Lunedì 5 febbraio 2024, mentre gli appassionati e i fan di tutto il mondo si sono uniti per celebrare il World Nutella Day, il brand ha segnato un ennesimo traguardo, dando il via ai festeggiamenti per il 60° compleanno. Il marchio della Ferrero è in costante evoluzione come dimostrano ogni anno i nuovi prodotti, ultimo dei quali la Nutella 100% vegetale (abbiamo parlato dell’annuncio del prodotto qui). Leggiamo di seguito parte dell’articolo di adnkronos riportato sul portale Tiscali.
Nutella festeggia il 60° anniversario
ALBA (Cuneo) – Da sessant’anni milioni di persone in tutto il mondo iniziano la loro giornata con tutta la positività, il gusto e il divertimento di Nutella. Dalle sue origini, nel 1964, ad Alba, città del Piemonte, Nutella si è evoluta diventando un marchio globale iconico e amato, festeggiato ogni anno in occasione del World Nutella Day, una ricorrenza nata spontaneamente nel 2007 grazie alla blogger americana Sara Rosso, che decise di creare una giornata celebrativa per riunire la community mondiale e ispirarla a condividere sui social media la passione per la crema alla nocciola e cacao più famosa al mondo.
Lo spirito di innovazione e imprenditorialità che ha aiutato il marchio a evolversi e innovarsi rimane vivo anche a sessant’anni dalla sua nascita, offrendo alle persone modi sempre nuovi di gustare Nutella: dal lancio del primo snack on-the-go con Nutella &GO! nel 2005, passando per Nutella B-ready, lanciato nel 2015, fino a Nutella Biscuits, il primo e unico biscotto con un cuore cremoso di Nutella, nel 2019.
“In occasione del World Nutella Day, celebriamo – dichiara Giovanni Ferrero, presidente esecutivo del Gruppo Ferrero – un marchio globale guidato da uno spirito innovativo e sessant’anni di storia. Grazie al gusto unico di Nutella, negli ultimi anni abbiamo creato una gamma di nuovi prodotti, come Nutella B-ready, Nutella Biscuits, Nutella Muffin e Nutella Croissant. Guardando al futuro, continueremo a impegnarci per innovare, valorizzando questa eredità e trovando modi sempre nuovi per offrire ai fan tutta la positività di Nutella. Da sessant’anni, infatti, diffondiamo sorrisi in tutto il mondo e, attraverso la passione, la creatività e l’innovazione, Nutella continuerà a far sorridere i consumatori negli anni a venire”
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Il Chocotel a Perugia, come suggerisce il nome, è un hotel completamente a tema cioccolato. Ogni mattina viene proposto un buffett in cui la cioccolata è l’ingrediente principale ed è possibile trovare: la torta Chocohotel, crostate, pancake, muffin al cioccolato, la fonduta calda di cioccolata fondente Perugina e un maxi barattolone di Nutella. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale Secret Roma.
Il Chocotel a Perugia
PERUGIA – Gli amanti del cioccolato resteranno a bocca aperta davanti alla Chocolazione che propone ogni mattina il Chocohotel a Perugia, aperta anche a chi non è cliente. Il primo hotel in Italia dedicato al cioccolato propone “l’isola dei golosi, il buffet più dolce che c’è”. Ovviamente la cioccolata è l’ingrediente principale.
Nel buffet troviamo la torta Chocohotel, crostate, pancake, muffin al cioccolato, la fonduta calda di cioccolata fondente Perugina e un maxi barattolonediNutella.
Se ti piace mangiare anche salato a colazione, trovi una parte dedicata e anche un angolo gluten free. Chi non dorme nell’hotel può prenotare la colazione, infatti, ogni mattina il Chocohotel lascia 20 posti disponibili per esterni. Sono accettate anche le prenotazioni di gruppo. L’esperienza costa 15 euro e alla fine viene rilasciato un attestato di golosità ai partecipanti. Per prenotare, basta chiamare lo 075 5837314.
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Latte di mucca, di capra o di pecora. In commercio si trovano diverse varianti e la loro composizione è differente. Qual è il migliore? Tutti forniscono una buona quantità di sostanze nutritive e a fare la differenza è soprattutto il gusto. Riportiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul sito di Altroconsumo.
