sabato 29 Novembre 2025
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Da Giacomo Milano:” Per il caffè, la tradizione valorizzata con il blend specialty di Cafezal”

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Da Giacomo tabaccheria (foto concessa)
Da Giacomo tabaccheria (foto concessa)

MILANO – Torniamo sul tema caffè nella ristorazione, stavolta nel confronto con una realtà nata dalla visione di Giacomo Bulleri a Milano, quando nel 1958 apre la prima trattoria Da Giacomo. Da lì la crescita fuori dalla città, fino a raggiungere 5 ristoranti, un bistrot, una rosticceria, pasticceria, tabaccheri e gastronomia, nonché un Giacomo Caffè dentro il Palazzo Reale.

Per Giacomo Milano, che rappresenta la tradizione italiana nel tempo, cos’è il caffè?

“Sicuramente è un elemento importante, perché radicato nella cultura italiana. Però anche nel caffè come nella cucina siamo partiti dalla tradizione per valorizzarla secondo il gusto e le tecniche moderne, e per questo abbiamo creato la nostra miscela esclusiva di caffè specialty insieme alla torrefazione Cafezal.

Da Giacomo pasticceria (foto concessa)

Volevamo una miscela che rappresentasse sia la tradizione italiana del caffè sia l’eccellenza della selezione specialty.”

Quali caffè avete selezionato, quali metodi di estrazione?

“La miscela Giacomo è la stessa in tutte le location, è un blend dove la parte principale è costituita da un’arabica naturale del Brasile, a cui si aggiunge un’arabica Uganda lavata e un’arabica India naturale.

Si tratta di un blend equilibrato, con note di tabacco, cioccolato fondente, caramello a cui siamo giunti dopo numerose prove perché volevamo un caffè di alta qualità ma anche immediato e comprensibile per tutte le tipologie di consumatore.

Al momento facciamo solo espresso ma stiamo valutando come inserire anche filtro e cold brew nell’offerta.”

Quali sono le attrezzature avete scelto per i vostri locali e il caffè?

“Utilizziamo macchine Victoria Arduino di varie tipologie, dalle più classiche come la White Eagle a leva al Caffè fino a macchine più moderne come la Eagle Tempo l Da Giacomo Arengario.”

Giacomo Milano è arrivato anche dentro gli hotel: come avete valorizzato l’offerta del caffè e della colazione?

“Ancora non abbiamo esteso l’utilizzo della nostra miscela agli hotel.”

Al mese, quali sono i vostri volumi di caffè?

“Circa 300 kg.”

A Milano, all’interno del Museo del Novecento e nella sede su Piazza Duomo, la clientela si farà più internazionale: che cosa ordinano di più?

L’espresso a fine pasto è sicuramente il caffè più ordinato.”

Il prezzo dell’espresso è uguale in tutte le vostre location? E’ un problema il consumatore?

Da Giacomo (foto concessa)

“No, ma essendo locali d tipo diverso con diverse tipologie di servizio è normale che sia così, pertanto non è qualcosa che ci crea problemi con la clientela.”

Gestire tutte queste anime diverse e complementari: come si riesce?

“Non è semplice ma stiamo cercando di organizzarci e strutturarci sempre meglio, con la creazione di un team corporate a supporto di tutte le unità operative.”

Avete avuto o state avendo, problemi nel trovare personale?

“Come per tutti non è un momento facile nella ricerca del personale, ma crediamo che attraverso giusti percorsi di valorizzazione e crescita dei talenti sia possibile costruire una buona squadra.

Per questo motivo a partire da aprile abbiamo inserito un piano di welfare aziendale che include un bonus spendibile per varie attività dalla salute al tempo libero.

Questo mese invece sono partiti i primi corsi della nostra Accademia, con l’obiettivo di formare il personale e renderlo sempre più partecipe dell’evoluzione dell’azienda. Stiamo iniziando con percorsi di formazione generali e per le soft skills, ma l’obiettivo è quello di arrivare a organizzare una vera e propria scuola dei mestieri dove formare il nostro personale.”

Robusta alle stelle e in Vietnam i produttori fanno rinegoziare i contratti

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mercati del caffè robusta futures Eudr arabica esportazioni Brasile export prezzi borsa Vietnam meteo
Il logo dell'Ice

MILANO – Il caffè robusta è sempre più caro e difficile da reperire. Non bastavano le tensioni internazionali, che allungano le rotte esacerbando i seri problemi logistici già presenti. E i problemi climatici, che hanno inciso negativamente sulla produzione in molti paesi chiave. Ora arriva anche la speculazione sul mercato fisico.

In particolare, quella dei produttori vietnamiti, che sempre più spesso si rifiutano di onorare i contratti sottoscritti, in assenza di un sostanzioso ritocco al rialzo dei prezzi a suo tempo pattuiti con il compratore.

La situazione è descritta in un report di Reuters, che rende conto delle gravi difficoltà con le quali sono alla prese i buyer grandi e piccoli, che cercano di garantire la continuità degli imbarchi a fronte della sempre elevata domanda di mercato.

Per comprendere la situazione bisogna fare un passo indietro.

Nel 2022/23, il Vietnam ha avuto il peggior raccolto degli ultimi 6 anni, circostanza questa che ha fatto sì che l’esecuzione di molti contratti fosse differita al 2023/24 scommettendo su una ripresa produttiva, che purtroppo non c’è stata.

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Michele Cannone, Lavazza, al Trieste Coffee Experts: “Necessario arrivare al consumatore rendendolo partecipe di un vero modello di sostenibilità”

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Michele Cannone Marketing Manager Lavazza al Trieste Coffee Experts
Michele Cannone, Lavazza global brand director away from home, in una passata edizione del Trieste Coffee Experts

Michele Cannone, Lavazza global brand director away from home, è intervenuto in occasione del Trieste Coffee Experts organizzato da Bazzara, parlando dell’evoluzione della sostenibilità nel settore del caffè e dell’impegno del brand di Torino nel creare una filiera sempre più green. Leggiamo di seguito le considerazioni di Michele Cannone.

