di caffè.

Le tendenze di oggi le sappiamo, è il tema un po’ di questa conferenza, di questo summit: sono quelle dell’aumento della domanda di prodotti che siano trasparenti e che parlino delle eccellenze, non solo qualitative e organolettiche ma anche di sostenibilità.

Quindi per noi è importante arrivare a dare uno strumento alle nostre aziende che aiuti le stesse a veicolare in maniera, poi vedremo, tecnologicamente avanzata con la blockchain.

Qualche numero sulla quota Export italiana aggiornata a luglio 2023: per il caffè abbiamo 1.4 miliardi di euro rispetto a luglio dell’anno scorso in crescita dell’11%.

Dobbiamo dire che fra i top 10 esportatori di caffè l’Italia si posiziona al quinto posto con un 7% del totale dell’export: diciamo che fra i primi 10 è l’unico Paese che riesce a crescere a doppia cifra rispetto all’anno scorso.

Quindi sicuramente la parte di aumento di prezzi ha avuto un impatto, però possiamo dire che a parità di competizione con gli altri paesi siamo decisamente in vantaggio. i clienti principali, i top cinque di cui solo uno in flessione, ovvero gli Stati Uniti, hanno tutti una crescita a doppia cifra; quindi dimostriamo che anche rispetto alla media, i top sono quelli che trainano questa media in alto.

Arriviamo alla TrackIT blockchain. Diceva bene Andrea: la tecnologia blockchain è un modo non solo per rassicurare il cliente ma per dare la possibilità alle aziende di comunicare in una maniera innovativa quelle che sono le proprie eccellenze.

Quindi da una parte l’esigenza di informare il consumatore in maniera più consapevole, dargli uno strumento per essere rassicurato, non in base ad un controllo su un’informazione dichiarata dall’azienda, bensì sulla modalità di registrazione del dato.

La differenza è che una tecnologia come quella blockchain non permette la contraffazione del dato, che una volta inserito all’interno della piattaforma non può essere modificato o comunque, se viene modificato, il cliente ha tutto il modo per andare ad accorgersene.

Quindi in questo modo con questa iniziativa noi di Ice abbiamo cercato di dare una sorta di deterrenza alle aziende a inserire informazioni false in modo che il consumatore finale si senta tutelato da questa tipologia di iniziativa.

E ovviamente tutto questo va a valorizzare il brand perché si va a targetizzare un cliente che è molto più consapevole, che è interessato a tematiche anche di sostenibilità, come il caso di cui stiamo parlando oggi e che quindi può permettersi di pagare anche un certo prezzo più elevato rispetto alla concorrenza.

Il trend all’interno del settore agroalimentare non solo appunto del caffè ma anche nel tessile in cui siamo partiti è proprio quello della fioritura di iniziative per la blockchain.

L’Italia è uno dei paesi principali in termini di numero di progetti basati su blockchain, proprio perché abbiamo una filiera che ha molto da raccontare.

Quindi per andare molto nel pratico cosa abbiamo fatto? Abbiamo lanciato negli ultimi due anni un bando, quindi una gara europea, a cui ha partecipato anche Ernst & Young che in parte ha vinto una quota dell’appalto, comprendente nove service provider in totale.

L’oggetto del bando è la fornitura di tecnologia per la creazione di piattaforme che permettano a costo totalmente finanziato da Ice di tracciare una o più parti della filiera produttiva delle aziende made in Italy.

Quindi i principali benefici, come dicevo prima, sono che si accorcia l’intermediazione fra produttore e cliente finale tramite un QR Code o un altro tipo di lettore: c’è tutta la possibilità da parte del consumatore di entrare in contatto direttamente con le aziende e saggiare le proprie qualità, quindi far leva con una comunicazione diversa innovativa anche sul tema tecnologico; e il bello è che si può monitorare l’interazione nei diversi mercati in cui l’azienda intende esportare.

L’intento di Ice è quello di avviare alla sostenibilità tramite la sensibilizzazione sull’utilizzo di tecnologie innovative.

Ci rendiamo conto che il tessuto produttivo italiano, soprattutto a livello di piccole e medie imprese, fatica a capire il vantaggio che queste tecnologie potrebbero offrire.

Quindi il nostro ruolo, non dico pedagogico ma anche di accompagnamento, è quello di formare e di far capire che le cose non devono essere per forza portate avanti come si è sempre fatto, soprattutto da un punto di vista della comunicazione digitale.

Alcuni esempi che vediamo, dicevo prima, di aziende anche grandi che hanno portato avanti i propri progetti. Quindi Lavazza, che ha voluto sottolineare l’eccellenza della riserva di Tierra de Cuba: perciò un cliente che riesce, grazie alla collaborazione col ministro dell’Agricoltura di Cuba, a poter vedere fin dalla raccolta del chicco, quindi a partire dalla pianta, come il prodotto viene trattato.