I vari tipi di latte
Il latte è un alimento diffuso e consumato in grande quantità in tutto il mondo ed è alla base di numerosi prodotti lattiero-caseari, come burro, formaggio e yogurt. Nella maggior parte dei paesi, il termine “latte” indica specificatamente il latte vaccino. Infatti, le normative europee impongono che la specie debba essere indicata quando non si tratta di latte di mucca.
Oltre al latte vaccino è possibile trovare nei supermercati anche latte di pecora e capra. Di questi tipi, alcune marche producono sia il latte fresco che a lunga conservazione, sia intero che parzialmente scremato o scremato.
Valori nutrizionali: quali sono le differenze?
Anche se, in generale, parliamo di latte, tra quello ottenuto dalle diverse specie ci sono differenze nutrizionali. Nella tabella viene riportato il contenuto in 100 grammi di proteine, grassi, zuccheri (principalmente lattosio), calcio e colesterolo presenti nei diversi tipi di latte, in base alla loro origine.
Vacca
Capra
Pecora
Proteine (g)
3,3
3,9
5,3
Grasso (g)
3,6
4,8
6,9
Zuccheri (g)
4,9
4,7
5,2
Calcio (mg)
119
141
180
Colesterolo (mg)
11
10
11
Se prendiamo in considerazione i nutrienti, il latte di pecora è il più ricco, con quasi il doppio del grasso e delle proteine del latte vaccino e il 50% in più di calcio. L’apporto in zuccheri (lattosio) e colesterolo è sostanzialmente identico per tutti e tre i tipi di latte. Proprio per i suoi valori nutrizionali, il latte di pecora è ideale per fare i formaggi, dove l’estratto secco (cioè tutto ciò che non è acqua) è molto importante.
Se oltre al contenuto dei diversi nutrienti guardiamo al tipo di acidi grassi che compongono il grasso dei tre tipi di latte, vediamo che il latte di capra è molto ricco di acidi grassi a catena corta: capronico, caprilico, caprico. Questi influenzeranno non solo il gusto del latte, ma anche e soprattutto il sapore dei formaggi ottenuti con questo tipo di latte.
Il colore è un’altra caratteristica che consente di distinguere tra un tipo di latte e un altro. Il latte di pecora e quello di capra sono più bianchi di quelli di mucca. Questo dipende dai pigmenti (beta caroteni) che provengono dalla dieta della mucca e che rendono il suo latte più giallognolo.
Quale latte è il più sano?
Anche se, a confronto con il latte vaccino, quello di capra e soprattutto quello di pecora sono più ricchi, in generale tutti e tre i tipi di latte forniscono una buona quantità di sostanze nutritive, proteine, grassi, vitamine, minerali.
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MILANO – “La tradizione del caffè italiano è fatta di eccellenze che dobbiamo raccontare, senza inseguire le mode che arrivano dall’estero, ma aggiornandoci alla contemporaneità per garantire l’alta qualità del prodotto e rendere la nostra tazzina nuovamente inimitabile”. Così Francesco Sanapo, fondatore di Ditta Artigianale e pluripremiato campione baristi e assaggiatori di caffè, commenta l’inchiesta sul caffè italiano, pubblicata nei giorni scorsi dal Gambero Rosso.
“Non dobbiamo nascondere le criticità, che comunque ci sono e derivano spesso da logiche legate ai prezzi e alla scarsa consapevolezza – continua Sanapo – ma non dobbiamo neanche dimenticarci che i nostri predecessori hanno reso il caffè italiano famoso in tutto il mondo e questo ci impone di guardare al futuro in modo nuovo, per continuare a scrivere la storia del nostro amato espresso”.
Il caffè in Italia secondo Francesco Sanapo
Per Sanapo la strada da seguire è quella legata alla filosofia degli specialty coffee, connessa in particolare alla trasparenza della materia prima e ai processi di lavorazione.
“Lo specialty coffee e il caffè italiano devono essere la stessa cosa – spiega Sanapo. – Oggi il nostro caffè ha bisogno di essere aggiornato, affinché torni ad avere quelle caratteristiche eccelse universalmente riconosciute e riscontrabili in una perfetta armonia tra acidità, dolcezza, amarezza e corposità”.
Sanapo aggiunge: “Per tornare a distinguerci dobbiamo puntare sull’alta qualità della materia prima, come già molte aziende fanno, ma anche lavorare sulla formazione. Solo così saremo in grado di raccontare uno storytelling diverso, informando il consumatore sulla provenienza del caffè, la filiera che gli ruota attorno e i processi di lavorazione, offrirgli un’esperienza veramente appagante”.