Come dare vita a una storia di sostenibilità

di Michele Cannone

TRIESTE – La sostenibilità è un’opportunità di business o no? Al momento, ciò non è chiaro. Essere sostenibili oggi è un costo e non solo nel settore caffè, guardando per esempio al mondo dell’automotive, ultimamente sotto i riflettori coi temi di invecchiamento del parco auto, rallentamento dell’elettrificazione, necessità di incentivi per poter vendere le macchine, tecnologie sostenibili a basso costo made in China, e così via.

Tecnicamente parlando, in un contesto economico turbolento, non è semplice essere sostenibili.

Un conto è ciò che si dichiara, e un conto è ciò che noi tutti facciamo quando scegliamo un prodotto dallo scaffale oppure un’esperienza nel fuori casa.

Occorre dare un valore tangibile alla sostenibilità per farla meglio arrivare al consumatore; al momento quest’ultimo non compra sostenibile se non in grado di valorizzare e quindi comprendere.

Riportando il discorso al mondo del caffè, nel considerare come creare valore nel mondo del caffè e come poter raggiungere il consumatore finale, è bene focalizzarsi su dove sta andando il settore caffè e su cosa sta accadendo post Covid.

Innanzitutto, il caffè è sempre più associato a momenti di piacere e lo beviamo perché ci piace. Si riducono nel mondo le occasioni di consumo dove il caffè è legato a un bisogno puramente funzionale e corroborante.

Ciò risulta evidente mettendo a confronto quei Paesi dove è avvenuta questa evoluzione del modello di consumo, come ad esempio gli Stati Uniti e il Regno Unito, dove oggi siamo ritornati a consumi superiori al 2019.

Ciò non è ancora accaduto in Italia e nelle altre parti del mondo, dove non si è ancora affermato questo modello. Dove c’è un’esperienza di valore, dove c’è qualcosa che possa far crescere un percepito di valore sulla categoria, qualcosa accade. La sfida è dunque tentare di dare maggior valore al consumatore.

Noi tutti consumiamo meno caffè per bisogni funzionali, e in generale tutto ciò che consumiamo non è più legato a bisogni primari, fortunatamente, neanche l’acqua talvolta. Se non consumo più per fame o per sete, dunque, tutto ciò che genera valore rispetto all’occasione di consumo diventa sempre più fondamentale.

Uno dei macro-elementi che influenzano il mondo del caffè è la maggior consapevolezza da parte del consumatore; ciò non significa che tutti i consumatori sono diventati esperti di caffè, ma nel mondo del food in generale c’è una naturale tendenza a voler sapere di più rispetto a ciò che si consuma.

C’è un tema di evoluzione del gusto, c’è una polarizzazione in atto che non si riferisce alla diversa qualità dei prodotti caffè esistenti, ma al fatto che oggi ci siano più forme di apprezzare e consumare il caffè; come il fenomeno del cold brew (caffè freddo) negli Stati Uniti che è diventata la seconda bevanda più consumata dopo il caffè filtro.

C’è stata un’evoluzione da un punto di vista palatale; si bevono caffè più morbidi, meno amari per esempio, e tale evoluzione molto spesso è accompagnata dall’esperienza. Questo elemento non è la ragione per cui si consuma più caffè, ma arriverà a essere a un certo punto parte integrante degli elementi caratterizzanti del settore.

La definizione complessissima di sostenibilità va declinata per giungere al consumatore attraverso elementi che siano comprensibili: la bontà, la possibilità di consumarlo in un contesto che soddisfi i nostri bisogni esperienziali e la coerenza con i nostri quozienti morali ed etici.

Per Lavazza, “il buono, pulito e giusto” di Slow Food Coffee Coalition si traduce sostanzialmente in un progetto più facilmente comprensibile alla maggior parte dei consumatori.

Questo viaggio sostenibile inizia circa 20 anni fa, attraverso la creazione della Fondazione Lavazza, ispirata dalla profonda relazione che si era creata tra la Famiglia Lavazza e Carlo Petrini, colui che ha profetizzato l’evoluzione del mondo del cibo in chiave sostenibile.

Negli anni la Fondazione Lavazza ha sviluppato moltissimi progetti, attualmente sono in vigore 33 progetti che coinvolgono oltre 180.000 produttori di caffè/beneficiari con l’obiettivo principale di sviluppare un’imprenditorialità sostenibile che generi conseguentemente il miglioramento delle condizioni di vita dell’intera comunità.

I 25 milioni di coltivatori e 12 milioni di piantagioni, necessitano ulteriori supporti per rendere la filiera più resiliente. I nostri sforzi sono un sicuramente un contributo tangibile per i coltivatori ma ci auguriamo anche possano ispirare modelli di consumo più sostenibili.

Durante questo percorso abbiamo cercato di arrivare il più vicino possibile al consumatore attraverso lo sviluppo di alcuni blend che contengono caffe proveniente da alcuni progetti che abbiamo sviluppato nel corso di questi 20 anni.

Ad ogni blend corrisponde un’origine, un paese, un profilo di gusto con lo scopo di rendere più consapevole il consumatore. Come portare però queste storie e questi elementi al consumatore finale? Per rispondere a questa necessità abbiamo creato i brand ¡Tierra! e La Reserva de ¡Tierra! come veicolo di sostenibilità per sensibilizzare i consumatori e avvicinarli a questo mondo.

Un esempio più unico che raro e molto complesso è un progetto incentrato sulla comunità cubane iniziato nel 2018 inizialmente con una vocazione prevalentemente agricola per poi trasformarsi in un progetto di filiera.

