sabato 29 Novembre 2025
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Il cioccolato fa bene alla salute e riduce il rischio di attacchi cardiaci

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La produzione di cioccolato (Pixabay License)

Il cioccolato è uno dei dolci più consumati e amati al mondo, non solo per il suo sapore ma anche per le sue innumerevoli proprietà benefiche per la salute. Il cioccolato fondente, ad esempio, è ricco di antiossidanti chiamati flavonoidi, che aiutano a contrastare i radicali liberi presenti nel nostro organismo. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo pubblicato sul portale Microbiologia Italia.

I benefici del cioccolato

MILANO – Il cioccolato ha sempre esercitato un grande fascino sull’umanità, e non solo per la sua deliziosa fragranza e sapore. Esistono molte varietà di questo alimento in tutto il mondo, ognuna con il proprio aroma e peculiarità. Nel presente articolo, ci proponiamo di indagare la seguente questione: qual è la migliore cioccolata tra tutte?

Per poter dare una risposta adeguata, occorre dapprima esaminare le diverse tipologie di cioccolata presenti sul mercato. Solitamente, si suddividono in tre grandi categorie: cioccolato fondentecioccolato al latte e cioccolato bianco. Ciascuna di queste varianti presenta delle peculiarità uniche e può essere apprezzata in maniera differente a seconda dei gusti individuali.

Le proprietà

Il cioccolato è un dolce amatissimo in tutto il mondo, non solo per il suo sapore delizioso ma anche per le sue proprietà benefiche per la salute. Di seguito, esploreremo in particolare le proprietà del cioccolato fondente e il motivo per cui dovrebbe far parte di una dieta sana.

Antiossidanti: il cioccolato fondente è ricco di antiossidanti chiamati flavonoidi, che aiutano a contrastare i radicali liberi presenti nel nostro organismo. Questi radicali liberi sono molecole instabili che possono danneggiare le cellule del nostro corpo e contribuire all’invecchiamento precoce e a malattie croniche come il cancro e le malattie cardiache.

Effetto antinfiammatorio: i flavonoidi presenti nel cioccolato fondente possono avere anche un effetto antinfiammatorio nel nostro corpo, riducendo il rischio di malattie infiammatorie come l’artrite e la malattia di Crohn.

Miglioramento dell’umore: il cioccolato contiene sostanze chimiche come feniletilamine e serotonina, che sono note per migliorare l’umore e aumentare i livelli di energia.

Riduzione del rischio di malattie cardiache: molti studi hanno dimostrato che il consumo regolare di cioccolato fondente può aiutare a ridurre il rischio di malattie cardiache. I flavonoidi presenti nel cioccolato possono contribuire a ridurre la pressione sanguigna e migliorare la funzione delle arterie, riducendo il rischio di malattie cardiovascolari.

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Altromercato presenta le uova di Pasqua sostenibili per il 2024

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Le uova di cioccolata Grow di Altromercato (immagine concessa)

MILANO – Si avvicina il periodo più goloso dell’anno, scaffali pieni di colori sgargianti invadono le corsie dei supermercati, il profumo di cioccolata si diffonde nell’aria e presto si potranno rompere quelle gustose uova di cioccolato al latte, fondente o con deliziose inserzioni per scovare la sorpresa nascosta nel dolce guscio.

Un’atmosfera di gioia e di festa, eppure il cioccolato delle uova di Pasqua può anche nascondere brutte sorprese: ingiustizie, sfruttamento, deforestazione, questi gli elementi che contraddistinguono spesso la filiera del cacao nel mondo.

Le uova di Pasqua di Altromercato

Altromercato propone uova differenti, con un cioccolato di qualità, etico e sostenibile. La differenza risiede nell’acquisto di cacao e zucchero direttamente dalle cooperative di produttori, nel prezzo giusto per il lavoro di contadini e artigiani, nella creazione di rapporti trasparenti e duraturi e nel supporto ai produttori che investono nella qualità della materia prima e nel rispetto dell’ambiente.

Sono uova di Pasqua che portano con sé storie di rivincita come quella di Conacado in Repubblica Dominicana che fornisce il cacao biologico Santo Domingo per le uova Altromercato e consente a migliaia di contadini di gestire autonomamente la produzione e la vendita del loro cacao, impiegando parte del ricavato a favore della collettività.

La storia delle artigiane di Prokritee in Bangladesh che trovano riscatto e indipendenza economica grazie alla lavorazione della carta seta e alla sua decorazione per confezionare le uova di Pasqua Altromercato e le colombe.

Anche la storia di Selyn in Sri Lanka, realtà di commercio equo che realizza le sorprese di stoffa tessute a mano su telai tradizionali.

