sabato 29 Novembre 2025
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Il tè troppo costoso in un bar romano: arriva un’altra polemica dello scontrino, ma non si parla mai di qualità

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Una tazza di tè fumante (Licensed by Pixabay)

MILANO – Arriva un altro caso virale di scontrino ritenuto folle: stavolta si parla di tè, e a farlo è l’ex concorrete del Grande Fratello, Daniela Martani, sconvolta per aver pagato 6 euro in un bar della zona Prati di Roma, una tazza di tè.

Inutile dire che il suo post condiviso su TikTok ha sollevato il solito sdegno sui social che ogni volta si innesca su questo tema.

Tè troppo caro: scatta la polemica

Così recitava la sua lamentela: “Sono andata a Prati a Roma, una zona normalissima, una zona commerciale e insomma ho pagato 6 euro un tè caldo, 6 euro – ha raccontato Daniela Martani – in un bar normale ho pagato 6 euro, ma secondo voi è una cosa accettabile? Per me è uno scandalo, 6 euro un tè che a loro costerà 20 centesimi”. Senza precisare, però, se il prezzo pagato per il tè era in piedi o seduto…

Oltre al fatto che, va chiarito subito, nessun tè – neppure quello in bustina del supermercato – costa a un gestore 20 centesimi, perché all’interno del prezzo finale bisognerebbe sempre tenere conto di servizio, acqua calda utilizzata e le spese per restare aperti tra affitti e oneri fiscali, c’è un altro passaggio fondamentale che viene omesso in questa narrazione.

Che tipo di tè ha bevuto al costo di sei euro? Perché se la qualità della materia prima era elevata, allora il prezzo finale poteva essere giustificato

I tè che di solito si trovano in bustina al supermercato, ad un costo davvero irrisorio, contengono le foglie polverizzate dai processi industriali. Insomma, non un risultato gourmet. Ma qua si discuterebbe di qualità del prodotto offerto – che non pare un punto sollevato in questo caso -.

Al di là di questo, come fatto notare prima, qualsiasi sia il tè servito, quei 20 centesimi non sono una cifra realistica a carico dell’esercente: perché l’ex concorrente del reality non fa una prova pratica, aprendo un suo bar e vendendo il tè ad un costo minore?

Kimbo: avviato a Napoli il corso per coffee master di primo livello con Mauro Illiano e Tommaso Luongo

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kimbo coffee master
I partecipanti del corso coffee master di I livello (immagine concessa)

SCAMPIA (Napoli) – Lo scorso venerdì 23 febbraio, una platea di discenti la più varia e curiosa possibile, composta da 25 appassionati di caffè provenienti da più parti d’Italia, ha seguito con grande partecipazione la prima lezione del Corso per coffee master di I livello condotta magistralmente dal caffesperto Mauro Illiano e da Tommaso Luongo, presidente di AIS Campania, tra i banchi e le macchine professionali del Kimbo Training Center, l’elegante edificio progettato e fatto costruire da hoc dalla famiglia Rubino nell’area che accoglie da sempre lo storico stabilimento industriale dell’azienda, a Scampia, che è una delle torrefazioni più grandi d’Italia.

Tommaso Luongo, Mario Rubino e Mauro Illiano (immagine concessa)

L’obiettivo del corso è quello di fornire un primo livello di apprendimento ai corsisti per introdurli in maniera corretta al mondo del caffè e sensibilizzarli al riconoscimento di un caffè buono in termini di qualità della materia prima, rispetto dei processi di tostatura, blending, conservazione ed estrazione.

Il corso offre anche l’opportunità di sfatare alcuni miti e taboo del mondo del caffè, ed introduce anche il concetto di napoletanità quale elemento storico e scientifico di distinzione (anziché meramente rituale).

Il corso di primo livello si completa di lezione in lezione con esercizi di food pairing, che rappresentano una sorta di anteprima alla didattica del secondo livello, incentrata sull’interazione caffè/cibo e su tutte le possibili estrazioni e combinazioni della bevanda caffè.

Gli argomenti del Corso di primo livello sono: 1. Storia del caffè; 2. Botanica (varietà, specie, cultivar); 3. Le possibili estrazioni; 4. La tostatura e il blending del caffè; 5. Tecnologia ed estrazione espresso; 6. La bevanda espresso; 7. Assaggio del caffè in cupping; 8. Assaggio dell’espresso; 9. Napoli e caffè: teatro, cinema, letteratura e lifestyle; 10. Il caffè nell’universo cibo. L’abbinamento caffè/cibo.

Fortemente voluto proprio nell’area a metà strada tra Scampia e Melito di Napoli, dove Kimbo mantiene la sua produzione, il suo quartier generale, il suo cuore operaio, il Kimbo Training Center, unico Premier Training Campus Sca del centro-sud, è inteso come il luogo dove gli esperti di caffè che fanno continua ricerca per l’azienda condividono le loro esperienze, la loro cultura, i loro piccoli segreti.

Strutturato in due aree didattiche – una tecnica con dieci postazioni altamente professionali ed una teorica con cinquanta posti a sedere e con i necessari servizi audiovisivi – il Kimbo Training Center è dotato anche di un vero e proprio bar dedicato alle diverse metodologie di estrazione del caffè che diventa prezioso non solo per i focus specializzati e le analisi sensoriali sulle varie miscele ma anche per le future attività dedicate alla mixologia.

mario rubino kimbo
Mario Rubino, presidente di Kimbo (immagine concessa)

“Sognavo da tempo di poter realizzare questo corso. Investiamo tanto nella ricerca – sottolinea Mario Rubino, presidente di Kimbo SPA – perché da sempre riteniamo necessaria la diffusione di una vera cultura del caffè, così come da tempo si fa per il vino. Con le attività del nostro rinnovato Training Center vogliamo oggi contribuire alla formazione di veri professionisti del caffè che possano finalmente offrire una adeguata esperienza di degustazione”.