Il progetto ha tra i principali obiettivi quello di contribuire a ristabilire la filiera del caffè a Cuba, dando a questo paese la possibilità di ricominciare a esportare in maniera significativa il suo caffè, dopo quasi 60 anni di enormi difficolta causate dalle sue vicissitudini.

In circa 3 anni abbiamo sviluppato la prima parte del progetto e abbiamo iniziato a ricevere i primi caffè, ora davvero gradevoli; e qui ricordo che bere un caffè sostenibile non significa bere il caffè più buono al mondo, anzi, molto spesso in una fase iniziale, i caffè provenienti da progetti sostenibili non sono eccellenti.

Nella migliore delle ipotesi, un progetto sostenibile inizia a dare i primi risultati dopo 3 anni, e dopo circa 5 anni si iniziano a vedere risultati più significativi anche da un punto di vista qualitativo.

Ovviamente questi risultati sono influenzati dalla complessità del progetto e anche dal contesto sociale. Ciò è noto agli addetti ai lavori, ma non è detto che venga percepito dal consumatore finale.

Dal 2022 in poi si è sviluppata una seconda parte del progetto, che abbiamo decodificato in 5 pilastri:

• Preservazione delle foreste

Cuba per sua natura e per scelta è il paese con la superficie forestale percentualmente più ampia rispetto al suo territorio di tutto il Sudamerica.
Le piante di caffè nascono sotto altre piante in maniera naturale preservando l’ecosistema. Il controllato e limitato sviluppo economico ha portato ad una “naturale” preservazione della foresta. Ora, quella che era una scelta pressoché obbligata, diventa una scelta consapevole e l’obiettivo è trasformarla in una virtù.

• Miglioramento delle pratiche agricole

La Fondazione Lavazza ha supportato le comunità cubane nell’implementazione di pratiche agronomiche per garantire lo sviluppo del caffè nel pieno rispetto della natura quali l’utilizzo di principi tradizionali dell’economia circolare e l’uso di un approccio agro-ecologico.
Grazie a queste attività ed al contesto davvero unico, i produttori sono riusciti a ottenere la certificazione biologica in tempi molto brevi.

• Miglioramento della qualità

Si è migliorata tantissimo anche la parte qualitativa. Tecnicamente, Cuba è all’avanguardia negli studi legati alla fermentazione del caffè, anche grazie alle sinergie create coi propri enti, soprattutto l’Istituto di Biotecnologie Cubano che interviene nei processi in piantagione.

• Empowerment femminile e giovanile

• Filiera corta ed equa

La filiera del caffè a Cuba sarà presto composta da soli tre enti garantendo massima efficienza.

La governance del progetto è affidata ad un’associazione economica recentemente creata che vede tra i componenti il Governo Cubano, la Fondazione Lavazza e AICEC (una ONG che da molti anni si occupa di progetti di cooperazione con Cuba).

Questa organizzazione ci permetterà di poter controllare tutte le attività in piantagione e sul territorio cubano, allo scopo di semplificare la filiera del caffè con la massima trasparenza ed equità possibile, favorendo e promuovendo l’accesso al mercato internazionale del caffè verde prodotto a Cuba rendendolo disponibile a chiunque voglia acquistarlo.

Parlando di blockchain, Lavazza ha iniziato 3 anni fa a Cuba a tracciare tutta la filiera, dando origine ad una soluzione di Blockchain che è diventata quella ufficiale del Paese, non solo per il caffè ma anche per tutti i prodotti di filiera cubani, incluso il cacao.

Il tema centrale per l’implementazione della tracciabilità con blockchain, per ciò che abbiamo imparato negli ultimi 3 anni, non è legato alla tecnologia, bensì alla mappatura della filiera e alla sicurezza che ci sia un controllo dei dati all’origine, a partire dal singolo contadino. Al momento abbiamo collegato in blockchain 249 piantagioni, arriveremo ad averne mille nei prossimi mesi.

Per arrivare a questo è necessario avere un livello di coinvolgimento che deve essere estremamente elevato da parte dei produttori. Questo coinvolgimento è strettamente legato ad un’aspettativa di ottenimento di una miglior condizione di vita a sua volta correlata a temi economici, sociali e ambientali.

In ultimo tra gli obiettivi principali del progetto, vi è quello di dar vita a un nuovo brand destinato al mercato locale gestito totalmente dalla comunità locale. A tal proposito sarà costituita a breve una nuova torrefazione in loco per poter trasformare il caffè cubano e renderlo disponibile al mercato locale.

Queste sono le principali attività in corso d’opera del progetto, che vanno a completare ciò che per Lavazza è stato, è e sarà uno dei progetti più complessi che racconta una storia di sostenibilità. L’obiettivo finale è quello di arrivare al consumatore rendendolo partecipe di un vero e proprio modello di sostenibilità”.

Paolo Andrigo, Accenture, al Trieste Coffee Experts: “Innovazione e tecnologia indispensabili per una filiera più green”

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Paolo Andrigo, senior manager di Accenture digitale
Paolo Andrigo

Paolo Andrigo, director in Accenture ed esperto di caffè, è intervenuto in occasione del Trieste Coffee Experts organizzato da Bazzara, parlando dell’importanza della tecnologia e dell’intelligenza artificiale per costruire una filiera del chicco sempre più all’insegna della sostenibilità. Andrigo si sofferma inoltre su importanti temi quali i vantaggi di un business e-commerce e le rivoluzioni nella vendita B2B. Leggiamo di seguito le sue considerazioni.

La blockchain e la tracciabilità

di Paolo Andrigo

TRIESTE – Accenture è una multinazionale presente in più di 120 Paesi, tra cui anche il Costa Rica, e sosteniamo le aziende nel cambiamento. Io, in particolare, seguo a livello europeo tutto quello che chiamiamo fragmented market, dunque il mondo horeca, il vending e i cosiddetti convenience store.