“Tutto però deve partire dal prezzo – conclude Sanapo. – Certe volte vediamo prevalere la logica del prezzo, con caffè che vanno dai 10 ai 16 euro al Kg nel canale Ho.Re.Ca. Con questi costi l’eccellenza viene per forza sacrificata. Invece, se ognuno di noi riuscisse nel suo piccolo ma fare un passo in più verso la qualità del prodotto offerto sono sicuro che la nostra tazzina tornerebbe nuovamente inimitabile”.
Nello all'ingresso di Pressato credits Federico Cardamone
MILANO – Pressato: Nello Russo e Diego Moriondo sono i due creatori dietro questa caffetteria nata dall’incontro tra il mondo editoriale e lo specialty coffee: una sfida sorta dalla passione di Nello per la tipografia letterpress e per il caffè, anime fondanti portate avanti dai due professionisti che arrivano dal campo del design, della grafica e del marketing della moda, per dar vita a Pressato.
Il concetto nasce dalla vendita di libri letterpress e artistici in edizione limitata e non solo, in compagnia del buon caffè. Offrire uno spazio in cui poter gustare un monorigine, qualcosa di particolare e non standard, per scoprire un altro mondo di nicchia come la tipografia che incuriosisce molto.
Nello ha introdotto Diego al mondo dello specialty coffee, che conosceva questa realtà legata ad una filiera più sostenibile e tracciata.
Prima della parola specialty, c’è il caffè buono, che Nello ha conosciuto in Germania a Colonia da Hommage – negli anni in cui ha lavorato per la casa editrice Taschen – e che non ha più lasciato portandolo in Italia, a Torino.
L’idea di agire con le mani, l’artigianalità, accomuna il mondo editoriale e quello dello specialty: il sogno che voleva realizzare Nello era aprire una caffetteria letteraria in chiave moderna, uno spazio in cui la parte artistica trovasse il proprio respiro, accompagnata da una modalità di consumo più lenta.
Con Pressato, perché avete scelto di investire in questo progetto – un rischio in più rispetto al classico bar italiano già di per sé in crisi
Dentro Pressato (foto concessa)
Spiega Nello: “Da un po’ di tempo avevo in mente di fare qualcosa di mio che comprendesse anche lo specialty. L’idea è partita da me, per 10 anni ho lavorato per un’associazione culturale a Torino che si occupa di promuovere la stampa tipografica a caratteri mobili.
Vengono prodotte produzione editoriali artistiche di ogni sorta: si era creato quindi un network tra artisti, tipografie e laboratori in Italia e in Europa. Mi sono detto: perché non creare uno spazio che promuova tutte le realtà che girano attorno a questo campo.
Da Pressato abbiamo unito due nicchie che crediamo funzionino messe insieme, attraverso
mostre ed eventi. Unire la mia passione per il caffè, per il visual design e per la tipografia ha trovato la traduzione nell’uso della parola press, legato al mondo della stampa e a quello della macchina per espresso: da qui è nato il concetto di Pressato.
Abbiamo visto un’occasione nel continuare a promuovere ciò che si sta sviluppando sempre di più in città negli anni recenti: le danze erano state aperte da Orso, poi da Dropstery, per ultimi si sono aggiunti Piattini e anche i ragazzi di Santaromero.
C’è una comunità legata a un approccio più attento al consumo di caffè che si sta evolvendo e in cui volevamo inserirci. Lo stesso discorso l’avevo vissuto con la tipografia letterpress: quando sono tornato a Torino nel 2012, dopo un’esperienza di 2 anni a New York, non c’era molto, ma oggi la comunità letterpress in Italia e in Europa è molto attiva e prolifica.
Pressato è composto da due parti comunicanti: la caffetteria e la libreria
Chiunque può entrare solo per acquistare un libro oppure per bersi un caffè, o ancora consultare un testo mentre degusta uno specialty.
Abbiamo iniziato con l’evento di inaugurazione insieme a Sergei Sviatchenko, artista di fama internazionale che ha presentato il suo progetto fotografico ed editoriale “Close up and private”, offrendo caffè specialty con Maurizio Galiano di Dropstery presente: questo è il modello di evento che vorremmo replicare nel tempo, con momenti di assaggio aperti al pubblico per comunicare alle persone cosa sia lo specialty”.