Mario Rubino aggiunge: “In quest’ottica, difendiamo anche la cultura del caffè napoletano perché l’eccellenza del prodotto da sola non basta: bisogna conoscere a fondo la materia prima, il processo della tostatura e tutte le tecniche di preparazione… in uno: avere la giusta cultura per poter offrire un buon caffè. Quella “cultura” che, con estrema passione, oggi finalmente “insegniamo” con i nostri Corsi per Coffee Master e con altre iniziative culturali in programma per il 2024”.

“È per noi un onore aver dato vita all’idea progettuale che il presidente Mario Rubino aveva in animo dal 2016  – confermano i docenti Mauro Illiano e Tommaso Luongo –  Affronteremo temi importanti come le differenze fisiche e sensoriali tra la specie Arabica e la specie Canephora, con particolare riferimento agli effetti del cambiamento climatico sul flavore del caffè. E metteremo in risalto i cliché sul caffè napoletano, spesso oggetto di equivoci e fraintendimenti. L’esperienza accademica del mondo del vino, unitamente al suo approccio scientifico alla materia, rappresenta un grande valore aggiunto per la didattica del caffè. Questo Corso per Coffee Master è un’esperienza di conoscenza mai vista prima nel mondo caffeicolo”.

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Da sinistra Mauro Illiano caffè esperto, Mario Rubino presindete di Kimbo Spa e Tommaso Luongo presidente dell’Ais della Campania

Il corso, partito venerdì 23 febbraio 2024, si articola in una sequenza di cinque ulteriori lezioni con cadenza bisettimanale secondo il seguente calendario:

  • Sabato 9 marzo dalle 9:00 alle 13:00
  • Venerdì 22 marzo dalle 14:00 alle 18:00
  • Sabato 6 aprile dalle 9:00 alle 13:00
  • Venerdì 19 aprile dalle 14:00 alle 18:00
  • Sabato 4 maggio dalle 9:00 alle 14:00

Ciascun incontro è organizzato secondo una metodologia di insegnamento ispirata al modello AIS, con sessioni formative in cui si alternano momenti teorici e momenti pratici.

Di seguito una breve presentazione dei profili professionali dei docenti: Mauro Illiano è Caffesperto e assaggiatore professionista di caffè, Curatore della Guida dei Caffè e delle Torrefazioni d’Italia, Fondatore di Napoli Coffee Experience, Membro del comitato scientifico di Slow Food Coffee Coalition, Autore di numerosi manuali tecnici e saggi divulgativi sul caffè; Tommaso Luongo è Presidente AIS Campania, Sommelier Master Class in Analisi Sensoriale, Degustatore ufficiale e Relatore Abilitato per AIS Italia, Referente Campania Guida VITAE, Giudice internazionale per il Concours Mondial de Bruxelles.

Ciascun incontro è organizzato secondo una metodologia di insegnamento ispirata al modello AIS, con sessioni formative in cui si alternano momenti teorici e momenti pratici.

Caffè Vergnano e Telefono Rosa per l’8 marzo con il progetto Women in Coffee

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La Pink Collection by Women in Coffee (immagine concessa)

SANTENA (Torino) – Il progetto di sostenibilità sociale di Caffè Vergnano Women in Coffee, si schiera ancora una volta contro ogni tipo di violenza di genere. In occasione dell’8 marzo Caffè Vergnano supporterà infatti l’Associazione nazionale volontarie telefono rosa – che da 35 anni sostiene le donne e i minori vittime di violenza – devolvendo una percentuale del fatturato del mese di marzo ricavato dalla vendita di tutti i prodotti della gamma Women in Coffee, che include caffè e merchandising*.

La Pink Collection by Women in Coffee è acquistabile sul sito, nei bar aderenti al progetto serviti da Caffè Vergnano e nelle caffetterie Women in Coffee, dove saranno allestiti dei corner dedicati all’iniziativa.

Caffè Vergnano e Telefono Rosa nuovamente insieme, a testimonianza della forza dell’unione che può fare la differenza.

Caffè Vergnano Women in Coffee contro la violenza sulle donne (immagine concessa)

*Tutti i dettagli su come la Pink Collection supporta Women in Coffee sono disponibili qui

La scheda sintetica di Caffè Vergnano

Caffè Vergnano è una delle più antiche torrefazioni italiane a livello nazionale. Fondata nel 1882 e ancora oggi guidata dalla famiglia, da 140 anni racconta il rito dell’autentico espresso italiano portando in una tazzina profumi e aromi di tutto il mondo. Il segreto delle miscele è la tostatura, lenta e tradizionale che valorizza ogni singola origine, nel rispetto della materia prima.

Le miscele Caffè Vergnano si trovano nella grande distribuzione, nei migliori bar e negli oltre 180 Caffè Vergnano 1882, la catena di caffetterie all’italiana presente in tutto il mondo.

La scheda sintetica dell’Associazione nazionale volontarie del Telefono Rosa – Onlus

L’Associazione nazionale volontarie del Telefono Rosa nasce nel 1988 e da oltre trent’anni si occupa di combattere la violenza di genere. Creata come mezzo temporaneo per raccogliere le voci delle donne e far emergere il fenomeno della violenza nascosta tra le mura domestiche, nel tempo è diventata uno strumento indispensabile di denuncia e difesa per donne e minori.