Musetti è un’azienda che invece lavora con Ice  e con TrackIT, attraverso la tracciabilità della produzione delle cialde da 18 pezzi.

Barbera tramite un progetto di due anni fa che è stato un pioniere nell’utilizzo della blockchain. E’ chiaro come il caffè risulti uno dei settori più presenti all’interno della cornice dell’agroalimentare.

Qualche dettaglio tecnico per aderire all’interno di questo progetto

Abbiamo già 250 aziende che utilizzano la nostra piattaforma, c’è posto per altre 200 all’incirca quindi i posti per l’adesione al bando sono ancora disponibili. I requisiti di adesione sono il fatto di produrre marchi che sono associati italianità; quindi, prodotti made in Italy; devono essere iscritti alle Camere di Commercio dei settori agroalimentare, moda, arredamento o cosmetica.

Le fasi del servizio sono: prima una panoramica per le aziende in cui si esaminano i prodotti, la filiera, il tipo di taglio comunicativo da dare alla campagna. L’azienda viene messa in contatto col Service Provider che fa una consulenza finanziata anche questa al 100% da Iceper l’implementazione tecnica e di marketing. Per 18 mesi poi la piattaforma è operativa e può essere utilizzata dall’azienda ed è ovviamente una piattaforma inter-operabile.

Le piattaforme non hanno meccanismi di lock-in per le aziende: quindi alla fine dei 18 mesi finanziati dall’Ice un’azienda può decidere se prendere i propri dati e migrarli altrove, utilizzarli in altro modo, oppure continuare con lo stesso service provider a dei prezzi stabiliti prima della fase di partenza, oppure interrompere il servizio.

Un’altra cosa molto importante che facciamo come Ice è non solo l’implementazione della piattaforma: portiamo questa innovazione all’estero, quindi all’interno di fiere internazionali creiamo dei corner dedicati a mettere in visibilità le eccellenze di queste aziende che hanno fatto anche lo sforzo tecnologico di tracciare le proprie filiere.

Siamo stati a Parigi, durante la manifestazione Omnivoer, il settembre scorso in cui abbiamo allestito uno stand con molta visibilità dei prodotti delle aziende TrackIT.

Siamo stati a Londra, presso Specialty Fine Foods, in cui abbiamo preparato dei cooking show a tema tracciabilità, nei quali abbiamo preso dei prodotti tracciati su blockchain invitando i clienti ad assaggiare ricette create con eccellenze che hanno una storia da raccontare.

L’ultima in ordine temporale è stata Anuga, una fiera fondamentale nel mondo del food, in occasione della quale anche il ministro Lollobrigida ha avuto il piacere di vedere che le aziende aderenti al progetto erano particolarmente innovative e entusiaste insomma di far mostrare le fasi della propria filiera.

L’intervento di Manuela Cadeddu di Ernst & Young

“Mi chiamo Manuela Cadeddu, sono un ingegnere elettronico. Lavoro per la società di consulenza Ernst & Young, probabilmente molti di voi la conoscono. È una società che ha sede in più di 150 paesi al mondo, quindi, ha una lunga storia. In particolare, in Italia abbiamo una specializzazione nel campo tecnologico e su alcune tecnologie innovative e tra queste c’è la blockchain.

Oggi parlo della tecnologia blockchain che, appunto, è uno dei punti di forza del progetto TrackIT. Vi parlo anche di tracciabilità e sostenibilità di filiera.

Come vi dicevo, Ernest and Young ha un osservatorio privilegiato perché può contare su analisi di dati che provengono da Paesi anche culturalmente differenti e con anche consumi diversi, con abitudini e consumi diversi.

Però i nostri studi ci hanno segnalato che negli ultimi 10 anni proprio il settore agroalimentare è uno di quelli che maggiormente ha subito cambiamenti.

I fattori sono diversi: questi studi vengono ripetuti annualmente quindi noi vediamo ogni anno che c’è sempre una maggiore consapevolezza degli utenti e dei consumatori sui temi di sostenibilità e tracciabilità perché è aumentata l’informazione che questi utenti desiderano avere dalle aziende e dai prodotti che consumano; quindi, i temi trasparenza e le informazioni che le aziende trasmettono ai consumatori sostenibilità di tutto il processo produttivo e qualità anche del prodotto che acquistano: sono queste le aspettative che maggiormente abbiamo notato e che abbiamo evidenziato.

Mentre, per quanto riguarda le aziende, anche loro hanno delle aspettative, soprattutto stimolate da questi continui input che arrivano dai consumatori, amplificate anche dai social network da tutta una serie di movimenti di attivismo, che mirano appunto a sensibilizzare sempre più le aziende nell’aderire a certi valori che sono sempre più cari agli utenti.