Che caffè servite per espresso e filtro (quali estrazioni alternative proponete), quali torrefazioni avete scelto come fornitori?
“Maurizio Galiano di Dropstery è stato il nostro punto di riferimento anche per quanto riguarda la formazione durante la definizione del progetto imprenditoriale. Collaboriamo esclusivamente con lui e abbiamo il Rio Colorado dell’Honduras per l’espresso, Colombia e Kenya per il filtro.
Non abbiamo considerato di iniziare con delle miscele per procedere gradualmente, siamo partiti da subito con un’offerta radicale. Sta funzionando: per il quartiere che abbiamo scelto e per la comunicazione del nostro brand le persone vengono da Pressato e, mentre estraggo, spiego il caffè, la sua origine e le sue caratteristiche.
Notiamo molta attenzione da parte delle persone, soprattutto per il legame con la filiera. Rio Colorado è stata una buona scelta, sotto consiglio di Maurizio, perché per quanto sia parecchio differente dalla qualità media che si trova nei bar, ha un sentore corposo di cioccolato, tipico dell’espresso classico.
Il prossimo investimento sarà volto a proporre un’altra monorigine per espresso, magari più fruttata, acquistando un altro macinadosatore dedicato.
Diego conferma: “Condivido pienamente l’idea di avere un approccio radicale fin dall’inizio, così come il pensiero di avere Nello a spiegare il caffè ai clienti: lo trovo un plus nell’offerta di grande valore per il cliente”.
Quanti filtri vendete? Domina l’espresso?
“La quantità dei filtri ordinati mi sta sorprendendo. Ci sono dei picchi e fin qui abbiamo notato che, nonostante domini l’espresso a inizio settimana, da giovedì a sabato cresce la richiesta del filtro: il picco è tra i 15-20 il sabato, che per uno spazio di 20 metri quadri con quattro tavolini a disposizione dedicati alla caffetteria secondo noi è notevole.
Nello che prepara il V60 credits Federico Cardamone
Serviamo il V60 usando un macinino manuale di precisione: le persone attendono e nel frattempo vengono attirati dalle brioche fresche di pasticceria. Per ora sta funzionando, così come la scelta di proporre una sorta di brunch con una serie di prodotti presi dai fornitori presenti al mercato di quartiere di Porta Palazzo, come toast preparati sul momento.
Dall’apertura abbiamo notato che il turismo del Quadrilatero premia molto: è pieno di Airbnb e il target medio è composto da nordeuropei, soprattutto tedeschi, scandinavi e inglesi, che cercano il brunch e il caffè filtro.
Tutte le mattine andiamo a ritirare delle brioche fresche di giornata oltre al menù salato a
disposizione dei clienti. Più avanti penseremo a un’offerta food più legata alla stagionalità degli ingredienti, abbiamo appena introdotto il “Winter Saturday Special” con il cinnamon roll, sempre fresco di pasticceria ,e il cappuccino con spezie e zucca.
A che prezzo vendete l’espresso ed è un problema per i clienti capire cosa sta dietro quella
cifra?
“Vendiamo l’espresso a 1.50 e per ora non è un problema. Qualcuno ovviamente resta perplesso, ma nella zona un po’ ovunque l’espresso è già a 1.30, per cui con il racconto della nostra tazza, il prezzo da Pressato assume un senso. Lo facciamo sia in single che in double shot, che riesco a proporre soprattutto ai tanti che tornano da noi più volte.
Ci sono anche degli anziani che sono contenti di aver trovato in Pressato un locale che ridà vita a questo quartiere anche la mattina – solitamente il Quadrilatero si riempie di movimento alla sera, con i locali che aprono molto tardi, per cui noi copriamo quella fascia del giorno legata alla colazione che un po’ mancava”.
Quali attrezzature avete selezionato per Pressato?
Il modello vintage da Pressato (foto concessa)
“Nell’ottica di volere strumenti di qualità e anche vintage, per l’espresso abbiamo scelto il modello 1962 (da numero di serie) della storica Faema E61, e per il macinacaffè abbiamo un moderno e tecnologico Cimbali Magnum on demand. L’attrezzatura da V60 invece è tutta a marchio Hario.”
Fin qui i feedback sono stati positivi o c’è ancora molta strada da fare in termini di educazione dei consumatori?
