sabato 29 Novembre 2025
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Aicaf cambia nome e diventa Accademia italiana maestri e sommelier del caffè

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Il logo di Accademia italiana maestri e sommelier del caffè (immagine concessa)

BRESCIA – Aicaf, icona nel mondo della cultura del caffè, dopo anni di impegno e dedizione nel coltivare l’eccellenza nella preparazione e degustazione dell’espresso, annuncia il suo nuovo nome: Accademia italiana maestri e sommelier del caffè. Questo cambiamento non è solo una semplice modifica di denominazione, ma riflette l’impegno della realtà nel fornire una formazione completa e all’avanguardia, abbracciando sia l’arte della preparazione della bevanda che l’approfondimento della sua degustazione.

Il nuovo nome di Acaif

Fin dalla sua fondazione nel lontano 2006, l’Accademia italiana maestri e sommelier del caffè Aicaf si è distinta per la formazione di maestri, guidando generazioni di appassionati attraverso le sfumature della cultura caffettiera italiana.

Tuttavia, il mondo del caffè è in costante evoluzione, e con esso, anche le aspirazioni e ambizioni dell’Accademia.

Negli ultimi anni, l’Accademia ha assistito a un crescente interesse per la figura del sommelier del caffè, un esperto capace di guidare gli amanti del caffè in un viaggio sensoriale attraverso varietà, torrefazioni e preparazioni.

Di fronte a questa tendenza, l’Accademia ha riconosciuto l’importanza di adattarsi e di ampliare la sua offerta formativa per soddisfare le esigenze del settore.

Il programma formativo ampliato dell’Accademia includerà nuovi corsi dedicati alla degustazione, all’analisi sensoriale e alla selezione delle migliori varietà di caffè, offrendo agli studenti l’opportunità di diventare veri esperti nel campo.

L’Accademia, così facendo, aprirà le porte a una nuova generazione di professionisti del caffè, pronti a esplorare e a celebrare la ricchezza della cultura caffettiera italiana.

Caffè Borbone presenta Crema Ciok, la cioccolata già pronta da gustare calda o fredda

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Crema Ciok (immagine concessa)

NAPOLI – Caffè Borbone annuncia il lancio di Crema Ciok, la cioccolata già pronta per essere gustata in qualsiasi momento della giornata, da scaldare al microonde o in pentolino, senza l’aggiunta di ulteriori ingredienti, ed essere servita in tazza, cremosa come quella del bar.

È, infatti, venduta in una pratica confezione brick da 550g per uso domestico che non necessita della catena del freddo per la prima conservazione.

Crema Ciok di Caffè Borbone

Secondo le proprie preferenze, può essere assaporata calda nel modo più classico, anche con panna montata, accompagnata da biscotti o impreziosita da qualsiasi abbinamento che si desidera, oppure fredda nell’apposito bicchierino in vetro di Caffè Borbone che ne valorizza il sapore, per una pausa ancora più golosa e divertente.

 Le diverse modalità con cui può essere consumata la rendono un prodotto versatile e adatto agli amanti del cioccolato di qualsiasi età, anche per la merenda dei più piccoli, in ogni stagione dell’anno, dall’inverno all’estate.

Senza glutine e senza lattosio, in pochi ingredienti 100% italiani Crema Ciok offre il gusto della tradizionale cioccolata unito a una nuova esperienza d’uso, semplice e pratica che, in pochi minuti, regala una pausa che sa deliziare tutti i palati.

Marco Schiavon, amministratore delegato di Caffè Borbone: “Con Crema Ciok, Caffè Borbone propone un ulteriore prodotto pensato per un uso domestico ma di qualità professionale che si aggiunge alla linea di Creme Caffè, già disponibili nella variante calda, fredda e al Baileys”.

Schiavon aggiunge: “Un’offerta che dimostra come l’azienda continui a lavorare in ottica di innovazione anche su prodotti noti e comunemente apprezzati dai consumatori, proponendoli per essere gustati sotto forme sempre nuove. Nel caso di Crema Ciok, una cioccolata già pronta da bere non solo calda ma anche fredda e che, per questo motivo, si differenzia dai prodotti della stessa categoria merceologica presenti sul mercato”.

Acquistabile sul sito ufficiale di Caffè Borbone, Crema Ciok sarà disponibile anche nei negozi specializzati e in GDO.