Ecco che anche le aziende hanno degli obiettivi che sono quelli di creare valore con ovviamente quello che producono, quindi con la loro attività. Naturalmente c’è un’esigenza di riduzione dei costi, quindi un efficientamento dei processi produttivi; quindi, non che non vada a discapito della qualità ma che gli consenta di contenere i costi e poi anche l’esigenza di una flessibilità perché questi continui mutamenti costringono a delle modifiche anche nel processo produttivo o nell’offerta che devono dare i consumatori.

Abbiamo evidenziato alcuni trend appunto degli utenti che acquistano, quindi di tutti noi e alcuni dati vi voglio segnalare.

Tra i più interessanti sicuramente una percentuale di utenti che dichiara che è sempre più predisposta ad acquistare cibi freschi, prodotti locali, quindi a chilometro zero.

Ma addirittura il dato che ci ha stupito, e che è rilevante, è che c’è un 25% di utenti che dichiara che pagherebbe un sovrapprezzo per acquistare prodotti e servizi che siano più sostenibili.

C’è un dato che vi vorrei evidenziare: la fiducia nel marchio si basa su prove piuttosto che promesse.

Sappiamo che esistono operazioni di marketing, campagne pubblicitarie, particolarmente efficaci con certi slogan: si riescono magari a catturare gli utenti un po’ meno attenti ad acquistare certi prodotti, però poi quelli che sono invece i più attenti, quelli che desiderano informarsi, non si accontentano di parole, vogliono avere la prova che quello che è presente in etichetta quello che l’azienda dichiara sono i suoi valori che effettivamente poi vengono realizzati, quindi vogliono essere sempre più coinvolti perché vogliono riconoscere i valori anche nell’azienda da cui acquistano i prodotti.

Ci tengono che ci siano le conformità alle normative dei prodotti che acquistano: sono molto attenti anche su questi.

Quindi ci sono un po’ di temi trasversali che denotano una sempre maggiore consapevolezza, e in questo la tecnologia blockchain non sono solo parole ma anche le prove di ciò che le aziende dichiarano.

La tecnologia blockchain, come appunto ha introdotto nel prima dottor Degl’Innocenti, è senz’altro una tecnologia che si sposa benissimo con queste esigenze che ho raccontato.

È una tecnologia che si basa su complessi algoritmi matematici, su tecniche di crittografia sofisticate, che consente di arrivare a una certificazione del dato in digitale che è immutabile, la cui transazione è temporalmente tracciabile, le cui informazioni sono trasparenti, sicure. Quindi presenta tutta una serie di vantaggi che noi abbiamo voluto applicare anche nel progetto TrackIT.

Il veicolo tecnologico, per noi, è la nostra soluzione blockchain: si chiama EY Ops Chain, e la utilizziamo in tutti i progetti appunto che facciamo.

Utilizziamo questa tecnologia ormai da tanti anni, e ci ha permesso anche di sviluppare un metodo di lavoro che si basa su più fasi ed è quello che facciamo anche con le aziende che seguiamo con il progetto TR.

Incontriamo le aziende, definiamo gli obiettivi e i requisiti, cerchiamo di individuare quelli che sono i prodotti di maggiore interesse e anche che si possono raccontare meglio, facciamo una mappatura di tutta la filiera (quindi cercando anche di ricostruire di superare quei problemi spesso di una filiera frammentata per cui le informazioni sono un po’ sparse).

Quindi, una volta che abbiamo fatto questo lavoro di modello dati e di storytelling in landing page, abbiamo un risultato che è quello che consegniamo alle nostre aziende.

Vorrei dare il testimone a una delle aziende che noi abbiamo seguito. Questo progetto ci ha consentito di vedere delle eccellenze italiane; quindi, è un’esperienza interessante dal punto di vista professionale e tecnologico, ma anche umano, e anche di orgoglio perché vedere così tante eccellenze in Italia fa bene.

È la prima azienda italiana a produrre cacao crudo e noi abbiamo realizzato insieme a loro: abbiamo mappato la filiera produttiva di un prodotto in particolare e l’abbiamo raccontata tramite la piattaforma TrackIT“.

L’intervento di Daniele Dell’Orco di Cacao Crudo

“Io sono un antropologo culturale e ho lavorato sulla conservazione della biodiversità agricola tropicale; quindi, ho familiarizzato molto col vostro mondo del caffè e  col mondo del cacao.

Penso lo sapranno la maggior parte delle persone qui presenti che è lo stesso mondo, è lo stesso ambiente, è la stessa sostenibilità: si tratta della stessa foresta poi come coltivazione, poi la trasformazione ci porta a due prodotti molto differenti.

