I fondi speculativi hanno fame di cioccolato. Gli hedge fund hanno piazzato un’enorme scommessa sull’aumento del prezzo del cacao, spingendone le quotazioni a livelli record, oltre i 5500 euro a tonnellata e costruendo una posizione del valore di oltre 8 miliardi di euro sul mercato. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Francesco Bertolino per Il Corriere della Sera.
Il ruolo degli hedge fund
MILANO – Gli hedge fund hanno costruito una posizione rialzista del valore di oltre 8 miliardi di euro sul mercato del cacao. Hanno comprato “futures”, ossia contratti che li impegnano a comprare cacao in futuro a un prezzo prefissato più elevato di quello praticato al momento dell’acquisto.
Questi derivati servono alle aziende per coprirsi dal rischio e garantirsi l’approvvigionamento della materia prima, ma possono diventare un formidabile strumento di speculazione in mano ai fondi di investimento.
Gli hedge fund sono probabilmente “la più grande esposizione al rischio del cacao che abbiano mai avuto”, “Gli hedge fund non sono la causa dell’aumento”, ha spiegato al Financial Times Martijn Bron, ex responsabile globale del commercio di cacao e cioccolato per il colosso delle materie prime agricole Cargill. “In un contesto di mercato a bassa liquidità, però, possono amplificare movimenti di mercato fondamentalmente giustificati a livelli estremi”.
Lo scarso raccolto in Ghana e Costa d’Avorio
È precisamente quanto sta avvenendo nelle ultime settimane. Il mercato del cacao è già sotto stress per fattori interni, ossia a causa di uno squilibrio fra offerta e domanda. I raccolti in Ghana e Costa d’Avorio, Paesi d’origine per il 60% della materia prima del cioccolato, sono stati scarsi per via delle poche precipitazioni e di alcune malattie delle piante.
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La sirenetta di Seattle ha annunciato di voler creare un’esperienza più accessibile in tutti i negozi degli Stati Uniti. Il primo negozio a prova di design inclusivo Starbucks apre a Washington D.C. e presenta acustica e illuminazione ottimizzate per una migliore comunicazione visiva. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale Market Screener.
La nuova esperienza di Starbucks negli Stati Uniti
SEATTLE – Starbucks Corporation ha annunciato che sta creando un’esperienza di negozio più accessibile in tutto il suo portafoglio di negozi negli Stati Uniti, attraverso un quadro di riferimento per gli spazi inclusivi.
Basandosi sull’impegno dell’azienda per l’inclusione, il nuovo quadro di progettazione definisce come Starbucks contribuirà ad ampliare l’indipendenza, la scelta e la facilità per tutte le persone negli spazi fisici e digitali.
Il primo negozio costruito secondo il framework di design inclusivo apre a Washington, D.C. e presenta elementi come l’acustica e l’illuminazione ottimizzate per una migliore comunicazione visiva e sonora per i clienti e un design delle attrezzature accessibile per una migliore esperienza del partner (dipendente), tra le altre caratteristiche.
Il Quadro degli Spazi Inclusivi è stato creato in collaborazione con una comunità diversificata di clienti, partner ed esperti di accessibilità per sviluppare soluzioni scalabili per gli spazi commerciali.
In futuro, tutti i negozi Starbucks di nuova costruzione e rinnovati, gestiti dalla società, negli Stati Uniti, inizieranno a incorporare il framework, una pietra miliare fondamentale per garantire che il brand continui a espandere l’accessibilità e l’inclusione.
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L’espresso o i chicchi di caffè istantaneo tendono ad influenzare il colore finale degli impasti. Sebbene ciò possa non essere un problema per le ricette che includono il cioccolato, ad esempio, il cambiamento di colore potrebbe non essere adatto per ogni ricetta. Tuttavia, c’è una soluzione per arginare il problema: la specialist in ricerca e sviluppo di King Arthur, Melanie Wanders, ha affermato che dovremmo fare affidamento sulle infusioni.
Secondo Wanders: “Far macerare i chicchi interi nel latte o nella panna freddi è un ottimo modo per aggiungere un sapore di caffè sottile senza cambiare il colore del prodotto finale“. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo tradotta dal portale yahoo movies riportata dal sito Mashed.
Come usare il caffè nei dolci senza cambiarne il colore
MILANO – Il caffè e i prodotti da forno sono una coppia iconica e sono stati serviti insieme da sempre. Non solo le note amare del caffè fanno un ottimo lavoro per bilanciare la dolcezza delle leccornie, ma la caffeina potrebbe effettivamente diminuire la nostra sensibilità ai sapori dolci, secondo uno studio del 2017 pubblicato sul Journal of Food Science dell’Institute of Food Technologists.
Pertanto, incorporare direttamente il caffè nei nostri prodotti da forno può conferire profondità ai dolci che altrimenti potrebbero risultare un po’ troppo dolci. Ma come possiamo usare il caffè in pasticceria senza rendere le nostre creazioni di un colore poco attraente?