 La scheda sintetica di Caffè Borbone

 Caffè Borbone è un marchio di Caffè Borbone S.r.l., azienda nata nel 1997 tra i principali produttori specializzati in cialde e capsule sul territorio nazionale ed internazionale. Leader assoluto nel comparto delle cialde in Distribuzione Moderna, sia in termini di quota val. % sia di vendite a Valore in mil Eur (cfr. Nielsen IT Distr. Moderna).

Caffè Borbone occupa una delle primissime posizioni nel mercato del caffè porzionato. Nel 2018 entra nel capitale sociale Italmobiliare, una delle principali investment holding italiane, con il 60% delle quote mentre il 40% rimane al fondatore Massimo Renda.

L’azienda rappresenta un caso di crescita esemplare, grazie anche al costante investimento in Ricerca & Sviluppo che ha portato alla realizzazione di prodotti innovativi come la cialda compostabile 100, l’incarto totalmente riciclabile nella raccolta della carta e la capsula compostabile Don Carlo che, gradualmente, hanno conquistato i consumatori sempre più attenti all’ambiente.

Ecco l’ultimo caffè con gli arredi liberty degli anni ’20 in Sicilia: il caffè Galante

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La Sicilia (foto da Flickr)

Il caffè Galante è lultimo caffè storico siciliano che conserva gli arredi liberty degli anni ’20: nel locale tutto è rimasto identico a quando l’attività commerciale è stata inaugurata nel 1929. Nel nostro Paese sono molti i locali, amati e frequentati in passato da intellettuali e artisti per la raffinatezza e l’accoglienza degli ambienti, trasformati poi in veri e propri monumenti da visitare in città come, ad esempio, il Caffè degli specchi o il Tommaseo a Trieste (ne abbiamo parlato qui). Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicata sul portale d’informazione Balarm.

Il caffè Galante in Sicilia

“Il caffè Galante era un vero cenacolo. Era una sorta di Pedrocchi o di Florian nostrano (…) con i suoi tavolinetti dal ripiano di marmo di Carrara leggiadramente sostenuto da tralicci floreali in ferro battuto, le poltroncine di legno nero sobriamente avvolgenti, i lampadari dalla luce soffusa come abat-jour e le grandi specchiere alle pareti…”.

Così scriveva il professore Michele Angelo Mancuso nel volume “Una lontananza di anni luce”, ricostruendo atmosfere sofisticate e rammentando i personaggi che animavano quello straordinario “salotto letterario” di Patti (Me).

Il caffè Galante è l’ultimo caffè storico siciliano che conserva ancora gli arredi liberty degli anni ’20: nel piccolo e accogliente locale tutto è rimasto identico a quando l’attività commerciale è stata inaugurata nel 1929, al civico 15 di Via Regina Margherita.

Giuseppe Galante, il proprietario, fece realizzare quasi cento anni fa, dalle migliori maestranze cittadine, i tavolini in ferro battuto, la boiserie bianca, gli infissi in legno con semplici intarsi, le vetrinette, il lampadario a più bracci, il comodo bancone dove servire i clienti e sul fondo della parete la grande scaffalatura per i liquori, i bicchieri, piattini e tazzine.

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Eritritolo come dolcificante, rischi per la salute? Ecco lo studio

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Dolcificanti nelle bevande calde

Una ricerca della Cleveland Clinic americana, pubblicata su Nature Medicine, ha rilevato un possibile legame tra il consumo di eritritolo e un rischio elevato di eventi cardiaci gravi in persone con obesità, diabete o sindrome metabolica. L’Associazione italiana nutrizionisti in cucina, dopo essere venuta a conoscenza dello studio, invita a non creare allarmismo e a considerare altri fattori. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicata su Affari Italiani.

Eritritolo e possibili rischi per la salute

MILANO – Il comitato scientifico dell’Associazione italiana nutrizionisti in cucina invita gli addetti ai lavori ad approfondire la questione senza creare allarmismi prematuri che spesso e volentieri hanno causato danni ingenti ai settori agroalimentari interessati. La presa di posizione di Ainc segue l’allarme lanciato dallo studio della Cleveland Clinic americana, pubblicato su Nature Medicine, che ha rilevato un possibile legame tra il consumo di eritritolo e un rischio elevato di eventi cardiaci gravi in persone con obesità, diabete o sindrome metabolica.