Nel 2011 fondo Cacao Crudo. prima azienda in Italia a produrre cioccolato crudo: un concetto tanto semplice quanto innovativo a differenza del caffè che deve essere tostato per avere quei sapori.

Il cacao deve essere necessariamente fermentato ma può anche essere non tostato e a dare quel sapore che tipicamente in Europa conosciamo come il sapore del cioccolato. In questo convegno mi fa molto piacere che si è parlato di innovazione e sostenibilità.

La nostra azienda dall’inizio si è basata su ricerca, sviluppo e sostenibilità ambientale, sociale e, aggiungerei, anche economica. Chiaramente aggiungerei anche quella culturale che è un concetto che andrebbe spiegato.

Noi facciamo un lavoro di valorizzazione di quella che è la filiera, un valore, un lavoro importantissimo.

Noi lavoriamo con il Perù, il quale 60% della biodiversità del cacao è lì. Il cacao è un mondo dove fino adesso si è ragionato su quattro genetiche: il forastero, il trinitario, il criollo e l’ariba. Ma in realtà i genetisti coi quali lavoriamo sono arrivati a codificare 12 genetiche e sono tutte molto interessanti Noi abbiamo scelto di lavorare con la genetica più pregiata di cacao.

Il Perù ancora non ha vietato, come ha fatto il Costa Rica, di piantare varietà industriali non qualitativamente buone. Il criollo è la genetica di cacao più pregiata che esiste al mondo e chiaramente è molto meno produttiva, specialmente questa del Perù: ha la particolarità di essere naturalmente fruttata e floreale.

Questa è la piura Nord, estremo del Perù e il Perù è fatto da tre strisce a livello geografico: la parte Costiera, che è tutta deserta; poi c’è la parte delle Ande centrale, ovvero sono Ande montagne; poi sulla parte più est c’è tutta la foresta amazzonica.

Questa è una zona di confine a rischio desertificazione dove noi stiamo portando avanti con un’importante azienda di caffè e anche di cacao; un progetto di riforestazione e praticamente selezione del cacao criollo.

Abbiamo un giardino clonal dove abbiamo selezionato 110 sottovarietà di criollo che stiamo ripiantando.

Tutto questo valore aggiunto che c’è, ma potrei dire molto di più, come lo comunichiamo? Come facciamo uno storytelling? Chi me lo certifica? Chi me lo dice? Ecco, qui che c’è la blockchain.

Quindi tutto questo è importante storytelling che facciamo e lo certifichiamo anche con la blockchain. È bellissima la trasparenza, è un concetto fantastico, però io vi faccio esempio. Anni fa, prima di collaborare con loro, abbiamo fatto un esperimento su un cacao che si chiama il Chuncho.

È uno dei cacai più pregiati che esiste al mondo, noi riusciamo ad avere 600 kg in un anno; quindi, non è la colonna portante dei prodotti che facciamo. Io certifico il Chuncho, do le coordinate geografiche della comunità con la quale ho fatto accordo e la comunità di contadini che ho istruito, con la quale abbiamo collaborato.

Poi lo metto in rete e subito dopo c’è un’altra azienda che prende quel dato, ma paga due loro emissari, li manda lì e cerca di rubare il know-how di questo progetto. Quindi il punto è che sicuramente bisogna proteggersi molto a livello legale con gli accordi di filiera, eccetera per poi fare delle dichiarazioni di trasparenza in sicurezza.

Ecco magari a chi fa impresa suggerisco decisamente questo. Non vi ho spiegato alla fine che cosa facciamo con questo bel progetto. Come qualcuno diceva prima, la filiera è qualcosa di magico. Da antropologo vi posso dire che ci sono degli stakeholders, dei tantissimi attori, che vanno dalla comunità del cacao.

Il nostro cacao viene coltivato col sistema della Chakra, molto importante per la sostenibilità, forse qualcuno del Costa Rica conosce questo concetto. La Chakra è un metodo di coltivazione indigena che non taglia la foresta amazzonica ma integra il cacao e il caffè dentro la foresta.

Il caffè, come il cacao, ha bisogno dell’ombra, dell’umidità, di tutti gli insetti antagonisti e della biodiversità, che c’è nella foresta amazzonica e poi in altre foreste. Noi prendiamo questo prezioso cacao e non lo cerchiamo di portare delle qualità organolettiche nuove, ma cerchiamo di fare una lavorazione che è anche sostenibile di quelli che sono i preziosi nutrienti del cacao.

Theobroma, cacao dal greco, era il cibo degli dèi, è un super cibo. Quindi facciamo innovazione facendo trasparenza. Lavorare con Ice e con Ernst & Young è stato un grande piacere; noi facciamo tutte le fiere che sono state menzionate, quelle europee ma anche fuori.

