In Giappone, il preside di una scuola è stato licenziato per aver preso dalla macchinetta del caffè una quantità maggiore prevista dalla taglia regular della bevanda. L’uomo ha evitato di pagare alcune volte una cifra molto bassa per il sovraprezzo della taglia più grande di caffè e tanto gli è bastato per perdere il lavoro.
Leggiamo di seguito la prima parte della notizia di Edoardo Ciotola per il portale Forum Agricoltura Sociale.
Il furto del caffè e il licenziamento del presidente della scuola giapponese
GIAPPONE – I fatti, dal punto di vista di un italiano, possono suonare clamorosi. Una premessa: in Giappone, la società si basa sul rispetto reciproco. Le truffe sono fenomeni molto rari.
Lo scorso dicembre, l’uomo in questione è entrato in un 7Eleven ed ha chiesto il suo solito caffè regular dopo pranzo, pagandolo 110 yen (69 centesimi).
L’impiegato gli ha fornito il bicchiere di carta medio e l’uomo si è diretto verso il distributore. Qui ha attuato una micro truffa: premere il bottone per il caffè large, che costa 180 yen (circa 1.14€). La macchinetta ha versato il liquido, che è arrivato letteralmente fino all’orlo.
Dopo aver avuto 45 centesimi di caffè gratis, l’uomo è tornato in auto. Un impiegato del 7Eleven, però, lo ha notato ed ha chiamato la polizia per segnalare il suo comportamento, riuscendo anche a bloccarlo. In attesa degli agenti, l’impiegato lo ha interrogato e il preside ha ammesso di aver “imbrogliato” altre due volte prima di allora.
La polizia, giunta sul posto, lo ha lasciato andare dopo un breve colloquio. Quando, però, la voce si è sparsa tra i docenti e gli alunni della scuola di Hyogo che dirigeva, l’uomo è stato interrogato una seconda volta dalla polizia, direttamente in commissariato.
In questo frangente, l’uomo ha ammesso di aver barato altre sette volte, a partire da giugno del 2023.
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Nicolas Peyresblanques, ceo di Segafredo Zanetti Italia (immagine concessa)
Nicolas Peyresblanques, ceo di Segafredo Zanetti Italia, si rivela in questa intervista, scendendo nel dettaglio sulle novità e gli obiettivi dell’azienda previsti per il 2024. Il Sigep è stata l’occasione per ammirare il nuovo packaging per l’intera gamma di caffè in grani destinata al canale horeca con un esclusivo restyling e la revisione della linea premium.
L’obiettivo di Segafredo Zanetti, come riportato da Peyresblanques, è quello di continuare a diffondere in tutto il mondo l’espresso italiano con miscele di qualità assoluta e un business model solido. Leggiamo di seguito le sue considerazioni.
L’anno scorso siete tornati a Sigep dopo molti anni. Quest’anno avete deciso di riconfermare la vostra presenza: com’è andata?
“È andata molto bene, siamo soddisfatti dell’affluenza al nostro stand e dei contatti commerciali che ne sono scaturiti.
Lo stand Segafredo Zanetti a Sigep 2024
Il successo di un Salone comincia nel pre-fiera, con la forza vendita che si prepara in anticipo mesi prima, comunicando ai clienti in giro per l’Italia la nostra presenza. Questa attività è indispensabile per garantire il successo a un evento importante come il Sigep. Così è stato e siamo, pertanto, molto contenti”.
Che novità avete portato al Sigep quest’anno?
“Quest’anno abbiamo presentato il nuovo packaging per l’intera gamma di caffè in grani destinata al canale horeca, che comprende il restyling di quattro miscele della linea premium e di otto miscele dei grandi classici.
La revisione della linea premium ha dato un risalto ancor più raffinato alla firma del nostro fondatore e presidente Massimo Zanetti, insieme a un contrasto lucido/opaco che ha reso il packaging più elegante e contemporaneo.
I prodotti portati in Fiera
La revisione della linea dei grandi classici invece, non rappresenta solo un cambiamento estetico, ma una vera e propria evoluzione.
Il nuovo packaging si concentra sull’iconica “S” di Segafredo e sull’inserimento di elementi informativi come il profilo sensoriale e il grado di tostatura, mentre la personalità di ogni miscela viene espressa attraverso le qualità cromatiche e le descrizioni presenti sul fronte del prodotto.
Stiamo inoltre lavorando su tutti i touch point della marca: la nuova veste grafica dei packaging è supportata dalla nuova linea di materiali per il punto vendita che accompagnano il servizio, così da rafforzare ulteriormente la nostra visibilità e comunicazione durante l’esperienza di consumo”.
Abbiamo notato tre aggettivi sul fronte di ogni miscela della linea dei grandi classici. Perché questa scelta?
“Con questi tre aggettivi distintivi comunichiamo, in modo semplice ed efficace, le caratteristiche principali di ogni miscela.
La nostra è una gamma molto profonda e versatile, studiata per soddisfare ogni palato attraverso un’ampia varietà di profili aromatici e gustativi, rispondendo così perfettamente alle aspettative individuali di ogni cliente che possono anche dipendere dalle preferenze regionali che caratterizzano il nostro territorio”.
L’anno scorso la novità che avete portato al Sigep è stata il progetto Gambrinus. Come sta procedendo?
“Ad oggi contiamo più di 150 locali che servono Segafredo Miscela Gambrinus. Siamo riusciti a portare un angolo di Napoli in tutta Italia grazie a un prodotto che rende omaggio alla storia e alla tradizione del vero espresso napoletano. È un progetto a tutto tondo, pensato per consentire ai nostri clienti di vantare caratteristiche di differenziazione uniche che passano anche dalla linea di materiali di visibilità appositamente realizzata per questi locali”.
Ma piace di più la miscela Gambrinus, le tazzine con la maiolica o altro ai vostri clienti?
“Credo sia un mix di fattori, perché essere il caffè del Gran Caffè Gambrinus di Napoli, essere accolti nel territorio napoletano come Segafredo Zanetti – brand che ha le proprie origini nel nord – è possibile solo se si è in grado di esprimere eccellenza a 360 gradi, dal prodotto al servizio alla modalità con cui ci si fa vedere e vivere”.
Nel 2023 avete annunciato anche Natura: il progetto sostenibile di Segafredo Zanetti
“Si, è un progetto che abbiamo voluto fortemente perchè oltre a una nuova miscela – Segafredo Natura, 100% Arabica proveniente da agricoltura biologica – abbiamo realizzato un progetto che va oltre la tazzina di caffè e che ha, fin da subito, un impatto significativo e misurabile sull’ambiente. Stiamo infatti dando vita alla prima foresta Segafredo in Italia alle pendici del Monte Majella, in Abruzzo: per ogni nuovo cliente Segafredo Natura, ci impegniamo nella piantumazione di alberi in collaborazione con Piantando che è una società benefit che avvia progetti a impatto sociale e ambientale nel mondo.