Oggi l’Associazione, costituita da 60 volontarie gestisce, oltre alla sede storica in Viale Mazzini 73 Roma, cinque centri anti violenza:

Dal 2020 gestisce per conto del Comune di Roma il Cav di Via Siro Solazzi, intitolato a Paola Lattes (IV Municipio). Dal 2021 gestisce per conto del Comune di Roma il Cav di Via Dalmazia, intitolato a Franca Rame (II Municipio). Dal 2022 gestisce per conto della Regione Lazio il Cav Sapienza, in Viale delle Scalo San Lorenzo 61/b (II Municipio). Dal 2023 per conto del comune di Roma 2013 il Cav Titano, in Via Titano 3 (III Municipio) e dal 2013 il Centro Antiviolenza “La Ginestra” Gestisce inoltre due case rifugio e due case di semi autonomia, offrendo gratuitamente: consulenza legale e psicologica, assistenza ai minori e alla genitorialità, gruppi di auto-aiuto, accoglienza e supporto a donne vittime di violenza e stalking.

Etiopia: maggiori tempi di attesa per l’esportazione del caffè a causa degli attacchi nel Mar Rosso

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La bandiera dell'Etiopia minilik
La bandiera dell'Etiopia

Gli esportatori caffè dell’Etiopia sono costretti a sopportare tempi di attesa di mesi per spedire i loro prodotti all’estero mentre gli attacchi degli Houthi continuano a soffocare il Mar Rosso. Gli ostacoli logistici sono accompagnati dal caos nella catena di approvvigionamento interno del caffè a causa di uno schema di integrazione verticale e del tetto imposto dalla banca centrale sulla crescita del credito bancario.

Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo tradotto di Temesgen Tegafaw pubblicato su The Reporter.

Il dilemma degli esportatori etiopi

MILANO – Gli esportatori stanno considerando uno spostamento al porto di Mombasa in Kenya come soluzione, ma gli effetti negativi dei problemi logistici si sono già radicati nell’industria.

“In principio almeno una nave arrivava a Gibuti quotidianamente,” ha rivelato Tameru Tadesse, proprietario e direttore generale di una ditta di esportazione di caffè, al Reporter. “Dal momento dell’inizio dell’insicurezza nel Mar Rosso, è una nave al mese. Cerchiamo di non perdere questa singola nave e il nostro caffè è bloccato a Gibuti.”

Il dilemma è il risultato delle decisioni dei giganti del trasporto marittimo di instradare le loro navi intorno al Capo di Buona Speranza anziché attraverso il più breve ma più pericoloso Canale di Suez.

La danese Maersk, i francesi della CMA CGM e i tedeschi di Hapag-Lloyd sono tra coloro che hanno optato per il percorso più lungo ma più sicuro dal dicembre 2023.

“Stiamo cercando di spedire il caffè via Mombasa, ma è lontano e ci sono anche problemi con i veicoli lungo questo percorso,” ha detto Tameru, le cui aziende hanno i clienti più importanti in Cina, Giappone e altri mercati asiatici.

Porti alternativi come Mogadiscio sono anche esclusi a causa delle tensioni tra Etiopia e Somalia, dicono gli esportatori.

Gli ostacoli logistici sono accompagnati dal caos nella catena di approvvigionamento interno del caffè a causa di un recentemente introdotto schema di integrazione verticale e del tetto imposto dalla banca centrale sulla crescita del credito bancario.

“Gli esportatori prendono il caffè dai coltivatori a credito. Questi coltivatori e fornitori hanno consegnato il caffè agli esportatori a credito, ma non vengono pagati. Innumerevoli coltivatori e fornitori sono bloccati senza i loro soldi o il loro caffè,” ha detto Hussein Ambo (PhD), presidente dell’Ethiopian Coffee Association.

I coltivatori e i fornitori di caffè nella zona di Illubabor nell’Oromia occidentale attendono miliardi di birr (pari a milioni di euro) in crediti.

In alcune di queste aree, i coltivatori e altri membri della comunità si sono riversati in massa e hanno tentato di sequestrare le proprietà degli esportatori e dei fornitori che hanno rifiutato di saldare i loro conti.

Per leggere l’articolo completo in lingua inglese basta cliccare qui.

Camparino in Galleria: Paolo Pivato è il nuovo chef e Stefano Gioffredi store manager

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Lo chef Paolo Pivato (immagine concessa)

MILANO – Camparino in Galleria, storico bar milanese situato in Galleria Vittorio Emanuele II sul Duomo di Milano, è da sempre icona e simbolo dell’aperitivo per eccellenza. Il locale annuncia l’inizio della collaborazione con Paolo Pivato – nuovo chef del bar – e l’ufficializzazione dell’entrata nel team di Stefano Gioffredi – già store manager.

Un’unione, quella tra Camparino in Galleria e i suoi partner, che mette in luce l’eccellenza italiana, unita all’esclusività delle esperienze personali – di mixology e culinarie – tipiche dell’heritage di Campari.

I nuovi partner di Camparino in Galleria

Ed è proprio sulla scia di questa filosofia che è nata la collaborazione con Paolo Pivato, nuovo chef di Camparino in Galleria. Classe 1984 e originario di Cittadella, Pivato ha consacrato la sua vita alla gastronomia.