Diego racconta: “Le persone che hanno voglia di scoprire una cosa nuova ci sono e la zona
favorisce l’attenzione che diamo ai clienti: molti sono invogliati a entrare da Pressato per fare due chiacchiere. In questa fase iniziale gran parte del business la fa Nello con le sue spiegazioni.
Inoltre, pensiamo che alcuni locali notturni aprano anche il mattino presto, ma probabilmente non prestano troppa cura nel servizio colazione e così Pressato si differenzia anche per questo rispetto all’offerta attorno.
Se si trova un locale in cui il momento della consumazione diventa un momento di cura verso se stessi, non sono i 20 o 30 centesimi in più per il caffè che allontanano, anzi probabilmente si pagano volentieri”.
STOCCARDA – Dopo il successo del lancio del rebranding aziendale sul palcoscenico di Host a Milano, Cimbali Group si presenta ora con una nuova veste anche in Germania. Quest’anno i visitatori possono ammirare le macchine all’avanguardia alla fiera Intergastra a Stoccarda dal 3 al 7 febbraio nel padiglione 8 stand 8C40.
Il focus è sui segmenti di forte competenza del gruppo – bar e hotel, catene e convenience stores, uffici e home – che sono rappresentati dai brand LaCimbali, Faema, Slayer e Casadio.
Inoltre, il gruppo multinazionale italiano sta puntando sempre più su un approccio di assistenza a tutto tondo, per fornire ai propri clienti il miglior supporto possibile con servizi aggiuntivi anche dopo l’acquisto della macchina.
Cimbali Group protagonista a Intergastra
Uno dei punti di forza è LaCimbali M40, che guarda al futuro con la sua tecnologia all’avanguardia e le sue funzioni automatiche. Abbinata a un design di alta qualità, la macchina colpisce anche per l’elevata efficienza energetica e per la tecnologia termica completamente nuova, che garantisce un caffè di alta qualità a lungo termine.
Cimbali Group a Intergastra (immagine concessa)
Oltre alle macchine tradizionali, sono presenti sullo stand anche le macchine superautomatiche S15, S20, S30 e S60, nonché S-Lite (LaCimbali) e XCompact (Faema).
Con il marchio Casadio, che viene rappresentato dalla macchina Nettuno, Cimbali Group copre inoltre il segmento entry-level del mercato.
Nettuno (immagine concessa)
Ideale per piccoli hotel e bed&breakfast, la macchina è caratterizzata da un design lineare, compatto e facile da usare anche per i non professionisti grazie al sistema di montatura del latte Easy Steam. Con il servizio IoT di Art.In.Coffee, tutti i parametri di funzionamento vengono monitorati da remoto.
La scheda sintetica di Cimbali Group
Cimbali Group è tra i principali produttori di macchine professionali per caffè e bevande a base di latte e di attrezzature dedicate alla caffetteria.
Il Gruppo, di cui fanno parte i brand La Cimbali, Faema, Slayer e Casadio, opera attraverso tre stabilimenti produttivi in Italia e uno negli Stati Uniti (a Seattle, dove vengono prodotte le macchine a marchio Slayer), impiegando complessivamente circa 850 addetti.
L’impegno del Gruppo per la diffusione della cultura del caffè espresso e per la valorizzazione del territorio si è concretizzato nel 2012 con la fondazione del MUMAC – Museo della Macchina per Caffè, la prima e più grande esposizione permanente dedicata alla storia, al mondo e alla cultura delle macchine per il caffè espresso situata all’interno dell’headquarter di Cimbali Group a Binasco.
MUMAC ospita MUMAC Academy, l’accademia della macchina per caffè di Cimbali Group, centro di formazione, divulgazione e ricerca.
Connubio di alta cucina e caffetteria per la Marzocco
all’appuntamento FrenchChefs (immagine concessa)
SCARPERIA (Firenze) – La Marzocco, azienda toscana leader nella produzione artigianale di macchine per caffè tradizionali di alta gamma diventata un’icona della coffee community globale, partecipa a FrenchChefs, una serie di incontri tra stellati e brand di eccellenza nel settore F&B – e vola a Tours, in Francia, città internazionale della gastronomia per inaugurare il ciclo di appuntamenti per l’anno 2024.