Questo progetto è coerente col percorso di sostenibilità intrapreso a livello di Gruppo, che per noi significa qualità e responsabilità: si tratta di principi che promuoviamo non solo nei confronti dei nostri clienti e consumatori, ma anche nella relazione con tutti gli stakeholder, dagli azionisti ai dipendenti alle comunità locali in cui operiamo, in una logica di “restituzione al territorio” che da sempre fa parte del DNA e dell’approccio imprenditoriale della società”.
Il porzionato invece come sta andando in Italia?
“Sono essenzialmente due le ragioni del successo dei porzionati in Italia: la componente di servizio, per cui si parla di praticità e velocità del momento di consumo – che sia nel comfort della propria abitazione o fuori casa, come ad esempio in ufficio – e l’ampiezza dell’offerta, ovvero la promessa di un’esperienza gustativa varia e stimolante, legata alle differenti provenienze e caratteristiche del caffè.
È una modalità di consumo che continua a crescere a ritmi importanti. Noi, come Segafredo, vi abbiamo puntato sviluppando sia il canale professionale sia quello del mass market.
Abbiamo infatti un sistema proprietario con una società appositamente costituita e dedicata – Segafredo Zanetti Coffee System – e sul mass market offriamo anche capsule compatibili con i principali sistemi in commercio, tra cui le compatibili Nespresso in alluminio”.
Cosa vede nel futuro immediato e nel medio periodo del caffè in Italia?
“L’Italia è, e rimarrà, uno dei punti di riferimento per la gastronomia mondiale, della quale il caffè è parte integrante. Prevedo un’aspettativa del consumatore finale sempre più elevata in termini di qualità del prodotto e del servizio offerto. Come Segafredo ci siamo strutturati con piani di sviluppo e strategie route-to-market coerenti con le caratteristiche e l’evoluzione della domanda, potendo così soddisfare appieno queste aspettative”.
In che modo vi siete strutturati?
“È un percorso strategico avviato durante il Covid, quando abbiamo deciso di investire in un lavoro di formazione a 360 gradi su tutta la nostra forza vendita. Oggi contiamo 200 professionisti in giro per l’Italia che hanno una conoscenza molto profonda della materia prima, del processo di torrefazione, dei macchinari e delle tecniche di vendita.
E’ una struttura commerciale che non ha eguali nel nostro paese. Il livello di servizio garantito dalla capillarità territoriale va di pari passo con la flessibilità: siamo in grado di valorizzare i particolari che rendono unica ogni attività dei nostri clienti, apportando così valore aggiunto al loro business.
Più che fornitori di caffè, ci piace essere riconosciuti come veri e propri consulenti, in questo settore che ha bisogno di ritrovare marginalità, sviluppo e capacità di differenziazione”.
Obiettivi nel breve-medio termine?
“Oggi abbiamo circa 10 mila clienti. Nei prossimi 5 anni desideriamo aumentare del 50% il nostro parco clienti, con conseguenze significative anche sul nostro fatturato, che nel 2023 ha superato in Italia i 100 milioni di euro.
L’obiettivo è quello di continuare a diffondere in tutto il mondo l’eccellenza del vero espresso italiano tramite miscele di qualità assoluta e un business model solido, fondato su una strutturale commerciale che fa la differenza”.
Riportiamo di seguito l’intervento integrale che Maurizio Giuli, executive for corporate strategy Simonelli Group, attuale vice presidente dell’Ucimac – l’associazione dei costruttori italiani delle macchine per l’espresso – ha tenuto al convegno Comunicaffè durante il Sigep sull’importante tema del futuro del mercato con il settore, ripercorrendone la storia per riflettere sul presente e sulle prossime sfide della filiera. Leggiamo il suo intervento.
Il futuro del mercato del caffè
di Maurizio Giuli
RIMINI – “Vorrei ringraziare Sigep e Comunicaffè per avermi coinvolto in questa interessante tavola rotonda, il cui tema è il futuro del mercato del caffè, che in realtà esprime la domanda che ci facciamo tutti noi operatori del settore a cui però non è facile dare una risposta.
Più che azzardare assurde previsioni, vorrei in questa sede contestualizzare il tema all’interno della cornice evolutiva del settore del caffè. La domanda a cui vorrei rispondere è: “il passato può aiutarci ad interpretare il presente e leggere il futuro”?
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Conosciamo tutti l’evoluzione ad ondate che ha caratterizzato il mondo del caffè; ciò che è interessante da questa prospettiva è comprendere quali siano state le precondizioni della loro affermazione, le loro peculiarità con il relativo contributo, i fattori competitivi che hanno sancito il successo dei protagonisti, ma anche i fattori che ne hanno poi decretato il loro superamento aprendo la strada alla fase successiva.
L’analisi di queste dinamiche ci permetterà di meglio interpretare l’attuale contesto e di individuare i possibili scenari futuri. Per i vincoli di tempo che abbiamo, la rassegna sarà veloce ed estremamente sintetica, per poi soffermarci un po’ di più sul futuro”.
Giuli afferma: “Partiamo allora dalle origini dell’industria del caffè, quella che è stata denominata “first wave”. Essa trae origine da una serie di innovazioni tecnologiche del packaging avvenute nel periodo a cavallo fra la fine dell’800 e gli inizi del ‘900, le quali hanno permesso di separare il luogo ed il momento della tostatura da quello del consumo”.
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Giuli continua: “Il caffè tostato si è così avvicinato al cliente e tutto ciò ha favorito una forte espansione della domanda. Lo stereotipo del cliente era rappresentato dalla massaia di mezza età, che acquistava il caffè per il consumo domestico.
La priorità degli operatori in questa fase era quella di rendere il prodotto accessibile all’acquirente, sia in termini geografici e sia in termini di convenienza, per cui i principali fattori competitivi erano il prezzo, il canale distributivo, lo shelf placement e la pubblicità.
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Tutto ciò ha spinto le aziende a perseguire economie di scala, favorendo la comparsa nei vari paesi dei primi grandi torrefattori nazionali, molti dei quali continuano ad essere protagonisti anche ai nostri tempi.
Questa prima ondata ha caratterizzato il settore fino agli anni ’60, fino a quando cioè i limiti endemici che contraddistinguevano questo modello hanno alimentato la sua degenerazione.
L’eccessiva attenzione al prezzo con la conseguente focalizzazione sui costi aveva innescato la cosiddetta “trappola del prezzo” per la quale il caffè era diventato una sorta di commodity e quindi scarsamente remunerativo tanto per i torrefattori quanto per i distributori.
Per recuperare margini di redditività i torrefattori avevano progressivamente fatto ricorso a caffè più economici con il conseguente degrado della qualità. Nel 1963, gli Stati Uniti hanno registrato per la prima volta nella loro storia una contrazione dei consumi pro-capite di caffè”.
Giuli spiega: “Nasce così la “second wave”, che a partire dalla metà degli anni ’60 segna l’evoluzione del settore nei decenni successivi e che introduce lo specialty. Questa ondata si caratterizza per la crescita del consumo fuori-casa (caffetterie) e per l’emergere di un pubblico diverso, quello dei giovani”.