Chi non le conosce, ve lo consiglio. Io all’inizio ero molto scettico. tendenzialmente noi spendevamo sempre i €30.000 per i nostri bellissimi stand fantastici, ma lavorare con Ice e con le agenzie con cui collabora significa lavorare in un grande network che dà una grande importanza, una grande visibilità al Made in Italy.

Rimasi molto sorpreso quando scoprì che vicino a noi nello stand di Ice c’erano aziende che fatturano centinaia e centinaia di milioni. Quindi è qualcosa che consiglio a tutti. Ice è molto attenta ed è una delle migliori istituzioni che ho conosciuto; soprattutto in Italia, è una delle più efficienti perché lavora in Italia ma con un’ottica molto all’avanguardia estera“.

Generazione Z: ecco quali sono le abitudini alimentari dei più giovani

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Due ragazze al cellulare (immagine: Pixabay)

MILANO – La famosa generazione Z, costituita da giovani di età compresa tra i 13 e i 24 anni, rappresenta un campione sempre più interessante per l’industria alimentare in quanto ormai copre un buon 30% della popolazione mondiale e, affacciandosi all’età adulta, è ormai in grado, anche in campo alimentare, di condizionare le scelte di acquisto delle famiglie di origine.

Le abitudini alimentari della generazione Z

Se guardiamo alle statistiche che si ritrovano sul web, il quadro complessivo di quella che viene definita Dieta Z è piuttosto inquietante, in quanto appare costituita in buona parte da junk food e cibi pronti al consumo.

Ma è veramente così? Quali sono gli strumenti di scelta che forniamo ai nostri ragazzi che stanno entrando nella fascia adulta? E soprattutto con quale consapevolezza si approcciano alle scelte alimentari?

Per rispondere ad alcune di queste domande, tra il 30 dicembre 2023 e il primo gennaio 2024 Webboh (community numero 1 in Italia sul target GenZ, che conta oltre 1,7 milioni di utenti solo su Instagram) ha condotto due sondaggi sulle abitudini di questo segmento di popolazione e la consapevolezza alimentare in un periodo dell’anno in cui il cibo rischia di rappresentare più un’ossessione che un bisogno.

I dati scaturiti dall’indagine sono stati sottoposti per un commento alla professoressa Francesca Venturi, direttrice del master in “Scienze sensoriali per un’alimentazione sana e consapevole” che sarà inaugurato il prossimo 18 gennaio all’Università di Pisa.

L’accademica ha così commentato: “Il primo punto che credo valga la pena di sottolineare è l’elevato bisogno di informazioni in merito alla corretta alimentazione espresso dall’89% degli utenti, con addirittura un 34% che riterrebbe opportuno inserire l’educazione alimentare nei programmi scolastici. Un’altra nota positiva è data dalla percentuale molto bassa di persone che ricorrono regolarmente a bevande energetiche, dolcificanti e snacks come sostituti dei pasti o per aumentare la concentrazione. Non si può non notare, però, un complessivo 32% di utenti che non ha chiaro il significato di dieta mediterranea.”

Luigi Odello, presidente del Centro studi assaggiatori e segretario accademico dell’International academy of sensory analysis, vede nei dati dell’indagine una grande opportunità per la società in generale e per le imprese del food: “Vista la proverbiale curiosità della generazione Z sarebbe sufficiente impiegare le scienze sensoriali per creare una cultura del cibo, utilizzando ovviamente gli strumenti adatti e i canali di comunicazione utilizzati da questi giovani”.

Odello aggiunge: “Non per nulla abbiamo messo a punto l’Officina della comunicazione sensoriale con l’obiettivo di fare sentire l’aroma dove non c’è (sul web, per esempio) incuriosendo e portando la gente verso esperienze qualificanti per quanto giocose.”

L’estratto di cacao può ridurre il declino cognitivo negli anziani

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Le fave di cacao (Pixabay licensed)

Gli anziani che assumono quotidianamente integratori di estratto di cacao riscontrano un modesto aumento delle funzioni cognitive e ridurre il rischio di demenza, osservando una dieta migliore, un’attività fisica regolare e una buona igiene del sonno. A dimostrarlo, lo studio Cocoa Supplement and Multivitamin Outcomes Study (COSMOS) che ha coinvolto 573 uomini e donne anziani. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale My Personal Trainer.

I benefici dell’estratto di cacao negli anziani

MILANO – Gli anziani che hanno assunto un integratore quotidiano di estratto di cacao per due anni, secondo diversi ricercatori che hanno analizzato la correlazione tra il consumo di estratto di cacao e l’insorgenza di determinate patologie senili, hanno riscontrato modesti miglioramenti nella funzione cognitiva.

I benefici, tuttavia, sono stati osservati solo nelle persone che all’inizio dello studio avevano una dieta di qualità inferiore.