Selyn, ha ridato vigore alla lunga tradizione cingalese del telaio a mano e si impegna a creare condizioni di lavoro favorevoli e a garantire una serie di importanti servizi per i lavoratori come l’assistenza medica, formazione scolastica per i giovani e prestiti agevolati.

Per la Pasqua 2024 ecco l’offerta Altromercato:

Linea “Grow”

– Novità: uovo di cioccolato fondente gianduia con granella di nocciole (22,00€)

Uovo di cioccolato extra fondente bio con granella di fave di cacao (22,00€)

Uovo di cioccolato finissimo al latte bio con granella di caramello salato (22,00€)

Ogni uovo della gamma Growcela al suo interno una sorpresa sostenibile: per ogni uovo verrà piantato un albero di cacao a sostegno del progetto di riforestazione delle comunità del dipartimento di Ucayali in Perù (associate a Norandino).

A Pasqua 2023 grazie al Grow sono stati piantumati, prima in vivaio e poi definitivamente nelle parcelas dei produttori, 6.300 alberi di cacao. Sono stati inoltre erogati fondi per corsi tecnici di formazione e sostenute 42 famiglie beneficiarie delle piantine di cacao.

Uova classiche e altri dolci pasquali

Uova in carta seta con cioccolato bio al latte o fondente, disponibile sia da 200g (13,00€) che 270g (15,50€)

– Novità: Paloma cuor di limone con farcitura di crema al limoncello copertura di cioccolato fondente e scagliette di cioccolato bianco (19,50€)

Paloma cuor di cacao con farcitura di crema al cacao e copertura di cioccolato fondente con scagliette di cioccolato al latte (19,50€)

Paloma, Colomba con mandorle e uvetta, senza canditi (15,50€)

Ovetti cuor di caramello con cioccolato al latte finemente confettati (5,50€)

Ovetti di cioccolato con cioccolato fondente e ripieno di crema di nocciola (5,50€)

Ovetti confettati con interno cioccolato fondente e ripieno di crema di nocciola (5,50€)

Fair Bunny coniglio cavo di cioccolato al latte o fondente (5,50€)

La scheda sintetica di Altromercato

Altromercato è la più grande realtà di commercio giusto in Italia e una delle principali al mondo.

È un’organizzazione formata da oltre 80 soci e più di 200 negozi a marchio che gestisce da 35 anni rapporti con 140 gruppi di produttori in oltre 40 paesi, nel sud e nel nord del mondo.

Le persone, le comunità e il pianeta sono sempre al centro dell’agire di Altromercato. La sua mission è costruire filiere etiche per le materie prime principalmente alimentari, facendosi garante di un modo di coltivare la terra e di produrre prodotti che rispetti le persone e il pianeta, attraverso il modello del commercio giusto e la cooperazione internazionale. Per costruire un’economia più sostenibile giorno dopo giorno.

Altromercato propone prodotti alimentari quali cioccolato, caffè, zucchero, banane etc., molti dei quali biologici, una selezione di prodotti da agricoltura italiana, una linea di cosmesi naturale Natyr, oggetti di artigianato etico per la casa e le ricorrenze On Earth.

I suoi prodotti sono presenti nel suo shop online, in 1500 punti vendita della Grande Distribuzione, 2000 negozi specializzati bio, oltre che in ristoranti, mense scolastiche, bar ed erboristerie.

Inoltre, grazie alla business unit Made in dignity, Altromercato diventa un partner strategico anche per le grandi industrie alimentari che possono dar vita a progetti di Corporate Social Responsability e, attraverso l’acquisto delle sue materie prime (zucchero, caffè e cacao), partecipare alla costruzione di filiere etiche, dirette, partecipate, tracciate e sostenibili.

MUMAC: nel museo, la prima Escape Room dove si diventa detective del caffè, dal 16/03

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MUMAC e MUMAC Academy presentano MUMAC Coffee Escape (immagine concessa)

BINASCO (Milano) – MUMAC, il museo della macchina per caffè di Cimbali Group, diventa il centro di una cospirazione da sventare in un intreccio di rompicapi ed enigmi che trasforma, almeno per poche ore, i partecipanti in detective simili ai personaggi di Raymond Chandler.

Un mandante, un furto da sventare, un oggetto prezioso ed un luogo lontano: sono dunque questi gli ingredienti di MUMAC Coffee Escape, la prima Escape Room all’aroma di caffè ideata da MUMAC e MUMAC Academy. Il filo rosso che connette la soluzione al caso? Ovviamente l’espresso e la vasta collezione delle macchine del museo.

MUMAC Coffee Escape

In questo modo il divertimento si fonde con la formazione e la cultura del caffè. Il progetto è stato presentato in anteprima il 21 febbraio dentro le porte del museo a Binasco.