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Giuli riflette: “I protagonisti dell’offerta non sono più i vecchi grandi torrefattori, ma nuovi players come “The Coffee Bean & Tea Leaf” (1963), “Peet’s Coffee” (1966), “Starbucks” (1971 etc. I nuovi fattori competitivi, resi evidenti dal decollo di Starbucks nel corso degli anni ’90, sono costituiti da una maggiore attenzione alla qualità, da nuove bevande a base di espresso (EBB), dalla localizzazione e dall’atmosfera del coffee shop.
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Anche questa fase però alimenta dei fattori che segneranno il passaggio all’ondata successiva, che sono: l’eccessiva attenzione all’espansione con la conseguente standardizzazione dell’offerta, il ricorso spinto all’automazione, la spersonalizzazione dei rapporti e la dissipazione del concetto di qualità del caffè”:
Giuli prosegue: “Tutto ciò ha stimolato l’avvento della third wave, che dalla metà degli anni ’90 si è diffusa nel corso dei due decenni successivi. In questa nuova fase l’accento è posto infatti sulla scoperta dei profili aromatici dei caffè di specialità anche attraverso i vari modi di estrazione, sulla tracciabilità delle singole origini, sull’artigianalità e su una ricerca maniacale della qualità che passa attraverso un servizio altamente qualificato”.
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Giuli incalza: “I migliori interpreti di questa ondata sono piccoli torrefattori e coffee shops indipendenti che incarnano i valori intrinseci della third wave e che si erigono a veri paladini del culto della qualità, anche perché capaci di creare una sorta di relazione figurativa fra il consumatore ed il farmer. L’autenticità diventa così il fattore distintivo, vissuta quasi come un culto.
Proprio da questi aspetti sono scaturite le criticità di questa ondata: innanzitutto la non scalabilità del modello di business a seguito della incompatibilità che si è creata fra la grande scala e l’essenza della sua identità.
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A ciò si è associata una bassa produttività sia per la piccola dimensione e sia per l’alto livello di servizio erogato, a cui si è aggiunta una certa autoreferenzialità, che ha limitato l’espansione della domanda a nuove fasce della popolazione. Tutto ciò si è tradotto in una insostenibilità economica del modello di business proposto da piccoli torrefattori e coffee shop indipendenti, creando le premesse per una nuova ondata.
Si è entrati così in quella che l’International Trade of Commerce ha definito come fourth wave, ovvero la fase del caffè premium accessibile, che contraddistingue l’attuale situazione e che si caratterizza per alcune peculiarità che meglio rispondono ad un mutato contesto socio-economico.
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Innanzitutto non c’è più la netta distinzione fra consumo domestico (che ha contraddistino la first wave) e consumo fuoricasa (della second e third wave), perché nella nuova wave il caffè è in ogni luogo (in any place).
La valenza qualitativa del caffè è sicuramente più elevata rispetto alla first e alla second wave, anche perché il consumatore nel frattempo si è evoluto, senza però giungere agli eccessi autoreferenziali della third wave, rendendo il prodotto più accessibile ad un pubblico allargato.
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I protagonisti della nuova fase tornano ad essere i grandi torrefattori, insieme alle catene, che, rispetto ai piccoli indipendenti, vantano maggiori risorse economico-manageriali per presidiare opportunamente l’omnicanalità (fuori casa, retail, e-commerce, delivery, luoghi di lavoro, etc), vera protagonista di questa fase, ed hanno anche la scala necessaria per alimentare l’innovazione utile a fornire al consumatore un’esperienza gratificante in ogni punto di contatto col prodotto.
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Le dinamiche innescate dalla recente pandemia da Covid, che ha avuto forti ripercussioni in termini di modalità di consumo del caffè, hanno accelerato ulteriormente il passaggio alla nuova ondata, per cui i grandi players sono riusciti meglio ad affrontare il nuovo scenario avvantaggiandosi nei confronti delle realtà medio-piccole, sempre più in difficoltà nel superare le lacerazioni lasciate dalla pandemia.
Giuli: “Alla luce di questa disamina quali tendenze possiamo ipotizzare per il futuro? Mi limito a riassumerle in cinque parole”
Prodotto – Il prodotto caffè avrà mille sfaccettature. Non sarà più circoscritto alla bevanda pura classica, ma includerà nuove bevande, come ad esempio il già presente cold brew ed il ready-to-drink e nuovi modi di consumarle. Più che un prodotto tout-court, il caffè sarà sempre più un ingrediente da abbinare ad aromi e ad altri ingredienti per creare nuovi modi e nuovi momenti di consumo.
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Questo trend è confermato anche da un recente report di Starbucks, secondo cui oltre i tre quarti delle vendite negli USA sono generate da bevande fredde, e dalle proiezioni di crescita dei cold brew e dei RTD che sono doppie rispetto al resto del mercato.
Consolidamento – Il mercato sarà sempre più l’arena per i grandi players. Ciò significa che diventerà un ambiente sempre più difficile per i piccoli. Questo non indica che i grandi players saranno in grado di occupare tutte le sacche della domanda, ma lo spazio lasciato libero per le piccole realtà sarà molto più circoscritto rispetto al passato.
Il forte processo di consolidamento in corso da un decennio ha già cambiato i connotati del settore, ma gli effetti di questo processo non si sono ancora manifestati nella loro complessità.
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Per la moltitudine di piccole realtà esistenti questo si traduce in un forte processo di selezione, che come un imbuto lascerà spazio solo a quelle che saranno meglio in grado di soddisfare i bisogni che i grandi players non riescono ad evadere. Gli altri potrebbero essere inglobati da qualche grande player, se sapranno essere sinergici alla loro strategia, altrimenti rimarranno sempre più relegati ai margini del mercato.
Consumatore – A fronte della vasta varietà dell’offerta il consumatore sarà sempre più confuso e incapace di distinguere fra ciò che è e ciò che non è specialty. Sarà chiamato ad orientarsi all’interno di uno spettro con varie tonalità di grigio, piuttosto che in un contesto di bianco o nero (specialty e non specialty appunto).
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La nuova generazione di consumatori (gen Z) inoltre presenta una minore fedeltà alla marca e si rivela meno sensibile al fascino dei marchi iconici dello specialty, perché non cerca necessariamente il meglio, ma vuole qualcosa di buono, veloce, pratico e coerente. Il prezzo torna a rivestire un ruolo importante, dal momento che una qualità assoluta in contrasto con la comodità o il prezzo, non verrà accettata dai nuovi consumatori.
Socialità – La socialità è sempre stata uno dei driver del consumo del caffè. In prospettiva lo spazio di consumo sarà sempre più virtuale e meno fisico ed anche più eterogeneo. Le nuove generazioni mostrano infatti sempre meno interesse allo spazio fisico per la socializzazione e così anche il ruolo fisico del coffee shop, come luogo di incontro, va rivisto e ripensato secondo nuove logiche.