Tempo fa, un amico mi ha inviato un messaggio chiedendomi come tostare un caffè Arabica; stavo partecipando in quel momento a una conferenza sull’intelligenza artificiale a Trieste, l’ho chiesto a Chat GPT, ricevendo delle buone risposte.

Ciò mi ha incuriosito, e con un altro triestino del caffè, Andrej Godina, con il quale sono andato in Honduras lo scorso anno per vedere come funziona davvero la filiera, ho approfondito la precisione delle risposte fornite dal modello dell’ia (intelligenza artificiale). Sorprendenti; ma allora l’intelligenza artificiale come cambierà il modo di lavorare del torrefattore? Il torrefattore è quasi un alchimista si dice, ma come può l’ai aiutarlo a fare meglio?

Come il tecnico del caffè oggi può uscire e riparare una macchina, magari avendo dei dati a disposizione? Le aziende mi raccontano di avere dei tecnici più avanti con l’età che conoscono benissimo il boiler ma che non capiscono di digitale e WiFi, e dei giovani che sono bravissimi a gestire il WiFi ma che non sanno riparare il boiler. L’ia potrebbe aiutare nell’integrazione di questi due aspetti.

Inserendo in un motore di ia le informazioni della telemetria, del manuale d’uso della macchina, e quelle dei ticket chiusi in precedenza, possiamo elaborare una risposta ed aiutare il tecnico a trovare una soluzione; la stessa intelligenza artificiale potrebbe anche aiutare il consumatore finale a trovare il suo caffè, la sua miscela. Posso chiedere una soluzione a ia di trovare sul mercato la miscela perfetta per me, al flavore di mango.

La sfida per l’azienda è come posizionarsi all’interno di ChatGPT per trovare i contenuti, per far passare il giusto messaggio. Si parla qui di digitale, sostenibilità, dati e generative AI; si parte dal farmer e si arriva al consumo in tazzina e la gestione del waste.

Come già menzionato, l’anno scorso sono stato in piantagione e ho cercato di capire quali potrebbero essere, anche provocatoriamente, gli impatti del digitale in piantagione, come il riconoscimento ottico; se dessimo ai picker (Raccoglitori) qualcosa per riconoscere la maturità delle drupe di caffè.

Come traccio il prodotto con RFID e blockchain, dunque con alta tecnologia, in modo che quando arrivo a valle ho qualcosa di monitorato? Come utilizzo queste informazioni per capire come sarà la pianta e come per il giorno dopo ottimizzo la salita in piantagione con un dato numero di persone, dando indicazioni rispetto all’area in cui operare in base alla maturità riscontrata il giorno prima?

Prendendo in considerazione la deforestazione e quindi la relativa normativa EUDR, come ci può aiutare la tecnologia in questo momento? Con satelliti e droni che possono essere utili di aiuto in alcune piantagioni più piccole.

La tecnologia può aiutare anche con la biodiversità, con le biomasse e anche a livello di cooperativa; la cooperativa che ho visitato in Honduras mi ha stupito in termini di innovazione: avevano un sistema di riconoscimento ottico che divideva in automatico la drupa rossa, perfetta, da quella non matura.

Non si buttava via niente, ma avveniva una prima distinzione tra specialty e non specialty. La tecnologia in cooperativa c’è già, dunque.

Parlando di cupping, invece, l’anno scorso ho seguito il corso Sensory della Sca, e avevo sul bancone la mia tavoletta, il bicchiere e il cucchiaio, e mi sono chiesto: l’innovazione può aiutare nel cupping? Ci potrebbe essere un’app oppure il “voice”, in modo per esempio da non avere entrambe le mani occupate e ricevere un’assistenza adeguata.

I trader sono quelli che sono maggiormente impattati dalla nuova normativa; ed hanno inviato un’accelerazione nel percorso di digitalizzazione.

Le cooperative, l’anno scorso, mi hanno chiesto: “Perché non possiamo creare il nostro marketplace e saltare i trader?”

Tuttavia, tutti gli attori della filiera si stanno ponendo il problema di come digitalizzare i loro processi.

Il porto di Trieste: come tracciare la filiera in questo hub logistico? Si potrebbero utilizzare le tecnologie RFId, block chain, IOT e Sensoristica ad esempio. Anche qui, il digitale può aiutare.

Come, all’interno della fabbrica posso utilizzare i dati? So da dove arriva il caffè in quanto ho dei dati che lo certificano; la mia tostatrice mi dà dei numeri perché è connessa a un’applicazione che mi dice come lavora: come riesco a combinare queste informazioni, magari utilizzando l’intelligenza artificiale, e creare la tostatura perfetta per l’uso che faccio del caffè e la miscela che voglio ottenere? L’ia diventa quindi un aiuto nella tostatura.

Veniamo ora alla parte che riguarda l’e-commerce: i canali di vendita digitali che un’azienda del settore caffè oggi può sfruttare.

Post covid c’è stata l’esplosione dell’attività di e-commerce: possiamo arrivare ovunque. Tutti i canali di vendita, diventati digitali, raddoppieranno nei prossimi 5 anni. Tra i canali di vendita c’è il sito diretto, ma al giorno d’oggi non si può non essere presenti su Amazon e altri marketplace verticali, magari anche nel social commerce, gestendo i social; è importante che le torrefazioni e i bar comunichino al consumatore.

Come faccio a comunicare meglio al consumatore attraverso i social e, in qualità di brand, come controllo che il bar comunichi nel modo corretto al consumatore?

Abbiamo poi altri modelli innovativi lanciati dalle aziende soprattutto nel settore caffè: macchine connesse che abilitano il Ccmmerce. Ci sono modelli di revenue share on pay per consumption che stanno prendendo piede tra le multinazionali europee del settore.