Dopo aver completato la sua formazione accademica, inizia la sua carriera a stretto contatto con importanti realtà del mondo culinario e dell’hotellerie: tra queste, spiccano l’Hotel Cristallo di Cortina d’Ampezzo, il ristorante Il Sambuco di Milano e il prestigioso Don Carlos del Grand Hotel et de Milan.

In questi contesti d’eccellenza, Paolo ha affinato il suo stile e la sua tecnica, acquisendo preziose competenze che hanno scandito il suo percorso di sperimentazione, reso riconoscibile anche grazie alla collaborazione con la cucina del celebre ristorante stellato Da Vittorio di Brusaporto e grazie all’esperienza in qualità di Chef nel team di DaV Milano.

Da sempre alla continua ricerca di sapori inconfondibili provenienti dai segreti dell’Oriente e dell’America, Paolo Pivato entra in Camparino in Galleria, portando con sé una proposta culinaria innovativa e capace, al tempo stesso, di esaltare la filosofia del cocktail pairing, file rouge e caratteristica del menù del locale.

“Passione, emozione e viaggi esperienziali. Questo è per me la cucina” afferma Paolo Pivato, executive chef di Camparino in Galleria. “Amo giocare con accostamenti di sapori, consistenze e temperature diverse affinché la degustazione di ogni piatto, anche del più semplice, possa trasformarsi in una scoperta, in un’esperienza unica e mai banale. Lo studio del cocktail pairing sarà di grande ispirazione per la creazione di una nuova offerta culinaria, capace di unire tradizione e innovazione, italianità e sapori internazionali, elementi cardine anche di Camparino in Galleria”.

Camparino in Galleria accoglie perciò nel suo team Paolo Pivato come nuovo chef, certi che la sua passione, creatività e ricca esperienza contribuiranno a elevare ulteriormente l’offerta gastronomica del locale.

Insieme a Paolo Pivato, Camparino in Galleria ufficializza l’entrata nel team di Stefano Gioffredi, già store manager del locale.

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Stefano Gioffredi (immagine concessa)

Professionista esperto dell’ospitalità con oltre un decennio di esperienza, Stefano ha viaggiato attraverso continenti e culture, che lo hanno portato a ricoprire diversi ruoli e responsabilità arricchenti e stimolanti. Dai vivaci ristoranti messicani passando per la raffinatezza dei locali in Nuova Zelanda, fino alla vibrante scena culinaria australiana, una volta in Italia, Gioffredi ha ricoperto ruoli di rilievo, come quello di responsabile operativo presso il Ristorante Giannino e responsabile F&B presso lo Sheraton Hotel San Siro.

“Vivo ogni sfida come un’opportunità per crescere e imparare, adattandomi a nuovi ambienti guidato da creatività e determinazione”, afferma Stefano Gioffredi, store manager Camparino in Galleria. “L’inizio di questa nuova stimolante collaborazione con la casa dell’aperitivo milanese, mi riempie d’orgoglio e sancisce un importante passo per la mia carriera: un nuovo capitolo fatto di dedizione, passione e impegno – tre imprescindibili fattori che determineranno il successo di questo progetto”.

La scheda sintetica di Camparino in Galleria

 Il Camparino in Galleria è lo storico locale fondato nel 1915 in Galleria Vittorio Emanuele II a Milano da Davide Campari. Il locale venne aperto di fronte al Caffè Campari, l’esercizio che Gaspare Campari, padre di Davide e creatore dell’omonimo bitter, aveva fondato nel 1867.

Entrato fin dalla nascita nel cuore dei milanesi e simbolo stesso dell’aperitivo per la città, il locale ha festeggiato nel 2015 i suoi primi 100 anni di storia. Nell’autunno del 2019, dopo un restyling degli spazi, si ripresenta al pubblico con un’identità e un’offerta rinnovate, tese a consacrarlo come punto di riferimento a livello internazionale per gli amanti della mixology e dell’innovazione gastronomica.

La scheda sintetica di Campari Group

Campari Group è uno dei maggiori player a livello globale nel settore degli spirit, con un portafoglio di oltre 50 marchi che si estendono fra brand a priorità globale, regionale e locale.

Le priorità globali includono: Aperol, Appleton Estate, Campari, SKYY, Wild Turkey e Grand Marnier.

Il Gruppo, fondato nel 1860, è il sesto per importanza nell’industria degli spirit di marca. Ha un network distributivo su scala globale che raggiunge oltre 190 Paesi nel mondo, con posizioni di primo piano in Europa e nelle Americhe.

La strategia del Gruppo punta a coniugare la propria crescita organica, attraverso un forte brand building, e la crescita esterna, attraverso acquisizioni mirate di marchi e business.

Con sede principale in Italia, a Sesto San Giovanni, Campari Group conta 22 impianti produttivi in tutto il mondo, e una rete distributiva propria in 23 paesi. Il Gruppo impiega circa 4.000 persone.

Le azioni della capogruppo Davide Campari-Milano N.V. (Reuters CPRI.MI – Bloomberg CPR IM) sono quotate al Mercato Telematico di Borsa Italiana dal 2001.

Associazione museo del caffè di Trieste: proiezione del film Bar Sport all’Itis e mostra fotografica dei bar storici, 27/02

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Il logo dell'Associazione del Museo del Caffè di Trieste.

TRIESTE – Fervore di attività e numerose iniziative e appuntamenti in calendario per i prossimi giorni a cura dell’Associazione museo del caffè di Trieste diretta da Gianni Pistrini. Si inizia martedì 27 febbraio con una proiezione cinematografica che avrà luogo nella Sala auditorium dell’Itis di Trieste (via Pascoli 31, entrata all’angolo di via Conti), correlata alla mostra “Viaggiando nella terra del caffè”, di cui è ancora visitabile la bella sezione dedicata ai caffè storici di Trieste, esposta nel Salone Bar della stessa Itis.