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L’ampio ricorso agli acquisti via app, sia per il delivery, sia per il ritiro fisico, da parte delle giovani generazioni sta portando ad un profondo ripensamento degli spazi dei coffee shops, con un switch verso formati sempre più piccoli e con una maggiore automazione per una veloce consegna in take-away, fino a dei veri e propri gost-kitchen, ovvero spazi di produzione non accessibili direttamente dal pubblico.
Perdendo il fattore sociale del luogo fisico, il consumo del caffè si diffonde su format diversi da quelli tradizionali, dove deve trovare nuove leve per restare al centro dell’interesse dei consumatori.
Geografia – Il baricentro del mercato sarà sempre più spostato a Est del mondo. Dal recente report di Allegra emerge che la Cina ha superato gli Stati Uniti come il più grande mercato di caffetterie di marca al mondo per numero di punti vendita. Quelli che fino ad oggi venivamo considerati i nuovi mercati, in particolare i mercati asiatici, saranno sempre più centrali nel business mondiale del caffè e non più solo come meri mercati di sbocco, ma anche e soprattutto come nuovi players nell’offerta.
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Diverse catene e torrefazioni asiatiche stanno varcando i confini del loro paese d’origine per proporre il loro format in altri mercati, ivi inclusi quelli occidentali. In prospettiva la competizione del caffè si allargherà per abbracciare nuovi modelli, diversi da quelli occidentali, e ciò costituirà una nuova sfida per gli attuali attori.
Concludo dicendo che anche questa ondata alimenterà i germi del suo superamento. Man mano che la concorrenza si farà più intensa le aziende avvieranno processi di razionalizzazione dei portafogli che porteranno ad una maggiore standardizzazione dell’offerta ed attiveranno misure di contenimento dei costi, che in una logica di mass-market, diluiranno i valori di autenticità e di qualità, che sono stati alla base del rilancio dei consumi di caffè dopo la first wave.
Tutto ciò potrebbe portare ad una progressiva disaffezione dei consumatori nonostante gli sforzi di marketing compiuti per contrastare questo fenomeno. Si aprirà allora la strada per una nuova ondata. Ma questo passaggio non avverrà a breve per cui, per ora, è bene sapersi muovere nell’attuale contesto”.
TORINO – Lavazza presenta il nuovo spot per il Festival di Sanremocurato da VML Italy, la nuova creative company di WPP e pianificata dall’agenzia media Wavemaker Italy. Il titolo della nuova campagna, in collaborazione con la serie televisiva Mare Fuori, è “E se bastasse un caffè per ricominciare?” e racconta, grazie ad un suggestivo storytelling per immagini, l’impegno sociale che da sempre contraddistingue la torrefazione.
Il nuovo spot di Lavazza a San Remo
Il programma formativo sul caffè di Fondazione Lavazza “A cup of learning” è al centro della campagna che mostra alcuni giovani provenienti da situazioni sociali difficili trovare un’opportunità lavorativa nel settore del caffè.
Lo spot è stato trasmesso a partire dalla serata di apertura del Festival di Sanremo in formati da 60 e 30 secondi.
La campagna pubblicitaria continua nelle piattaforme social con la presenza del protagonista di Mare Fuori Massimiliano Caiazzo.
Nei video sono raccontate le storie dei ragazzi che hanno partecipato al progetto Lavazza e incontrati dallo stesso attore in cui verrà trovata una risposta alla domanda che fa da titolo al progetto: “E se bastasse un caffè per ricominciare?”.
BINASCO (Milano) – La prima apertura domenicale dell’anno di MUMAC,Museo della macchina per caffè di Cimbali Group è prevista il prossimo 18 febbraio 2024 e vede ospite nelle sale del museo il progetto musicale Metallicum per flauto elettrificato, chitarra elettrica ed elettronica.
Il progetto, curato da Laura Faoro e Silvia Cignoli e organizzato grazie al bando Life is Live di Smart – Fondazione Cariplo, prevede un insieme di attività aperte a tutte le età che porteranno alla scoperta del museo, coinvolgendo i partecipanti in prima persona in un’esperienza musicale inedita.
MUMAC e il progetto Metallicum
La giornata sarà organizzata in momenti distinti a partire dalle ore 14.00 con un workshop musicale su prenotazione, per poi proseguire alle 16.30 con l’apertura per tutti per visite libere al museo e concludersi con un concerto che avrà inizio alle 17.30 ad accesso libero fino a esaurimento posti.
Il workshop di sonorizzazione cross-mediale che parte da un’esperienza di scoperta del museo dedicata ai partecipanti prenotati, è pensato perun pubblico non specializzato e si articola nell’ideazione e realizzazione di una traccia audio elettronica ispirata ad uno o più oggetti del museo, attraverso un sound processing simile a quello poi impiegato dalle musiciste in concerto, ma più semplice e user friendly.
I partecipanti, accolti con un welcome coffee e invitati ad una esplorazione delle sale espositive, saranno introdotti al mondo del Sound Processing attraverso esercizi pratici di ascolto e di traduzione sinestesica di immagini e oggetti, per poi diventare loro stessi protagonisti e creatori di una loro musica ispirata al museo.
ai rumori della macchina per caffè, alla storia e al design di questo iconico oggetto che passa attraverso tutto il ‘900 fino ai giorni nostri, i partecipanti saranno invitati a creare una propria colonna sonora dell’esperienza di visita. Verranno utilizzati la voce, i suoni del corpo, piccoli oggetti sonori o elettronici, telefonini. Per partecipare non sono richieste competenze specialistiche. La presenza di giovani e giovanissimi partecipanti è particolarmente gradita.
È previsto un tetto massimo di partecipanti attivi che possono prenotarsi sul sito mumac.it a questo link.
Dalle 16.30 il museo rimarrà aperto al pubblico per visite libere e gratuite.
Alle ore 17.30 si svolgerà il concerto del duo Faoro-Cignoli che propone un viaggio nel mondo musicale per flauto e chitarra elettrica, intrecciando le innovative sonorità del nuovo progetto discograficoMetallicum, che verrà pubblicato in tutto il mondo (in formato fisico e digitale) dall’etichetta italiana Stradivarius, leader nel campo della musica contemporanea. L’accesso sarà libero fino a esaurimento posti.
Oltre al MUMAC, il progetto Metallicum prevede altri tre momenti di organizzazione ed esecuzione: il 4 febbraio a Vaprio d’Adda presso la Casa del Custode delle Acque, mentre il 10 febbraio e il 20 febbraio a Milano, rispettivamente all’ADI Design Museum e presso NoMus.
Programma 18/02/24 al MUMAC, Via Pablo Neruda, 2 – 20082 Binasco (MI)
Ore 14:00/16.30– Workshop su prenotazione
Ore 16:30/19.00 – Apertura del museo al pubblico con visite libere
Ore 17:30/18.30 – Concerto ad accesso libero fino a esaurimento posti
Note sul progetto Metallicum curato da Laura Faoro e Silvia Cignoli
Quali nuovi mondi musicali possono aprire il flauto elettrificato e la chitarra elettrica? Come può la musica contemporanea ed elettronica “abitare” uno spazio museale?