Un’esperienza esclusiva, unica nel settore, che tutti gli appassionati di caffè o di Escape Room potranno vivere – su prenotazionea partire dalla apertura straordinaria di sabato 16 marzo 2024, all’interno degli ambienti del museo e nelle aule formative dell’headquarter del Gruppo a Binasco (MI). Un modo alternativo per trascorrere una serata divertente e sfidare familiari, amici o colleghi nella risoluzione di indovinelli.

mumac coffee escape
MUMAC Coffee Escape (immagine concessa)

Ma il progetto proposto dal museo è differente dalla classica Escape Room in cui si viene, solitamente, chiusi in una stanza con l’obiettivo di scappare entro un certo limite di tempo risolvendo una serie di rompicapi.

Barbara Foglia, MUMAC director, ha commentato: “MUMAC Coffee Escape è un’avventura intrigante e al tempo stesso un progetto poliedrico che vuole far vivere l’esperienza del museo in modo originale, proponendo ai visitatori un’esperienza di evasione e divertimento avvincente, unita all’opportunità di conoscere la più importante realtà che riguarda la storia di un intero settore del made in Italy.

La sfida è quella di lasciare nei partecipanti una traccia di conoscenza su fatti e aneddoti legati alla cultura caffè e, nel caso di utilizzo per teambuilding formativi aziendali, di contribuire a riflessioni su di sé e sulla propria interazione con gli altri, in ottica di miglioramento continuo ”.

Costruita su misura, MUMAC Coffee Escape nasce con l’obiettivo di mettere a disposizione dei partecipanti un’esperienza nuova e originale all’interno del museo.

Barbara Foglia, MUMAC director, e Silvia Vercellati, MUMAC Academy manager

Si arricchisce così la proposta di conoscenza e intrattenimento già articolata sia nel percorso museale di MUMAC che nella proposta Academy di corsi formativi per professionisti e appassionati, rendendo lo spazio anche location per iniziative ludico-aggregative per privati, ma anche tailor made per aziende che vogliano utilizzare l’esperienza come attività di inclusione o teambuilding formativo, con debriefing ad hoc su tematiche trasversali come comunicazione, collaborazione, ascolto, ownership, leadership, problem solving, focalizzazione sugli obiettivi.

MUMAC Coffee Escape è articolata in due diverse proposte, Mystery e Investigation che permettono di vivere l’esperienza su due diversi gradi di complessità e durata: con la proposta Mystery – della durata di un’ora – l’avventura si snoda esclusivamente all’interno delle 7 sale espositive del MUMAC, il più grande museo al mondo che racconta l’evoluzione storica delle macchine per caffè espresso unitamente agli usi e costumi legati al consumo del caffè nel tempo.

Scegliendo questa proposta, i partecipanti si addentreranno nell’avventura fino a poter sventare il reato attraverso la raccolta di indizi nascosti tra le macchine del museo. L’esperienza Mistery ha un costo di 166 euro per gruppo.

Silvia Vercellati, MUMAC Academy manager spiega: “Il progetto nasce dall’idea di coinvolgere i partecipanti in una sfida entusiasmante, attraverso un’avventura che si snoda tra la storia della macchina per caffè, la sua trasformazione e degustazione. Le sale espositive del Museo e gli spazi di approfondimento di Academy diventano luogo di indagine in cui scoprire, apprendere, interagire e vivere un’esperienza ludica coinvolgente”.

La seconda proposta è Investigation della durata massima totale di due ore che, oltre ad integrare la Mystery, prevede l’accesso all’interno delle esclusive aree esperienziali di MUMAC Academy: il training centre, luogo dedicato al mondo della caffetteria, e la Sensory Room, dove i sensi vengono stimolati per una miglior conoscenza dell’amata bevanda. Con quest’ultima proposta, sarà possibile vivere un’esperienza completa che porterà i partecipanti a scoprire tutte le incognite dell’avventura. Investigation ha un prezzo di 230 euro per gruppo.

Oltre ai libretti e ai materiali analogici di gioco che porteranno i partecipanti a poter vivere l’avventura interagendo direttamente con lo spazio, viene messa a loro disposizione anche una Web App appositamente realizzata per fungere da raccolta delle risposte da fornire, giungere insieme alla risoluzione dell’enigma finale e definire una classifica delle migliori performance.

Il progetto è stato elaborato con l’ausilio di Play the City, format innovativo per scoprire, vivere, conoscere e interpretare luoghi diversi attraverso il gioco, partendo da una base storica e culturale documentata e approfondita, in una cornice narrativa personalizzata.

Creato da Francesco Mazzai, esperto nella ideazione di progetti di gamification e edutainment per il pubblico, Play the City fa parte di Elesta Travelling Passion.