Quelli con modelli alimentari sani non hanno evidenziato un simile incremento a livello cognitivo.

I risultati aumentano la possibilità di utilizzare diete o integratori ricchi di flavanoli per migliorare la funzione cognitiva tra gli anziani con una dieta di qualità inferiore.

I ricercatori del Brigham and Women’s Hospital e della Harvard Medical School hanno condotto lo studio, che è stato pubblicato il 7 dicembre sull’American Journal of Clinical Nutrition.

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Tetra Pak presenta Tetra Prisma Aseptic, la confezione ottagonale che è ideale per caffè freddi, tè e prodotti ready to drink

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Iced Coffee Caramel (foto concessa)

MILANO – Per il segmento dei prodotti ready to drink, tè e caffè freddi, Tetra Pak, che in Italia impiega 1.300 persone nelle tre sedi di Rubiera (Reggio Emilia), Modena e Nova Milanese (Monza Brinza) offre una soluzione speciale. Si tratta di Tetra Prisma Aseptic, che, progettata per adattarsi perfettamente alle mani grazie alla sua forma ottagonale unica, rappresenta la confezione ideale per il consumo on-the-go e la funzionalità a casa.

Un’ampia varietà di aperture disponibili aggiungono versatilità: tappi progettati specificatamente per le labbra e il flusso ottimale per il consumo on-the-go o un’area di colata più ampia e riduzione degli zampilli per la funzionalità a casa.

Applicazioni per il trattamento del tè

Dopo l’acqua, il tè è la bevanda più diffusa al mondo ed è stato lungamente promosso come causa di diversi effetti positivi sulla salute. A partire da uno dei sei diversi tipi base di tè, è possibile aggiungere tutti gli altri tipi di ingredienti aromatizzati.

La sfida principale consiste nel ridurre i costi delle materie prime e ottenere la massima resa dalle foglie. È anche importante ricordare che il tè è un prodotto a bassa acidità che necessita di un trattamento a caldo appropriato.

A questo proposito, Tetra Pak offre sterilizzatori per il trattamento a caldo del prodotto, separatori per la rimozione delle foglie e la chiarificazione del tè, apparecchiature di miscelazione per l’aggiunta di zuccheri e aromi.

tetra pak
La vasta gamma di offerte Tetra Pak (immagine concessa)

Questa linea offre prestazioni efficienti per costi di esercizio ridotti, pur garantendo la sicurezza del prodotto finale.

L’efficienza della miscelazione e della sterilizzazione riduce le perdite al minimo assoluto. Progettata per la massima flessibilità del sistema, consente di produrre facilmente diverse ricette con prodotti sia a bassa che ad alta acidità.

Applicazioni per il trattamento di prodotti lattiero-caseari a bassi volumi

Questa categoria include prodotti a base di latte, che ne includono almeno una determinata quantità. Esempi tipici sono le creme per caffè.

Grazie alla vasta esperienza in ambito alimentare, Tetra Pak riesce a supportare i propri clienti a sviluppare i migliori metodi di trattamento dei prodotti, disponendo di una linea di riferimento in funzione con l’obiettivo di garantire una soluzione di linea personalizzata. In generale, Tetra Pak nel 2022 ha venduto 193 miliardi di confezioni.

La scheda sintetica di Tetra Pak

Fondata nel 1951 in Svezia da Ruben Rausing, a settembre del 1952 viene consegnata la prima macchina Tetra Pak per cartoni per bevande a forma tetraedrica (Tetra Classic) alla centrale del latte di Lund. L’obiettivo è proteggere il prodotto dal punto di vista della sicurezza alimentare, preservandone le proprietà organolettiche.

In Italia, nel 1965 apre lo stabilimento di Rubiera, in provincia di Reggio Emilia, sede oggi di Tetra Pak Italiana, e nel 1980 viene inaugurato lo stabilimento di Modena per la produzione di macchine e oggi punto nevralgico delle attività di ricerca e sviluppo.

Dati globali del 2022

  • Vendite nette: 12,495 miliardi di euro
  • Confezioni Tetra Pak vendute: 193 miliardi
  • Paesi con operazioni Tetra Pak: >160
  • Numero dipendenti: >23.000

Moak presenta Coffee Jockey, la nuova macchina del caffè del sistema For You

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Coffee Jockey moak
Coffee Jockey (immagine concessa)

MODICA (Ragusa) – Moak, brand italiano specializzato nella torrefazione e distribuzione del caffè, presenta Coffee Jockey, la nuova e innovativa macchina del caffè del sistema For You, disegnata dal designer Odo Fioravanti. Un gioiello tecnologico, dalle linee pulite e dal design moderno, 100% made-in-Italy, dotato di un display interattivo che aiuta a selezionare e personalizzare la propria bevanda, ideale, infatti, per gli uffici e gli ambienti di lavoro grazie alla possibilità di raggiungere dalle 10 alle 20 erogazioni al giorno.

