Il corso Sommelier del caffè espresso (immagine concessa)
BRESCIA – Il caffè non è solo una bevanda, ma un’esperienza sensoriale completa che coinvolge i cinque sensi. Per coloro che desiderano approfondire la propria conoscenza e apprezzamento del caffè, arriva un’opportunità unica nel suo genere: il corso Sommelier del caffè di Aicaf, in programma ad aprile a Brescia.
Organizzato da esperti del settore, il corso è strutturato in quattro intense giornate che offrono un’immersione completa nel mondo del caffè espresso.
Dal primo livello al quarto, i partecipanti esploreranno l’analisi sensoriale, i pregi e i difetti del caffè, la mappa degli aromi, l’influenza dell’acqua sull’assaggio, e molto altro ancora.
Il corso Sommelier del caffè di Aicaf
La prima giornata introduce i partecipanti al concetto di analisi sensoriale, esplorando i due mondi paralleli dell’Arabica e della Robusta e fornendo una panoramica sulla lavorazione e la tostatura del caffè. Attraverso assaggi di singole origini e miscele in sessioni blind test, i partecipanti calibreranno le proprie capacità sensoriali.
Il secondo livello approfondisce i pregi e i difetti del caffè, guidando i partecipanti nella comprensione della mappa degli aromi e nell’affinamento delle proprie capacità sensoriali attraverso giochi e test di riconoscimento degli aromi.
La terza giornata porta l’attenzione sul caffè verde, esplorando varietà, zone di produzione e termini descrittivi nell’assaggio. Con un focus sull’acqua e il suo ruolo nell’analisi sensoriale, i partecipanti saranno preparati per l’esame finale.
Infine, il quarto livello del corso esplora l’acidità, l’amarezza e il mouthfeel del caffè, con prove pratiche di presentazione dell’espresso e discussioni di gruppo sull’esperienza sensoriale.
Al termine del corso, i partecipanti avranno l’opportunità di sostenere un esame teorico-pratico per ottenere la qualifica di Sommelier del caffè espresso, distinguendosi nel mondo del caffè per la loro conoscenza e competenza.
Se sei un appassionato del caffè o un professionista del settore che desidera ampliare le proprie competenze, non perdere l’occasione di partecipare al corso Aicaf Sommelier del caffè ad aprile a Brescia.
Un viaggio sensoriale indimenticabile ti attende, pronto a trasformare la tua percezione del caffè espresso.
Per info e iscrizioni: tel. 0309636365
Per vedere il programma completo basta cliccare qui.
CESENATICO (Forlì-Cesena) – Dal Gelato di Jessica, laboratorio working in progress dedicato alla genuinità dei prodotti, arriva una nuova iniziativa all’insegna della cultura del riciclo. Nell’ambito della rassegna Tempi di Recupero Week, l’iniziativa che promuove un approccio sostenibile all’enogastronomia, domenica 11 febbraio – alla gelateria al civico 46 di viale Carducci a Cesenatico – è stata offerta una degustazione gratuita di un gelato molto speciale, il nuovissimo Alma de Colombia.
Di ritorno dal Sudamerica per un viaggio esplorativo nelle piantagioni di cacao di Bogotà, Jessica Galletti ha presentato, in anteprima assoluta, un sorbetto al cioccolato con massa di cacao di fave colombiane.
In particolare, è stato utilizzato il celebre Cacao Disidente, azienda specializzata nello studio sensoriale e tassonomico del cacao nelle sue genetiche più rappresentative e speciali.
Si tratta di un cacao pregiatissimo nato da un progetto colombiano di salvaguardia dell’agro biodiversità della specie.
E per diffondere un messaggio legato alla cultura del recupero, con la buccia delle fave di cacao (un prodotto solitamente di scarto), Jessica Galletti ha creato un prelibato infuso da utilizzare per realizzare il nuovo gusto di sorbetto che verrà assemblato con la massa e lo zucchero.
Una creazione semplice, senza l’aggiunta di ulteriori ingredienti, proprio per preservare il sapore del cacao puro: “Con le fave di cacao colombiane – spiega Jessica – si produce il cioccolato più buono e più sano del mondo. Il sorbetto Alma de Colombia sarà solo una piccola anteprima di una nuova linea di prodotti che, dalla prossima primavera, produrremo in esclusiva proprio con questa pregiata materia prima che importeremo direttamente dalla Colombia”.
Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)
Il reflusso gastroesofageo rientra tra i disturbi più fastidiosi e diffusi, anche a causa ad abitudini alimentari non sempre adeguate. È fuori di dubbio che alcuni cibi e bevande siano in grado di favorire l’insorgere dei sintomi da reflusso gastroesofageo: tra questi spicca il caffè, il cui consumo dovrebbe essere limitato. Silvio Danese, professore ordinario di Gastroenterologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, approfondisce l’argomento grazie all’intervista di Chiara Amati per Il Corriere della Sera, di cui riportiamo la prima parte di seguito.
Il reflusso gastroesofageo: il caffè rientra tra le bevande da evitare
MILANO – Quel che capita nella nostra pancia dopo un pasto è una concatenazione di eventi piuttosto complessa. Dalla bocca allo stomaco, dall’intestino fino all’espulsione finale, il cibo compie un viaggio impervio, lungo un percorso tutt’altro che lineare.