Per vivere la MUMAC Coffee Escape è necessario prenotarsi sul sito www.mumaccoffeescape.com selezionando una delle date attualmente disponibili (vedi calendario allegato) nelle quali sono previsti diversi slot orari in cui poter scegliere di partecipare alla versione standard o premium: ogni team può essere composto al massimo da 7 persone. Ulteriori date arricchiranno il calendario nei prossimi mesi.

Per riepilogare:

MUMAC Coffee Escape Via P. Neruda 2, Binasco (MI)

Weekend:

·       sabato 16 marzo

·       sabato 6 aprile

·       domenica 5 maggio

dalle ore 15 alle 0re 19

Infrasettimanali:

·       venerdì 22 marzo,

·       venerdì 10 maggio,

·       venerdì 7 giugno,

·       venerdì 21 giugno

dalle ore 18 alle ore 22

Prenotazioni: www.mumaccoffeescape.com

Mystery: 160,00 euro (IVA Compresa) per gruppo max 7 pax

Investigation: 230,00 euro (IVA compresa) a gruppo max 7 pax

 

Onelli, formatore che insegna a Bogotà: “Il pro di imparare qui è che si parte dalla drupa fino alla tazza”

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Andrea Onelli
Andrea Onelli (foto concessa)

MILANO – Andrea Onelli, formatore da Bogotà si presenta esordendo con il migliore incipit di sempre: “La mia storia è breve”. È interessante perché, ovviamente, il racconto che lo ha portato dall’Italia a fare il formatore in Colombia, non è per niente corta o lineare. Di certo è fatta di tante tappe, di anni di viaggi, aerei e anche una pandemia di mezzo.

Tutto però parte dalla scuola di Umami a Firenze, con un percorso didattico conclusi nel 2015 con la certificazione di trainer SCA.

Onelli continua:” A quel punto mi sono accorto di non aver mai visto una pianta di caffè dal vivo”

“Mi sembrava di esser incompleto senza aver avuto un contatto diretto con le origini. Non credevo fosse giusto poter insegnare alle persone come tostare, senza aver integrato la parte legata alla coltivazione.

Sono riuscito a prendere contatti con dei ragazzi in Costa Rica e ho deciso che a gennaio 2016 sarei andato lì per fare questa esperienza. Presi i biglietti andata-ritorno per gennaio-aprile, in realtà sono restato sino a novembre per poi tornare a casa mia soltanto per un giorno e subito ripartire di nuovo in Vietnam.

In seguito ho continuato il mio lavoro in Costa Rica presso una cooperativa e da lì in poi sono riuscito a creare una rete di contatti.

Sono arrivato come professionista legato all’assaggio, alla tostatura, al barista e, seppure avrei desiderato insegnare il green coffee – per me, uno dei moduli più interessanti del Coffee diploma –  credevo che il non avere un’esperienza in finca avrebbe potuto limitare la formazione che avrei potuto erogare, nonostante già avessi conseguito tutti i moduli della SCA.

Allora mi sono specializzato nel processing e ho viaggiato in diversi Paesi del Centro e Sud America, dalla Colombia al Perù, dal Guatemala all’Honduras. Negli anni sono stato in Mexico, in El salvador, in Cile, in Uruguay, in Brasile e in Bolivia per lavorare anche con il cacao.

Dal 2016 al 2020 ho girato ovunque. E nel 2018 ho conosciuto anche la mia attuale compagna, colombiana, con la quale abbiamo deciso di prendere in affitto uno spazio per aprire una scuola, nel febbraio del 2020.

Poi c’è stato il Covid

“Mi trovavo in Cile per insegnare quando hanno chiuso la frontiera e così sono rimasto bloccato lì 7 mesi, da marzo ad ottobre 2020. Mi sono inventato come si dice a Roma, le biciclette con gli sportelli, per svolgere i corsi e guadagnarmi da vivere.

Ho fatto da consulente per un’azienda per sopravvivere, con la quale poi ho continuato a collaborare sino ad oggi per lo sviluppo di miscele in espresso e filtrato e come coffee hunter. “

E finalmente Onelli ha ripreso il progetto della sua scuola in Colombia

“Riaprendo la risposta è stata buona: siamo entrati nel mercato con dei prezzi piuttosto più alti rispetto a quelli della concorrenza, ma con un’offerta di qualità elevata sia in termini di macchinari che a livello di trasferimento di conoscenze.

Le persone si sono accorte subito della differenza: molti hanno detto “Onelli è caro – almeno rispetto ad altre scuole colombiane- ma è un investimento importante che vale la pena fare.”

Chi decide di frequentare i suoi corsi?

“Arrivano da noi diverse figure. Lavoro su due fronti: da una parte con i corsi privati, dall’altra con i progetti di cooperazione internazionale. In questo caso arrivano coltivatori che vivono della loro finca e con loro devo ricalibrare le informazioni da veicolare. Nelle lezioni private frequentano più in generale dei professionisti che cercano un corso di un certo livello.