E – viceversa – come può trasformarsi in musica e suoni la suggestione scaturita da un oggetto di design come un’iconica macchina per caffè Cimbali?
Dicono le protagoniste: “Siamo due musiciste milanesi dedite da diversi anni alla sperimentazione musicale. Collaboriamo in duo dal 2015, mescolando strumenti acustici ed elettronici con ampio uso dell’elettronica. La nostra missione è dar voce ad autori del nostro tempo e lavorare alla creazione di nuovi idiomi strumentali al servizio della contemporaneità”
Laura Faoro e Silvia Cignoli aggiungono: “Per il 2024 stiamo preparando il progetto discografico Metallicum per l’etichetta discografica Stradivarius, in collaborazione con AGON, che vuole proporre un’inedita antologia per flauto e chitarra elettrica, tra musica colta, elettronica e instant improvisation. Vorremmo dunque far conoscere il nostro progetto ad un pubblico sempre maggiore, di diverse età e fuori dai circuiti classici degli appassionati, facendolo partecipare consapevolmente al mondo musicale che proponiamo”.
Laura Faoro e Silvia Cignoli concludono: “Perciò abbiamo pensato di presentare il nostro progetto come concerto, ma associandolo ad un nuovo tipo di workshop, strettamente basato sui concetti di cross-mediale e sinestesia e connesso con lo spazio museale che ci ospiterà. Il nostro obiettivo è triplice: avvicinare al nostro prodotto musicale il pubblico, facendogli toccare con mano il lavoro di sound processing. Invitare il pubblico a scoprire spazi museali giovani e innovativi. Sarà nostra cura dedicare alle sonorizzazioni create in fase di workshop un lavoro di post-produzione, perché queste possano restare come testimonianza allo stesso museo”.
Il progetto musicale
Flauto e chitarra nascono come strumenti acustici, che impiegano azioni molto semplici per produrre il suono: il flauto è legato al respiro, la chitarra al pizzico delle corde. Eppure, con l’elettronica e le nuove tecnologie i due strumenti si trasformano e le possibilità si ampliano, aprendo la strada a mondi sonori densi di connessioni contemporanee.
Il progetto musicale Metallicum mira, dunque, ad esplorare i punti di contatto, le frizioni e le intersezioni tra flauto elettrico, chitarra elettrica ed elettronica, con la volontà di rendere questo particolare duo un ibrido, un “oggetto sonoro aumentato”, capace di sincronizzare al suo interno elementi acustici e trasformazioni elettroniche in un’ottica che trascende i generi musicali.
Il workshop
Così come flauto e chitarra processati diventano portatori di un linguaggio contemporaneo, fatto di poetiche che vogliono dar loro una voce differente, inaudita e anti-retorica, così il workshop propone un esercizio di ascolto e pratica che possa far acquisire esperienza al fruitore lo stesso processo creativo che attraversa le musiciste e la loro musica, donandogli uno sguardo esteso sul senso del fare creazione artistica.
Lo spazio museale diventa così una partitura in divenire, un parco creativo contenitore di eventi sonici, visivi o degustativi fonte di nuove “partiture” immaginifiche.
Il concerto
Il concerto sarà dunque l’occasione per ascoltare per la prima volta in anteprima una selezione di brani da questa antologia: circa gli autori italiani verranno proposti Zone I di Maurizio Pisati in un’inedita versione, Dogma #2 di Filippo Del Corno e Walks on Devil’s Talk, inedito del giovane Luca Donati, vincitore della call for scores indetta nel 2023 per questo nuovo progetto discografico.
Completeranno il programma WAVE del giovane compositore americano Baldwin Giang, fresco vincitore del Prix de Rome e Nyctophilia, della giovane autrice di Singapore Yuting Tan.
Le interpreti
Lauro Faoro
Laura Faoro è specializzata nel repertorio contemporaneo; premiata con due Stockhausen Prize consecutivi (2019 e 2022), svolge una ricca attività solistica, cameristica e performativa spaziando tra generi e linguaggi. È autrice di vari progetti intermediali e direttrice artistica del festival Spirito del tempo | Teatri del Suono d’Oggi. Per maggiori informazioni cliccare qui.
Silvia Cignoli
Silvia Cignoli è una chitarrista classica, elettrica e compositrice. Suona come interprete o autrice dei propri lavori, nelle rassegne di musica contemporanea, classica e sperimentale e per festival audiovisuali, dedicandosi anche alla musica per le immagini. Ha pubblicato i dischi “The Wharmerall”, “Digital Memories From a Suspended World” e “Shimmering Behaviour”. Per maggiori informazioni cliccare qui.
La scheda sintetica di MUMAC
Nato nel 2012 in occasione del centenario della fondazione dell’impresa da parte di Giuseppe Cimbali a Milano, il museo, grazie alle collezioni Cimbali e Maltoni, è la più grande esposizione permanente dedicata alla storia, al mondo e alla cultura delle macchine professionali per il caffè espresso; con oltre 100 pezzi esposti all’interno dell’headquarter di Cimbali Group situato a Binasco (Milano) racconta più di 100 anni di storia e dell’evoluzione di un intero settore del Made in Italy, non solo dal punto di vista tecnologico, ma anche del design e dello stile dei prodotti e dei costumi legati al consumo della bevanda.
Oltre alle macchine esposte, MUMAC è dotato di altri 250 pezzi a disposizione per rotazioni all’interno del museo o prestiti worldwide, di un fondo librario con circa 1.300 volumi tematici e di un archivio con decine di migliaia di documenti tra foto, brevetti, lettere, cataloghi, utili a ricostruire la storia della macchina per caffè espresso. MUMAC produce contenuti culturali originali quali mostre, tavole rotonde e volumi divulgativi (tra cui il libro Senso Espresso. Coffee. Style. Emotions), organizza iniziative educational dedicate a scuole, università e famiglie e, attraverso MUMAC Academy, propone corsi rivolti ai professionisti del settore e ai coffee lovers.
MILANO – Prezzi dei robusta alle stelle e in controtendenza rispetto agli arabica. Il tutto mentre gli imbarchi crescono ancora nell’ultimo scorcio dell’anno. Così il report sul mercato del caffè dell’Ico per il mese di gennaio, diffuso nel tardo pomeriggio di ieri, mercoledì 7 febbraio. Mentre il trader Andrea Ciravegna ci segnala problemi per gli indiani lavati.
Nel primo mese del 2024, la media dell’indicatore composto Ico è cresciuta marginalmente (+0,4%) attestandosi a 176,41 centesimi per libbra.
L’indicatoregiornaliero è oscillato tra un minimo di 171,08, il 3 gennaio, e un massimo di 185,54 centesimi, il 31 gennaio, tornando poi a scendere nei primi giorni di febbraio.
Ma l’andamento è stato fortemente divergente tra arabica e robusta. La media dei primi è infatti in flessione generalizzata, con colombiani dolci, altri dolci e brasiliani naturali in calo rispettivamente del 2,4%, 3,5% e 3,2%.