L’espresso o i chicchi di caffè istantaneo tendono ad influenzare il colore finale degli impasti. Sebbene ciò possa non essere un problema per le ricette che includono il cioccolato, ad esempio, il cambiamento di colore potrebbe non essere adatto per ogni ricetta.
Per incorporare il sapore del caffè nei prodotti da forno senza alterare la tonalità, la specialist in ricerca e sviluppo di King Arthur, Melanie Wanders, ha rivelato a Food & Wine che dovremmo fare affidamento sulle infusioni.
“Far macerare i chicchi interi nel latte o nella panna freddi (piuttosto che schiacciare i chicchi e riscaldare il composto) è un ottimo modo per aggiungere un sapore di caffè sottile senza cambiare il colore del prodotto finale,” spiega Wanders. La creazione, spesso chiamata “milk brew” (come il cold brew, ma con latte) può essere utilizzata per dare umidità all’impasto o essere trasformata in dessert cremosi come il gelato.
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Le bevande contenenti caffeina più amate da giovani e giovanissimi (tè – ad esempio quello in bottiglia – caffè, cioccolata, energy drink) possono scatenare e aggravare l’emicrania in bambini e adolescenti: lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Pediatrics International e condotto presso il Research Institute of Pharmaceutical Sciences, dell’Università Musashino a Tokyo. Leggiamo di seguito l’articolo pubblicato sul portale dell’Ansa.
Il pericolo del consumo di caffeina nei più giovani
MILANO – Il consumo di caffeina è un fattore di rischio per la cefalea cronica, ma pochi studi hanno affrontato la relazione tra i livelli di caffeina nei pazienti pediatrici e la gravità della cefalea.
“In questo lavoro – scrivono gli autori – abbiamo esaminato le associazioni tra i livelli di caffeina presenti nel sangue e nelle urine di un campione di bambini e ragazzi e la gravità della cefalea in casi di emicrania infantile e adolescenziale”. La quantità di caffeina e di sostanze derivate da essa nei campioni è stata misurata mediante una tecnica chiamata cromatografia liquida insieme con la spettrometria di massa.
Dei 40 pazienti studiati, 34 hanno dichiarato di consumare bevande contenenti caffeina come tè, caffè, cioccolata, energy drink (di un tipo solo o più d’un tipo da parte dello stesso ragazzo) e sei di non consumarne. L’analisi dei campioni di sangue e urina ha rivelato nove casi negativi alla caffeina e 31 casi positivi.
Trentuno dei 40 (77,5%) casi di emicrania infantile/adolescenziale hanno mostrato positività alla caffeina. Usando una scala di misura per valutare la gravità del mal di testa, l’Headache Impact Test-6 (HIT-6), si è visto che totalizzavano punteggi significativamente maggiori (mal di testa più forte) i giovani che consumavano bevande contenenti caffeina rispetto al gruppo negativo alla caffeina.
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La titolare dell’esercizio, Giorgia Musumarra, ha ricevuto a fine marzo del 2023 un’ingiunzione di sfratto e anche per il dehors si è presentato più di un problema. Ciò è successo a Sampierdarena, Genova, e il caso ha generando decine di messaggi di solidarietà per un esercizio che ha oltre 70 anni e fa ormai parte dell’identità culturale della città.
Adesso, a distanza di un anno, la situazione non sembra essere migliorata e la pasticceria, come ha riportato il quotidiano Genova Today, ha dovuto rimuovere il dehors esterno a seguito della revoca della concessione arrivata dalla proprietà del condominio. Tuttavia, alcuni clienti hanno organizzato una raccolta firme online per rivedere i tavolini in via Cantore.
Lo sfratto della pasticceria Quaglia
GENOVA – Tutto è nato dopo la fase più acuta del Covid: è qui che sono sorti i problemi con il condominio, che risulta proprietario di una parte dei muri della pasticceria Quaglia e che detiene la giurisdizione anche dei portici, di passaggio pubblico ma di natura privata.
La titolare Giorgia Musumarra ha raccontato a La Repubblica un anno fa: “Abbiamo chiesto il permesso per il dehors nel 2019 e il condominio ci ha concesso il nulla osta. Poi nel 2020 siamo stati chiusi per un periodo a causa del virus e a giugno, appena ripartiti, ci è stata comunicata la decisione da parte del condominio: gli spazi ci erano stati revocati. Per noi è stato subito un problema, perché il dehors è fondamentale per un’attività di somministrazione come la nostra, dove oltre alla storica pasticceria c’è anche il bar. Così siamo andati in causa e il procedimento è ancora aperto in tribunale”.