Le seguono persone che hanno già seguito diversi corsi online e del Sena (organismo gratuito che organizza lezioni base con classi numerose) e hanno bisogno di fare un salto in termini di competenze. Hanno per questo un’aspettativa elevata e devo rispondere alle loro esigenze. Entriamo nello specifico di come estrarre il caffè espresso, non diamo soltanto una panoramica generica. “

Formazione in Italia e formazione alle origini: differenze principali e come strutturare i corsi

“Dividerei due temi: la formazione e il formatore. In Italia ci sono trainer molto capaci, ma si deve rispondere all’esigenza di chi frequenta, che solitamente non ha molte competenze.

La SCA può contare su tanti formatori e però questo spesso crea una certa competizione tra i numerosi insegnanti. Da una parte questo spinge verso una dinamica al ribasso sui costi, dall’altra porta a dover spiccare per competenze.

La gente in Italia spesso apre i bar e investe su altro, mettendo da parte la formazione: ma è come se un ingegnere cominciasse a progettare ponti prima di aver concluso il suo percorso di studi.

Qui in Colombia è ancora meno sentita l’esigenza di formarsi, ma ho tanti esempi di persone che si sono formate e hanno assistito ad un rilancio della propria azienda. Anche soltanto apportando degli accorgimenti sulla tostatura, hanno riscontrato delle crescite economiche e di vendita importanti.

Ci sono poi altre considerazioni da fare rispetto al contesto colombiano: qui la moneta è debolissima ma una macchina d’espresso costa più di una in Italia.”

Onelli, come mai allora insistere a fare formazione in Colombia?

“In Colombia si lavora bene. Innanzitutto è un Paese grande rispetto ad altre origini in cui si fa un po’ di concorrenza sleale. L’ambiente qui è molto sano tra colleghi e si lavora in parallelo.

Se fossi stato in un altro Paese non avrei pensato di aprire una mia scuola.

La verità è che abbiamo piantato alta una bandiera: qua l’educazione ripaga.

Tanti nostri studenti hanno raggiunto ottimi traguardi grazie a questo. Il campione nazionale di latte art ha vinto formandosi da noi.

Le persone cominciano a capire che investire in corsi anche cari poi è qualcosa che ritorna indietro in termini di carriera. Un altro nostro alunno ho potuto vendere il suo Geisha nella Cup of Excellence: certo è merito loro, ma sono contento che queste persone sono arrivate da noi quando ancora non sapevano far niente.

La scuola funziona perché stiamo dimostrando che la formazione è l’unico modo per uscire davvero da situazioni difficili. Sono in tanti che poi diventano nostri ambasciatori e del nostro messaggio. Sono molto felice che di solito alcuni ritornano per seguire altri corsi.”

Ma chi è arrivato da te dall’Italia ha notato una grande differenza tra la formazione fatta da voi e quella in Italia

“Non mi baserei sulla contrapposizione tra Italia e le origini: il fatto è che sento di dover raggiungere degli obiettivi molto alti. Ho lavorato anche con Giuseppe Musio che fa ottima formazione in Italia e lo stimo molto a livello professionale e personale.

Il tema dunque è un altro: bisogna alzare il livello per creare dei corsi unici per gli studenti. Una cosa che a volte manca molto in questo ambito è l’avere la capacità di fare formazione a 360 gradi. Il caffè è una sola cosa e quindi da insegnante devo saper rispondere ad una domanda sulla tostatura anche se sto facendo un corso barista. La conoscenza è una, è totale, anche se poi la dividiamo per comodità in discipline.

Vedo a volte una mancanza di competenze complete e questo perché per essere trainer è sufficiente superare un professional: nella mia scuola non lo voglio far fare a chiunque, proprio perché sono convito che per rilasciare quel certificato, il corsista deve saper prima fare tutto.

Poi è vero anche che alle origini si possono vivere delle esperienze di assaggio che sono ben diverse rispetto a quelle che è possibile sperimentare in Italia.

Per lo stesso motivo, ho insistito per avere una nostra macchina tostatrice: voglio poter saper insegnare trattando la materia prima che conosco e facendo riferimento ai profili che ho sperimentato in prima persona.

Quindi per tornare alla domanda, quello che può cambiare da un corso ad un altro e in questo caso dai miei ad uno in Italia, è che spesso nel nostro Paese si è legati tanto a dei marchi e così, nel momento in cui esce una tecnologia di un’azienda concorrente, non la si può usare e conoscere.

Questo discorso è valido per le macchine espresso, per le tostatrici, per i macinacaffè.

Il mio laboratorio per questo motivo è un po’ un Frankenstein con macchine espresso e tostatrici dotate di tecnologie diverse, che ho pescato ciascuna per le sue caratteristiche specifiche. Questo dà modo di fare un confronto e di apprendere tante cose.