Un’altra sfida è rappresentata dalle rivoluzioni nella vendita B2B: vendere tramite un commerce al barista. Le aziende, soprattutto in Italia, non vogliono il commerce, vogliono presentarsi dal barista di persona; questa è una questione da trattare e affrontare con delicatezza.

Si stanno digitalizzando i tool che si hanno a disposizione in modo da poterli integrare con un portale; l’agente fa hunting, cerca nuovi clienti, mentre l’ordine si fa dalla piattaforma con un clic. Questi sono solo alcuni dei ragionamenti che si stanno facendo in questa fase.

Il consumo: la consumazione e la trasformazione in punto vendita (gli ultimi 25 secondi possono mettere a repentaglio tutto il lavoro fatto per arrivare a quel momento).

Macchina connessa, macinino connesso, addirittura filtro connesso e controllo qualità in punto vendita o a casa se si possiedo una macchina a capsule connessa, per esempio. Anche nel vending c’è una trasformazione digitale.

La normativa sulle capsule che non è ancora stata approvata ma che sicuramente avrà un impatto sul caffè monodose e la gestione delle capsule, si affianca alla questione della rottamazione e la gestione del waste anche a livello di macchinari e attrezzature nel settore caffè, che si sta muovendo per trovare delle soluzioni.

Il digitale e l’innovazione forniscono grandi quantità di dati, ma il vero valore risiede nell’utilizzo di questi dati da parte di aziende che creano sostenibilità e qualità ascoltando il consumatore”.

Masaf sostiene ristoranti e pasticcerie con una serie di contributi: ecco come fare domanda

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Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

MILANO  – Il Ministero delle politiche agricole alimentari e forestali ha pubblicato due decreti attuativi volti a promuovere e a sostenere le eccellenze della ristorazione, della pasticceria e della gelateria, finanziando l’acquisto di macchinari e attrezzature e sostenendo l’ingresso di giovani under trenta in tali settori.

Possono beneficiare delle agevolazioni le imprese in possesso dei seguenti requisiti:

a) se operanti nel settore identificato dal codice ATECO 56.10.11 (ristorazione con somministrazione): essere regolarmente costituite ed iscritte come attive nel Registro delle imprese da almeno dieci anni o, alternativamente, aver acquistato – nei dodici mesi precedenti la data di pubblicazione dei decreti dei prodotti certificati DOP, IGP, SQNPI, SQNZ e dei prodotti biologici per almeno il 25% del totale dei prodotti alimentari acquistati nello stesso periodo;

b) se operanti nel settore identificato dal codice ATECO 56.10.30 (gelaterie e pasticcerie) e dal codice ATECO 10.71.20 (produzione di pasticceria fresca): essere regolarmente costituite ed iscritte come attive nel Registro delle imprese da almeno dieci anni o, alternativamente, aver acquistato – nei dodici mesi precedenti la data di pubblicazione del decreto – prodotti certificati DOP, IGP, SQNPI e prodotti biologici per almeno il 5% del totale dei prodotti alimentari acquistati nello stesso periodo.

Spese ammissibili

Sono ammissibili le spese relative all’acquisto di macchinari professionali e di beni strumentali all’attività dell’impresa, nuovi di fabbrica, organici e funzionali, acquistati alle normali condizioni di mercato da terzi che non hanno relazioni con l’impresa; i beni strumentali acquistati devono essere mantenuti nello stato patrimoniale dell’impresa per almeno tre anni dalla data di concessione del contributo.

Non sono ammesse le spese sostenute prima della presentazione della domanda di contributo.

Non sono in ogni caso ammesse le spese per:

a) l’acquisto di componenti, pezzi di ricambio o parti di macchinari, impianti e attrezzature che non soddisfano il requisito dell’autonomia funzionale;
b) terreni e fabbricati, incluse le opere murarie di qualsiasi genere, ivi compresi gli impianti idrici, elettrici, di allarme, di riscaldamento e raffreddamento;
c) mezzi targati;
d) beni usati o rigenerati;
e) utenze di qualsiasi genere, ivi compresa la fornitura di energia elettrica, gas, etc.;
f) imposte e tasse;
g) contributi e oneri sociali di qualsiasi genere;

h) buoni pasto;
i) costi legali e notarili;
j) consulenze di qualsiasi genere;
k) spese non direttamente finalizzate all’attivita’ dell’impresa.

Le spese, da rendicontarsi devono essere interamente sostenute e pagate dall’impresa entro il termine perentorio di otto mesi dalla data di concessione delle agevolazioni.

Il  decreto è finalizzato anche a promuovere e sostenere le imprese di eccellenza nei settori della ristorazione e della pasticceria e a valorizzare il patrimonio agroalimentare ed enogastronomico italiano prevedendo contributi alle imprese, a fronte della sottoscrizione di contratti di apprendistato tra le imprese stesse e giovani diplomati nei servizi dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera in possesso dei requisiti previsti dall’articolo 6, comma 2, del D.M. 21 ottobre 2022.

Sono ammissibili le spese relative alla remunerazione lorda relativa all’inserimento nell’impresa, con contratto di apprendistato, di uno o più giovani diplomati nei servizi dell’enogastronomia e dell’ospitalità alberghiera, come previsto all’articolo 6 del D.M. 21 ottobre 2022.

I giovani diplomati devono essere in possesso dei seguenti requisiti:

a) aver conseguito un diploma di istruzione secondaria superiore presso un Istituto professionale di stato per l’enogastronomia e l’ospitalità alberghiera (IPSEOA) da non oltre cinque anni dalla data di sottoscrizione del suddetto contratto di apprendistato;

b) non aver compiuto, alla data di sottoscrizione del suddetto contratto di apprendistato, i trenta anni di età.