La Marzocco partecipa a FrenchChefs
Durante questo evento, nella suggestiva cornice di Couvent des Minimes, La Marzocco offrirà a tutti i presenti – tra cui celebri chef, francesi e non solo, quali Louis Gachet, Nadia Summutt, Thomas Pezeril, Noel Berard, Christopher Hache, Emmanuel Pilon, Virginie Basselot e molti altri – una coffee experience con i suoi prodotti iconici handmade-in-Florence, la macchina per espresso Linea Mini ed il macinadosatore Pico, attrezzature di punta della gamma La Marzocco Home per piccoli esercizi, ristoranti-boutique, concept store e case di classe – il tutto in partnership con Caffè Carlito.
La macchina per espresso Linea Mini ed il macinadosatore Pico (immagine concessa)
Un occasione di incontro e di degustazione per riscopire le eccellenze culinarie del territorio e le ultime tendenze nel mondo del gusto e del food, con l’opportunità di immergersi nell’universo della cultura del caffè più internazionale e contemporanea, con rappresentanti dell’Accademia del caffè espresso, centro culturale de La Marzocco votato alla promozione del caffè espresso, grazie alla presenza dei suoi esperti in materia.
Infine, sarà consegnato un pensiero a tutti gli ospiti della giornata con un invito aperto per visitare Accademia, sede storica, polifunzionale e multisensoriale dell’azienda fiorentina.
La scheda sintetica della Marzocco
La Marzocco, fondata nel 1927 dai fratelli Bambi, fin dall’inizio si è specializzata nella produzione artigianale di macchine da caffè espresso per bar con particolare attenzione alla qualità, al risultato in tazza ed allo stile. In oltre 90 anni di storia l’azienda fiorentina ha introdotto una serie di tecnologie e brevetti rivoluzionari, diventando leader per design ed innovazione nel settore delle macchine per caffè tradizionali.
Tutti i modelli, compresi gli ultimi nati per il consumatore finale, sono realizzati a mano ed esportati in più di 100 paesi dove si incontrano nelle migliori caffetterie, nei più raffinati ristoranti del mondo e nelle case.
La scheda sintetica dell’Accademia del caffè espresso
L’Accademia del caffè espresso è un hub culturale dedicato al mondo del caffè espresso italiano, all’interno della quale vengono svolte analisi, ricerca e divulgazione sulla cultura del caffè. Il progetto nasce dalla volontà de La Marzocco, azienda fiorentina produttrice di macchine da caffè professionali, di realizzare un modello umanistico che possa essere un punto di riferimento per la cultura italiana nel mondo. Accademia del caffè espresso sorge a pochi chilometri da Firenze, presso le originali Officine de La Marzocco, trasformandosi da luogo di produzione industriale a centro di formazione, cultura e innovazione.
MILANO – Si allarga la partnership tra Gruppo Lavazza e Keurig Dr Pepper, il colosso del beverage, di cui è socio di maggioranza l’onnipresente JAB Holding Company. L’accordo sottoscritto potenzia la distribuzione delle capsule K-cup. La collaborazione con Kdp si estende altresì da oggi anche al Canada andando così a comprendere l’intero nord America.
Inoltre, il marchio canadese Kicking Horse Coffee, che Lavazza ha acquisito nel 2017, sbarca sulla piattaforma Keurig e si inserisce nell’offerta di capsule di questo sistema per il caffè porzionato, popolarissimo in Usa e Canada.
“La partnership apre a nuove opportunità per portare la nostra coffee experience a un numero sempre crescente di consumatori” scrive Lavazza in una nota.
“In questo modo consolidiamo la nostra posizione in un mercato strategico per il Gruppo ed estendiamo le opportunità di vendita del nostro marchio Kicking Horse Coffee, attualmente leader in Nord America nel caffè organico”.
“Lavazza è un nostro prezioso partner dal 2014 e siamo lieti di continuare la nostra collaborazione, con una nuova entrata nella nostra famiglia di marchi in concessione” ha dichiarato Patrick Minogue, President, U.S. Coffee.
“La presenza di rinomati marchi premium come Lavazza e Kicking Horse nella famiglia K-Cup sottolinea la nostra competenza nella selezione, tostatura e distribuzione del caffè, nonché la nostra capacità di trainare la crescita e l’espansione del marchio nelle case degli Usa e del Canada.”
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MILANO – Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè, ha reso note le sue preoccupazioni sul mercato del caffè etiope in merito all’entrata in vigore del Regolamento sulla deforestazione, la normativa europea che, a partire dal prossimo anno, impedirà alle aziende d’Europa di rifornirsi di alcune materie prime se non sono state prodotte nel rispetto dei diritti umani.