Le macchine per tostare sono colombiane e sono eccellenti, in termini di tecnologia non hanno nulla da invidiare ad altri marchi più blasonati. Con la mia macchina da produzione posso tostare il batch full anche in meno di 10 minuti, se voglio. Tanto con la 1kg che con la 12kg.

Questo in Italia non sempre accade, proprio perché a volte chi apre una scuola non riesce ad offrire un programma a 360 gradi, ma con tanti esperti molto settoriali.”

Consiglierebbe ad un professionista italiano di fare formazione da voi?

“Lo consiglierei perché so di poter dare un ottimo livello formativo. Soprattutto se si vuole conoscere in maniera più organica il mondo dietro la tazzina.

Con Giuseppe ho fatto un corso in cui le persone vengono portate in piantagione a raccogliere il caffè che io stesso ho già processato il mese prima.

Qui possono assistere ai processi di lavorazione, alla tostatura per campionatura, all’assaggio, e alla comprensione del miglior utilizzo di quelle origini (se in filtro o in espresso) e quindi il loro potenziale.

Poi si passa alla fase di tostatura per espresso o per filtro e infine alla parte dell’estrazione in modo da avere un determinato risultato in tazza. In dieci giorni è possibile seguire tutta la filiera.

Ma tutti questi passaggi non sono i moduli SCA, che comunque inserisco nella mia scuola perché così si è certificati. Ci sono tanti aspetti che nei corsi dell’associazione non ci sono.

Il vantaggio quindi nel venire qui è l’avere una formazione a partire dalla ciliegia del caffè sino alla tazza finale. La formazione va pensata come un insieme organico, dalla bacca all’estrazione.

Sono venuti da noi diversi ragazzi dall’Italia per imparare e ci hanno dato dei feedback interessanti. Poi ci stiamo muovendo anche al contrario, formando a Torino. Dai Paesi consumatori sono venuti anche diversi dagli Stati Uniti, dalla Francia, dall’Argentina, dall’Uruguay, dal Cile e persino da Taiwan.”

Quali sono i progetti futuri della scuola di Onelli

“L’idea è nel prossimo mese di aprire un magazzino dove poter svolgere la trilla, ovvero la rimozione della pergamino dalla ciliegia secca del caffè. Questo perché acquistare il verde già depergaminato costa molto per trasportarlo a più persone.

Allora abbiamo acquistato una macchina per farlo direttamente noi così da garantire tracciabilità e qualità. A questo punto apriamo il mercato al cafficultore diretto che vuole depergaminare il caffè oppure procedere sino alla tostatura e all’imballaggio, insieme alla parte del laboratorio per fare formazione completa.

Anche se stiamo aprendo la torrefazione, chiaramente la nostra azienda si manterrà forte nell’educazione.”

Jde Peet’s: fatturato a 8,191 mld, Ebit in calo, pesa sempre il business russo

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Jde Peet's
Il logo di Jde Peet's

MILANO – Jde Peet’s chiude il 2023 con risultati in agrodolce, che continuano a essere condizionati, in particolare, dalle attività in Russia. Il numero uno mondiale pure play nel settore del caffè vede crescere le vendite a 8,191 miliardi di euro: +0,5% a perimetro corrente e +3,9% in termini organici escludendo gli effetti dei cambi valutari, delle variazioni di ambito e delle altre variazioni.

Tale crescita organica riflette un +4,7% di effetto dei prezzi, ma anche un effetto volume/mix negativo del -0,8%.

Nel secondo semestre, la crescita organica è stata del 4,3%. L’Ebit rettificato scende a 1,13 miliardi di euro, in calo dell’8,1% a perimetro corrente, ma in ripresa dell’1,1% su base organica, in virtù di una crescita organica del 2,9% dell’utile lordo rettificato.

Un risultato superiore alle previsioni degli analisti, che si aspettavano un -1,8% su base organica. Escludendo la Russia, la crescita su base organica e del 6%. In forte calo (-21,6%) l’utile underlying, che scende a 734 milioni.

In termini geografici, l’Europa rimane il mercato chiave

Nel vecchio continente, le vendite sono state pari a 4,719 miliardi, in crescita del 3,8% a perimetro corrente e del 4% in termini organici.

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Ecco il bar a Isernia che offre il caffè a 0,50 euro a chi porta la tazzina da casa

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Una classica tazzina di espresso (immagine: Pixabay)

VENAFRO (Isernia) – In un bar di Venafro a Isernia, in Molise, è possibile pagare un espresso 50 centesimi a patto che si porti la tazzina direttamente da casa. Ormai da qualche giorno, i clienti si presentano nel locale muniti dell’immancabile tazzina per approfittare di un prezzo scontato.