Eritritolo, Associazione italiana nutrizionisti in cucina: no allarmismi prematuri

Uno studio che merita certamente attenzione e approfondimento: ma nel contempo l’Ainc invita alla cautela, considerando sia le dosi che la vulnerabilità della popolazione studiata. Si tratta infatti di una ricerca correlazionale, quindi non basata sul principio di causa-effetto, e per entrare nel dettaglio della stessa va sottolineato in primis come la quantità di eritritolo somministrata nel caso di specie fosse di gran lunga superiore alla quantità consentita nelle bevande.

Secondo rilievo, come già sottolineato, i soggetti arruolati per lo studio in questione: tutti già affetti da patologie cardiovascolari e fattori di rischio tradizionali. Senza dimenticare il particolare che l’eritritolo è scarsamente metabolizzato e viene escreto attraverso le urine, il che significa che l’accumulo di questa sostanza nel sangue potrebbe essere dovuto alla compromissione della funzionalità renale correlata alle patologie cardiovascolari; su questo dato ci sono limitazioni all’interpretazione delle misurazioni effettuate in vitro.

Va inoltre considerato che lo studio non prende in considerazione importanti fattori di rischio come l’etnia dei soggetti campione, il loro stato socio-economico, l’eventuale consumo di alcol e la relativa dieta, e che nulla dice ad esempio rispetto all’eventuale presenza di impurità tossiche e contaminanti nell’eritritolo utilizzato che potrebbero aver avuto un impatto significativo sulla ricerca in oggetto.

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Solo blend specialty all’estero? Fociani: “In Italia sarà diverso, perché diverrà un’eccellenza”

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Dario Fociani con i chicchi tra le mani (foto concessa)

MILANO – Specialty coffee: spesso vanno di pari passo con il concetto di monorigine, su cui fino a oggi si è basata questo settore, in parte per garantire l’espressione completa delle caratteristiche che rendono unico un caffè rispetto a un altro, in parte per rendere più semplice ed efficace la tracciabilità lunga la filiera.

Un sistema che fin qui ha funzionato ma che ora, sembra risentire delle regole più stringenti del mercato.

Si parte innanzitutto con la messa in discussione della definizione stessa di single origin, perché spesso sotto questo cappello ricade un intero Paese, regione, proprietà.

Inoltre, accade spesso che i processi di raccolta e di lavorazione del chicco possano variare di Paese in Paese.

Non è insolito per esempio, che l’Etiopia e la Colombia combinino piccoli raccolti provenienti da numerosi coltivatori locali, qualificandosi tecnicamente come caffè monorigine.

Tuttavia, rispetto al caffè coltivato e lavorato in una “singola farm“, questa definizione può generare confusione.

In reazione a questa potenziale ambiguità, molti torrefattori hanno cominciato a specificare, parlando di micro lotti.

Ma questo pone comunque un problema in termini di approvvigionamento.

Ebbene sì: lo specialty è difficilmente replicabile costantemente e questo, non fa bene agli affari

Coltivarlo costa molto ai contadini e di conseguenza appartiene alla fascia premium del mercato, e questo comporta un investimento ingente anche per i piccoli torrefattori.

Insomma, parliamo di prodotti che sono particolarmente dispendiosi economicamente e non solo, sia per chi li produce che per chi li acquista, li trasforma e, soprattutto, deve poi trovare dei consumatori disposti a comprarli a loro volta.

Avere a disposizione scorte ben limitate per garantire una certa costanza del prodotto, per i micro torrefattori è complesso.

La soluzione? Nel mondo si sta diffondendo la tendenza di creare miscele specialty

Un’opzione piuttosto rodata in Italia, che ora si sta facendo strada anche tra i roasters internazionali, alla ricerca di caffè che possano funzionare meglio su un mercato più ampio.

Una proposta che potrebbe giovare anche ai coltivatori, che riceveranno ordini per volumi maggiori e con più costanza.

Abbiamo chiesto a Dario Fociani, fondatori di Aliena Coffee Roasters, che cosa pensa di questa novità

“Purtroppo il business vince molto spesso. Lo specialty è una nicchia sempre più grande all’estero che in alcuni casi, a mio avviso, sta abbandonando il concetto che c’era dietro originalmente per abbracciare il mercato di grande consumo. Ci sta.