Cristina Scocchia sul mercato del caffè in Etiopia
Ma c’è di più: le materie in questione devono anche considerare tutte le normative di legge del Paese d’origine e, inoltre, per la loro produzione, non devono essere utilizzati terreni oggetto di deforestazione successivi al 31 dicembre 2020.
Purtroppo il Governo etiope sta tardando nell’obiettivo di adeguarsi a queste misure.
Scocchia scende nel dettaglio, come riportato da Il Sole 24 Ore: “Per poter verificare se le piantagioni da cui acquistiamo il caffè sono frutto di deforestazione successiva al 2020 ci servono per esempio le coordinate Gps della piantagioni, poi occorre poter mandare fisicamente qualcuno che possa entrare nei terreni e verificare di persona il rispetto delle normative nazionali e di quelle sui diritti umani. Ad oggi l’Etiopia non è ancora riuscita ad arrivarci per molteplici ragioni. E noi abbiamo tempi stretti: il caffè viene comprato fra i 6 e i 9 mesi prima, ci resta davvero poco per poter avere le certificazioni necessarie”.
Nonostante i dubbi, l’amministratore delegato non critica in alcun modo la nuova normativa considerando l’impegno storico che la torrefazione ha assunto da sempre per il fronte della sostenibilità.
Ma alcune domande restano. Scocchia prosegue e rivela a Il Sole 24 Ore: “Se non ci saranno proroghe dall’Europa o interventi da parte delle istituzioni nazionali, aziende come la nostra dovranno smettere di comprare in Etiopia. E questo avrà delle ripercussioni sull’economia del Paese africano: oggi viene esportato in Europa il 40% di tutto il caffè coltivato in Etiopia e la sua produzione dà lavoro, si stima, a un numero compreso fra i 2 e i 5,5 milioni di contadini”.
Scocchia conclude: “Se le imprese europee non saranno nelle condizioni di poter continuare a importare il caffè etiope, il rischio è che fino a 1,5 milioni di contadini si ritroveranno improvvisamente senza lavoro”.
La platea del Trieste Coffee Experts (immagine concessa)
Claudio Valdetera, marketing director presso Rhea Vendors Group, e Andrea Lattuada, titolare di 9bar coffee academy, sono intervenuti in occasione del Trieste Coffee Experts organizzato da Bazzara a Trieste parlando del loro lavoro nel creare una coffee community più inclusiva grazie alla collaborazione con i due giovani aspiranti baristi di Shanghai non vedenti che, in poco tempo, hanno potuto realizzare il loro sogno grazie alla tecnologia delle macchine Rhea Vendors Group.
Leggiamo di seguito le loro considerazioni sull’utilizzo sempre più diffuso delle innovazione e della tecnologia nel campo della comunità globale dei baristi.
Trieste Coffee Experts: i baristi nell’era dell’intelligenza artificiale
di Claudio Valdetera e Andrea Lattuada
Lattuada: “I tempi difficili creano persone forti, che si dividono i compiti per affrontare i problemi. I tempi comodi creano persone molli e senza ruoli, perché ognuno basta a sé. Il tempo ci porterà tutti a essere persone forti, perché questa società non potrà garantire tempi comodi per sempre. Questa frase, scritta 3000 anni fa da un filosofo orientale, la considero molto attuale; sembra scritta oggi.
Andrea Lattuada (immagine concessa)
Nel 2001 ho avuto un cambiamento di vita grazie a una persona, anzi, a un amico; questa persona è Roberto Preghel, un pioniere dell’innovazione e della Specialty Coffee Association of Europe (SCAE), che insieme a Lino Alberini ha portato quest’organizzazione in Italia.
Insieme a Preghel ho fatto moltissime cose, tra cui innovare il sistema espresso, il sistema del caffè, in Italia. Abbiamo portato i campionati, abbiamo parlato di SCAE, abbiamo portato i corsi per i baristi. Io sono un barista, un trainer e poi sono diventato anche un micro-torrefattore, di quelli proprio micro, con la tostatrice da 5 Kg. Abbiamo portato anche le caldaie separate, i profili di pressione, il grinder on demand. Nel 2019, a Sigep, che ringrazio, e che considero un’organizzazione amica, ho incontrato un altro amico che oggi è qui con me: Claudio Valdetara”.
