Una pianta di coffea canephora (credits - Wouter Hagens - Opera propria, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1890101)
MILANO – Sempre più in alto i prezzi dei robusta del Vietnam, che nelle scorse settimane hanno superato la soglia degli 80 mila dong/kg ($3,28/kg) in varie aree degli altipiani centrali, in particolare nel Dak Nong. Secondo testimonianze raccolte dai media locali, c’è chi si è visto offrire sino a 80.700 dong/kg per il proprio caffè: una situazione inimmaginabile un anno fa, quando 41-42 mila dong erano già considerati un prezzo più soddisfacente.
Ma anche un paio di mesi fa, quando si speculava con l’obiettivo di arrivare a quota 70 mila dong/kg.
E nessuno pensava che la corsa al rialzo sarebbe proseguita ancora, verso nuovi record.
Quanto potranno crescere ancora i prezzi? Va detto, che i valori sono leggermente scesi in questa settimana post-capodanno cinese. Ma la situazione rimane critica.
Phan Minh Thong, direttore generale di Phuc Sinh, un importante esportatore vietnamita di caffè, ha spiegato il perché di questa situazione in un’intervista a Thanh Nien Magazine.
Per anni – osserva – i torrefattori di tutto il mondo si sono abituati a comprare il robusta vietnamita per grandi quantitativi a prezzi molto bassi e si sono illusi di poterlo fare per sempre.
Ma la situazione è cambiata e non solo a causa dei cali produttivi degli ultimi anni. L’intera agricoltura del Vietnam si sta infatti evolvendo
I prezzi dei terreni agricoli sono infatti lievitati: “un ettaro di terreno costa ormai da centinaia di milioni a svariati miliardi di dong” (1 miliardo di dong = 38.200 euro).
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Monica Meschini e Riccardo Depretis (immagine concessa)
MILANO – ChocoLOVE, l’evento dedicato alla cultura del cacao a Milano, si è chiuso il 14 febbraio, non a caso il giorno di San Valentino, con l’ultimo appuntamento dedicato al futuro del cioccolato. Nell’occasione, Monica Meschini dell’International Institute of Chocolate and Cacao Tasting ha incontrato Riccardo Depetris, maestro cioccolatiere pluripremiato ai prestigiosi International Chocolate Awards 2023, per rivelare quali saranno le nuove tendenze di uno degli alimenti più amati in tutto il mondo.
Il cioccolato del futuro a ChocoLOVE
Monica Meschini prende la parola: “Cos’è il cioccolato del futuro? Prima di tutto è tracciabilità, etica e sostenibilità. Ma non possiamo dimenticarci le sensazioni aromatiche. Il cioccolato è pur sempre un lussuoso momento di piacere e deve esserlo fino in fondo. Dobbiamo essere consapevoli di cosa vuol dire il piacere, ovvero scoprire sensazioni che non avremmo mai immaginato nel cacao a livello olfattivo e gustativo”.
Meschini aggiunge: “Non si può entrare nella competizione International Chocolate Awards se non si usa un cioccolato tracciabile. All’inizio questa regola ci ha portato via un buon 30% dei partecipanti perché alcuni hanno trovato difficoltà a sapere da dove realmente veniva il loro cioccolato. Nel giro di tre anni i partecipanti sono tuttavia aumentati rispettando il regolamento d’entrata della gara”.
Monica Meschini continua: “Riccardo Depretis ha saputo fare la differenza e pensare al domani del cioccolato e della pasticceria. Tutti conoscono il Theobroma Cacao, noto come il cibo degli dei, l’albero da cui abbiamo sempre tratto il nostro cioccolato. Il Theobroma Cacao ha dei cugini nella stessa famiglia: noi li chiamiamo Theobromi alternativi come, ad esempio, il bicolor e il jaguar. Qualcuno pensa che la prima bevanda di cioccolata in tazza venisse prodotta, oltre che dal Theobroma Cacao, anche dalle loro differenti controparti”.