Con inconvenienti spiacevoli che, talvolta, possono tradursi in bruciori, sonnolenza, senso di sazietà precoce, pesantezza, dolori vari… Ne scrive, nel libro best seller “In pace con la pancia. Stomaco e intestino felici: 100 risposte che ti cambiano la vita” (Sonzogno), Silvio Danese, professore ordinario di Gastroenterologia all’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, direttore di Gastroenterologia ed endoscopia digestiva all’Ospedale San Raffaele.
A lui abbiamo chiesto quali siano i più comuni problemi di digestione, perché spesso ne siamo soggetti e in che modo possiamo risolverli. Ecco che cosa ci ha risposto.
Professore, che cos’è il reflusso gastroesofageo e quali sono i sintomi?
“Il reflusso gastroesofageo è una condizione fisiologica entro certi limiti, in cui il contenuto acido dello stomaco risale nell’esofago. Diventa una malattia quando causa sintomi fastidiosi. Ma anche nel momento in cui conduce potenzialmente a irritazione e infiammazione delle pareti dell’esofago.
I sintomi tipici del reflusso si traducono in bruciore di stomaco e rigurgito acido. Tra gli “atipici” rientrano la tosse, il mal di gola, la raucedine, il dolore al petto e alle spalle. È necessario sottolineare che non tutte le persone affette da reflusso manifestano questi sintomi, raramente tutti insieme. Così come importante è rimarcare che la gravità dei sintomi può variare da individuo a individuo”.
Come dobbiamo comportarci in caso di reflusso?
“Quando si soffre di reflusso gastroesofageo, un aiuto importante, che però può tornare a boomerang se non si sta attenti, arriva dalla tavola. Ai pazienti che ne sono soggetti io suggerisco di limitare — attenzione: limitare, non evitare — alimenti quali pomodori, agrumi, cioccolato, menta, formaggi molto grassi, fermentati o piccanti, fritture, carni affumicate e grasse, salse e sughi pronti, insaccati.
Questi ultimi rallentano la motilità intestinale costringendo lo stomaco a una convivenza forzata con alimenti irritanti”.
Non ha menzionato il caffè…
“Merita una attenzione particolare. Quando si soffre di reflusso gastroesofageo è bene ridurre quei cibi che stimolano la secrezione acida. Il caffè rientra nella categoria. Non facile per noi italiani che ne abbiamo il culto. Dobbiamo sapere, però, che esistono valide alternative. Le più simili all’espresso, a titolo d’esempio, l’orzo tostato e un decaffeinato macchiato con un goccio di latte.
Volendo diversificare, bene un succo naturale o semplicemente del latte. Una proposta che potrebbe sembrare insolita ma che, in realtà, ha un fondamento scientifico. Nel 2020 gli esperti del Harvard Medical School hanno dimostrato che acqua, succo di frutta e latte sarebbero in grado di ridurre i sintomi tipici del reflusso gastroesofageo, mentre caffè, tè o soda potrebbero esacerbarli”.
Per leggere l’intervista completa basta cliccare qui.
Una delle passate edizioni di Terra Madre Salone del Gusto (immagine concessa)
TORINO – Ritrovare una nuova alleanza tra gli esseri umani e la natura, basata sulla relazione e non sulla sopraffazione, a partire dal cibo, che rappresenta cultura, condivisione, piacere, ma che è anche l’elemento più potente che ci riconduce alla terra, al suolo, all’acqua. È questa la chiamata a cui risponderà il pubblico che parteciperà a Terra Madre Salone del Gusto 2024, a Torino, Parco Dora, dal 26 al 30 settembre.
Ecco le prime informazioni sulla 15esima edizione della manifestazione organizzata da Slow Food, Città di Torino e Regione Piemonte.
Il ritorno di Terra Madre Salone del Gusto
La diffusione delle prime informazioni è stata anche l’occasione per lanciare The Road to Terra Madre, 10 mesi di eventi organizzati dalla rete Slow Food e da quanti – istituzioni, soggetti culturali pubblici e privati e partner – vorranno contribuire a diffondere il tema dell’evento a quante più persone possibile.
“Fare pace con la natura è la nostra dichiarazione d’amore per il futuro, perché frasi come salvare la natura o il pianeta sono ormai obsolete. Il nostro invito oggi è a tutelare la nostra stessa esistenza sul pianeta, e possiamo farlo solo se riusciamo a integrare in maniera armonica e positiva l’attività umana con gli ecosistemi naturali di cui facciamo parte. Essere dalla parte della natura, o meglio, dentro la natura, è il perno per affrontare, secondo noi, le crisi attuali” afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia introducendo il tema dell’edizione 2024 di Terra Madre Salone del Gusto.
Barbara Nappini aggiunge: “Viviamo in un mondo in cui si tollera che quasi un miliardo di persone non abbia regolare accesso al cibo. È evidente che l’iniquità del sistema alimentare è l’elemento che collega un po’ tutte le crisi che stiamo vivendo. Ed è il frutto del modo in cui abbiamo trattato la nostra madre terra: come se fossimo in guerra, in un antagonismo continuo per cui l’obiettivo è trasformarla affinché risponda alle nostre esigenze”.
Nappini conclude: “Per questo siamo convinti che ripensare a una cultura di pace ed esercitarla nel quotidiano, anche rispetto al contesto internazionale, assuma un’eco di necessità e urgenza. Anche il percorso di The Road to Terra Madre ci servirà a fare pace con la natura nella pratica quotidiana”.