Gli appuntamenti a cura dell’Associazione museo del caffè di Trieste

Il film proposto in quest’occasione sarà il mitico Bar Sport (2011, 93’), tratto dall’omonimo romanzo di Stefano Benni, per la regia di Massimo Martelli, con Claudio Bisio, Giuseppe Battiston, Antonio Catania, Bob Messini, Antonio Cornacchione, Angela Finocchiaro, Lunetta Savino, Claudio Amendola, Teo Teocoli.

Ambientato alla metà degli anni settanta, il film racconta, in un’atmosfera di comicità surreale, episodi di vita quotidiana che coinvolgono clienti abituali e avventori di un modesto bar della provincia bolognese.

La proiezione, con inizio alle ore 16.30, è a ingresso libero, ma, per opportuna disposizione, considerando la prevedibile presenza anche di ospiti anziani dell’Istituto, è richiesto di indossare prudenzialmente una mascherina chirurgica protettiva.

Per la capienza limitata della Sala si consiglia anche la prenotazione, telefonando al numero 371-5414048.

La mostra, che propone bellissime foto d’epoca dei nostri caffè, messe a disposizione dalla società Hausbrandt e dalla Fondazione Assicurazioni Generali, è visitabile, come detto nel Salone Bar, anch’essa con ingresso libero, tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 20.

Entrambe le iniziative sono curate da Bruno Vajente di AMdC con Mariagrazia Stepan e sono state realizzate grazie alla preziosa ospitalità e collaborazione dell’Istituto Triestino per gli Interventi Sociali.

Per le successive giornate di inizio marzo, l’Associazione museo del caffè ha poi in programma, per giovedì 7, all’Hotel Savoia Excelsior, alle ore 17.30, il quinto incontro del ciclo 2023-2024 dei “Cenacoli del Caffè”, stavolta dedicato al tema “Lo Spazio, fra ricerca e business”, relatrice la professoressa Anna Gregorio Michelazzi; per il giorno seguente, venerdì 8, dalle ore 15.30 alle 17, nuova apertura straordinaria (dopo l’ottimo risultato della precedente tornata) del ‘Magazin de cafè’ di via Aldo Manuzio 10/B (San Vito-Campi Elisi), con le sue interessanti collezioni di reperti caffeicoli ed emporiali della nostra Città.

Per ulteriori informazioni: amdctrieste@gmail.com o cliccare qui

Quentin Tarantino: il regista ha aperto la caffetteria Pam’s Coffy, il suo nuovo bar a Los Angeles

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La celebre scritta di Hollywood (immagine: Pixabay)

LOS ANGELES – A Los Angeles è stato inaugurato un nuovo locale per gli amanti del caffè e della multisala: Pam’s Coffy, situato nel cinema storico Vista Theater di proprietà del regista Quentin Tarantino. Omaggiando il film iconico del 1973 Coffy di Jack Hill, con protagonista Pam Grier, questo café ha fatto il suo debutto il 14 febbraio, il giorno di San Valentino.

Originariamente previsto per essere chiamato semplicemente “Coffy”, il café ha subito una trasformazione evidente dopo che Tarantino, avendo lavorato a stretto contatto con Grier nel suo film Jackie Brown, si sentì spinto a cambiare il nome con un tocco più personale.

Il nuovo bar di caffè di Quentin Tarantino

In questo modo è nato Pam’s Coffy, infondendo l’essenza di Grier nella sua identità. Pam’s Coffy segna solo una delle molteplici iniziative di Tarantino per ravvivare lo storico Vista Theater, un cinema storico con 400 posti a sedere da lui acquisito nel 2021.

Avendo aperto per la prima volta nel 1923, il cinema ha vissuto una breve pausa nel 2020 prima che la visione di Tarantino desse nuova vita alle sue storiche sale.

La grande riapertura nel novembre 2023, sottolineata dalla proiezione di “True Romance”, ha segnato un trionfale ritorno del cinema mostrando la dedizione di Tarantino nel preservare il patrimonio cinematografico e promuovendo spazi comunitari culturali a Los Angeles.

Pam’s Coffy offre una grande selezione di miscele di caffè, tra cui una speciale proposta personalizzata e curata da Quentin Tarantino. Realizzata dalla rinomata Jones Coffee Roasters di Pasadena, questa miscela è stata la preferita del regista per gli ultimi cinque anni.

Ecco la storia delle zollette di zucchero, utilizzate anche per il vaccino contro la poliomelite

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glucosio e caffeina per la memoria zollette
Caffè con latte e zucchero in zolletta

Compatta, comoda e dolce, la zolletta di zucchero è stata a lungo una valida alleata per rendere meno amari tè e caffè. Ma come è nato l’agglomerato di zucchero piccolo e compatto? In realtà il suo ideatore Jacob Christoph Rad lo ha inventato per puro caso. Un giorno la moglie di Rad si tagliò la mano perché usò un coltello per ricavare dal grande cono di zucchero dei pezzettini più piccoli.

Il direttore allora ebbe l’idea di creare uno stampo con forme più piccole in cui colare lo zucchero.

Ma c’è di più: la zolletta di zucchero ha avuto anche un’importante funzione medica più avanti nel tempo, in quanto venne utilizzata per somministrare ai bambini un vaccino che salvò centinaia di vite. Leggiamo di seguito la prima parte dell’articolo di Martina De Angelis per Cookist.