Moak lancia Coffee Jockey

Coffee Jockey è una delle macchine del sistema For You, l’innovativa soluzione pensata da Moak in esclusiva per gli operatori OCS: due formati di capsule, singola e doppia, che possono essere erogati nella stessa macchina grazie al brevetto Moak.

La capsula singola consente di erogare caffè e tisane, diversamente con la capsula doppia si possono ottenere due caffè in contemporanea.

moka coffee jockey
Coffee Jockey, la nuova macchina del caffè del sistema For You (immagine concessa)

Il marchio offre una soluzione multibeverage completa con oltre 10 referenze. Il recipiente dell’acqua può essere lavato in lavastoviglie e la griglia d’appoggio, con un sistema a scatto, può assumere differenti posizioni in altezza, in modo da potervi posizionare sia una tazzina che una tazza grande.

Attenta all’ambiente, oltre a disporre di capsule compostabili, Coffee Jockey è munita di un sistema di risparmio energetico quando non è in uso. Grazie ad una semplice app è possibile controllare eventuali malfunzionamenti della macchina e verificarne i consumi. Con questa nuova macchina, Moak aggiunge un altro prodotto innovativo e di alta qualità al proprio catalogo per un inedito e contemporaneo rituale del caffè.

La scheda sintetica di Caffè Moak

Caffè Moak nasce nel 1967 a Modica, da un piccolo laboratorio siciliano a conduzione familiare. Oggi è un marchio globale nel settore della torrefazione e distribuzione del caffè. Grazie alla innata caparbietà di voler produrre il meglio e nel miglior modo, è presente in oltre 50 Paesi, con sedi distributive a New York, Francoforte, Dubai, Atene, Salonicco e Malta.

Riguardo Odo Fioravanti

Odo Fioravanti ha studiato Disegno Industriale presso il Dipartimento di Design del Politecnico di Milano. Dal 2003 lavora come industrial designer, sperimentando anche grafica ed allestimenti.

I suoi progetti hanno ricevuto prestigiosi premi di design. Ha insegnato in numerose scuole e accademie di design: Politecnico di Milano, IUAV Venezia, Domus Academy, Istituto Marangoni, NABA, SPD Scuola Politecnica di Design, HEAD Genève.

I suoi oggetti sono stati esposti in numerose mostre internazionali. Nel 2010 il Museo del Design della Triennale di Milano gli ha dedicato la mostra personale Industrious Design. Nel 2011 vince il XXII Premio Compasso d’Oro ADI con la sedia in legno Frida di Pedrali. Lavora anche come giornalista freelance per riviste di design cercando di esplorare e cambiare i confini del design come disciplina.

Austria, capsule caffè: avviato il progetto di riciclo con il recupero di 5 milioni di unità

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Capsule di caffè (immagine: Pixabay)

In due regioni dell’Austria è stato avviato un progetto pilota per la raccolta e il riciclo delle capsule di caffè in metallo, plastica e bioplastiche. Nell’iniziativa sono stati coinvolti anche i produttori di imballaggi Greiner Packaging e Constantia Flexibles. Una volta raccolte in circuito chiuso, all’interno di contenitori posti in tutti i centri di raccolta rifiuti, le capsule vengono avviate verso un nuovo centro realizzato a Pettenbach, dove i fondi di caffè vengono separati dalle capsule e trasformati in fertilizzanti o assorbitori di olio e biogas.

Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale d’informazione Polimerica.

Il progetto di riciclo delle capsule di caffè in Austria

AUSTRIA – Il progetto di recupero e riciclo di capsule caffè avviato lo scorso ottobre in alcune regioni dell’Austria ha portato, in pochi mesi, al recupero di 5 milioni di pezzi, pari a un peso di 52 tonnellate.

L’iniziativa è stata lanciata dall’associazione austriaca dei produttori di tè e caffè KTV in partnership con lo schema di raccolta rifiuti da packaging Altstoff Recycling Austria (ARA); il progetto pilota ha interessato la regione dell’Austria Superiore – uno dei nove stati federati – e due distretti del Paese: Krems-Land e Schwechat.

Al successo dell’iniziativa ha contribuito l’intera filiera, con il coinvolgimento dei produttori di imballaggi Greiner Packaging e Constantia Flexibles, nonché della catena di punti vendita Billa Plus.

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Pernigotti alla ISM 2024, la Fiera dei dolci di Colonia in Germania: i prodotti arriveranno in Usa, Canada, Brasile e Russia

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Pernigotti alla Fiera ISM 2024 con i prodotti più apprezzati (immagine concessa)

ROMA – Pernigotti e Walcor hanno partecipato a ISM 2024, la maggiore fiera mondiale sul settore dei dolciumi e degli snack, che ha aperto domenica 28 gennaio a Colonia in Germania. Le due note aziende dolciarie, controllate da JP Morgan a partire dal 2022, hanno presentato i loro prodotti con particolare attenzione a quelli destinati ai mercati internazionali.