La petizione su Change.org è stata lanciata martedì 13 febbraio da Vanessa Gullo: “Come molti di voi – riporta Genova Today – ho trascorso piacevoli momenti presso la pasticceria Quaglia. I tavolini esterni erano un luogo di incontro per noi famiglie e un simbolo della nostra comunità. Tuttavia di recente sono stati rimossi. Questa decisione non solo ha privato la nostra comunità di un luogo amato, ma ha anche messo a rischio il posto di lavoro dei ragazzi che lavorano lì”.
Tra piemontesi e veneti che si contendono la paternità del prodotto esistono molteplici differenze eppure esiste un fil rouge: l’utilizzo del piccante. Ecco parte della lista di bar per scoprire il vero sandwich italiano stilata da Il Messaggero Veneto nell’articolo di Rocco Moliterni.
I migliori tramezzini in Italia
MILANO – Chi glielo dice adesso ai torinesi che hanno perso un altro primato? La loro città non è la capitale del tramezzino come credevano da poco meno di un secolo, per la precisione dal 1926 ossia da quando ne rivendicò l’invenzione la signora Angela Demichelis Nebiolo proprietaria del Caffè Mulassano.
Unica consolazione è che neppure Venezia può rivendicare il primato, visto che il vero inventore è il conte di Sandwich. Ma primato o meno va detto che il tramezzino oggi diffuso in tutta Italia rimane nelle due città una vera e propria religione, anche se officiata con riti diversi.
A Torino il tramezzino ha mantenuto il suo dna di cibo borghese se non nobiliare, i templi dove si consuma sono luoghi ricchi di boiserie e ricordi storici e il prezzo oscilla intorno ai 4 euro. Mulassano rimane il sancta sanctorum della specialità: qui si trova il tramezzino rettangolare di pane bianco farcito con prelibatezze locali ma non solo: dal vitello tonnato alla bagna cauda, dalle acciughe al burro ai pomodori secchi (il garibaldino), senza dimenticare lussuosità come l’insalata di aragosta.
Da Stratta, in piazza San Carlo, non mancano i tramezzini di pane nero con il salmone o di pane giallo alla curcuma con i gamberetti (4,50 euro). Altro luogo top del tramezzino sabaudo è Zucca, in via Gramsci: qui si trovano tramezzini al tacchino e pesto ai pinoli e classici come tonno e carciofini o insalata di pollo.
Se si vuole l’insalata di pollo ma al curry occorre andare da Platti, altro locale storico in corso Vittorio (3,80 euro). Versione più pop si trovano in periferia: al Bar Stepi in via Lanzo è anche con il pane tostato: porchetta e gorgonzola, bresaola e filadelfia (2 euro). Senza dimenticare il “piccantino”, con la mortadella e la salsa piccante che si può considerare almeno nel nome e di sicuro nel prezzo un trait d’union con Venezia.
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Il cuore del centro logistico REPA, lo speciale scanner posto sul guanto degli operatori del magazzino per un controllo veloce e sicuro che i pezzi in partenza coincidano con quelli dell'ordine
CESENA – Una fabbrica immensa, 10.800 metri quadrati, più altrettanti di uffici per un totale di 21.240, dove non si produce (quasi) nulla. Sembra un controsenso eppure REPA a Cesena è cosìperché si occupa di logistica, servizio aggiunto per far correre i ricambi nel mondo. Grazie anche a computer dedicati ai ricambi dove sono stivati sette milioni di dati, relativi ad altrettanti pezzi, per garantire un servizio mirato, sempre preciso e rapido.
Il centro logistico di REPA nel punto in cui i magazzini verticali si interfacciano con il settore della spedizione
Sì, perché questo è uno stabilimento diverso dagli altri. E il core business di REPA Italia, filiale italiana della statunitense Parts Town Unlimited, resta la movimentazione dei ricambi. Il 60% per l’Italia il 40% per l’export, un customer care tecnico con operatori specializzati che parlano in venti lingue. Con servizio dedicato alla ricerca dei pezzi, se il cliente non li trova da solo sul sito aziendale.
E per REPA di lavoro ce n’è sempre tanto perché tutte le apparecchiature, come le macchine per l’espresso, che abbinano acqua e calore si usurano inesorabilmente. E i pezzi che si rompono devono essere sostituiti, nel più breve tempo possibile. Che è la specialità di REPA.
REPA è la radice del verbo latino reparare e si capisce in tutte le lingue
Una delle due palazzine uffici della sede REPA Italia di Via Voltri 80, l’altra dà su Via Parri, a Cesena
Ma cominciamo dall’inizio, dal perché questa città dei ricambi si chiama REPA. Il nome dell’azienda è il risultato di un contest tra i dipendenti. Ed ha vinto REPA che è la radice del verbo latino reparare e si capisce in tutte le lingue. Perché si ritrova nel repair inglese, poi nel reparar in spagnolo e portoghese o reparieren in tedesco, ma anche nel réparer in francese.