I contratti di apprendistato devono avere una durata minima di un anno ed una durata massima di tre anni e devono essere stipulati, a pena di decadenza dalle agevolazioni, dopo la data di pubblicazione del D.M. 21 ottobre 2022 e non oltre 60 giorni dalla data di pubblicazione del decreto di concessione.

Contributo concedibile

Le imprese beneficiarie potranno ricevere un contributo in conto capitale non superiore:

al 70% (settanta per cento) delle spese totali ammissibili;
a 30.000,00 (trentamila/00) euro per singola impresa.

I contributi sono concessi nell’ambito del regolamento de minimis.

La presentazione delle domande

Le domande per la partecipazione al Bando potranno essere presentate telematicamente dal 01 marzo 2024 al 30 aprile 2024. I clienti interessati ad ottenere maggiori informazioni sul presente Bando possono rivolgersi direttamente alla dottoressa Malvestito Giulia al seguente indirizzo email giulia.m@groupmr.it.

Fipe per il reinserimento dei detenuti nel mondo del lavoro

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fipe dap seconda chance
Fipe, Seconda Chance e Dap insieme (immagine concessa)

ROMA – Fipe-Confcommercio, l’Associazione Seconda Chance e il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria del Ministero della Giustizia hanno firmato a Roma un protocollo per la realizzazione di iniziative in grado di promuovere attività lavorative e formative allo scopo di reinserire in società i soggetti detenuti che si trovano in una condizione giuridica adeguata.

L’accordo è stato sottoscritto, alla presenza del Sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari, dal Capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Giovanni Russo, dal Vice Presidente Vicario di Fipe-Confcommercio Aldo Mario Cursano e dalla Fondatrice e Presidente dell’Associazione “Seconda Chance” Flavia Filippi.

Fipe e Seconda Chance, che collaborano già da tempo, potenzieranno la ricerca di opportunità lavorative esterne per i detenuti meritevoli e vicini al fine pena selezionati dalle Aree Educative, ammessi al lavoro esterno oppure in condizione di ottenere la semilibertà o l’affidamento in prova.

La partnership prevede la promozione di intese operative, anche a livello locale, per intercettare e creare occasioni concrete di ripartenza. Attraverso le strutture interessate, d’intesa con Fipe e Seconda Chance, il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria si adopererà per individuare i detenuti da coinvolgere nelle iniziative intraprese.

Nato nel gennaio 2021, il progetto Seconda Chance è diventato nel 2022 un’Associazione del Terzo Settore che individua e coinvolge quegli imprenditori richiamati dalla possibilità di aiutare persone in difficoltà e incuriositi dall’opportunità di risparmiare grazie alle agevolazioni della legge Smuraglia.

In due anni il progetto ha procurato circa 230 offerte di lavoro da Torino a Treviso, da Bologna a Firenze a Roma, da Napoli a Reggio Calabria, passando per Agrigento e Cagliari. Hanno aderito a questo piccolo, grande progetto trasversale realtà piccole e grandi, pubbliche e private, e anche alcune multinazionali.

Le aziende che Seconda Chance accompagna nelle carceri per i colloqui incontrano soprattutto candidati cuochi, aiuto cuochi, camerieri, commis, banchisti, lavapiatti, addetti alle pulizie. Ma anche manutentori, elettricisti, idraulici, meccanici, giardinieri.

Sono moltissimi gli imprenditori che nel corso di questi anni hanno offerto un’opportunità di inserimento lavorativo collaborando con Seconda Chance. Hanno scoperto un mondo di sofferenza, ma anche tanta professionalità e tanta voglia di riscatto.

“Offrire opportunità alla voglia di riscatto dei detenuti, sotto forma di formazione professionale o di impiego lavorativo, costituisce la mission della nostra Amministrazione, così come l’ha prevista l’art. 27 della nostra Carta costituzionale”, ha detto il Capo del DAP Giovanni Russo. “Un aiuto importante può venire dalla società esterna: da associazioni di esercenti che si fanno portatrici degli interessi, ma anche delle possibilità offerte da oltre 335 mila imprese su tutto il territorio nazionale e da associazioni di volontariato capaci di portare il mercato del lavoro all’interno degli istituti penitenziari, favorendo il recupero di chi deve ritrovare un posto nella società. Ringrazio Fipe-Confcommercio e l’Associazione “Seconda Chance” per aver voluto essere parte di un impegno sociale importante”.

“Oltre al suo valore economico, non dobbiamo dimenticare che il lavoro ha soprattutto un importante significato sociale. Un’organizzazione di rappresentanza come la nostra deve fare la sua parte attraverso nobili iniziative come questa che ufficializziamo oggi”, ha dichiarato Aldo Cursano, vice presidente di Fipe-Confcommercio. “È per questa ragione che la nostra Federazione è onorata di siglare questo significativo protocollo con Seconda Chance – di cui ammiriamo l’impegno e la determinazione – e il DAP. Oggi iniziamo un percorso che dà vita a una lunga serie di iniziative e promuove il lavoro come strumento di inclusione, dignità e integrazione, simbolo di una ritrovata dimensione sociale“.

La fondatrice e presidente di Seconda Chance, Flavia Filippi: “Fipe-Confcommercio è stata vicina a Seconda Chance fin dagli esordi, da Romolo Guasco a Sergio Paolantoni a Roberto Calugi. Ho sempre sentito il loro sostegno e ho sempre desiderato che la nostra collaborazione diventasse più strutturata. Seconda Chance è un’associazione artigianale e microscopica ma grintosa, aspira ad essere presente in tutto il territorio nazionale, in poco tempo è diventata punto di riferimento per l’intera popolazione carceraria che sommerge di richieste di aiuto l’indirizzo mail info@secondachance.net. Sapere che Fipe-Confcommercio è ufficialmente al nostro fianco ci dà grande forza”.