Per l’assessore all’Agricoltura e cibo della Regione Piemonte, Marco Protopapa: “Condividiamo il tema scelto da Slow Food per l’edizione 2024 di Terra Madre Salone del Gusto e l’invito di sensibilizzazione verso la società sul rapporto tra uomo e natura. Le politiche per il cibo che abbiamo sostenuto, e continuiamo a sostenere, mettono al centro gli agricoltori custodi del territorio e i principali soggetti della filiera agroalimentare per la produzione dei cibi di qualità”.
Il rapporto tra uomo e natura
“Con orgoglio presentiamo la 15esima edizione di Terra Madre Salone del Gusto. Una grande celebrazione della cultura alimentare, che è anche un’opportunità straordinaria di affermare la posizione della nostra città nel contesto internazionale, come punto di riferimento per gli amanti del cibo e della sostenibilità ambientale, e di mostrare ancora una volta la nostra capacità organizzativa e la qualità dei nostri eventi” dichiara Domenico Carretta, assessore al Turismo e Grandi eventi della Città di Torino.
Carretta aggiunge: “Il tema di quest’anno è il rapporto tra uomo e natura e Torino è certamente un esempio virtuoso di convivenza tra ambiente urbano, parchi e aree verdi. Lo stesso Parco Dora, che per la seconda volta ospita Terra Madre Salone del Gusto, è il risultato di una grande opera di rigenerazione urbana, che ha restituito alla fruibilità dei cittadini una ex area industriale. Non vediamo l’ora di accogliere produttori, chef, appassionati e visitatori curiosi, per fare insieme questo viaggio tra le culture del mondo all’insegna dei piaceri del palato e speriamo di ripetere e magari di superare il grande successo dello scorso anno”.
Alla conferenza sono intervenuti due istituti in rappresentanza dei progetti che Slow Food contribuisce a organizzare nelle scuole: Melissa Indino e Davide Prosdocimi, studenti del Liceo Linguistico e Classico Gioberti, che è anche una Comunità Slow Food, e Daniela Mesiti, dirigente scolastico Liceo Linguistico Mazzarello, che ha attivato un corso di studi speciale con curvatura enogastronomica.
The Road to Terra Madre: la chiamata all’azione inizia subito
The Road to Terra Madre è anche un’occasione per celebrare i vent’anni dalla prima edizione di Terra Madre: un lungo viaggio che parte da Torino proprio in questi giorni con i primi appuntamenti in programma e si diffonde in tutto il mondo con una serie di iniziative che propongono modelli concreti per cambiare il sistema agroalimentare. La rete Slow Food, istituzioni pubbliche, enti culturali e soggetti privati: tutti avranno la possibilità di contribuire al programma ufficiale, candidando la propria proposta di evento a partire da febbraio cliccando qui.
Cominciamo dalle scuole il 12 dicembre con l’incontro Dalla parte della Natura in cui l’autore dell’omonimo libro del 2022 per Slow Food Editore, il docente dell’Università di Palermo Francesco Sottile, membro del board internazionale di Slow Food, tiene una conferenza per le studentesse e gli studenti di due scuole torinesi: al mattino l’Istituto Professionale Statale G. Colombatto e al pomeriggio il Liceo Linguistico e Classico Gioberti.
In programma già nei prossimi giorni l’appuntamento della serie di In cucina con Slow Food da Eataly Lingotto Torino per scoprire la Cucina vegetale per le feste (martedì 5 dicembre) con Matteo Cambuli, cuoco dell’Alleanza Slow Food.
Mentre la rete internazionale dei Mercati della Terra di Slow Food avvia gli appuntamenti di The Road to Terra Madre domenica 17 dicembre, coinvolgendo circa 15 produttori che lavorano in accordo con i princìpi di Slow Food e artigiani del cibo, nel Mercato della Terra antistante Eataly Lingotto.
In primavera sono diversi gli appuntamenti organizzati da Slow Food già in programma in Italia: ad Assisi, negli spazi antistanti la Basilica inferiore di San Francesco, il 20 aprile si terrà la presentazione della Guida agli Extravergini mentre a Brescia il 24 e 25 maggio sarà la volta della presentazione della Guida alle Birre, entrambe per Slow Food Editore.
A Roma a fine maggio si terrà la seconda edizione di Anteprima Terra Madre che, oltre ai laboratori per i più piccoli, al mercato e alle conferenze, ospiterà l’incontro di 300 giovani della rete Slow Food e di altre organizzazioni della società civile che arriveranno da tutta Italia per confrontarsi sui temi proposti da Terra Madre.
Tra le iniziative su cui accenderemo i riflettori a Torino, nei giorni di Parco Dora, e su cui lavoreremo durante tutto l’anno anche il nuovo progetto degli Orti Slow Food di Comunità avviato grazie al supporto di UniCredit e l’evoluzione della Slow Food Coffee Coalition insieme a Lavazza Group.
La macchina organizzativa dei cinque giorni di Torino è già partita, in vista di tutto quel che fa grande Terra Madre Salone del Gusto: dal Mercato italiano e internazionale, con centinaia di bancarelle della migliore produzione agroalimentare di qualità e dei Presìdi Slow Food (possono aderire fin d’ora tutte le aziende che rispettano le linee guida della manifestazione, mentre è già stato avviato il dialogo con le istituzioni a tutti i livelli – Ministeri, Regioni ed Enti locali – che contribuiranno a portare a Torino le aziende del loro territorio), alle Conferenze che tratteranno i temi al centro delle politiche del cibo, dai Laboratori del Gusto alla Cucina dell’Alleanza dove produttori e cuochi saranno protagonisti.