REPA Italia, il centro logistico con le cassette di ricambi in movimento verso il riempimento e la spedizione
Qualche data per completare la storia del marchio REPA Italia che, nel 1982, fu fondata a Cesena come LF. Poi, nel 2018, cinque distributori di ricambi di riferimento in Europa formarono un gruppo composto da LF (Italia), GEV (Germania), EPGC (Francia), ATEL (Italia) e CCS (UK). Ancora, nel 2019 nasce REPA The Spare Parts Group, marchio ombrello, che riunisce le cinque aziende europee.
I cambi di nome
Infine nel 2022 REPA Italia viene acquisita dalla statunitense Parts Town Unlimited, già proprietaria di First Choice (UK). Nel marzo 2023, a seguito di una attività di cambio di marchio, LF viene rinominata REPA Italia, GEV diventa REPA Deutschland, EPGC è rinominata REPA France, GEV Recambios diventa REPA Iberia, mentre CCS insieme a First Choice sono rinominate Parts Town UK. La ATEL di Udine, specializzata nella distribuzione dei ricambi vending, mantiene il proprio nome.
I sei valori aziendali
Di un aspetto a Cesena sono molto fieri e lo sottolineano durante la presentazione della visita: i sei valori aziendali. Che sono impegnativi ma praticati in REPA tutti i giorni: sicurezza, integrità, comunità, passione, coraggio, innovazione. Come dire che la Città dei ricambi ci mette sempre la faccia in tutto quello che fa.
L’insegna REPA significa oggi anche 200.000 articoli a magazzino per oltre 2.000 marchi a catalogo, di cui 50 di costruttori di macchine per il caffè e macinadosatori. Di alcuni, come per esempio Rancilio e Simonelli Group, Astoria e Wega, REPA vanta un accordo di distribuzione di ricambi originali a supporto della crescita del parner e del marchio.
L’azienda di Cesena apre le porte a tutti gli OEM (acronimo, le iniziali, in inglese, che indicano gli Original Equipment Manufacturer – produttori di apparecchiature originali) che credono nella proposta di valore di REPA Italia per dare supporto ai propri clienti in termini di servizio, ricambi originali e soluzione logistica.
REPA Italia è partner, tra gli altri costruttori di macchine caffè, di Rancilio, Simonelli Group, Astoria e Wega
REPA collabora con i migliori OEM del mercato
Questi produttori le affidano la gestione e la distribuzione dei loro ricambi, stringendo accordi di partnership e ottenendo anche visibilità sul sito aziendale REPA e nelle principali fiere in tutto il mondo dove l’azienda di Cesena è sempre presente con uno stand.
Repa Italia e Parts Town presenti a Host 2023
Da tempo numerosi OEM scelgono REPA per l’alto livello di assistenza tecnica offerto ai clienti. Grazie alla presenza capillare sul territorio, ai numerosi centri logistici, la forte expertise nel business dei ricambi. Questo consente all’azienda di Cesena di offrire ai partner le migliori soluzioni per una gestione efficace dei loro pezzi per la riparazione delle apparecchiature. E una perfetta assistenza post-vendita ai clienti.
Le operazioni automatizzate al centro logistico REPA Italia a Cesena
Quando si arriva in REPA Italia subito si cerca dove avviene la preparazione delle scatole di cartone. Quelle con i diversi pezzi da inviare in tutto il mondo, anche grazie alla sinergia con il network REPA. E tutto avviene quasi in tempo reale, con spedizione in giornata per gli ordini arrivati entro le ore 16, consegna il giorno dopo in Europa e in 4-5 giorni nel resto del mondo.
Vero, ma soltanto in parte. Perché, sembra banale ma bisogna vederlo dal vivo. I ricambi per essere spediti devono prima arrivare ed essere catalogati nei magazzini.
Lo stabilimento REPA Italia di Cesena si divide in quattro settori, tutti immensi, cattedrali dei pezzi di ricambio
Nel primo arrivano centinaia di contenitori di parti dai rispettivi produttori. Dietro c’è l’area confezionamento guarnizioni. Poi un enorme magazzino verticale con i 72.000 articoli in disponibilità immediata. E la spettacolare movimentazione automatica con robot che si muovono a velocità vertiginosa in verticale e in orizzontale. Infine il reparto cui tutti pensano, quando si parla di REPA e di ricambi originali: la preparazione dei pacchi. Ma, nello stesso settore, c’è anche la più impegnativa confezione dei pallet e pure dei container da 20 piedi. Questi ultimi spediti, di norma, ai clienti più lontani.
Per gestire tutti questi processi, lo stabilimento di Via Voltri 80 a Cesena è sempre operativo 16 ore al giorno. Quindi dalle 6 alle 22, con diversi turni di addetti che si avvicendano alle tante postazioni di lavoro.