Università del caffè illy: i docenti ottengono la certificazione ACS Italia

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TRIESTE – I docenti che operano nelle 23 sedi dell’Università del caffè di illy diffuse in tutto il mondo hanno ottenuto la certificazione da ACS Italia, organismo di certificazione delle competenze che attesta il livello di conoscenza e abilità nella formazione. Tutti i 50 docenti dell’Università del caffè di illy che hanno intrapreso il percorso di accreditamento hanno conseguito la certificazione. Particolarmente apprezzata la performance dei formatori di Trieste che hanno raggiunto il massimo grado di certificazione.

La certificazione ACS Italia ai docenti dell’Università del caffè illy

Dalla sua fondazione nel 1999 ad oggi l’Università del caffè, centro di eccellenza creato da illycaffè per promuovere, supportare e divulgare nel mondo la cultura del caffè di qualità, ha formato 345mila persone.

I suoi corsi sono dedicati agli operatori della filiera produttiva, ai coltivatori, ai professionisti dell’ospitalità e ai consumatori.

L’apertura di sedi dell’Università del caffè nei diversi continenti permette di essere presenti sul territorio con docenti specializzati da un punto di vista tecnico e didattico, soddisfacendo anche le specifiche esigenze locali.

I corsi si articolano su diverse proposte didattiche, calibrate sulle esigenze della filiera. Ai coltivatori i corsi permettono di condividere le migliori tecniche agronomiche da applicare localmente nelle diverse aree di produzione.

Ai professionisti che lavorano nei bar, nella ristorazione e nell’ospitalità, l’Università del caffè offre una formazione specifica con un aggiornamento permanente sulle diverse preparazioni del caffè e sulla gestione e promozione dell’attività commerciale.

Per gli appassionati organizza sessioni di degustazione e corsi divulgativi per imparare ad apprezzare e riconoscere il gusto e gli aromi dei diversi caffè nel mondo.

“Sono orgogliosa del raggiungimento di questo risultato da parte dei docenti dell’Università del Caffè di illy, una certificazione che attesta il livello di preparazione delle nostre risorse e la qualità che garantiamo con i nostri corsi – commenta Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè – Le proposte dell’Università del Caffè sono pensate per rispondere alle esigenze del mercato attraverso percorsi di formazione che abbracciano tutta la filiera del caffè, consapevoli che per produrre la miglior qualità sostenibile dobbiamo garantire un’efficace integrazione della conoscenza a tutti gli operatori, da coloro che coltivano la pianta a quelli che preparano la tazzina di caffè”.

“ACS Italia è da sempre impegnata nella valorizzazione delle competenze richieste dal mercato e dalle aziende” – dichiara Massimo Dutto, direttore generale ACS Italia – “Con l’Università del Caffè di illy è stato sviluppato un percorso articolato di certificazione delle competenze dei docenti illy nel mondo. L’azienda ha voluto, con questo processo, non rimanere nell’autoreferenzialità dimostrando e garantendo la valutazione delle proprie risorse da un ente di parte terza”.

Dutto aggiunge: “ACS Italia, come organismo di certificazione delle competenze accreditato e a controllo pubblico, facente parte del Gruppo CSQA, ha garantito il raggiungimento di questo importante obiettivo che risulta innovativo e unico a livello internazionale in questo segmento nel panorama della certificazione delle competenze. Per noi di ACS Italia è stato stimolante e costruttivo accompagnare l’Università del Caffè di illy in questo progetto innovativo, che attesta l’uniformità delle competenze e lo standard elevato di illy nel mondo”.

ACS Italia è un Organismo di Certificazione del Personale accreditato ACCREDIA, ai sensi della norma UNI CEI EN ISO/IEC 17024:2012 (Certificato n. 0117PRS). I docenti dell’Università del Caffè di illy sono iscritti nel registro internazionale dell’ente certificatore. ACS Italia rilascia la certificazione al candidato che ha superato con successo l’esame ed è in possesso di tutti i requisiti richiesti, inserendolo nel registro consultabile sul sito www.acsitalia.it.

Torna il campionato di macinatura Master Coffee Grinder Championship a Torino, 17/03

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master coffee sponsor
Gli sponsor del Master Coffee Grinder Championship (immagine concessa)

TORINO – Grazie all’entusiasmo dei molti competitor ed al supporto di sponsor vecchi e nuovi, anche il 2024 vedrà disputarsi le ormai famose gare di macinatura inventate da Fabio Verona. Il campionato di macinatura Master Coffee Grinder Championship è la trasposizione del lavoro di ogni barista, tecnico o coffee lover che si ritrova a dover settare la granulometria del proprio caffè per riuscire a portare in tazza le caratteristiche aromatiche e sensoriali previste dal torrefattore.

Il ritorno del campionato Master Coffee Grinder Championship

Un’operazione apparentemente banale ma che ha messo non poco in difficoltà molti competitor esperti nelle edizioni precedenti, in quanto non si tratta semplicemente di estrarre una buona bevanda, ma di saper dimostrare ai giudici e soprattutto a sé stessi, di conoscere e capire il caffè, di sapere quali interazioni avvengono con le attrezzature, le tazze e la ricetta per la riuscita dell’espresso che realmente rappresenti il caffè utilizzato.

Sappiamo bene che oggi la figura del barista non può più essere solo quella stereotipata dell’operatore che prepara il caffè e parla di calcio, il cliente è sempre più esigente sia nella ricerca di un prodotto di qualità che di informazioni su ciò che consuma, ed è altrettanto fondamentale elevare il livello culturale delle quattro chiacchiere scambiate al banco.