Fare miscele può essere più facile per mantenere un prodotto standardizzato e nel business questo aiuta.

Personalmente non amo la cosa, però se poi il contadino e l’agricoltura tornano nascoste nelle informazioni al cliente.

In Italia il mercato è diverso: avendo una presunzione di superiorità percettiva globale, lo specialty tanto trova difficoltà in alcune aree, tanto diviene elemento di studio e accolto calorosamente lì dove le persone hanno una mentalità più aperta e amano l’approfondimento (dato che in Italia per il settore cibo è particolarmente sentito).

Io credo che nel nostro Paese, piano piano si stia formando una minuscola scena ma molto genuina, per cui questa questione ci toccherà meno, anche perché chi ama un mercato di massa già può trovare parecchie risorse e non ha bisogno di miscele specialty.

Alla fine si vedrà che per le caratteristiche caratteriali dell’italiano che ama il cibo e conosce l’agricoltura, l’Italia diventerà un’eccellenza anche nel settore specialty, quando le altre nazioni finiranno l’Hype e appunto, torneranno a soluzioni di buon mercato.

Credo che ci siano comunque singole aziende agricole che hanno dei profili in tostatura che non necessitano miscela.

Il nostro Brasile o tanti altri caffè che abbiamo provato, semplicemente tostati un po’ più scuri, rispettano poi le esigenze di un pubblico che non tanto nella miscela ma nel grado di tostatura ha difficoltà nella bevuta.

Il mercato italiano ha tanti margini di crescita, credo che il legame con l’agricoltura sia comunque la chiave che dà alle persone comprensione delle differenze, io personalmente non me ne priverei”.

Bonus pubblicità operativo anche nel 2024, prorogata la domanda all’Agenzia delle Entrate al 2 aprile: invio dal 1° marzo

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bonus pubblicità 2020
Bonus pubblicità

MILANO – Informiamo gli inserzionisti che tutto pronto per il Bonus pubblicità 2024: dal primo marzo sarà possibile inviare la dichiarazione sostitutiva, in scadenza il 2 aprile, per ottenere il credito d’imposta. Il Bonus pubblicità è stata introdotto per la prima volta nel 2018, per agevolare gli investimenti sulla stampa quotidiana e periodica anche online.

Quindi anche su Comunicaffè e Comunicaffe International che sono testate registrate presso il Tribunale di Milano. Infatti sono ammessi gli investimenti pubblicitari effettuati sui giornali quotidiani e periodici, pubblicati in edizione
cartacea o in formato digitale, registrati presso il Tribunale dove ha sede l’editore, ovvero presso il ROC, e comunque dotati del Direttore responsabile iscritto all’ordine dei giornalisti.

Leggiamo qui sotto il dettaglio di tutte le modalità esatte per richiedere il Bonus pubblicità secondo quanto indicato dall’Agenzia delle Entrate che gestisce tutte le procedure.

Bonus pubblicità 2022-2023

La buona novità di inizio d’anno è che anche per il 2024 l’Agenzia delle Entrate ha attivato il consueto canale per l’invio della dichiarazione sostitutiva richiesta alle aziende che vogliono accedere al Bonus pubblicità.

Tutte le amministrazioni e i commercialisti conoscono perfettamente questa procedura per niente difficile.

Il Bonus pubblicità si basa sul provvedimento del 15 febbraio emanato dal Capo del Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria che ha anche disposto la proroga della scadenza per la domanda di accesso al bonus pubblicità.

Si tratta di un rinvio di pochi giorni e che si lega alla concomitanza della scadenza ordinaria, fissata al 31 marzo, con le festività pasquali.

Ci sarà conseguentemente tempo fino al 2 aprile per trasmettere all’Agenzia delle Entrate la
comunicazione per l’accesso al credito d’imposta sugli investimenti pubblicitari incrementali per l’anno 2024.

Non cambia invece la fase di avvio della procedura di richiesta: la domanda per il bonus pubblicità 2024 potrà essere presentata in modalità telematica tramite il canale predisposto dall’Agenzia delle Entrate a decorrere dal 1° marzo, direttamente da parte dei
soggetti interessati o avvalendosi di intermediari abilitati alla trasmissione delle dichiarazioni.