Quella dei robusta è invece in crescita per il terzo mese consecutivo e vola, a gennaio, a 148,47 centesimi (+9,6%). Si tratta, in termini nominali, del livello più alto per questo indicatore dal novembre del 1994.
L’indicatore di Londra è analogamente in crescita del 9,6%, a 135,84 centesimi, mentre quello di New York arretra dell’1,9%. Sempre elevata la volatilità intragiornaliera, che si mantiene in cifra doppia (10,1%).
Invariate le previsioni per produzione e consumi nell’annata corrente (2023/24), stimati rispettivamente in 178 (+5,8%) e 177 (+2,2%) milioni di sacchi.
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BELFORTE DEL CHIENTI (Macerata) – Fino al 16 febbraio è possibile iscriversi alla nuova edizione di Youth Academy Italia, il contest di Simonelli Group che offre 6 borse di studio per seguire il percorso formativo certificato Coffee Skills Program di Sca (ne abbiamo parlato qui). Un’opportunità importante per formare giovani tra i 18 e i 30 anni e dar loro l’opportunità di entrare nell’industria del caffè da professionisti.
Il contest Youth Academy Italia di Simonelli Group
Per comprendere tutte le opportunità e come Youth Academy Italia può aiutare i giovani ad entrare nel mondo del caffè, i partecipanti delle passate edizioni hanno raccontato le loro esperienze.
Federico Pinna (Youth Academy 2022) è stato eletto Campione italiano baristi 2024. “Conquistando questo titolo ho realizzato il mio sogno più grande oltre a gestire una caffetteria e far parte del team Coffee Beverage & Community in Simonelli Group”. Quando Federico ha deciso di partecipare a Youth Academy già lavorava nel mondo del caffè “ma ritengo che non si smetta mai di imparare e la Youth Academy è stata per me un’occasione da non perdere per condividere con altri ragazzi una passione unica e per continuare a migliorare”.
Federico Pinna (immagine concessa)
“Youth Academy Italia mi ha aiutato a capire la strada da intraprendere e che sto portando avanti attualmente – racconta Serena Falcitano (Youth Academy 2020). “Ho ricevuto il premio come Miglior Barista Italia 2020 e questo si è aggiunto ulteriormente alla consapevolezza della strada da seguire nel mondo del caffè. Poco dopo sono diventata anche Manager del locale dov’ero barista e al termine di Youth Academy 2020 sono passata ad essere responsabile dell’area amministrativa/logistica della torrefazione della stessa azienda”.
Serena Falcitano, Youth Academy 2020 (immagine concessa)
“Per la Youth Academy non è stato solo un percorso formativo, ma una vera e propria porta d’accesso ad un mondo di opportunità in continua espansione” – racconta Ilenia Galli (Youth Academy 2019). “I corsi hanno generato in me una vera ‘fame’: fame di sapere, di conoscere ogni particolare, voglia di viaggiare nelle piantagioni di caffè, viverle, capire da vicino le dinamiche”. Oggi Ilenia, dopo diverse esperienze in Italia e in Spagna, lavora a Melbourne in un coffee shop.
Ilenia Galli (Youth Academy 2019)
Da poco più di un anno Costanzo Cafaro (Youth Academy 2022) ha aperto un coffee shop e vineria a Torino e fa parte del team Coffee Beverage & Community di Simonelli Group, mettendo a disposizione le sue competenze sia all’interno dell’azienda che esternamente, collaborando con partner attuali e potenziali. “Con Youth Academy ho avuto l’incredibile opportunità di incontrare e interagire con professionisti del settore del caffè, persone che altrimenti non avrei mai avuto l’occasione di conoscere. Questo non solo ha arricchito il mio bagaglio di conoscenze pratiche, ma ha aperto anche nuove prospettive sulla mia passione per il caffè”.
Costanzo Cafaro, Youth Academy 2022 (immagine concessa)
Come partecipare: è possibile iscriversi al sito cliccando qui e compilare il modulo di partecipazione entro il 16 febbraio 2023. Al termine del contest i primi selezionati, in base al curriculum e motivazione presentata, saranno contattati per una videocall di approfondimento per la scelta dei 6 vincitori della borsa di studio. Per info e regolamento basta cliccare qui.
Questo il programma di Youth Academy Italia 2024:
18-21 marzo alla Simonelli Group Factory – Belforte del Chienti
Sensory foundation
Green foundation
Roasting foundation
7-9 Maggio
Barista foundation
Brewing foundation
4-6 Giugno
Barista intermediate
3-6 Settembre @Simonelli Group Factory – Belforte del Chienti
MILANO – Workday Inc., (NASDAQ: WDAY), fornitore leader di applicazioni cloud aziendali per la gestione finanziaria e delle risorse umane, ha pubblicato la sua ultima indagine globale, da cui emerge una mancanza di fiducia nell’intelligenza artificialesul posto di lavoro. I leader aziendali e i dipendenti concordano sul fatto che l’AI offra grandi opportunità per la trasformazione aziendale, tuttavia emerge una certa reticenza nella sua implementazione responsabile, con i dipendenti che manifestano un grado di scetticismo ancora più marcato rispetto ai propri dirigenti.
Tra i risultati principali:
Solo il 62% dei leader aziendali (C-suite o i loro rapporti diretti) accoglie con favore l’intelligenza artificiale. Questo numero è ancora più basso tra i dipendenti (52%).
Il 23% dei dipendenti non è sicuro che la propria organizzazione metta gli interessi dei dipendenti al di sopra dei propri quando implementa l’AI.
Il 70% dei leader aziendali concorda sul fatto che l’intelligenza artificiale dovrebbe essere sviluppata in modo da consentire facilmente la revisione e l’intervento umani.
Il 42% dei dipendenti ritiene che la propria azienda non abbia una chiara comprensione di quali sistemi dovrebbero essere completamente automatizzati e quali richiedono l’intervento umano.
3 dipendenti su 4 affermano che la propria organizzazione non collabora alla regolamentazione dell’intelligenza artificiale.
4 dipendenti su 5 affermano che la propria azienda non ha ancora condiviso le linee guida sull’uso responsabile dell’AI.
“Non si può negare che l’intelligenza artificiale offra immense opportunità per la trasformazione aziendale. Tuttavia, la nostra ricerca evidenzia che leader e dipendenti mancano di fiducia e di comprensione delle intenzioni delle loro organizzazioni riguardo all’implementazione dell’intelligenza artificiale sul posto di lavoro”, ha affermato Jim Stratton, chief technology officer di Workday.
Stratton aggiunge: “Per ridurre questa mancanza di fiducia, le organizzazioni devono adottare un approccio globale alla responsabilità e alla governance dell’AI, ponendo particolare attenzione al sostegno di politiche che possano aiutare a trovare il giusto equilibrio tra innovazione e fiducia”.
“Gli standard etici nell’uso dell’Intelligenza Artificiale e del Machine Learning sono vitali per il successo a lungo termine. Man mano che introduciamo sempre più tecnologie basate sull’AI, ci concentriamo sulla creazione di rapporti di estrema fiducia con clienti e dipendenti”, ha affermato Dan Cohen, chief information officer e direttore delle operazioni presso The Amenity Collective.