La storia delle zollette di zucchero

MILANO – Fino a metà dell’Ottocento in commercio esisteva solo il pan di zucchero, un cono di zucchero raffinato che veniva grattugiato tramite una serie di utensili, un po’ come siamo abituati a fare oggi con le forme di grana e parmigiano.

Era un sistema scomodo e faticoso, che richiedeva un certo lavoro e rischiava anche di essere pericoloso nei casi in cui veniva utilizzato un coltello per rompere il cono di zucchero. E proprio da un taglio arriva l’idea che rivoluziona l’industria.

Nel 1841 Jacob Christoph Rad dirigeva la sua raffineria dello zucchero a Dačice, nell’odierna Repubblica Ceca. Un giorno la moglie di Rad si tagliò la mano perché usò un coltello proprio per ricavare dal grande cono di zucchero dei pezzettini più piccoli.

Il direttore allora ebbe l’idea di creare uno stampo con forme più piccole in cui colare lo zucchero, una specie di alveare in cui erano ricavati circa 400 incavi quadrati: era una pressa speciale, dove veniva colata la sostanza bagnata e lasciata essiccare per mezza giornata.

Rad riuscì a produrre un lotto di zollette, impiegò diversi anni per ottenere dalla Corte di Vienna la concessione del privilegio per la produzione e solo nel 1843 riuscì a proporre il prodotto sul mercato.

Così comparve in commercio il “The zucchero”, un pacchetto contenente 250 cubetti del peso di una libbra (mezzo chilo) in una scatola con la stessa forma di quelle per il tè.

La scoperta non ebbe subito successo, soprattutto perché problemi economici costrinsero Rad a chiudere la sua azienda; la produzione di zollette si interruppe e l’industriale morì senza che nessuno si ricordasse di lui.

Eppure la sua invenzione non si perse nel nulla: venne riscoperta nel 1875 dal magnate inglese dello zucchero Henry Tate: usando lo stampo di Rad trasformò la zolletta in un bene di consumo disponibile per tutti.

Per leggere la notizia completa basta cliccare qui

Il caffè diventa il protagonista della Poesia con i suggerimenti di Gianluigi Goi a tutti i baristi

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Tazzina d'espresso (foto concessa)

Gianluigi Goi è un lettore nonché giornalista specialista di agricoltura affezionato a queste pagine che con la sua lunghissima esperienza e il suo punto di vista ha contribuito diverse volte proponendo contenuti sempre interessanti. Questa volta Goi risponde all’invito che il giornalista Luca Mastrantonio ha rivolto ai lettori del suo “Ufficio Poesie Smarrite” su Sette del Corriere della Sera sollecitati a segnalare poesie che danno spazio al caffè. Leggiamo di seguito i suoi suggerimenti e considerazioni.

Le poesie al sapore di caffè

di Gianluigi Goi

MILANO – “Capita a tutti di perdere o non trovare un qualsivoglia oggetto e di essere presi da senso di frustrazione o di ansia per le conseguenze negative, a volte anche gravi, di una semplice banalissima distrazione.

I cosiddetti “Uffici Oggetti Smarriti”, tipico corredo di stazioni ferroviarie, aeroporti con classica sequela di imprecazioni, sono luoghi-non luoghi come usa dire oggi che è meglio evitare. Per quanto possibile, anche per salvaguardare l’integrità delle coronarie.

Ma, come sempre, c’è un ma che si evidenzia – e si fa notare per i colori e i suoni che trasmette a chi li cerca e li ascolta con un minimo di attenzione – sotto l’insegna “Ufficio Poesie Smarrite” da anni ospitato nelle pagine, tanto cartacee che digitali, del magazine settimanale “Sette” del Corriere della Sera.

Il deus ex machina, anfitrione, direttore e tutto ciò che viene in mente al lettore, di questo format in versi risponde al nome di Luca Mastrantonio che di questa rubrica che fa tanto bene alla poesia senza aggettivi, è l’eccellente mentore.

Giornalista, scrittore, autore teatrale, Mastrantonio ha la rara capacità di mettere a suo agio il lettore incasellando, nelle sue essenziali e non banali presentazioni, le parole giuste al momento giusto lasciando poi a chi legge l’onore e l’onere delle considerazioni finali.

Di recente (a memoria nel mese di dicembre da poco passato) ha scritto, confessando i patemi d’animo legati alla preparazione della sua newsletter quando, a tarda sera, c’è il rischio “che parta da sola con i vecchi testi” ma né e per così dire contento perché “sotto sotto immagino che questo (mio) bacio della buonanotte, scritto prima di andare a dormire, diventerà un caffè del buongiorno per voi, amaro, dolce, corretto, liscio, macchiato caldo”.

Eccola la “confessione al caffè” esplicativa dell’invito rivolto ai lettori e frequentatori dell’”Ufficio” ad inviare versi e componimenti dove il caffè, nel suo insieme, è presente e/o protagonista.

È, questo, l’aspetto importante e pregnante che ci preme qui sottolineare: che una vetrina delle più importanti dedicata alla poesia, delle non molte oggi presenti nei media italiani, richiami esplicitamente l’attenzione sul composito mondo che il caffè rappresenta.

Non a caso – cerchiamo di esemplificare il concetto con una citazione letterale – una poetessa non banale come Eleonora Belbusti accompagna alcuni suoi versi sottolineando che “è straordinario come una bevanda così comune come il caffè possa sprigionare in chi l’assapora un mare di emozioni, sensazioni e desideri .. Ho provato a racchiuderle in qualche verso”.