L’edizione 2022 in numeri
Nel 2022 abbiamo parlato anche di rigenerazione dei luoghi, a partire da Parco Dora, che per la prima volta ha ospitato Terra Madre. Negli spazi dell’ex area industriale di Torino, 350 mila visitatori hanno incontrato 3 mila delegati arrivati da 117 Paesi e 650 espositori nel mercato italiano e internazionale, e hanno partecipato per cinque giorni a un calendario di oltre 650 eventi, animati da uno spirito di festa, oltre che dal desiderio di cambiare il sistema alimentare.
L’edizione 2024 di Terra Madre Salone del Gusto è resa possibile grazie a istituzioni e soggetti privati che hanno già confermato il loro supporto a un anno dalla manifestazione, tra questi citiamo i Main Partner: Demeter, Iren, Lavazza Group, Pastificio Di Martino, Quality Beer Academy, Reale Mutua, UniCredit.
MILANO – La brioche col tuppo è un tipico dolce della tradizione culinaria siciliana e consiste in un cornetto dolce con un ciuffo di pasta sulla parte superiore che ricorda la caratteristica forma dei cappelli tradizionali indossati dagli uomini dell’isola: la coppola. Leggiamo di seguito la prima parte della notizia pubblicata sul portale Sicilia Fan.
La brioche col tuppo
La brioche col tuppo è solitamente servita a colazione o come spuntino, accompagnata da un bicchiere di latte, caffè o dalla granita. La sua consistenza leggera e soffice la rende un’ottima opzione per una colazione dolce e nutriente.
La brioche col tuppo è molto popolare in Sicilia e si può trovare in molte pasticcerie e panetterie dell’isola. Viene preparata con ingredienti semplici, come farina, zucchero, burro, latte, uova e lievito, ma il segreto per ottenere una brioche perfetta è la lavorazione dell’impasto, che richiede tempo e pazienza per ottenere la giusta consistenza e la giusta lievitazione.
Ogni zona della Sicilia ha la sua versione della brioche col tuppo, con alcune varianti che prevedono l’aggiunta di ingredienti come crema pasticcera, granita o gelato alla mandorla per renderla ancora più golosa.
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Il latte scaduto può rivelarsi utile in diversi ambiti domestici come, ad esempio, per pulire gli oggetti in pelle, come le scarpe, borse e divani. Ottimo da usare al posto dell’acqua, il latte deterge e ammorbidisce gli oggetti realizzati con questo materiale dando una seconda vita al latte. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale Orizzonte Energia.
I vari utilizzi del latte scaduto
MILANO – Quando il latte scade lo buttiamo via, ma è un errore perché in realtà si rivela molto utile per una serie di cose. Se non si può bere, sicuramente si può usare per fare altro. Bisogna cercare di entrare nell’ottica anti spreco se vogliamo salvaguardare il pianeta.
Il latte scaduto si può usare in tanti modi davvero efficaci risparmiando su prodotti che invece dovreste comprare per svolgere quel compito. Quindi risparmiate soldi e date un contributo davvero importante all’ambiente.
I rimedi casalinghi
Ridurre gli sprechi oggi è fondamentale e tutti dobbiamo fare la nostra parte anche nelle piccole cose. Il latte scade senza essere consumato e quindi si butta. Questo è sbagliato: usatelo per alcuni rimedi casalinghi efficaci, ecco quali sono.
La data di scadenza del latte spesso in realtà è indicativa e questo può essere consumato anche dopo se è in buone condizioni. Se al contrario non lo è conserva comunque i suoi nutrienti che possono essere utili per esempio alla salute delle piante. Usate quindi il latte scaduto come fertilizzante naturale. Basta aggiungere un po’ di acqua al latte e andrete a creare un composto ricco di sali minerale e vitamina che faranno crescere le piante rigogliose.
Altro ambito in cui potete usare il latte scaduto è per pulire l’argenteria. È perfetto per questo compito, basta mescolare il latte al succo di limone per ottenere dei risultati incredibili. La miscela si prepara facendo bollite il latte con qualche goccia di succo di limone. Poi bisogna far raffreddare la soluzione e la si può usare per far brillare l’argenteria. Dopo che avrete applicato il composto, sciacquate e strofinate gli oggetti d’argento con un panno di lana.
Con il latte scaduto poi potete anche pulire gli oggetti in pelle, come le scarpe, borse e divani. Ottimo da usare al posto dell’acqua, il latte deterge e ammorbidisce gli oggetti realizzati con questo materiale. Per applicarlo mettetelo su un panno e passatelo sulla superficie da trattare. Fate asciugare bene e passate un panno asciutto. Le macchie andranno via molto facilmente.
Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.
RIMINI – Riportiamo di seguito l’intervento integrale che Andrej Godina, dottore di ricerca in scienza, tecnologia ed economia nell’industria del caffè, ha tenuto al convegno Comunicaffè durante il Sigepsull’importante tema della sostenibilità nella filiera del chicco. Secondo l’esperto, risulta necessario un maggiore dialogo tra i Paesi di produzione e quelli di consumo con una presa di coscienza dell’industria mirata a cambiare il modello di fissazione dei prezzi e di acquisto della materia prima. Leggiamo di seguito le sue opinioni.