Tutto comincia dall’arrivo e dallo scarico merci
Le quattro porte di scarico dedicate, affacciate su Via Parri, sono caratterizzate dalle tipiche serrande ad alta velocità verticale che si trovano nei box della Formula 1. Il Circuito di Imola è vicino, avranno preso da lì. Un indicatore, se ancora c’erano dubbi, che qui tutto si svolge di corsa.
Le merci in entrata arrivano subito al controllo qualità. Un luogo chiave dell’azienda di Cesena. Qui, alle 18 postazioni di verifica arrivano fiumi di ricambi. I controlli sono estremamente accurati perché ogni pezzo deve corrispondere a quello ordinato e non bisogna che non abbia danneggiamenti. Ogni giorno sono smistati almeno mille contenitori, oltre 5.000 ogni settimana. L’obiettivo, realizzato con costanza, è di avere in stock gli articoli entro due giorni dall’arrivo. Alle spalle del controllo qualità c’è l’area confezionamento guarnizioni.
Poi tutto, ricambi originali e guarnizioni, viene digerito da quello che in REPA definiscono “i grandi magazzini”
Il servizio logistico di REPA Italia, uno degli undici magazzini verticali
Che non assomigliano però a La Rinascente o ad un grande centro commerciale. No qui sono delle specie di castelli medioevali con mura di cinta e torri alte 10 metri, come una casa di tre piani. Dentro i cassetti del magazzino si trovano i 72.000 pezzi differenti. Ai computer REPA il compito di sapere dove si trova ogni singolo pezzo, per spedire i robot a prenderlo. Visto da vicino sembra tutto veloce e facile. Ma dietro c’è un software complicatissimo che gestisce anche un database con sette milioni di ricambi. Il rodaggio del sistema non deve essere stato facile.
I grandi magazzini, il cuore pulsante di REPA, sono tre
Quello completamente automatizzato, nel carico dei pezzi e nel prelievo, ha sette corsie, sei postazioni di prelievo, 50.000 cassette con sistema sequenziale di prelievo a ciclo continuo. Qui si trova il 65% dei ricambi in stock.
Il 17% dello stock si trova invece nelle stacker Cranes Static Location. Qui ci sono quattro corsie, altrettante postazioni di prelievo e 6.500 cassette.
Terzo magazzino è il Narrow aisle warehaouse, a corridoio stretto. Qui si trova il restante 18% della merce. In particolare quella di grandi dimensioni, che non entra nelle cassette, e i prodotti chimici anche per la pulizia delle macchine. Il prelievo dei pezzi avviene tramite transpallet e commissionatori motorizzati che si muovono e fanno muovere i pezzi sistemati in 5.500 posti pallet.
Tutto si svolge automaticamente, sempre con controlli doppi e incrociati attraverso i bar code applicati sui pezzi sin dall’arrivo
Questo sin dall’ingresso del percorso interno, al controllo qualità, per evitare errori nei pezzi da spedire.
In REPA Italia sono estremamente rigidi su questo. Perché a Cesena sanno bene che vendere, spedire, un pezzo diverso da quello necessario e richiesto è non soltanto una seccatura per gli acquirenti. Sì perché è anche un disastro in quanto l’attrezzatura guasta resta rotta sino alla spedizione successiva. Con perdita di tempo e inevitabili tensioni con i clienti.
La realtà è che oggi in REPA gli errori, pur con circa 200.000 pacchi in partenza ogni anno, sono ridotti allo 0,08%. Una percentuale talmente bassa che il cliente che ci incappa potrebbe anche giocarsi il numero della spedizione al lotto del posto …
La logistica REPA: la preparazione dei pacchi in cartone per la spedizione. I pesi dei singoli colli vanno da 1 kg a 1.000 kg. Ma partono anche pallet e container. Il concetto è che più lontano dal magazzino si trova il cliente più grande è il contenitore, per via dei costi di trasporto e di assortimento
Al confezionamento, dove i pezzi arrivano attraverso convogliatori automatici, i ricambi finiscono prima in una linea di consolidamento poi in altre cinque linee di destinazione. Qui si riempiono i pacchi piccoli, quelli medi e i multi pallet.
Fanno notare in REPA che più lontano dal magazzino si trova il cliente più grande è il contenitore. Per via dei costi di trasporto e di assortimento in loco.
Il reparto spedizioni
Gli invii coincidono con il ritmo di articoli smistati in entrata. Mille contenitori vengono svuotati all’arrivo, dietro le quattro saracinesche dei box della Formula 1, mille sono all’incirca le spedizioni al giorno, delle quali 150 sono grandi, su pallet. Da qualche anno ogni 31 dicembre il contatore sfiora i 200.000 pacchi consegnati ai corrieri. I pesi dei colli? Vanno da uno a 1.000 chilogrammi. Durante la visita abbiamo seguito la preparazione contemporanea di tante scatole, 11 pallet e un container da 20 piedi.