Questi: < La tua presenza è costante, / impigliata tra le ciglia / nel lungo attimo del risveglio, velata nel sottile confine / tra tenebre e aurora, / amara nel caldo alito / del primo caffè>.

La tarantina Mara Venuto, poetessa e autrice di monologhi teatrali, “vorrei tanto avere anch’io una poesia per quel tintinnio di un istante, la tazzina sul comodino di suo padre …”:

<Tra le carte del padre / nel cassetto chiuso a chiave / non giace nulla di osceno / nulla di rinunciato. /Lo sguardo del figlio è un muro, / c’è da pensarci.>.

Se mi è concessa una piccola chiosa personale, ai baristi e ai sommellier del caffè che con sempre maggiore frequenza propongono spiegazioni e illustrazioni delle diverse tipologie di caffè serviti, l’invito a non dimenticare e anzi a rimarcare il potere evocativo del caffè con piccoli riferimenti agli usi e usanze tradizionali, agli aneddoti e alle curiosità riferite a celebrità o personaggi conosciuti, il tutto condito, di quando in quando, con un verso di quelli “giusti”: non di rado sono indelebili”.

                                                                                                            Gianluigi Goi

Loric Coffee, lo specialty solubile è reale: “Vogliamo che gli amanti del caffè di tutti i livelli godano di una meravigliosa esperienza”

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Lorenzo Wang and Luke Harrington, the two founder of Loric Coffee (photo granted)
Lorenzo Wang e Luke Harrington, i due fondatori di Loric Coffee (foto concessa)

MILANO – E se lo specialty potesse essere anche solubile, vi piacerebbe provarlo? Per chi non si vuole limitare ai pregiudizi, questo prodotto è disponibile ed è stato reso possibile dai due fondatori di Loric Coffee, Lorenzo e Luke. Che hanno spiegato direttamente di cosa stiamo parlando.

Ecco il link al loro sito web. E qui l’intervista in inglese.

Specialty coffee e caffè solubile, a prima vista, potrebbero sembrare un ossimoro: quali sono le ragioni che vi hanno spinto a produrre Loric Coffee?

Lorenzo: “Durante la pandemia, eravamo entusiasti di vedere esplodere l’interesse per la tostatura e la preparazione del caffè a casa e, allo stesso tempo, siamo anche rimasti sconcertati dal constatare quanto fosse difficile per la gente orientarsi nella marea di consigli e gadget.

Volevamo quindi che gli amanti del caffè di tutti i livelli potessero godersi un meraviglioso specialty nella sua luce migliore.

In secondo luogo, sempre durante il Covid, abbiamo assistito a tonnellate di materia prima sprecata, a causa del cambiamento dei modelli di spedizione, del clima e dei consumi a livello globale.

Tutto questo mette sotto pressione le aziende produttrici di specialty che rinunciano ai raccolti a favore di caffè più standard con volumi più alti e maggiormente stabili. Volevamo esplorare una conservazione del caffè a basso capitale che attenuasse la pressione data dalle tempistiche nelle vendite di specialty”.

Luke: “Solubile e specialty sono ossimori in realtà soltanto perché i processi industriali di essiccazione spray per il solubile da supermercato hanno fino ad oggi dominato il mercato, e il loro approccio distrugge qualsiasi caratteristica negli specialty.”

Che target avevate in mente per Loric Coffee?

Luke: “A causa dei bassi volumi di partenza, il nostro primo target di riferimento è un nuovo tipo di consumatore, un collezionista di caffè. Loric Coffee catturerà “annate” di caffè che potranno essere conservate, scambiate, confrontate, ecc. grazie alla lunga durata di conservazione. Lo vediamo come un proof-of-concept che può espandersi a una piccola porzione dei migliori raccolti di ogni anno.

Normalmente il caffè viene degustato all’interno della finestra delle stagioni geografiche del raccolto, ma pensiamo che potrebbe essere affascinante fare questa operazione attraverso il tempo.”

Dove si trova la vostra base produttiva?

Lorenzo: “Loric Coffee ha sede nella Bay Area, dove attualmente operiamo con una licenza di classe B per il cottage food, in quanto ci siamo occupati di ricerca e sviluppo. Per la scalabilità, stiamo valutando impianti di produzione in Asia, dove i costi di produzione, realizzare gli imballaggi e la distribuzione al di fuori degli Stati Uniti sono più facili ed efficienti.

Il caffè è composto per il 98% da acqua, quindi il vantaggio di dover spedire solo il restante 2% (che è la parte solubile del caffè istantaneo) è fantastico e potrebbe aprirci la strada alla produzione in molte aree”.

Ci sono molti concorrenti nella produzione di specialty coffee solubile?

Lorenzo: “Ci sono stati molti pionieri del caffè solubile che sono andati e venuti, ma ce ne sono altrettanti che si stanno affermando oggi. Ci sono state aziende ormai scomparse come Sudden Coffee e Voila che sono state tra le prime a produrre specialty solubile, grandi trasformatori di successo white-label e partner come Swift Cup, e la mia preferita è Black & White Roasters, perché vediamo molte similitudini di processo”.

Luke: “Esito a pensare a questo spazio come a dei concorrenti, lo specialty solubile è un prodotto così difficile da scalare per i volumi che penso che tutti in questo spazio possano avere cose interessanti da offrire. A mio parere, negli ultimi anni il mercato RTD si è espanso molto più velocemente di quanto i produttori di specialità istantanee possano fare”.