La sostenibilità nella filiera del caffè
di Andrej Godina
“Ho la fortuna di avere una visione di filiera competa dal primo anello fino all’ultimo grazie alla mia attività di consulente esperto in caffè nei paesi consumatori e di produzione del caffè in Honduras, paese d’origine, grazie all’azienda Umami Area Honduras che con altri soci mi vede impegnato nella gestione della piantagione Rio Colorado.
Lavorando attivamente in piantagione per produrre un caffè sostenibile, fin da subito ho capito che questo termine doveva essere declinato in differenti aspetti: innanzitutto la sostenibilità doveva essere praticata dal punto di vista ambientale, poi da quello sociale e infine dall’aspetto economico-finanziario, sul quale mi soffermerò durante questo mio intervento.
La sostenibilità economico-finanziaria vuol dire garantire al coltivatore il giusto riconoscimento che gli permetta di coprire i costi di produzione del caffè, di avere uno stipendio dignitoso per garantire alla sua famiglia uno stile di vita adeguato e un utile da reinvestire nella sua attività, ad esempio per costruire sistemi di irrigazione, cambiare varietà botanica, comprare impianti di lavorazione del caffè più moderni.
La mia storia di consumatore mi ha visto iniziare a bere caffè quando da ragazzo studiavo all’università per sfruttare le proprietà stimolanti della caffeina.
All’epoca ero un consumatore inconsapevole e non avrei mai immaginato che dietro una tazzina di espresso ci fossero più di 135 milioni di produttori, la maggior parte dei quali di piccole dimensioni e a conduzione familiare che spesso non riescono nemmeno a coprire il costo di produzione a causa del prezzo basso che gli viene pagato dai trader di caffè verde.
Godina afferma: “Quando ho iniziato a sentir parlare di sostenibilità sulla filiera, ormai tanti anni fa, avevo capito che questa era solo quella ambientale, eppure, diventando io stesso un produttore ho capito molto bene che la sostenibilità, in primis, deve essere quella economica-finanziaria”.
“Godina continua: “Infatti, senza un giusto guadagno del farmer, non è possibile fare attività a sostegno della sostenibilità sociale né tanto meno di quella ambientale. Da produttore di caffè ho altresì potuto osservare uno dei grandi paradossi di questa filiera che è fortemente agganciata, per la determinazione del prezzo di vendita del caffè verde, alle quotazioni delle borse merci di NY e Londra.
Infatti la dinamica che determina il prezzo a cui devo vendere il nostro caffè viene fissato sulla borsa di NY, e in particolare negli ultimi anni, queste quotazioni non hanno un vero collegamento con il mercato fisico ma sono il frutto di attività speculative.
Nel passato, come tanti operatori di settore ricorderanno, il mercato del caffè verde veniva gestito a livello globale attraverso la fissazione delle quote di esportazione dai paesi di produzione dall’International Coffee Organization.
Questa pratica permetteva di avere un mercato fisico controllato nel quale l’offerta di caffè verde era calcolata sull’effettivo consumo mondiale e ciò garantiva una fissazione dei prezzi sulle borse merci strettamente legate all’incontro tra la offerta e la domanda”.
Godina spiega: “Nella nostra piantagione sperimentiamo ogni anno come il prezzo al quale dovremmo vendere il caffè è completamente slegato dalla nostra realtà produttiva e non tiene assolutamente conto dei costi di produzione.
In Honduras, così come negli altri paesi di produzione, in periodi di sovrapproduzione i prezzi salgono o scendono, senza alcun tipo di correlazione con la produzione. Qualche anno fa i prezzi sulle borse merci erano così bassi che non hanno garantito ai piccoli produttori la copertura dei costi di produzione, in tanti casi il produttore di caffè ci ha rimesso dei soldi! Questo fatto ha costretto i produttori ad indebitarsi e ancora oggi ne stanno pagando gli interessi,
Questo modello di business non è sostenibile e chi ne paga effettivamente i costi? Ovviamente tutto questo ha un costo che è sempre pagato dal piccolo produttore di caffè. Infatti queste persone riescono poi alla fine e in qualche modo a sopravvivere perché lavorano senza un contratto di lavoro, senza stipendio.
Nella valle di Las Capucas in Honduras, dove abbiamo la piantagione, sono presenti più di 2000 piccoli produttori, raggruppati in una cooperativa.
Se non fosse per lo sforzo e le attività di responsabilità sociale della cooperativa queste persone, lavorando senza un contratto, non avrebbero un’assistenza sanitaria e la possibilità per i figli di un’educazione universitaria.”
Godina riflette: “Questo grave problema di non rendere sostenibile economicamente il lavoro del farmer ha un effetto devastante, non solamente quello di impoverire i nuclei familiari ma anche quello di costringere le famiglie ad abbandonare la loro terra, strozzati dagli interessi dei prestiti chiesti in banca, emigrando illegalmente negli USA.