Pernigotti e Walcor a ISM 2024

“Entrambe le nostre aziende sono impegnate in importanti piani strategici di crescita legati allo sviluppo di nuovi mercati e al rafforzamento dell’offerta di prodotto”, spiega Gabriele Oddo, international business unit manager di Pernigotti e Walcor. “Alla manifestazione di Colonia intendiamo consolidare le relazioni con importanti partner esteri e svilupparne di nuove, grazie anche alla forte sinergia tra le nostre due aziende nello sviluppo, nella capacità produttiva e nella commercializzazione di nuovi prodotti”.

Alla fiera ISM 2024, Pernigotti si è presentata con risultati molto positivi ottenuti nel corso del 2023, che ha segnato la ripartenza a pieno regime delle attività produttive e commerciali.

Si è tornati ad operare nei mercati storici in Europa, dove l’azienda novese era già presente in passato, soprattutto in Germania, Francia, Spagna e Gran Bretagna.

Avviate anche iniziative verso nuovi mercati: in particolare, nel 2024 l’azienda punta su Stati Uniti, Canada, Brasile e Russia, aree molto ricettive per i prodotti italiani di qualità. Previsto un piano di sostegno al sell-out, sia in termini di investimenti di marketing che di brand activation nei punti vendita.

I prodotti Pernigotti più apprezzati all’estero sono gli iconici Gianduiotti e Cremini, ma stanno avendo ottimi risultati anche le nuove creme spalmabili. Nel 2024 verrà rafforzata l’offerta di prodotto delle praline con nuove proposte, sia in termini di formati di vendita, per coprire meglio alcune occasioni di consumo come il regalo o il piccolo impulso, ma anche introducendo nuovi prodotti, come il mini-nocciolato. Ci sono novità pure per le creme spalmabili e le tavolette di cioccolata.

Da parte sua, Walcor ha partecipato a ISM 2024 forte della sua storica presenza in oltre 45 mercati esteri. L’anno commerciale è ancora in corso e le vendite stanno procedendo molto positivamente, con una chiusura prevista a fine maggio in linea con le crescite previste a budget.

Anche per l’azienda cremonese sono partiti importanti piani di crescita legati allo sviluppo di nuovi mercati e al rafforzamento dell’offerta di prodotto, andando a coprire in maniera ancor più significativa momenti di consumo legati a festività particolari come Halloween e il Capodanno cinese.

Importante anche l’impegno in un progetto di riorganizzazione che ha lo scopo di aumentare l’integrazione tra Pernigotti e Walcor, creando sinergie sia in termini di gamma che di presidio commerciale dei mercati esteri, in modo da incrementare le opportunità di crescita per entrambi i marchi.

Horeca Workshop: ritorna il corso per la realizzazione di locali di successo, 1-3/03

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Il corso Horeca Workshop (immagine concessa)

MILANO – Da venerdì 1 a domenica 3 marzo 2024 si svolge a Milano la nuova edizione in lingua italiana del corso internazionale “Horeca Workshop – Ideare, progettare e realizzare ristoranti, lounge bar e locali di successo” di Milano Business School. Il grande mercato dell’horeca, acronimo internazionale per hotel – restaurant – café, oggi chiede ad architetti, progettisti e imprenditori idee e competenze che interpretino concretamente lo sviluppo dei nuovi stili di consumo nei locali di ristorazione, food retail e nell’hospitality.

Per professionisti: formula intensiva e contenuti concreti

Il corso ha formula intensiva, studiata per le esigenze dei professionisti, è dedicato al rapporto concreto e strategico tra “Architettura, design & marketing”, ed è pensato per chi desidera utilizzare subito le nuove conoscenze nell’ideazione, ristrutturazione e arredamento di locali pubblici di successo.

Per saperne di più e leggere le opinioni dei professionisti che hanno già partecipato basta cliccare qui.

24 ore di lezioni in aula e visite guidate

Prevede 24 ore di lezioni in aula a Milano, di docenti specializzati, imprenditori e professionisti di esperienza internazionale su tematiche di marketing ed evoluzione dei consumi, architettura d’interni, arredamento, illuminazione, percezione visiva, materiali.

Le lezioni in aula sono integrate da visite guidate con i docenti a spazi realizzati di particolare interesse sotto il profilo delle soluzioni progettuali e delle scelte di marketing.

Sono ora disponibili riduzioni per iscriversi al corso con il 50% di sconto, pari a 800 euro.

Per informazioni: segreteria@horecaworkshop.it