La scadenza del 2 aprile, si ricorda, è solo il primo degli appuntamenti da segnare in calendario. In seguito alla presentazione delle richieste di accesso, il Dipartimento stila una prima lista dei beneficiari e degli importi teoricamente fruibili.

L’elenco definitivo sarà pubblicato dopo la ricezione delle “Dichiarazioni sostitutive relative agli investimenti effettuati”, da presentare dal 9 gennaio al 9 febbraio 2025.

Da notare che sebbene la percentuale del bonus pubblicità sia pari al 75 per cento, l’effettivo ammontare spettante sarà determinato successivamente tenuto conto delle domande trasmesse e delle risorse a disposizione, pari a 30 milioni di euro per l’anno
2024.

Bonus 2024, credito d’imposta sulla quota incrementale di spesa

Ad aver diritto al credito d’imposta sono le imprese, i lavoratori autonomi e gli enti non commerciali che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie.

Il bonus pubblicità è pari al 75 per cento del valore degli investimenti realizzati, nel rispetto del requisito dell’incrementalità.

Gli investimenti sostenuti nel 2024 dovranno essere superiori di almeno l’1 per cento di quelli effettuati l’anno precedente.

Il credito d’imposta spetta solamente per gli investimenti effettuati sulla stampa quotidiana e periodica, anche online, e spetta anche per le spese relative a fatture di società concessionarie.

L’agevolazione è concessa nel limite massimo delle risorse stanziate per l’anno e nei limiti dei regolamenti dell’Unione europea in materia di aiuti “de minimis”.

Ricordiamo anche che per ottenere il credito investimenti pubblicitari è necessario inviare all’Agenzia delle Entrate due comunicazioni, una preventiva nel mese di marzo denominata ‘’comunicazione per l’accesso al credito d’imposta’’ ipotizzando il totale degli investimenti pubblicitari effettuati e da effettuare nel corso dell’anno 2024 e una a consuntivo indicando gli investimenti effettivamente realizzati.

Accademia del caffè espresso: Sprudge presenta il libro “But first, Coffee” con il fondatore Jordan Michelman, il 22 febbraio

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La presentazione del libro “But first, Coffee” (immagine concessa)

PIAN DI SAN BARTOLO (Firenze) – Giovedì 22 febbraio, Accademia del caffè espresso, il centro espositivo e culturale fondato da La Marzocco, ospita Jordan Michelman per la presentazione del nuovo libro di SprudgeBut first, Coffee”. Sprudge è una delle maggiori pubblicazioni sul caffè a livello globale. Con articoli e guide, i due fondatori Jordan Michelman e Zachary Carlsen creano un resoconto completo delle novità, dei player e degli eventi della coffee community internazionale.

La presentazione del libro “But first, Coffee” all’Accademia del caffè espresso

I cofondatori di Sprudge hanno pubblicato di recente il loro secondo libro “But first, Coffee”, un volume che coniuga in sé diverse funzioni: una guida ai diversi metodi di estrazione, ma anche un ricettario di cocktail e dessert. “But first, coffee” presenta il caffè come un ingrediente per tutti, e dà spunti su come utilizzarlo al bar e in cucina.

Giovedì 22, alle 11, Jordan Michelman sarà in Accademia per presentare il libro, e rispondere alle domande del pubblico.

Dopo la presentazione saranno allestite 3 sessioni di assaggio di altrettante ricette del libro, ma non solo.

Sarà possibile assaggiare il Coffee Hot Toddy Bar, e tre diversi tiramisù, ognuno preparato con un diverso caffè monorigine, mentre Al Grand Bar sarà servito il cocktail “Vespucci”, una rivisitazione del “ponce alla Livornese”, sviluppato dal team di Accademia.

All’evento seguiranno un light lunch e la possibilità, per chi lo desidera, di visitare l’area espositiva dell’Accademia del caffè espresso e le Officine Fratelli Bambi.

Per chi fosse interessato a partecipare, le iscrizioni sono ancora aperte qui.

Per chi invece non riuscisse a partecipare in presenza, la presentazione potrà essere seguita in streaming su YouTube cliccando qui.