Dan Cohen continua: “Il nostro obiettivo è creare una cultura, come pilastro fondante del nostro brand, che adotti l’Intelligenza Artificiale e consenta ad ogni persona nella nostra azienda di utilizzarla per fare sempre la cosa giusta per i nostri clienti. Mi congratulo con Workday per l’impegno dimostrato nel comprendere e affrontare il sentiment di leader e dipendenti in modo da poter lavorare per colmare il gap di fiducia nell’Intelligenza Artificiale”.
Mancanza di fiducia a tutti i livelli della forza lavoro
Quando si tratta dell’adozione e dell’implementazione responsabile dell’AI da parte delle organizzazioni, c’è una mancanza di fiducia a tutti i livelli della forza lavoro, in particolare tra i dipendenti.
Solo il 62% dei leader accoglie con favore l’adozione dell’intelligenza artificiale nella propria organizzazione e la stessa percentuale di leader è fiduciosa che la propria organizzazione ne garantirà un’implementazione responsabile e affidabile. A livello dei dipendenti, questi numeri scendono ulteriormente, rispettivamente al 52% e al 55%.
Vi è anche incertezza, tra dipendenti e leader, sul fatto che la loro organizzazione implementerà l’Intelligenza Artificiale nel modo giusto. Il 23% dei dipendenti non è sicuro che la propria organizzazione metta gli interessi dei dipendenti al di sopra dei propri quando implementa l’AI, e i leader sono d’accordo: il 21% di questi ultimi dichiara di non essere sicuro che la propria organizzazione porrà al primo posto gli interessi dei dipendenti.
Intervento umano con l’AI
Leader e dipendenti desiderano il coinvolgimento umano nei processi di Intelligenza Artificiale, ma non hanno ben chiaro il modo migliore per farlo. Il 70% dei leader aziendali concorda sul fatto che l’intelligenza artificiale dovrebbe essere sviluppata in modo da consentire facilmente la revisione e l’intervento umani.
Tuttavia il 42% dei dipendenti ritiene che la propria azienda non abbia una chiara comprensione di quali sistemi dovrebbero essere completamente automatizzati e quali richiedono l’intervento umano.
Una precedente ricerca sull’AI commissionata da Workday conferma ulteriormente le preoccupazioni sulle capacità delle aziende d’implementare l’Intelligenza Artificiale in modo responsabile ed efficace: quasi tre leader su quattro (72%) hanno affermato che la propria organizzazione non ha le competenze per implementare pienamente l’Intelligenza Artificiale e il Machine Learning, e una percentuale leggermente più alta (76%) ha affermato che la propria conoscenza delle applicazioni AI e ML necessita di miglioramenti.
Necessità di una Governance Intelligente dell’AI con trasparenza
Alla domanda di immaginare un futuro in cui l’intelligenza artificiale faccia parte della vita quotidiana, il 42% dei leader e il 36% dei dipendenti citano i quadri organizzativi e la regolamentazione come elementi più importanti per costruire un’AI affidabile.
Tuttavia manca una visione chiara, a livello aziendale, sulla regolamentazione e le linee guida dell’intelligenza artificiale.
Tre dipendenti su quattro affermano che la loro organizzazione non sta collaborando alla regolamentazione dell’AI e quattro su cinque affermano che la loro azienda non ha ancora condiviso le linee guida sull’uso responsabile dell’intelligenza artificiale.
Workday ha lanciato questa ricerca in vista del meeting annuale del World Economic Forum, che si terrà a Davos, in Svizzera, dal 15 al 19 gennaio 2024.
Informazioni sul report
Questi dati provengono dallo studio globale “Closing the AI Trust Gap”, un sondaggio commissionato da Workday e condotto da FT Longitude a novembre e dicembre 2023. Il sondaggio ha coinvolto 1.375 leader aziendali e 4.000 dipendenti in 15 paesi in tre regioni principali: Nord America; Asia-Pacifico e Giappone (APJ); Europa, Medio Oriente e Africa (EMEA). Questa ripartizione rivela una visione completa della gerarchia organizzativa, evidenziando le prospettive della leadership e della popolazione dipendente più ampia.
La scheda sintetica di Workday
Workday è fornitore leader di applicazioni cloud aziendali per la gestione finanziaria e delle risorse umane, che aiuta i clienti ad adattarsi e prosperare in un mondo che cambia. Le applicazioni Workday per la gestione finanziaria, le risorse umane, la pianificazione, la gestione delle spese e l’analisi sono progettate con l’intelligenza artificiale e il machine learning per aiutare le organizzazioni di tutto il mondo ad accogliere il futuro del lavoro.
Workday è utilizzato da oltre 10.000 organizzazioni in tutto il mondo e in tutti i settori, dalle medie imprese a oltre il 50% delle aziende Fortune 500. Per ulteriori informazioni su Workday basta cliccare qui.
Moak a sostegno dell'istruzione (immagine concessa)
MODICA (Ragusa) – Moak, azienda storica italiana del settore della torrefazione e distribuzione del caffè, continua a raccontare la sua storia sostenendo nuove iniziative culturali sul territorio nazionale. Il caffè, grazie al suo sapore intenso e deciso è un elemento indispensabile ed imprescindibile per gli studenti: per questo motivo e per il costante impegno nel sostenere la cultura ed il talento, Moak per il secondo anno affianca Accademia Abadir nel master in design strategico e direzione creativa, un corso trasversale che spazia tra prodotto, comunicazione e strategia.
Caffè Moak insieme all’Accademia Abadir
Con le sue 9 aree disciplinari, seguite da 27 docenti del calibro di Odo Fioravanti, Giulio Iacchetti, Giovanna Castiglioni, Mario Trimarchi, Vittorio Venezia, Luca Molinari, Luciano Galimberti e molti altri, il master offre una formazione trasversale in un sistema che va dall’ideazione, alla realizzazione, alla vendita e all’esperienza finale di utilizzo di un prodotto (inteso come bene materiale o come servizio immateriale), spaziando tra product management, comunicazione e marketing, con l’obiettivo di formare designer capaci di sviluppare strategie e visioni per le aziende, a partire dai processi di trasformazione del mercato attualmente in atto e con una particolare attenzione agli aspetti creativi e strategici.
Il master, ideato e diretto dall’architetto Vincenzo Castellana, permette di lavorare fianco a fianco con professionisti d’eccellenza del design e della comunicazione, sia durante il percorso didattico che in occasione del tirocinio curriculare.
Attraverso un approccio strettamente progettuale ed ibrido, l’energia di Moak accompagnerà gli studenti ed i professionisti di eccellenza nel mondo del design e della comunicazione per 12 mesi, a partire da marzo 2024, nelle sedi dell’Accademia situate tra Milano, Torino e Catania.
Con il proprio patrocinio, Moak afferma con entusiasmo il suo interesse per la cultura, in tutte le sue molteplici forme, valore imprescindibile per il brand che da sempre partecipa attivamente a progetti e iniziative che la promuovano.