La chiusura dei pacchi, in un apposito reparto a fianco di quello dell’impacchettamento, coincide con l’applicazione della lettera di vettura per il corriere. Prima di sigillare con le regge e la pellicola di plastica trasparente, l’ennesimo controllo, certificato sempre dai computer, sul contenuto della scatola o del pallet.
Ancora a parte, staccato dal flusso principale, c’è il settore speciale che sovraintende alla preparazione e al confezionamento dei compressori per la refrigerazione commerciale. Quindi la preparazione dei kit completi per ciascun apparecchio e il confezionamento multiplo degli articoli fragili.
Infine il carico merci con i corrieri veloci europei e mondiali
Logistica REPA
Tutti i principali vettori italiani, europei e mondiali hanno una sede a Cesena e ogni pomeriggio si presentano in sequenza alle saracinesche del carico merci. L’accordo tra REPA e i corrieri prevede la consegna entro 24 ore in tutta Europa. Addirittura il giorno dopo se l’ordine arriva nella sede di Cesena entro le ore 16.
Ma in questa azienda enorme che produce servizio aggiunto sui ricambi, tempestività delle consegne e certezza che l’ordine coincida con l’invio, c’è anche dell’altro. Sempre all’insegna del servizio al cliente, sempre per il B2B.
La logistica automatica REPA a Cesena
E questo altro si chiama assistenza clienti, ennesimo fiore all’occhiello di REPA. Perché, se il sito Internet aziendale è diventato il primo venditore, spiegano a Cesena, non manca mai il supporto umano. Questo se il pezzo di cui ha bisogno il cliente non si trova attraverso il sito. Così ci hanno fatto visitare un grande ufficio dedicato al customer care, dove gli operatori sono tutti tecnici specializzati che parlano 20 lingue. L’obiettivo è fornire un servizio d’avanguardia ai clienti in difficoltà. Servizio che funziona sia via telefono sia via e-mail.
Questo è il World of beans, come lo chiamano in REPA
Il mondo che ruota attorno al chicco di caffè. World of beans come abbiamo visto a Cesena significa semplificare l’attività di tutti gli attori coinvolti nella filiera del caffè. Quindi importatori di macchine, torrefattori, centri assistenza ecc..
In questo senso REPA si propone come soluzione semplice e, allo stesso tempo, globale per consentire di mantenere sempre in funzione tutte le attrezzature per il caffè. E non soltanto. Così con REPA i clienti caffè possono beneficiare di tutti i ricambi da un unico fornitore, one-stop-shop. Facili da trovare, subito in stock, consegnati ogni giorno in tutto il mondo.
E tutto questo, a Cesena, si tocca con mano.
La scheda sintetica di REPA
Il logo REPA
REPA è il principale distributore europeo di ricambi per attrezzature per la ristorazione, caffè, distributori automatici ed elettrodomestici. Ed è un partner di fiducia per i produttori di apparecchiature. Dal 2022 REPA è una divisione di Parts Town Unlimited, leader mondiale nella distribuzione high-tech di parti di ricambio indispensabili. Oltre a prodotti e servizi correlati per i settori della ristorazione, degli elettrodomestici e dell’HVAC.
I clienti REPA beneficiano di una forte competenza in materia di ricambi, con oltre 40 anni di esperienza nel mercato da parte di REPA Italia, REPA Deutschland, REPA France, REPA Iberia, ATEL di Udine e Big Warehouse.
Con il più grande database del settore accessibile attraverso webshop all’avanguardia, un’elevata disponibilità di magazzino e centri logistici altamente innovativi che assicurano la consegna dei ricambi più rapida del settore, REPA fornisce a ogni cliente il pezzo giusto, al momento giusto, ovunque.
Il Gruppo REPA in numeri
Numero dipendenti: oltre 1.000
Assistenza tecnica in oltre 20 lingue
Oltre 50.000 clienti in 44 Paesi Europei e in 155 nazioni del mondo
Centri di distribuzione in 7 paesi: Italia, Germania, Francia, Spagna, UK, Cina, Australia
Numero spedizioni annuali: oltre 1 milione Articoli a database: circa 7 milioni Articoli a magazzino: 200.000
Marche: oltre 2.000 (di cui 50 caffè) Settori: Ricambi per HoReCa, Refrigerazione, Caffè, Vending, Domestico
REPA Italia in numeri
Numero dipendenti: 267 (163 in ufficio, 104 in magazzino)
Superficie totale (esterno, uffici, magazzino): 21.240 metri quadrati
Superficie magazzino: 10.800 metri quadrati
Numero traslo-elevatori (magazzini automatizzati): 11
Articoli a magazzino 72.000
Pacchi giornalieri: oltre 800
La scheda sintetica di Parts Town Unlimited la società madre di REPA
Il centro di distribuzione di Parts-Town in Illinois.