I Theobromi alternativi
La degustazione ha avuto inizio con un cioccolato di pregio ma comune che viene utilizzato dai cioccolatieri in ambito puramente tecnico. La raccomandazione prima di mangiare il cioccolato è quella di far scioglierlo in bocca e non masticarlo: in questo modo è possibile percepire le sensazioni aromatiche.
Meschini spiega: “Questo è un cioccolato al 66% e temperato per arrivare ad avere un aspetto brillante ed accattivante perr essere venduto al consumatore finale”.
“L’80% del cioccolato in commercio contiene umidità e muffe ma il cliente finale non se ne accorge perché è sovra tostato. Faccio una promessa: andiamo sempre a cercare prodotti con più elementi ma dovremmo fare un passaggio indietro e puntare sulla qualità di ogni ingrediente parte di una ricetta perché questo talvolta viene dimenticato. A volte si va alla ricerca di gusti strani e cool che tuttavia insieme non sempre si sposano nel migliore dei modi”.
La degustazione è continuata con un cioccolato di colore chiaro ricavato da semi di colore bianco. La forma è differente della fava di cacao.
Riccardo Depretis spiega la fonte della sua ispirazione: “Nel 2019 in Guatemala ho scoperto la cultura, l’origine del cacao e i valori dietro la sua produzione. Ma c’è di più: sono venuto a conoscenza di prodotti differenti che, fino a quel momento, ancora non conoscevo. Lì mi è stato introdotto il Theobroma alternativo. Allora mi sono chiesto: perché non produrre un cioccolato diverso grazie a questi nuovi ingredienti?”
Meschini afferma: “Riccardo Depretis ha cominciato ad insegnare gratuitamente nel Paesi d’origine per dare la possibilità alla prima parte della catena del cacao di migliorarsi e di avere almeno il 51% del guadagno economico”.
Il secondo cioccolato ha un gusto piuttosto grasso ed è particolarmente amato dagli intolleranti al lattosio e alla mandorla poiché di gusto simile.
Per quanto riguarda la raffinazione, questo prodotto è più grezzo del precedente. Ma, come precisa Meschini, non sempre l’iper raffinazione e l’eccessiva vellutatezza del prodotto è sempre un pregio. Se si è in presenza di un cacao con note aromatiche eccellenti con una buona complessità, è importante non lavorarlo troppo e perdere le sue qualità originali.
Più si raffina il cioccolato e più i gas volatili degli aromi vanno a perdere intensità. È importante preservare il più possibile note aromatiche del cacao utilizzato. In questo caso, il Theobroma alternativo viene tostato in maniera molto leggera e la sua raffinazione controllata con attenzione.
Una produzione a chilometro zero verso la sostenibilità
Monica Meschini aggiunge: “Perché lo chiamiamo cioccolato del futuro? Perché sfrutta il più possibile i valori del territorio che hanno creato questa cioccolata grazie ai Theobromi alternativi del Guatemala. Si tratta di una produzione a chilometro zero e utilizza tutto ciò che è presente nel territorio che, in questo caso, è il Theobroma alternativo”.
Depretis aggiunge: “Questo cioccolato è fondente al 70% con un colore e un sapore lattico e grasso”.
La degustazione continua con un cioccolato al latte d’asina ad alta percentuale di massa di origine venezuelana con note leggermente astringenti e amare.
Depretis riflette: “Il cioccolato sta vivendo una rivoluzione in questi anni. C’è più consapevolezza alla ricerca del prodotto sia per gli artigiani che per i consumatori ma c’è ancora molto da fare”.
La quarta protagonista della degustazione è la pralina con venature dorate con un ripieno di ganache con panna. Il cioccolato è stato lavorato per ottenere una camicia (la parte esterna del prodotto) molto fine.
Il cioccolato con latte d’asina e la pralina con ganache di panna
Monica Meschini: “Sempre più spesso si producono praline fatte con bevande alternative al latte animale per renderle più inclusive a tutte. Alle competizioni International Chocolate Awards arrivano circa il 15% di prodotti alternativi e questo dato offre una precisa idea di dove è diretto il nostro futuro, dove qualità, tracciabilità, sostenibilità e inclusività si incontrano”.