Nel 2050 non avremo più una produzione sufficiente di caffè Arabica non tanto per gli effetti del cambio climatico ma perché non ci saranno più produttori che coltiveranno il caffè. Una parte della responsabilità va imputata ai trader di caffè verde e alle torrefazioni che generalmente acquistano la materia prima in modo indifferenziato, al prezzo più basso, senza ricercare un rapporto stabile con il farmer, senza comprendere le sfide e le problematiche dei paesi di produzione e senza una vera consapevolezza di filiera”.
Il prezzo della sostenibilità
Godina afferma: “Come fare per garantire che il caffè consumato si possa definire veramente sostenibile? La risposta è molto semplice, è necessario per prima cosa pagare il giusto prezzo al produttore, garantendo la completa copertura dei costi di produzione e assicurando un guadagno che dev’essere agganciato alla qualità del prodotto, alle attività messe in campo a salvaguardia dell’ambiente e ai servizi sociali garantiti alla comunità locale.
Il consumatore è all’oscuro di tutte queste dinamiche di filiera e ne è inconsapevolmente responsabile, tanto quanto i trader di caffè verde e i torrefattori. Qualche anno fa, per esempio, quando i prezzi del caffè sulle borse merci erano al minimo, succedeva che nel bar o sullo scaffale del supermercato, l’atto di acquisto del consumatore si rifletteva nei paesi di origine con un effetto di impoverimento del piccolo produttore.
Questo “corto circuito” di filiera crea una serie di fenomeni anomali come l’emigrazione forzata dei farmer e, alla lunga, alla carenza di caffè. Siamo noi, gli ultimi attori della filiera, a rappresentare il motivo di fallimento dei piccoli farmer in quanto siamo sempre noi a determinare e imporre il prezzo di acquisto ai paesi produttori.
I paesi di produzione così come il farmer non ha nessuna voce in capitolo e nessuna forza contrattuale sul prezzo perché terminato il raccolto ha necessità di “fare cassa” e di vendere la produzione (soprattutto perché si tratta di una produzione annuale che produce un solo incasso nei 12 mesi) e non ha gli strumenti tecnici e finanziari necessari per intervenire sulle borse merci.
I primi attori della filiera subiscono quello che succede a valle tant’è che in questo ultimo periodo gli esportatori sono addirittura costretti a cambiare i differenziali dei loro caffè per riuscire in qualche modo a calmierare l’effetto devastante al ribasso delle borse merci”.
Godina non ha dubbi: “Oggi la necessità di declinare valori di sostenibilità sulla filiera richiede un differente approccio di tutti gli operatori di filiera e di una profonda rimodulazione delle loro attività, risulta necessario un maggiore dialogo tra i paesi di produzione e quelli di consumo e di una presa di coscienza dell’industria del caffè che deve cambiare il modello di fissazione dei prezzi e di acquisto della materia prima”.
Godina conclude: “La parola sostenibilità deve essere in primis declinata nella sostenibilità economico-finanziaria dei farmer e solamente dopo in una versione sociale e ambientale.”
I fondatori Luca e Francesco D’Agostino (immagine concessa)
MILANO – Elevare la tradizione dell’espresso italiano e valorizzare il capoluogo meneghino: questa è la base che ha portato alla fondazione di NeroMilano Caffè, brand di Holy Food e realtà attiva da due anni come venditore, produttore e distributore. In linea con lo story telling dell’azienda, ogni blend viene composto in base al luogo a cui viene associato: questo fa si che vengano scelte differenti tipologie di diversa provenienza per creare un’originalità nell’aroma.
In questo modo nascono, ad esempio, la miscela “Solaria”, che propone un aroma più equilibrato e bilanciato o la “Tre torri” quasi esclusivamente composta da Robusta, per ottenere un gusto più deciso e definito, per chi preferisce una sensazione forte e poco acidula al palato.
Il nome delle miscele omaggia alcuni dei luoghi simbolo di Milano che ne riflettono lo stile architettonico ed evocativo tramite il sapore e l’aroma.
Per saperne di più, abbiamo parlato con i fondatori dietro il brand: i fratelli Francesco e Luca D’Agostino.
Qual è la storia dietro il brand NeroMilano Caffè? Come è nata l’idea e come si racconta?
“NeroMilano Caffè è un brand nato nel 2021, in pieno periodo Covid come risposta ad una esigenza di reazione alla pandemia. Tutto nasce dalla forza di volontà: volevamo a tutti i costi trovare un modo per tenere in vita un vecchio contesto familiare sviluppatosi nel mondo della caffetteria milanese.
Il logo di NeroMilano Caffè (immagine concessa)
Siamo nati e cresciuti in una città globalizzata che riesce a conservare la vita di quartiere accanto alla vita frenetica lavorativa. Il nostro know how deriva da una realtà di riferimento nel quartiere Magenta attiva come punto di somministrazione di alta fascia nel mondo della caffetteria.
Con il nostro brand vogliamo unire la tradizione del caffè italiano con la tradizionale pausa caffè meneghina. Come recita la nostra philosophy : “NeroMilano Caffè è un brand che racchiude la vera essenza del caffè italiano, tostato, macinato come solo un vero italiano sa fare”.
Quali tipi di miscele proponete? Come sono composte?
“Proponiamo miscele selezionate e composte dal nostro torrefattore (Torrefazione Sempione) alle porte di Milano in base al gusto, così da permettere al nostro cliente di trovare sempre lo stesso sapore in ogni tazzina di caffè NeroMilano che assaggia: anche dopo molto tempo dal primo ordine.