Il format sarà sostanzialmente il medesimo, ma sarà introdotto un punteggio aggiuntivo definito in base alle capacità relazionali del concorrente, al quale sarà estratto a sorte insieme all’ordine di gara, un argomento di cultura generale del quale dovrà parlare per intrattenere i giudici durante la gara, oltre ovviamente a fornire informazioni sulla bevanda che sta preparando.

Altro elemento fondamentale di questa gara è determinato dalla giuria, che sarà sempre composta dal capo giuria Luca Ventriglia, dai giudici sensoriali Luca Bernardoni e Luigi Pillitu, e da un giudice tecnico d’eccezione, il vincitore della seconda edizione e titolare di Full Service, Simone Previati.

La competizione del barista sarà avvantaggiata dagli strumenti che avrà a disposizione, infatti grazie alla macchina espresso multiboiler Studio di Dalla Corte, troverà una estrema semplicità di utilizzo per mezzo della comoda leva di erogazione ed una costante temperatura di servizio.

Il nuovo grinder Eureka consentirà invece di avere una dose sempre estremamente costante indipendentemente dal filtro utilizzato, grazie all’innovativo sistema brevettato Instant Grind Weighing Technology montato sul silenzioso Atom W75, e non dovrà preoccuparsi altro che di scegliere la granulometria attraverso l’utilizzo della intuitiva manopola di regolazione micrometrica continua.

Cambierà anche la dotazione dei filtri di IMS, ampliando le possibilità di estrazione, che potranno sempre essere erogate in tazzine di 2 misure diverse prodotte da IPA Porcellane.

 Sarà sempre garantita la costanza nella qualità dell’acqua grazie ai sistemi di filtrazione di Brita, e la pulizia delle attrezzature curata da pulyCAFF.

Un’altra novità sarà invece quella delle attrezzature messe a disposizione per poter lavorare al meglio, attraverso i prodotti realizzati da Metallurgica Motta e DVG De Vecchi Giuseppe, ultimo entrato nel team del MCGC2024.

Ma i focus del campionato resteranno la formazione e la sostenibilità; infatti anche quest’anno ci sarà la possibilità di comprendere sempre meglio l’importanza delle macine utilizzate per la macinatura del caffè con l’aiuto dei tecnici di Keber e non mancherà il supporto fornito all’International Women’s Coffee Alliance, nello specifico a Women in Coffee Italy, l’associazione che si occupa di accrescere l’empowerment femminile nella filiera del caffè, promuovendo l’utilizzo degli specialty coffee facenti parte del network IWCA.

Siete tutti invitati ad iscrivervi gratuitamente alla prima tappa che si svolgerà presso il Lingotto Fiere di Torino, domenica 17 marzo a partire dalle ore 12.00, in occasione della manifestazione Horeca Expoforum, attraverso il sito o scrivendo direttamente a arabica100per100@yahoo.com .

Ecco Biohazard Coffee: il caffè più forte del mondo vietato ai deboli di cuore

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Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)

Il Biohazard Coffee contiene 928mg di caffeina per tazza, misura che corrisponde al doppio della dose giornaliera raccomandata. Si pensi che, secondo la Food and Drug Administration, basta un consumo di 1200mg di caffeina al giorno per indurre nel corpo una sintomatologia simile all’avvelenamento. Leggiamo di seguito parte dell’articolo pubblicato sul portale di Radio 105.

Il Biohazard Coffee: il caffè più forte

MILANO – Avete mai bevuto un caffè così forte da darvi una scossa di energia che è durata tutta la giornata?

Sicuramente in pochi si possono permettere il Biohazard Coffee, con un contenuto di caffeina di 928mg per tazza (ovvero il doppio della dose giornaliera raccomandata e molto di più della maggior parte degli energy drink), e ritenuto non a caso rischioso per la salute.

La Food and Drug Administration raccomanda infatti di non superare i 400 mg di caffeina al giorno per gli adulti che non presentano particolari patologie costituenti fattore di rischio (come le malattie cardiache) e precisa che un consumo di 1200mg di caffeina al giorno è sufficiente a indurre una sintomatologia simile all’avvelenamento (convulsioni incluse).

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La cultura della tazzina in Spagna: ecco come si beve l’espresso

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Bandiera della Spagna antifumo barcellona
Bandiera della Spagna

Il rito del caffè in Spagna è diventato con il tempo un’importante parte della cultura e della socializzazione del Paese. La maggior parte degli spagnoli prende il caffè in un bar o in una caffetteria, dove è possibile intrattenersi in interazioni amichevoli esattamente come in Italia. L’espresso spagnolo viene spesso accompagnato da dolci locali come i churros, simile ad una ciambella fritta, o porras, simili ai churros ma più grandi e soffici all’interno. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale WellMe.

Come si beve il caffè con latte in Spagna?

Il caffè con latte in Spagna è servito in una tazza di ceramica più grande di quella del caffè espresso. Solitamente viene servito con lo zucchero, che viene messo dal barista, a meno che tu non chieda di non metterlo. In alcune parti della Spagna, viene servito con una piccola porzione di liquore, come il brandy o il rum.

Il caffè con latte viene servito a qualsiasi ora del giorno, anche dopo cena. Gli spagnoli lo bevono come una bevanda calda per alleviare lo stress, per socializzare con gli amici e per godersi un momento di relax.

Come si beve il caffè espresso in Spagna?

Il caffè espresso in Spagna, o café solo, viene servito in una tazzina molto piccola, con una piccola porzione di latte disponibile su richiesta. Viene spesso consumato in piedi al bancone del bar o in una caffetteria, ma può essere anche bevuto al tavolo.

È importante notare che il caffè espresso in Spagna viene spesso servito molto forte. Se preferisci un sapore meno intenso, puoi chiedere al barista di aggiungere un po’ di acqua calda per creare un “café americano” o di aggiungere un po’ di latte per creare un “cortado”.

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