Per concludere, è stato presentato un cioccolato prodotto con uno zucchero della mucillagine del cacao (si tratta della polpa che ricopre e protegge i semi del cacao). È un cioccolato perciò composto all’85% di cacao ma si potrebbe definire anche al 100% considerando che tutta la componentistica della ricetta è ricavata dal seme: le fave, il burro e lo zucchero derivante dalla polpa di cacao.
Depretis spiega: “Per questo cioccolato ho utilizzato fave peruviane. Anche la polpa è peruviana ma dalla zona amazzonica. Ha note acidule con note aromatiche che rimandano al mirtillo e alla violetta”.
MILANO – Prosegue il percorso di internazionalizzazione di Venditalia, 67 espositori sugli oltre 200 che si sono già iscritti all’evento, provengono da oltre confine. Un dato molto rilevante che costituisce un record per la manifestazione e centra uno degli obiettivi prioritari degli organizzatori. Inoltre, più di 70 aziende, sia italiane che internazionali, hanno scelto di partecipare all’evento per la prima volta, testimoniando l’attrattiva crescente della fiera e la sua capacità di rinnovamento.
Venditalia a Fieramilano Rho
Nel sito internet di Venditalia è stato appena pubblicato l’elenco aggiornato di tutti gli espositori.
La notevole presenza internazionale a Venditalia 2024 testimonia l’importanza cruciale del mercato italiano nel panorama del vending globale.
Con i suoi 835 mila distributori automatici, l’Italia vanta la più estesa rete di distribuzione alimentare automatica in Europa, posizionandosi al primo posto nel continente per numero di vending machine, davanti a Francia (600 mila),Germania (579 mila) e Gran Bretagna (412 mila). Questo primato conferma senza dubbio il ruolo di primo piano dell’Italia nel settore.
A poco più di tre mesi dall’apertura gli spazi espositivi si stanno rapidamente esaurendo. Cogliete l’opportunità di valorizzare le vostre proposte in un contesto esclusivo dedicato ai professionisti del vending e di partecipare ad un momento di incontro essenziale per il networking, lo scambio di idee e la scoperta delle ultime innovazioni.
Assicurate alla vostra azienda la visibilità che merita su un palcoscenico di rilevanza mondiale.
L’appuntamento con Venditalia 2024 è dal 15 al 18 maggio 2024 nei padiglioni 8-12 di Fieramilano Rho.
Caffè Moak: un'azienda in rapida e incessante crescita (immagine concessa)
MODICA (Ragusa) – Caffè Moak, azienda di caffè nata a Modica nel 1967, continua il trend positivo di crescita chiudendo il 2023 con 25 milioni di euro di fatturato, un aumento del 36.82% rispetto all’anno precedente. Un traguardo raggiunto grazie all’attenzione data alla qualità del prodotto e dei servizi, agli investimenti in ambito produttivo, logistico, marketing e comunicazione, oltre all’ampliamento del portafoglio prodotti che vanta diverse tipologie di miscele, anche monorigine, valorizzate da un merchandising iconico.
I traguardi di Caffè Moak
L’azienda nasce dall’intraprendenza di Giovanni Spadola che ha saputo trasmettere, con amore e dedizione, la tradizione di una delle bevande più bevuta al mondo: il caffè. Una storia di passione iniziata in un piccolo laboratorio di Modica, nella Sicilia degli anni Settanta, dove l’obiettivo primario è sempre stato di garantire una qualità elevata della materia prima, selezionando i migliori chicchi provenienti direttamente dall’America meridionale, dall’India e dall’Africa.
Da metà anni Novanta, ha fatto ingresso in azienda la seconda generazione Spadola, Alessandro – primogenito e oggi ceo del gruppo – insieme ad Annalisa – oggi direttore Marketing & Comunicazione – traghettandola verso un’espansione considerevole sul territorio italiano e verso il raggiungimento di mercati esteri.