Un percorso che, iniziato più di 50 anni fa, oggi porta questa realtà ad essere uno dei leader trainanti del settore. Un’azienda italiana che racconta il caffè con una visione internazionale ed un linguaggio contemporaneo.
La scheda sintetica di Caffè Moak
Caffè Moak nasce nel 1967 a Modica, da un piccolo laboratorio siciliano a conduzione familiare. Oggi è un marchio globale nel settore della torrefazione e distribuzione del caffè.
Grazie alla innata caparbietà di voler produrre il meglio e nel miglior modo, è presente in oltre 50 Paesi, con sedi distributive a New York, Francoforte, Dubai, Atene, Salonicco e Malta.
La prima colazione in famiglia (immagine concessa)
MILANO – “Dalla tenera età fino all’adolescenza, il primo pasto del mattino non andrebbe mai saltato: consumare un’adeguata colazione è infatti fondamentale per non far abbassare i livelli glicemici e non avvertire quel senso di fame durante tutta la mattina, che provoca voracità e un maggiore assorbimento di ciò che si mangia. Numerosi studi scientifici hanno inoltre appurato che nei bambini c’è un rapporto diretto tra il consumo di una colazione completa ed equilibrata e la capacità di concentrazione a scuola, l’apprendimento, l’umore e la memoria”.
Lo conferma “A scuola di salute” dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, punto di riferimento in Italia per l’educazione alimentare dei più giovani, che in collaborazione con “Io Comincio bene” – l’iniziativa lanciata da Unione Italiana Food per sostenere il valore della prima colazione in Italia – ha voluto ribadire la centralità di un pasto come la colazione, troppo spesso sottovalutata, nell’ambito dell’alimentazione dei bambini.
L’importanza della colazione
In Italia, circa 9 persone su 10 dichiarano di far colazione al mattino[1], ma risulta anche che 1 bambino su 10 la salta e 1 su 3 consuma un pasto non adeguato o troppo veloce[2].
“Per i bambini – spiega il dottor Giuseppe Morino, Pediatra Dietologo dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù – il salto della colazione è dovuto alla mancanza di appetito al mattino o alla fretta. Quando non si avverte fame al risveglio, il motivo va ricercato in una cena poco equilibrata o consumata troppo tardi, oppure in un sonno scarso e di pessima qualità. Il rimedio che i genitori possono adottare in questi casi è di proporre ai propri figli una cena equilibrata e mandarli a dormire ad un orario adeguato alla loro età”.
I rischi per chi salta il primo pasto della giornata
Saltare la prima colazione, infatti, espone i bambini ad un maggior rischio di carenza di vitamine, oltre ad avere controindicazioni quali aumento di peso ed irascibilità. Le ripercussioni su corpo e mente e gli effetti a breve e lungo termine di questa abitudine scorretta sono molteplici: non solo si riducono le performance scolastiche, ma aumenta anche la fame per la merenda del mattino, che spesso diventa eccessiva e con un carico elevato di carboidrati.
Diversi studi scientifici hanno dimostrato come chi salta la colazione tende ad avere valori elevati di colesterolo e trigliceridi.
In una recente meta analisi (basata su 9 studi di coorte), è stato confermato che saltare la colazione aumenta il rischio di sovrappeso/obesità; infatti, più lungo è il tempo di digiuno (notturno), maggiore è la concentrazione di grelina che si viene a formare, ossia dell’ormone peptidico che stimola la fame.
Un ulteriore studio ha riportato, proprio tra gli effetti avversi del saltare la colazione, livelli più elevati di insulina e acidi grassi liberi dopo pranzo, aumento della fame e riduzione della sazietà.
“Fare colazione – conferma il dottor Morino – è utile anche per regolare l’appetito e può migliorare la risposta alla glicemia e aumentare la sensibilità all’insulina nel pasto successivo”.
Numerosi studi condotti dall’ISS hanno evidenziato come saltare la prima colazione già da bambini può persistere come pratica scorretta anche in età adulta: infatti, è durante l’infanzia che si costruiscono le principali abitudini, delle quali non potremo fare più a meno da adulti e che sarà difficile modificare nel tempo.
“Per stimolare i bambini a fare colazione ogni giorno – consiglia Morino – è importante sforzarsi per farla diventare ‘un pasto vissuto in famiglia’. Sedersi al mattino tutti insieme, quando possibile; apparecchiare una bella tavola imbandita e colorata; variare il menù mattutino in base ai gusti di tutti i componenti del nucleo familiare, preferendo pane, cereali o prodotti da forno, biscotti o fette biscottate, con miele, marmellata o crema spalmabile al cacao e nocciole; abbinando latte, yogurt oppure bevande a base vegetale. Per gli amanti del salato, anche ricotta, uova o affettati magri”.
Ma quali sono gli alimenti che non devono mai mancare nella prima colazione di un bambino?
“Una corretta alimentazione – spiega il dottor Morino – prevede al mattino il consumo di un pasto completo, costituito da una parte liquida (solitamente latte, ma per chi non lo ama o non lo tollera anche le bevande a base vegetale sono una buona alternativa) e una parte solida (costituita generalmente da prodotti da forno, cereali, biscotti, fette biscottate, pane, etc…). Le quantità consumate dovranno variare in relazione all’età, prevedendo un apporto calorico di circa il 20% di tutte le calorie consumate giornalmente”.
Di seguito, alcuni esempi di menù indicati per le esigenze nutrizionali delle diverse fasce d’età:
– Per la fascia 4-6 anni: latte vaccino intero o bevande a base vegetale 200 ml, 3 biscotti oppure 30 g di cereali oppure 3 fette biscottate, oppure pane con burro e marmellata o creme spalmabili 40 g + 5 g + 5 g;
– Per lafascia 7-10 anni: 125 g di yogurt (o in alternativa latte 200 ml o bevande vegetali), 40 g di cereali oppure una merendina (anche integrale) o pane e marmellata 50 g e 1 frutto;
– Per la fascia 11-14 anni: latte vaccino o bevande a base vegetale 200 ml, pane 70 g con marmellata o crema spalmabile alle nocciole e al cacao 20 g, oppure cereali 50 g, oppure 5 fette biscottate oppure 5 biscotti e frutta fresca 150 g.
Perché è bene fare colazione tutti i giorni fin da bambini
Soprattutto in età pediatrica, consumare una adeguata prima colazione fa bene perché:
#1. E’ il pasto più importante della giornata e il primo passo per adottare uno stile alimentare sano
#2. Consente di non arrivare “scarichi” e assonnati a scuola
#3. Fornisce una straordinaria carica di energia
#4. Stimola l’attività cerebrale e garantisce una maggiore concentrazione
#5. Previene il rischio di diabete e di obesità in età adulta, aiutando a mantenere livelli glicemici e conseguentemente insulinemici costanti
#6. Migliora l’umore
#7. Protegge il cuore, in quanto tende ad associarsi a livelli più bassi di grassi nel sangue / colesterolo e trigliceridi
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