In linea con lo story telling del brand, ogni blend viene composto in base al luogo a cui vinee associato, questo fa si che vengano scelte differenti tipologie di diversa provenienza proprio per creare un’originalità nell’aroma.
Ovviamente vengono allineate con i gusti che il mercato richiede, un fattore importante per la soddisfazione dei clienti, divenendo cosi delle vere e proprie miscele composte a metà tra il gusto del consumatore e la proposta aziendale.
I fondatori Luca e Francesco D’Agostino (immagine concessa)
Lavoriamo con molte tipologie di Arabica e Robusta, ognuna delle quali viene usata per creare le nostre varietà. Ad esempio c’è la miscela “Solaria”, che propone un aroma più equilibrato e bilanciato; un’altra tipologia che proponiamo è la “Tre torri” quasi esclusivamente composta da Robusta, per ottenere un aroma più deciso e definito, per chi preferisce una sensazione forte e poco acidula al palato.
Arriviamo poi a proporre miscele più particolari e di settore composte per la maggior parte da Arabica selezionati per chi è alla ricerca di una sensazione fortemente aromatica”.
Alcune tra le vostre miscele proposte (Velasca, Tre Torri, Scala…) sono un chiaro riferimento a Milano. Avevate intenzione sin da principio di valorizzare la città tramite il caffè?
“Come imprenditori milanesi, attivi anche nel mondo della comunicazione, siamo fortemente innamorati della nostra città.
La nostra formazione è stata fin dal principio nel mondo della graphic design e arti visive (Francesco) e nel mondo del design e project design (Luca). Durante i nostri studi abbiamo sempre incontrato gli elementi iconici della città, nonché simbolo delle nostre passeggiate coi nonni.
La miscela Velasca (immagine concessa)
Rendendoci conto che nell’imaginario comune Milano è rappresentata solamente dai Navigli, dal Duomo, e dal Castello Sforzesco, abbiamo pensato di selezionare alcune delle opere architettoniche meno conosciute a un pubblico extra cittadino, da abbinare alle nostre miscele considerando caratteristiche come: gusto, aroma e corposità, abbinate a caratteristiche come stile, quartiere e design.
Quindi, abbinando ad ogni miscela un palazzo iconico, ci prefiggiamo l’obiettivo di raccontare tramite il sapore, l’importanza e la bellezza delle strutture, della nostra città“.
C’è la possibilità di creare un coffee corner per le aziende. Come funziona? Quali altri servizi offrite?
Assolutamente sì. Una parte del nostro core business si sviluppa proprio su questo aspetto, lavorando in partnership con i grandi marchi del settore (Carimali, Elektra, Fiorenzato, ecc.): studiamo e proponiamo le migliori soluzioni per ogni realtà aziendale creando di fatto un vero coffee corner su misura per il cliente.
Il nostro work flow operativo si compone in tre fasi. Innanzitutto, insieme al cliente, calcoliamo il consumo medio mensile: questo ci permette di ottenere la migliore quotazione per la realtà in questione. Dopo di che, in base alla quantità e allo spazio a disposizione, studiamo la soluzione migliore per erogare la miscela scelta e il formato adatto (grani, capsule o cialde).
La miscela Scala (immagine concessa)
Per concludere, ci occupiamo di fornire i macchinari scelti in noleggio operativo tramite una finanziaria oppure, in alcuni casi, il macchinario viene fornito in comodato d’uso gratuito. In base alla tipologia di servizio erogato i nostri operatori si occuperanno della manutenzione dei macchinari”.
C’è molta concorrenza nel mercato del caffè a Milano. Come avete intenzione di distinguervi?
“Sicuramente una componente fondamentale è lo storytelling, raccontare la nostra storia e le esperienze dell’azienda ci rende diversi dagli altri. Ognuno ha qualcosa da raccontare e da cui prendere spunto per iniziare il proprio percorso: questo già di per sé da originalità al progetto. L’idea di voler associare un prodotto come il caffè ad un una realtà come la grafica ed il design, che fanno parte da sempre delle nostre vite, rende ancor più unica la storia.
Siamo un brand che, rispettando e valorizzando l’artigianalità del nostro prodotto, vorrebbe posizionarsi nella fascia medio alta del mercato rivolgendosi soprattutto al settore B2B e horeca anche se ad oggi le nostre capsule compatibili Nespresso si possono trovare in vendita nei negozi “El pastee de Milan”.
Inoltre, grazie anche alla nostra attività nel mondo della comunicazione, ci posizioniamo come partner in eventi come Design Week e Digital Week, occasioni in cui possiamo facilmente farci conoscere abbinando il caffè al design e anche, perché no, testare le nuove proposte sulle miscele e sui nuovi macchinari che possiamo offrire ai clienti”.
Fin qui il riscontro è stato positivo?
“Fin dai primi contatti con le realtà ricettive abbiamo avuto buoni feedback; la gente apprezza la qualità delle bevande erogate e dagli ottimi macchinari che forniamo. Dai dati abbiamo notato che, per quanto riguarda il caffè in grani, le preferenze della clientela ricadono sulla miscela “Velasca”, miscela gusto forte, ma soprattutto della crema persistente e piena.
Per quanto riguarda il formato in capsule, nell’ultimo periodo abbiamo visto aumentare la richiesta della miscela “Scala”, fragranze tostate che evidenzia le materie prime di pregiata qualità.