Un’iniziativa che non è del tutto una novità: poco tempo fa anche un bar di Ivrea aveva portato avanti una promozione simile.

L’iniziativa del bar di Venafro a Isernia

Il titolare del bar in questione ha spiegato che questa iniziativa è sia anticrisi che sostenibile poiché consente di abbattere i costi e risparmiare su acqua, detersivi ed energia elettrica.

Il caso ricorda quello del bar Gioberti a Ivrea, Torino, che ha proposto il caffè a 50 centesimi ma solo se i clienti si fossero presentati con la tazzina da casa.

Durante le festività di San Savino nel 2022 in piazza Gioberti, i proprietari dell’omonimo bar, hanno infatti proposto l’interessante iniziativa (ne abbiamo parlato qui).

A spiegare il significato è Andrea Moretto che insieme alla moglie Laura Perego gestisce in modo etico il locale a Ivrea: “Per noi il caffè è fatto di emozioni e gustare un caffè nella propria tazzina assume un altro sapore. La tazza però non deve essere monouso in quanto vogliamo che questa pratica sia rispettosa dell’ambiente. Inoltre usiamo solo caffè tracciati che rispettino chi lo coltiva con un giusto compenso”.

Centrale del Latte con Fipe e Fiepet nel progetto di rilancio nei bar di Roma

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tazzina al bar
Cappuccino (immagine: Pixabay)

Centrale del Latte presenta il progetto di rilancio dell’azienda “Bartist” con Fipe Confcommercio e Fiepet Confesercenti. L’obiettivo è far entrare i migliori bar della Città Eterna nel circuito “Bartist”: una rete di locali d’eccellenza che si distingueranno e riconosceranno grazie a una vetrofania all’entrata che certifichi l’utilizzo del latte della Centrale.

Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Marina De Ghantuz Cubbe per il quotidiano La Repubblica.

Il latte della Centrale nei bar di Roma

ROMA – Se a Roma la colazione al bar è il rito più importante della giornata, Centrale del Latte punta al rilancio dell’azienda partendo dai bar e dal cappuccino, capolavoro della tradizione romana. Il progetto presentato il 20 febbraio in Città Metropolitana si chiama “Bartist” e vede la collaborazione tra Centrale del Latte di Roma, Fipe Confcommercio e Fiepet Confesercenti.

L’obiettivo è far entrare i migliori bar di Roma nel circuito “Bartist”, ovvero una rete di bar d’eccellenza che si distingueranno e riconosceranno in tutta la Capitale anche grazie a una vetrofania all’entrata che certifichi l’utilizzo del latte della Centrale. Il progetto segna l’inizio del piano di rilancio della società a seguito del passaggio della proprietà al Comune di Roma e agli allevatori del Lazio.

“Che sono uno dei nostri pilastri insieme ai consumatori da sempre molto affezionati al prodotto – ha detto il presidente Fabio Massimo Pallottini – Con questo e altri progetti torniamo a essere un’azienda e non solo uno stabilimento”. Per trent’anni infatti la multinazionale Lactalis ha gestito, tramite Parmalat, la produzione del latte e da meno di un anno è uscita dall’azionariato.

La collaborazione tra la Centrale del Latte di Roma e le associazioni di categoria, rappresentate da Sergio Paolantoni di Fipe e Claudio Pica di Fiepet, è inoltre finalizzata a formare gli addetti sulle caratteristiche del latte: il progetto prevede anche la creazione di un’Accademia dedicata, che aspira a diventare punto di riferimento per i giovani romani interessati a intraprendere una carriera nel mondo del food.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui

Diego Mazzucchelli, Sdm Holding: “Per stare al passo con i tempi nel bar e nella ristorazione servono qualità e flessibilità”

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Il settore del bar e della ristorazione (immagine: pixabay)

Diego Mazzucchelli, amministratore unico di Sdm Holding (Gruppo Turnè) e responsabile del settore pubblici esercizi di Confcommercio Unione commercianti di Monza e circondario, esprime la sua opinione sul settore del bar e della ristorazione dopo la pandemia. Leggiamo di seguito parte dell’intervista condotta da Monica Guzzi per Il Giorno.

L’intervista a Diego Mazzucchelli

MONZA – “Dopo la pandemia è cambiato tutto. Il lavoro è ripreso alla grande, ma è tutto più complicato: sono cambiati gli orari e sono cambiate le persone. Noi dobbiamo adattarci, ma il bicchiere è mezzo pieno”.

Diego Mazzucchelli, amministratore unico di Sdm Holding (gruppo Turnè) e responsabile del settore pubblici esercizi di Confcommercio Unione commercianti di Monza e circondario, accetta come tanti colleghi la sfida del cambiamento.

Una sfida che, oltre ad avere portato gli addetti i lavori a rimboccarsi le maniche, oggi punta soprattutto sulla qualità, l’efficienza e la flessibilità.