Uno sviluppo scandito da diversi investimenti atti a modificare assetti organizzativi, a partire dall’introduzione di un sistema tecnologico integrato ERP (SAP), per garantire controllo e stabilità dei dati, passando poi alla formazione delle competenze e arrivando quindi a definire modelli di business in grado di supportare i molteplici cambiamenti del mercato.
A livello nazionale, le acquisizioni di Mokafè (Alba) e di Caffè Circi (Roma), nel 2022, hanno portato l’azienda ad un capillare potenziamento sul mercato piemontese e laziale: oltre che in termini di fatturato e di volume anche di visibilità del marchio Moak, dovuto alla distribuzione tramite i canali di vendita Circi.
Per il consolidamento della marca nei mercati esteri, in particolare degli Emirati Arabi, è stata creata una NewCo a Dubai: la Caffè Moak Trading LLC, con la volontà, però, di mantenere concentrata in una sola sede a Modica l’attività produttiva, di logistica, le funzioni amministrative e di controllo.
Oggi l’azienda, con i suoi quattro marchi, Moak, Marsalì, Circi e Mokafè, esporta in oltre 50 Paesi nel mondo e vanta 4 sedi all’estero in Germania, Grecia, Malta e Stati Uniti. Particolarmente focalizzata nel settore horeca, Caffè Moak Spa possiede una capacità produttiva di 60 tonnellate giornaliere, accuratamente controllate dal laboratorio chimico interno che, da più di 20 anni, analizza la qualità dalla materia prima al prodotto finito, migliorando così tutti i processi produttivi e qualitativi.
Il caffè è un’arte racchiusa in una tazzina che necessita di esperienza e di cura: è così che l’azienda investe quotidianamente, oltre che sul prodotto, anche sulla formazione professionale, predisponendo corsi specifici, presso la sede di Modica, e diverse aule in tutta Italia e all’estero.
La scheda sintetica dell’azienda
Caffè Moak nasce nel 1967 a Modica, da un piccolo laboratorio siciliano a conduzione familiare. Oggi è un marchio globale nel settore della torrefazione e distribuzione del caffè. Grazie alla innata caparbietà di voler produrre il meglio e nel miglior modo, è presente in oltre 50 Paesi, con sedi distributive a New York, Francoforte, Dubai, Atene, Salonicco e Malta.
VASCON DI CARBONERA (Treviso) – La passione del team Sanremo Coffee Machines approda alla seconda edizione del Madrid Coffee Festival: nuovo format spagnolo dedicato all’incontro tra professionisti e consumatori di specialty coffee. Durante la manifestazione, dal 17 al 20 febbraio 2024 a Madrid, l’azienda trevigiana coinvolgerà i visitatori in una serie di iniziative studiate per mettere in risalto la qualità, l’usabilità e l’innovazione delle sue macchine.
Sanremo Coffee Machines presente al Madrid Coffee Festival
Lo stand Sanremo ospiterà, infatti, diverse coffee station allestite con i modelli You, Café Racer, F18 e i recenti D8 e X-ONE.
Qui si alterneranno baristi e torrefattori che potranno esplorare le caratteristiche di ciascun modello, offrendo al pubblico i loro caffè e sperimentando tutte le sfumature aromatiche che possono ottenere con l’equipaggiamento Sanremo Coffee Machines.
In particolare, l’evento madrileno sarà l’occasione per presentare al mercato iberico la nuova single boiler D8 e il macinacaffè X-ONE.
Una presentazione che si preannuncia interattiva e collaborativa: Sanremo inviterà partner e visitatori a testare personalmente la D8 e a mettere alla prova le loro miscele con X-ONE: saranno quattro giorni ricchi di assaggi, confronti e test gustativi.
Il Madrid Coffee Festival sarà inoltre un momento esclusivo per scoprire in anteprima le prossime novità dell’azienda, tra cui la piattaforma D8 PRO con le sue funzionalità IoT avanzate.