Valdetara: “Al Sigep nel 2019 si parlava di acqua; un’azienda che da 60 anni produceva macchine da caffè, quell’anno disse “Coffee is not enough” – Il caffè non è sufficiente. In qualunque sala riunioni, sul tavolo ci sono acqua, tè, succhi, bevande e caffè, ma non era abbastanza e dunque con l’azienda di Andrea si stava lavorando alla creazione di un quadro più ampio. Nel 2019 abbiamo iniziato a chiederci cos’avremmo potuto fare per questo settore, che trova in Italia la sua casa, e proprio perché il caffè in Italia è qualcosa di ordinario, lo bistrattiamo.
Io e Andrea abbiamo iniziato a sperimentare per vedere dove si può arrivare al di là ed insieme al caffè, volendo creare un’esperienza di tipo diverso.
E abbiamo sperimentato anche sulla strada dell’inclusività. Ci siamo chiesti “Che cosa succederebbe se fossimo ciechi?”. Questa è la storia di una telefonata, di un imprenditore cinese che ci chiama e ci dice “Voglio far fare il caffè a due ragazzi che sono totalmente ciechi dalla nascita”; in Cina, essere ciechi significa vivere in un ricovero senza avere delle possibilità per il futuro.
Questi due ragazzi ipovedenti avevano un sogno: diventare baristi. Senza creare una macchina tecnologicamente sofisticata, ma un’interfaccia facile da usare per una persona ipovedente, li abbiamo aiutati a diventare professionisti del caffè. Quest’esperienza ha fatto il giro del mondo, facendo parlare dell’Italia, del caffè e del barista”.
Lattuada: “Questa è stata una delle esperienze più toccanti della mia vita, in quanto poi abbiamo conosciuto direttamente i nostri amici cinesi non vedenti alla fiera di Shenzhen; provare l’emozione che questi ragazzi ci hanno trasmesso quando ci hanno ringraziati, con affetto e sincerità, è stato un appagamento enorme”.
Valdetara: “L’imprenditore cinese è partito da Shanghai, dove vive e lavora, ha fatto 3 ore di aereo per venire a Shenzen a dirci grazie; è una persona illuminata, cinese di origine ma ha vissuto e studiato negli Stati Uniti. Della qualità del caffè dice: “A Shanghai ci sono circa 8000 coffee shop, il che la rende la città più densamente popolata nel mondo da caffetterie; e in alcune aree della città, col nostro coffee shop siamo al numero 1 in materia di qualità, e non è perché abbiamo un barista campione del mondo: il nostro barista è completamente cieco. Usiamo il nostro caffè Specialty e macchine RHEA per ottenere il gusto che desideriamo.”
E poi c’è il tema dell’innovazione, l’esperienza del momento del caffè non può prescindere dalle nuove tecnologie.
“Oggi lavoriamo con l’intelligenza artificiale che ci offre l’opportunità di rendere ancora più completa e inclusiva la coffee experience nel mondo. Al World AI Cannes Festival abbiamo incontrato David Hanson, l’americano che ha sviluppato il più vecchio Android al mondo, Sofia, che ha 6 anni e ha interagito, facendosi servire un caffé, dalla nostra macchina Kairos.
Un’esperienza che ha aperto a diverse applicazioni per il futuro del nostro settore. Marco Landi, che è stato presidente della Apple a Cupertino nel 1990, oggi presidente di QuestIT, e Yann LeCun , appena nominato in Chat GPT e Vice Presidente di Meta, il massimo esperto di intelligenza artificiale al mondo, ritengono che l’IA, possa far parlare le persone che non sentono, ci sono dei sistemi di traduzione che permettono di leggere o di ascoltare delle cose che sono scritte in una lingua diversa.
È compito nostro riempire questo contenitore di contenuti, e il contenuto più prezioso che abbiamo si chiama caffè e dobbiamo trattarlo meglio”.
Lattuada: “Ciò significa che io ora non servo più?”
Valdetara: “Non è vero; c’è bisogno di portare la nostra cultura nel mondo, c’è bisogno di raccontare il caffè, di spiegarlo alle nuove generazioni. A Shanghai, 10 giorni fa, abbiamo presentato Barista on Demand, la prima caffetteria mobile elettrica, automatizzata e a guida autonoma.
Riappropriamoci dei bisogni: la capacità delle nuove generazioni di sognare domani. Pensiamo al domani, meglio, di più, facendo bene il nostro mestiere perché sostenibilità e innovazione hanno un legame imprescindibile“.
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