Parts Town è il distributore leader, ad altissima innovazione tecnologica, di ricambi originali OEM (Original Equipment Manufacturer) per la ristorazione, gli elettrodomestici e le apparecchiature HVAC. Quando si verifica un problema con qualsiasi apparecchiatura Parts Town è pronta a intervenire con la gamma di ricambi più ampia del pianeta, una tecnologia innovativa e un’esperienza cliente senza uguali.
Le soluzioni personalizzate vanno a beneficio dei tecnici di tutti i tipi di attrezzature, nonché di ristoranti indipendenti e di catene, scuole, strutture sanitarie e ricettive.
L’acquisizione del gruppo REPA da parte di Partstown.
Grazie alla collaborazione con i principali produttori di ricambi per la ristorazione, gli
elettrodomestici e l’HVAC, Parts Town migliora la catena di fornitura, aumenta le vendite di ricambi originali OEM e fa sì che l’attività di ogni cliente funzioni come un orologio.
Parts Town collabora anche con rivenditori di attrezzature e forniture di tutte le dimensioni per offrire un one-stop-shop attraverso il suo marketplace “Parts Town”.
La Marzocco prende la certificazione Great
place to work (immagine concessa)
FIRENZE – La Marzocco, con sede a Scarperia, Firenze, riconferma il suo continuo impegno nella ricerca del benessere sul posto di lavoro e nella condivisione della cultura aziendale, che ha portato al raggiungimento della certificazione Great place to work per l’anno 2023/24 a livello mondiale.
La Marzocco raggiunge la certificazione Great place to work 2023/24
Grazie ai risultati raccolti dal sondaggio sugli oltre 500 dipendenti in tutto il mondo, La Marzocco ha ricevuto un Trust Index complessivo dell’80%, espressione degli alti standard qualitativi dell’organizzazione in termini di reputazione, orgoglio, equità, fiducia, spirito di squadra.
Alla fine del 2023, la sede centrale de La Marzocco in Italia (che è stata decretata 1° Best Workplace in Italia lo scorso anno nel settore manifatturiero nazionale) così come la rete delle sue filiali estere nel mondo con più di dieci dipendenti, hanno preso parte a un’indagine culturale, risultando tutte come ambienti eccezionali per la crescita sia personale sia professionale.
Il progetto globale de La Marzocco per Great Place To Work coinvolge le sue sedi in Australia, Cina, Francia, Germania, Singapore, Spagna, Nuova Zelanda, Regno Unito & Irlanda, UAE, USA.
Great place to work è un’agenzia internazionale dedicata all’analisi della cultura del posto di lavoro e al supporto del management e ha accompagnato La Marzocco nel corso degli anni nel suo continuo impegno nel creare un ambiente i cui membri abbiano il potere di diventare motore della crescita della propria azienda e ambasciatori del brand.
La Marzocco, fondata nel 1927 dai fratelli Bambi, fin dall’inizio si è specializzata nella produzione artigianale di macchine da caffè espresso per bar con particolare attenzione alla qualità, al risultato in tazza ed allo stile.
In oltre 90 anni di storia l’azienda fiorentina ha introdotto una serie di tecnologie e brevetti rivoluzionari, diventando leader per design ed innovazione nel settore delle macchine per caffè tradizionali.
Tutti i modelli, compresi gli ultimi nati per il consumatore finale, sono realizzati a mano ed esportati in più di 100 paesi dove si incontrano nelle migliori caffetterie, nei più raffinati ristoranti del mondo e nelle case.
MILANO – Nestlé annuncia We Proudly Serve Starbucks di cui ha l’esclusiva della distribuzione in Italia. Così, dopo l’anteprima a SIGEP, per la prima volta approda in Italia negli hotel, nelle università, negli uffici e nelle cliniche l’opportunità di godersi l’autentico menù di bevande, inclusi gli speciali seasonal, che hanno reso la catena statunitense un must in tutto il mondo.
Gli affezionati del brand Starbucks potranno contare sull’iconica cup, disponibile sia con un programma servito, sia nella versione self-service, che risulta ideale soprattutto per l’hotellerie.
WPSS (foto concessa)
E proprio per questo canale, il coffee corner Starbucks, che è completamente automatico, viene proposto come soluzione alternativa al bar di solito posizionato nella hall degli alberghi.
In questo modo si dà la possibilità a tutte le strutture ricettive di offrire un servizio di caffetteria premium – che comprende il latte fresco come vuole la tradizione di Starbucks in tutto il mondo – ai propri ospiti, 24 ore su 24, 7 giorni su sette, eliminando completamente la presenza e il costo del personale.
Starbucks unisce così la sua forte identità con l’esperienza e la forza distributiva di Nestlé in Italia e nel mondo
Una combinazione che dal 2018 ha formato la Global Coffee Alliance e che ora si esprime nel programma We Proudly Serve Starbucks, l’occasione per i clienti di aumentare il valore dell’offerta caffè e fidelizzare il consumatore finale grazie all’iconicità di un marchio unico al mondo.