“Non vediamo l’ora di incontrare gli appassionati e gli esperti di Spagna e Portogallo per scoprire come accoglieranno queste novità e confrontarci con loro sul futuro del settore che amiamo. – annuncia Javier Lopez Salido, export area manager Iberia di Sanremo – “appuntamento al padiglione 14 di IFEMA Madrid – stand C01 e C02”.
illycaffè al Salone del Mobile.Milano (immagine concessa)
MILANO – illycaffè, leader globale del caffè di alta qualità sostenibile, è partner ufficiale del Salone del Mobile.Milano che, giunto alla 62° edizione, torna con il suo consueto appuntamento primaverile. Tante le occasioni in cui, dal 16 al 21 aprile, sarà possibile degustare l’inconfondibile blend illy 100% Arabica, non solo in fiera, ma anche negli eventi collaterali ufficiali in programma in tutta la città di Milano.
illycaffè al Salone del Mobile.Milano
“Siamo felici di rinnovare la collaborazione con il Salone del Mobile.Milano, la principale manifestazione internazionale dedicata al settore dell’arredo e del design. Una partnership che ci permette di esprimere, interpretare e valorizzare al meglio i valori di illycaffè che, da oltre 90 anni, mette al centro della sua strategia, innovazione, qualità, creatività e bellezza.” commenta Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè.
Salone del Mobile.Milano, il più importante appuntamento internazionale per la design industry, torna ad animare il quartiere Fiera Milano Rho e si conferma sempre più globale, inclusivo e in continuo dialogo con tutto il sistema creativo e produttivo dell’arredo.
Ancora una volta, illycaffè accompagnerà – in qualità di partner ufficiale dell’evento – questa manifestazione, occasione di incontro e relazione tra i professionisti del settore come designer, architetti e giornalisti, nei suoi diversi luoghi di ritrovo: dalla Red Lounge, all’International Business Lounge, al Caffè della Stampa. Ma non solo, ci sarà occasione di degustare l’unico blend illy 100% Arabica, anche in altri punti della città, negli showroom o nel corso di eventi speciali di alcuni tra i più noti e amati marchi del design.
Un’occasione da non perdere per tutti gli esperti del settore, gli amanti dell’arte e del design e non solo, per esplorare a 360 gradi il mondo della sostenibilità e dell’innovazione, andando alla scoperta delle ultime tendenze e nuove opportunità del settore.
La scheda sintetica di illycaffè
illycaffè è un’azienda familiare italiana fondata a Trieste nel 1933, che da sempre si prefigge la missione di offrire il miglior caffè al mondo. Produce un unico blend 100% Arabica composto da 9 ingredienti diversi. L’azienda seleziona solo l’1% dei migliori chicchi di Arabica al mondo.
Ogni giorno vengono gustate 8 milioni di tazzine di caffè illy nei bar, ristoranti, alberghi, caffè monomarca, case e uffici di oltre 140 paesi, in cui l’azienda è presente attraverso filiali e distributori.
Fin dalla nascita illycaffè ha orientato le proprie strategie verso un modello di business sostenibile, impegno che ha rafforzato nel 2019 adottando lo status di Società Benefit e nel 2021 diventando la prima azienda italiana del caffè ad ottenere la certificazione internazionale B Corp.
Dal 2013 illycaffè è inoltre una delle World Most Ethical Companies. Tutto ciò che è ‘made in illy’ viene arricchito di bellezza e arte, a cominciare dal logo, disegnato da James Rosenquist, le illy Art Collection, le tazzine decorate da più di 125 artisti internazionali o le macchine da caffè disegnate da designer di fama internazionale.
Con l’obiettivo di diffonderne la cultura della qualità ai coltivatori, baristi e amanti del caffè, l’azienda ha sviluppato la sua Università del Caffè che ad oggi svolge corsi in 25 paesi del mondo.
Nel 2021 Rhône Capital è entrato nel capitale di illycaffè con una quota di minoranza per accompagnare l’azienda nella crescita internazionale. Nel 2022 illycaffè ha impiegato 1230 persone e ha generato un fatturato consolidato pari a €567,7 milioni. La rete monomarca illy conta 190 punti vendita in 34 Paesi.
Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)
Il caffè è una delle poche bevande globali largamente apprezzate in tutti i continenti. Ovunque si vada è possibile esplorare la cultura locale facendo un salto in un bar o cafè. Il sito Mandoe ha rivelato grazie ad uno studio il costo della tazzina nelle varie parti del mondo.
Il caffè più caro è in Danimarca con un costo di $5,45 (circa 5 euro) a tazzina. Al contrario, in Tunisia è possibile gustare l’espresso più economico al mondo a solo $0,56 (circa 50 centesimi). Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo tradotto dal portale Mandoe.
Il costo della tazzina in Danimarca
MILANO – I danesi amano incontrarsi nei caffè per l’hygge, una parola speciale che fondamentalmente significa trascorrere del tempo con gli altri e godersi una conversazione conviviale in un ambiente particolarmente accogliente e confortevole. Se ciò avviene sorseggiando caffè e mangiando dolci, viene chiamato kaffeslabberas. Quando si sposano, molti danesi organizzano ancora un bryllupskaffe, che è un ricevimento nuziale a base di caffè. Quindi è sicuro dire che il chicco è parte del dna della Danimarca.
Nel 2006 è iniziato a Copenaghen il movimento della terza coffee wave e si è gradualmente diffuso in tutto il paese. È in quel momento che il caffè specialty è diventato popolare.
Il Paese è la patria di diversi campioni mondiali di baristi, tra cui Klaus Thomsen, co-fondatore di The Coffee Collective, e Patrik Rolf, vincitore nel 2023 del World Barista Championship.
Nonostante paghino $5,45 (circa 5 euro) al bicchiere, i danesi consumano comunque molto più caffè rispetto alla maggior parte degli altri Paesi. Bevono 8,7 kg pro capite, il che li rende gli ottavi maggiori consumatori di caffè al mondo.
Il prezzo del caffè in Tunisia
In media, i tunisini pagano solo $0,56 (circa 50 centesimi) per una tazza di caffè. A differenza della maggior parte degli altri paesi del Nord Africa, dove il tè è la bevanda preferita, il caffè è fortemente popolare in Tunisia.
Viene bevuto sia a casa che nei bar. Il prezzo basso significa che persone di tutti i livelli sociali godono almeno di un caffè al bar, quasi tutti i giorni. La maggior parte dei tunisini beve espressi. Uno stile di caffè diventato popolare quando i francesi arrivarono alla fine del XVIII secolo.
Prima di allora, bere caffè alla turca era la norma. Questo non è sorprendente dato che furono gli Ottomani a portare il caffè in Tunisia nel XVI secolo.
Per leggere la notizia completa in lingua inglese basta cliccare qui.
La macchina del caffè dipinta sulle case a Vitoria
VITORIA (Spagna) – A Vitoria, città spagnola situata nei Paesi Baschi, le strade della città sono diventate delle opere d’arte, al punto che è stato formulato un vero e proprio itinerario per visitarle tutte: si tratta del IMVG progetto (Itinerario muralístico Vitoria-Gasteiz), un progetto culturale che valorizza i murales artistici sparsi sulle facciate e le pareti di alcuni edifici del posto.
Tra questi, che spesso sono delle illustrazioni gigantesche in cui perdersi in contemplazione, ci è stata segnalata una macchina per espresso che è comparsa su un muro cittadino.
Vitoria porta il caffè nella street art
Una macchina del caffè animata, dotata di mani che reggono la tazzina, pronta al servizio: questo modellino scintillante fa anche un po’ da barista e sembra, senza alcuna espressione facciale ma soltanto attraverso il movimento delle sue componenti tipo braccia umane, la sua gioia nel preparare il caffè.
Chiunque l’abbia dipinta, è sicuramente un coffeelovers, che ha saputo rappresentare nel dettaglio una due gruppi in funzione.
Ed ecco che, la dinamicità dell’espresso, fa letteralmente parlare anche i muri.