Mercati del caffè in ribasso, mentre il cacao vola verso nuovi massimi storici

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Il logo dell'Ice

MILANO – Mentre i prezzi del cacao continuano a volare – raggiunti ieri nuovi massimi storici – i mercati del caffè virano parzialmente in territorio negativo. Alla riapertura, dopo il week-end lungo per il President’s Day, l’Ice Arabica ha chiuso ieri, martedì 20 febbraio, in ribasso su tutti i contratti, fatta eccezione per il front month.

Maggio, adesso scadenza principale, è arretrato lievemente (-45 punti) terminando la giornata a 186,25 cents per libbra. Sempre presente una struttura di mercato inverso sino alla scadenza settembre 2024.

A mettere i mercati sotto pressione, la migliorata situazione meteo in Brasile, in particolare nel Minas Gerais

Il più importante stato produttore di arabica ha ricevuto, la settimana, precipitazioni più che doppie rispetto alle medie di stagione.

Le perdite sono state contenute soprattutto in virtù della forza del real brasiliano, ieri ai massimi delle ultime due settimane sul dollaro.

Sempre deficitaria la situazione sul fronte delle scorte certificate, che sono risalite a quota 307.262 sacchi: il massimo degli ultimi 3 mesi, ma oltre il 61% al di sotto del livello di un anno fa.

Un totale di 65.717 sacchi è in pendenza di certificazione, di cui 63.567 nel porto di Anversa.

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Il bar di fiducia è quello dietro casa: la prossimità rende il consumatore felice (ma la qualità?)

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L'espresso (foto concessa)

MILANO – Il bar come terzo luogo insieme alla casa e al posto di lavoro: questa è la cultura delle caffetterie in Italia. Ci si passa per abitudine spesso – alcuni anche quotidianamente – per staccare un attimo dalla routine fatta di impegni lavorativi e professionali. La prossimità quindi è un must: quante volte si è scelti un bar invece che un altro, proprio seguendo il criterio della vicinanza agli uffici o al proprio domicilio?

Non è semplicemente una questione di pigrizia, ma di benessere sociale: almeno così sembrerebbe dalla ricerca che abbiamo trovato su Business Insider. Sotto indagine il modo di vivere le città da chi le abita: da una parte si prediligono dei quartieri non ad alta densità – che potrebbe modificare le caratteristiche stesse di una zona – dall’altra si sente il bisogno di avere un numero minimo di vicini nei paraggi.

Tutto deve essere a portata di una passeggiata nel proprio coffee shop di riferimento: si salvano tempo, energia e, in particolare, si crea un senso di comunità più forte.

Questa è sicuramente un’idea che in Italia possiamo comprendere, essendo da sempre il bar un luogo di incontro, di scambio, dove i legami si creano con naturalezza attorno ad un momento di consumo.

Il bar che non deve mai mancare sotto casa

L’appartenenza ad un posto passa anche attraverso la prossimità di luoghi di socialità e divertimento come lo sono le caffetterie e i ristoranti, specialmente in città talmente grandi che ci si potrebbe sentire sperduti e isolati.

Avere invece il bar di fiducia – concetto molto italiano che ha conquistato non pochi stranieri, un esempio su tutti l’Howard Schultz creatore di Starbucks – può fare la differenza nell’equilibrio sociale.

Certo a questa riflessione si potrebbe aggiungere una nota a margine: se nella stessa caffetteria vicina a casa, si potesse contare su un caffè davvero buono, allora sarebbe il massimo dell’esperienza.

Forse all’estero è possibile trovare un espresso fatto bene più di frequente, mentre in molte città italiane non capita spesso di trovare il bar che serve una tazzina degna di nota. Altra considerazione non meno importante è dare un’occhiata al tipo di atmosfera che offre quello stesso locale così vicino a casa o all’ufficio: è una caffetteria in cui poter sostare, in cui poter conversare con amici o con lo stesso barista dietro al bancone, è un posto pulito, curato nel design, oppure è un’edicola-tabacchino-bar senz’anima?

Ed ecco che il principio della vicinanza passa un po’ in secondo piano o, viceversa, il locale del cuore diventa una destination verso cui spostarsi, magari a questo punto non ogni giorno, ma i fine settimana.

Quindi la vera domanda che ci si dovrebbe porre da italiani è: il bar sotto casa è davvero quello che ci rende più felici? O è soltanto quello più comodo?