Logo We Proudly Serve Starbucks
E con Nestlé Professional le opportunità per la pausa caffè non sono finite grazie a Nescafé Espresso Bar
Logo Nescafé Espresso Bar (immagine concessa)
Questo perché, a casa, al bar, in ufficio e all’università, la pausa caffè è da sempre un rito irrinunciabile per gli italiani. Un momento legato alla tradizione da condividere, che Nestlé Professional conosce bene, e che sviluppa e rinnova nel settore horeca con un assortimento dedicato anche ai professionisti del mercato dell’Out of Home.
Creato un servizio a 360°, dagli accessori brandizzati all’assistenza attrezzature e consulenza che conferma Nescafé come marchio noto a livello internazionale, che per la prima volta in Italia sbarca nel canale bar.
Nescafé Espresso Bar ora anche in Italia (foto concessa)
L’ultima novità, già annunciata all’ultimo SIGEP DI Rimini, è Nescafé Espresso Bar, una linea di caffè in grani dedicata al canale caffetterie. Tre miscele e un caffè BIO mono origine, il Perù, tutte approvvigionate al 100% da fonti responsabili.
Inoltre Nescafé Espresso Bar arricchisce questa proposta caffè con un menù di bevande ricettate fredde e calde, ideali da gustare in qualsiasi momento della giornata, dalla colazione fino all’aperitivo.
Nestlé ha anche in Italia una sua Coffee Academy per la preparazione del personale
Non per ultimo Nescafé Espresso Bar prevede un percorso di formazione per lo staff del cliente presso la Nestlé Coffee Academy, che spazia dalle tecniche di estrazione, alla latte art alla ricettazione.
L’obiettivo? Garantire un’esperienza di altissima qualità e sempre innovativa per il consumatore finale.
La copertina de Il Caffè della luna (dal sito Mondadori)
MILANO – Mai Mochizuki è un’altra tra gli autori giapponesi che si ispirano al rito del caffè e lo trasportano su un’altra dimensione: dopo il successo editoriale firmato Toshikazu Kawagushi edito in Italia da Garzanti, ora è il turno di Mondadori con “Il caffè della luna piena“.
Già il titolo suggerisce molto di quello che è racchiuso nella 204 pagine di pura magia e ancora una volta, la caffetteria diventa un luogo attraverso cui poter interpretare la realtà.
Il Caffè della luna piena arriva quando e per chi ha bisogno
Per fare il punto attorno a una tazza di caffè, di tè, ad un dolce stellare, di quello che è successo, studiandone le motivazioni e le soluzioni nella lettura degli astri.
Il bar on the go portato alle estreme conseguenze, guidato da addetti ai lavori sui generis: gatti muta forma che sono preparatissimi non solo per dare un servizio che va ben oltre la preparazione di ricette – seppur con ingredienti che arrivano direttamente dal cielo – ma per costruire un’esperienza completa.
Ebbene sì: la location che diventa destination
E’ proprio il caso de “Il Caffè della luna piena”, che ha l’abitudine di presentarsi nei luoghi prossimi ai protagonisti del libro, spesso nei momenti più critici: più che un luogo in cui sostare, è un punto di svolta da cui riposarsi il tempo sufficiente a riprendere il cammino nella giusta direzione.
Guide d’eccezione, gli operatori dietro al bancone, che sono anche lettori di carte astrali, di destino, di ere e abitudini di consumo: e in fondo non sono così – super poteri a parte – tutti i baristi che ogni giorno ascoltano le storie dei clienti seduti ad aspettare un espresso o cappuccino?
Che abbiano le sembianze feline e che poi discutano di destino con la combutta di Mercurio retrogrado, è soltanto un dettaglio in più che potenzia il divertissement di una pausa caffè.
Quattro personaggi, legati tra loro dal passato e dal presente contrassegnato dall’inquietudine:
Serikawa, Akari, Megumi e Mizumoto hanno tutti delle situazioni da risolvere per poter superare l’empasse del momento e passare alla prossima evoluzione. Ciascuno con le proprie storie personali, avranno l’occasione di accomodarsi a “Il Caffè della luna”. Per poter essere coccolati dalla pietanza più giusta per loro. Qui non si ordina, ma si viene serviti ad hoc dallo chef con sapori che restano impressi al palato nonostante la dimensione onirica che svanirà man mano nella loro mente.
I sensi sono tutti coinvolti in questa lettura delle stelle che però ha molto a che fare con la vita terrena.
Ed ecco che il caffè torna a ricoprire una funzione sociale, di scambio, di riflessione e di lettura dei propri tempi che supera qualsiasi barriera, anche quella che solitamente tiene separate lo stato di veglia da quella del sonno.
Se il desiderio è quello di leggere un testo che potrebbe essere un cartone animato dello Studio Ghibli, allora Il caffè della luna piena è il giusto acquisto.
Si può trovare sul sito di Mondadori, al prezzo di 19 euro.
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