Mansour Al-Mushaiti, il viceministro saudita dell’ambiente, dell’acqua e dell’agricoltura, afferma che l’industria del caffè del Regno ha subito un cambiamento qualitativo negli ultimi dieci anni, passando da una scala locale a una globale. Lo dimostrano le oltre 2000 piantagioni che producono più di 1000 tonnellate di caffè all’anno nella regione di Jazan.
Il Programma di sviluppo rurale agricolo sostenibile del Regno ha fornito più di 155 milioni di SR (41,3 milioni di dollari) a 7256 beneficiari in vari settori agricoli, di cui i coltivatori di caffè costituiscono una parte significativa. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato su Notizie Geopolitiche.
Il cambiamento dell’industria del caffè in Arabia Saudita
ARABIA SAUDITA – Il viceministro saudita dell’ambiente, dell’acqua e dell’agricoltura, Mansour Al-Mushaiti, afferma che l’industria del caffè del Regno ha subito un cambiamento qualitativo negli ultimi dieci anni, passando da una scala locale a una globale. Le osservazioni sono state fatte durante il suo discorso alla cerimonia di apertura della fiera internazionale del caffè saudita a Jazan, ha riferito l’agenzia di stampa saudita SPA.
Secondo il Ministero dell’ambiente, dell’acqua e dell’agricoltura, nella regione di Jazan ci sono oltre 2000 piantagioni che producono più di 1000 tonnellate di caffè all’anno.
Al-Mushaiti ha descritto la mostra sul caffè come una piattaforma fondamentale per il progresso del settore, offrendo formazione specializzata per i coltivatori di caffè, seminari e incontri culturali e artistici volti a rafforzare la coltivazione del caffè nelle regioni.
L’Ufficio strategico per lo sviluppo di Jazan ha organizzato la mostra per condividere le conoscenze e le migliori pratiche agricole, sostenere iniziative volte a incoraggiare la coltivazione del caffè nella regione e contribuire ad accelerare la trasformazione di Jazan in un centro commerciale globale.
Per leggere la notizia completa basta cliccare qui.
ROMA – Sono 5,5 milioni gli italiani che hanno festeggiato San Valentino in uno dei 133.000 ristoranti del Paese, il 4% in più rispetto ai numeri stimati l’anno scorso. Sono questi alcuni dei dati diffusi dall’Ufficio studi di Fipe-Confcommercio, la Federazione italiana pubblici esercizi, dai quali emerge come la cena al ristorante si conferma ancora oggi l’opzione più gettonata tra le coppie italiane per festeggiare il giorno più romantico dell’anno.
Fipe: le previsioni per San Valentino
Secondo le previsioni, infatti, si prevede una spesa complessiva che si aggira intorno ai 290 milioni di euro, in crescita del 7,4% rispetto a quanto stimato per il 2023.
Tantissime le candele (rigorosamente rosse) sui tavoli dei ristoranti, la cui atmosfera è stata caratterizzata da musica di sottofondo per rendere l’ambiente ancora più intimo. Come ogni anno, i ristoratori hanno ideato un menu dedicato per i propri clienti scegliendo la formula del “tutto compreso” per un prezzo medio che si aggira intorno ai 53 euro a persona.
Non sono mancate neppure le occasioni per dare spazio alla creatività: dai cocktail ai piatti, gli chef hanno ideato menu che richiamano e si ispirano all’amore: “cuore rosso”, “menu d’amore”, “queen of hearts” sono solo alcuni dei nomi scelti per l’occasione.
Sui toni del rosso, ovviamente, anche il dessert, che secondo l’indagine Fipe è stato decorato con lamponi, mirtilli, fragole e chicchi di melograno.
Il giorno di San Valentino è coinciso quest’anno con il Mercoledì delle Ceneri e, dunque, con l’inizio della Quaresima. Una circostanza che ha spinto i ristoratori a prevedere nella stragrande maggioranza dei casi menù a base di pesce, privilegiando – anche in questo caso – le specie dalle tonalità rosse (gamberi, crostacei, triglie, tonno).
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