Le caffetterie con il design più creativo al mondo: nella lista dell’esperta Lani Kingston compare Cafezal di Milano

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cafezal design milano
Da Cafezal in Viale Premuda ( foto concessa)

L’autrice ed esperta di caffè Lani Kingston nel suo libro “Designing Coffee: New Coffee Places and Branding”, ha selezionato con cura quasi 60 caffetterie in sei continenti caratterizzati da design unici e creativi. Alcuni dei locali più innovativi, dichiara l’autrice, erano concentrati in Asia, ma ha limitato la sua scelta a non più di un paio di coffee shop per ogni Paese. Nella lista appare anche Cafezal Specialty Coffee Roasters di Milano.

Alcuni delle caffetterie presenti nel libro sono: Breadway Bakery a Odessa in Ucraina, Cong Cà Phê ad Hanoi, Vietnam, Fifteen Steps Workshop a Taipei, Taiwan, Melk Café Saint-Urbain a Montréal, Canada, Metal Hands Coffee a Pechino, Cina, Anh Coffee Roastery a Ho Chi Minh City, Vietnam, Dubler a Kyiv in Ucraina e JISU a Buenos Aires in Argentina.

Leggiamo di seguito parte dell’articolo tradotto dall’inglese pubblicato sul portale CNN Style.

Le caffetterie con il design più innovativo al mondo secondo Lani Kingston

MILANO – Quando i visitatori varcano la soglia del Budapest Café a Chengdu, in Cina, vengono immediatamente trasportati in uno spazio che sembra uscito da un film di Wes Anderson grazie alle tonalità pastello, all’arredamento fantasioso e a una serie di archi e passaggi, che mimano le prospettive simmetriche tipiche del regista.

Il Budapest Café è uno dei tanti affascinanti locali presentati in “Designing Coffee: New Coffee Places and Branding”, un libro che mette in mostra le caffetterie più fotogeniche ed eccentriche del mondo.

Il manuale dell’autrice ed esperta dell’espresso Lani Kingston, la quale insegna anche un corso intitolato “Antropologia del caffè” presso la Portland State University, serve come promemoria che, oltre a una buona tazza, un’estetica ben curata è oggi indispensabile per una caffetteria al fine di costruire la fedeltà del cliente e distinguersi in un paesaggio dei social media sempre più competitivo.

In un mondo caratterizzato da una forte concorrenza, le caffetterie stanno facendo di tutto per distinguersi. Il minimalismo non è solo una scelta di tendenza, ma una decisione consapevole quando si tratta di branding ed estetica, ha detto Kingston a CNN.

Prendiamo, ad esempio, Metric Coffee di Chicago, che ha subito una ristrutturazione del marchio nel 2020. Xavier Alexander, co-fondatore del rivenditore e torrefattore, ha detto a CNN che il branding giusto è cruciale nel settore del caffè, dato che “ogni giorno esce un nuovo marchio”.

Secondo Alexander, Metric Coffee ha affinato la sua immagine per riflettere i suoi valori fondamentali: trasparenza e sostenibilità. La parola “caffè” è stata rimossa dal logo dell’azienda, che ora presenta semplicemente la parola “Metric” in un logotipo blu sans serif; le tazze e le buste di caffè sono bianche, con poche illustrazioni, il logo e il testo richiesto. L’obiettivo? Trasmettere semplicità e lasciare che i prodotti di Metric Coffee brillino da soli.

“È un approccio più umile a fornire un prodotto sul mercato di cui le persone possono sentirsi bene”, ha detto Alexander a CNN, aggiungendo che i clienti hanno generalmente accolto positivamente i cambiamenti di branding.

Tuttavia, tra le caffetterie che si rivolgono a un pubblico più giovane, Kingston ha notato un’oscillazione del pendolo verso l’opposto del minimalismo – o “cluttercore”, come lo ha definito lei (e altri osservatori delle tendenze della Generazione Z).

Piante, figurine, libri e altri oggetti riempiono scaffali e pareti “per catturare l’attenzione delle persone e mantenerla”, ha rivelato Kingston, offrendo un ambiente coinvolgente in cui è facile perdere il senso del tempo e del luogo. L’arredamento massimalista e tematico offre anche uno sfondo ideale per le foto e i video condivisi su piattaforme social come Instagram e TikTok.

Per leggere la notizia completa in inglese basta cliccare qui.