Mazzucchelli, bar e ristoranti sono stati i primi a ripartire dopo il Covid. Eppure qualcosa è cambiato. Che cosa è successo sul mercato? Come è possibile reagire?

“Con l’aumento dei costi, e quindi dei prezzi, il cliente ora si aspetta qualcosa di più e noi dobbiamo fare i conti prima di tutto col personale che scarseggia. Si fa fatica a trovare lavapiatti, i cuochi vogliono fare la settimana di cinque giorni, tutti sperano di essere liberi sabato e domenica, i ragazzi di sala non sono disponibili a fare più ore, vogliono lavorare 40 ore la settimana e oggi è più complicato”.

Come si può rimediare? Resiste ancora l’attività familiare, un microcosmo economico dove tutti fanno tutto?

“Oggi stai sul mercato se sei un grande gruppo. E poi ci sono le attività familiari, che seguono altre logiche. I locali a conduzione familiare stanno in piedi sì, ma sono sempre meno. Oggi non ci sono confini, in un mondo globalizzato sono molti a scegliere di trasferirsi all’estero”.

Nel food è tutto più difficile?

“Gli stellati faticano a stare dietro ai costi. C’è un’evoluzione importante in corso. Ci vuole tanta flessibilità e tanto personale. Bisogna adattarsi alle nuove dinamiche: c’è il delivery, c’è lo smart working”.

La ricetta?

“Flessibilità, dinamicità, modernità. Una struttura leggera”.

E il prodotto non conta?

“Con un euro e 10 centesimi offriamo un bicchierino d’acqua, il caffè col cioccolato o la panna, il biscottino. Non è poco. E poi i ragazzi sono sempre sorridenti. È fondamentale ma non sempre è facile. E il contest promosso dal “Giorno“ è un’occasione interessante per dare importanza a questo mondo che comincia dalla caffetteria sotto casa”.

Robot barista: altro che superautomatiche, ci pensa la tecnica dietro il bancone dei locali

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barista robot
Un frame dal video instagram

MILANO – Oggi la tecnologia ha fatto passi avanti impressionanti. Da tempo hanno fatto notizia i robot barista, delle braccia meccaniche in grado di preparare un buon caffè senza l’ausilio di interventi umani: il barista quindi, è una specie in via d’estinzione? Molti dicono di no, ma quando si vedono video – come quello preso dalla pagina instagram latteart.starz – proposto di seguito, il dubbio diventa legittimo.

Forse è vero che, come spesso si sente rispondere, una volta che l’erogazione in sé è svolta dall’intelligenza artificiale, il barista potrà trovare finalmente il tempo per concentrarsi sulla comunicazione della bevanda dietro la tazzina, senza dover gestire flussi e tempistiche nemiche naturali dello storytelling.

La verità probabilmente sta nel mezzo, ma il dibattito è aperto. Fatto sta che i robot barista esistono e si muovono in mezzo a noi.

Provare per credere.

Robot da espresso: il futuro?

Al cappuccio ci pensa il robot barista e l’uomo…si può concedere la parte del rituale sociale. Basta impostare e la macchina si occupa del dovere, mentre ai coffeelovers resta il piacere. Alla fine, si può osservare questo ingresso della tecnica come un valido supporto: è soltanto fatica risparmiata e tempo recuperato per la vera funzione che nella storia ha assunto la tazzina, ovvero, un’occasione di incontro e di dialogo.

 

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Il trenino trasporta il caffè dalla cucina fino in ufficio: il progetto di ProjectAir

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trenino caffè
Il trenino che trasporta tazzine di caffè

MILANO – Che cosa ci fa una tazzina di caffè in un treno? L’espresso, ovviamente. Il canale YouTube ProjectAir ha deciso di mettere alla prova il suo modellino di treno in scala facendogli consegnare una tazzina d’espresso, affrontando più di una sfida lungo il percorso ferroviario improvvisato tra cucina e ufficio.

Il trenino del caffè

Il progetto sembra semplice, ma gli aspetti pratici del compito si sono rivelati tutt’altro che intuitivi. Dopotutto, anche una leggera oscillazione è sufficiente per far cadere una tazzina da caffè da un trenino. Anche il processo di automazione del percorso, dalla ferrovia stessa alla macchina del caffè in cucina, non è stata un’impresa da poco.

C’è di più: l’obiettivo era quello di consegnare il caffè da una cucina al piano di sotto fino a un ufficio al piano di sopra. Ciò significava trovare un modo per far salire il treno su una scala ripida e trasportare il caffè per un viaggio di 20 metri senza perdere una goccia della bevanda nel processo.

Questo ha richiesto la costruzione di un elegante ascensore per treni per svolgere il lavoro: un risultato impressionante di per sé.