Le maggiori richieste ci arrivano oggi da forniture B2B, settore su cui ad oggi puntiamo molto. Il nostro e-commerce (www.neromilanocaffè.it) espande la presenza della realtà sul web aprendoci anche la strada del canale di vendita al dettaglio”.
Quali sono i progetti per il futuro?
“Sicuramente la nostra campagna vendite è nel pieno della sua operatività. Ci stiamo concentrando sulla diffusione del brand in aziende che vogliono offrire la pausa caffè di qualità ai propri dipendenti e un momento di piacevole convivialità ai propri clienti.
La nostra idea è quella di dare vita a una realtà con dei margini ben definiti. Vorremo che NeroMilano Caffè potesse contare su una catena di caffetterie per poter far conoscere il proprio marchio e i prodotti.
Desideriamo uscire dall’idea classica di caffetteria: le città oramai ne sono piene. Il nostro brand dovrebbe poter accogliere i clienti, anche business, in vere e proprie boutique del caffè. Quasi mutuando l’accoglienza dei clienti dalle profumerie più ricercate”
Mario Rubino, presidente di Kimbo, insieme a Geolier (immagine concessa)
NAPOLI – Con grande sorpresa e coinvolgimento delle migliaia di persone che affollano in questi giorni la città ligure, Kimbo è il caffè di Napoli a Sanremo non solo perché è servito tutti i giorni in espresso al Festival, il bar al 196 di Corso Matteotti, ovvero a pochissimi metri di distanza dal Teatro Ariston (che è al 212), ma anche e soprattutto perché, dal 6 febbraio, è il caffè ufficiale della Pizza Geolier.
Kimbo è il caffè della Pizza Geolier
Ispirati infatti dalla musica di Geolier, che ha riportato dopo tanti anni il “napoletano” in gara nelle nota kermesse della canzone italiana, i coffee specialist di Kimbo sono presenti a Sanremo con una postazione bar unica nel suo genere (un mega tazzone in rame, realizzato da raffinatissimi artigiani partenopei) fino a domenica 11 febbraio anche in Via Gaudio 61: qui, oltre alla già iconica Pizza Geolier, tutti possono degustare, attraverso il rito del caffè sospeso, non solo quello preparato con la cuccuma napoletana dai Kimbo esperti ma anche quello estratto con la sua super moka dalla signora Nunziatina, vera celebrità dei Quartieri Spagnoli di Napoli che, accompagnata a Sanremo dalla impeccabile guida turistica Anna Perno (nota a milioni di follower come Napoli Reale), sta trasformando il vicoletto sanremese in uno di Spaccanapoli.
Geolier si prepara un caffè nella tazza gigante Kimbo a Sanremo (immagine concessa)
“Anche noi siamo “secondini”, perché i nostri stabilimenti e il nostro quartier generale sono da sempre a Secondigliano, ed affiancare in qualche modo un giovane talento di Scampia è solo una gioia per la nostra azienda” afferma Mario Rubino, presidente di Kimbo SPA.
Mario Rubino continua: “Ci divertiva per questo l’idea di rafforzare l’identità verace partenopea della Pizza Geolier e interagire con il pubblico nella maniera più “autenticamente” tradizionale. Così abbiamo pensato di coinvolgere, attraverso Napoli Reale, la signora Nunziatina, tenutaria del famoso vascio a ridosso di Via Toledo nel quale prepara le sue caffettiere giganti per offrire il caffè a tutti i turisti e passanti. Ed è, come avevo immaginato, un grande successo”.
In aggiunta alla presenza in loco, Kimbo ha stimolato – a distanza – anche la fantasia e la creatività dell’attrice e influencer Sara Penelope Robin che sta offrendo in questi giorni su Instagram e Tik Tok una sua originale narrazione della kermesse televisiva con una serie di contenuti video nei quali, attraverso le sue tre diverse personalità (appunto: Sara, Penelope e Robin), nello stile inconfondibile che diverte e divide, guarda e commenta la lunga maratona musicale sempre accompagnata da una tazzina di caffè Kimbo.
MILANO – Louis Dreyfus Company, uno dei massimi commercianti crudisti mondiali, potenzia la sua presenza in Honduras, paese fondamentale per gli equilibri di mercato degli arabica, nonché origine più importante delle scorte certificate della borsa di New York.
La multinazionale francese ha infatti inaugurato un nuovo impianto per l’essiccazione del caffè nel dipartimento di Lempira.
Strategicamente situato nella regione occidentale del paese, esso va ad aggiungersi e a completare il preesistente impianto di spolpatura, che si trova a Villanueva, non lontano dalla città di San Pedro Sula.
La nuova infrastruttura di Louis Dreyfus Company faciliterà la selezione e la lavorazione del caffè, snellirà la logistica e migliorerà i servizi ai produttori e agli intermediari in questa area
“L’aggiunta di questo sito alla nostra rete operativa locale riflette l’impegno a lungo termine portato avanti da Louis Dreyfus Company in Honduras negli ultimi 13 anni” ha dichiarato Juan José Blanchard, direttore operativo di Ldc per l’America latina.
“Il nuovo stabilimento ci consentirà di espandere la nostra presenza avvicinandoci ai produttori e contribuendo agli sforzi che stiamo compiendo per dare impulso alla tracciabilità di filiera, dalla piantagione al cliente e il consumatore finale”.
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