Quali specialty avete selezionato (e perché?) e quali fasi di lavorazione subiscono per diventare solubili?

Luke: “I nostri primi due caffè sono entrambi etiopi naturali, provenienti rispettivamente dalle zone Guji e Gedeo. La maggior parte dei bevitori occasionali che conosciamo non tostano e preparano il caffè in modo ottimale per sperimentarne i flavor più intensi, quindi abbiamo scelto queste monorigini per evidenziare come queste caratteristiche possano essere preservati”.

Lorenzo: “Per ottenere la massima riproducibilità, prepariamo il caffè con una macchina Ground Control di Voga Labs, con gli stessi passaggi e le stesse temperature che utilizzeremmo in un bar. Estraiamo con un TDS più alto per garantire l’efficienza, ma il nostro obiettivo è quello di ridurre al minimo qualsiasi cambiamento degli attributi organolettici. Poi facciamo riposare e congeliamo a -20-40F e liofilizziamo in liofilizzatori farmaceutici personalizzati Harvest Right”.

Come risolvete il problema di mantenere la qualità di una materia prima come lo specialty?

Luke: “Ridurre al minimo l’ossidazione prima della liofilizzazione è per noi un’enorme fatica, dallo stoccaggio alla tostatura, alla preparazione, fino alla produzione finale del caffè solubile. Poiché trattiamo lotti molto piccoli, cerchiamo di utilizzare il miglior contenimento anaerobico e i migliori processi possibili. Come altri torrefattori specializzati, utilizziamo anche la selezione manuale UV dei chicchi verdi, il campionamento, il controllo dell’umidità e il surgelamento”.

E la questione dell’acrilamide invece? Di solito, sottoporre a più cotture aumenta il rischio di svilupparne quantità elevate: come avete affrontato questo aspetto?

Lorenzo: “Per noi la formazione di acrilammide poteva avvenire solo nello stesso punto in cui avviene per tutti gli altri caffè, cioè durante la tostatura. Il riscaldamento che facciamo durante il processo di liofilizzazione è ben al di sotto delle soglie di formazione di Maillard, anzi, è al di sotto anche delle temperature di consumo!”.

Lo specialty solubile è meno costoso e anche meno difficile da capire (perché più immediato nella preparazione) per chi non è un nerd del caffè e non sa o non ha voglia di preparare un V60 ogni giorno?

Luca: “Assolutamente sì! Penso a quanti caffè straordinari vengono sprecati perché la data di tostatura è passata da un pezzo, perché sono stati macinati male, perché sono stati preparati male, ecc.

Non si tratta di un giudizio sulle persone, il caffè è legittimamente difficile da raggiungere, anche per gli esperti. Quindi l’idea è che se riusciamo a catturare quelle qualità per loro, i consumatori apprezzeranno ancora di più questa bevanda, soprattutto quando preparata con gli specialty. La convenienza è solo un bel bonus!”.

Lorenzo: “Inoltre, raramente si vedono grandi preparazioni di specialty utilizzate per scopi culinari, perché aggiungono molte spese. A questo proposito noi abbiamo avuto un’ottima esperienza nell’utilizzo del caffè Loric Coffee in questo ambito, e ha fatto davvero la differenza nel valorizzare gli alimenti come ingrediente a sé stante”.

Avete studiato diverse linee con altrettante singole origini?

Luke: “Ho un grosso quaderno con un’infinità di caffè che abbiamo assaggiato insieme alle loro controparti solubili! Abbiamo optato per quelli che mantenevano oltre il 95% del loro flavor dopo la lavorazione. Detto questo, anche la nostra lavorazione si è evoluta notevolmente, quindi sono sicuro che ci sono molti caffè che abbiamo scartato in passato e che oggi potremmo far funzionare”.

Quando, dove e a quanto saranno disponibili per l’acquisto i prodotti di Loric Coffee?

Luke: “La nostra prima collezione sarà messa a disposizione sia attraverso la vendita al dettaglio online, sia come oggetto da collezione sul web, il che consente alle persone di accedere a una scorta di una particolare annata di caffè.

Stiamo per lanciarla entro la fine dell’anno e abbiamo parlato con un paio di fornitori e coltivatori di specialty per proporre loro migliori raccolti nella nostra prossima collezione. Poiché siamo completamente autofinanziati, le nostre uscite non sono guidate da obiettivi di vendita, ma dalla scoperta di caffè davvero eccezionali”.

Finora i riscontri, anche da parte dei professionisti, hanno confermato che state andando nella giusta direzione, o ci sono ancora aspetti da migliorare?

Lorenzo: “Abbiamo avuto la fortuna di condividere il progetto con due fantastici assaggiatori di caffè e tecnologi professionisti, come Umeko Motoyoshi e Julien Langevin.

Per noi è stato fantastico ricevere una risposta così positiva da parte loro, ma soprattutto che la loro valutazione corrispondesse ai nostri appunti. Questo ci ha fatto capire che la liofilizzazione preserva le caratteristiche che volevamo, quindi dobbiamo solo capire di cosa hanno bisogno i nostri futuri chicchi e personalizzare il processo.

Per gli assaggiatori occasionali, credo che la perdita delle componenti volatili aromatiche possa essere evidente, anche se abbiamo delle strategie per combatterla.

Ma una volta prodotta, la bevanda in sé ha ottenuto ottime recensioni, soprattutto per quanto riguarda l’equilibrio e la “morbidezza“, che spesso rappresentano la prima impressione di un’estrazione perfetta. A parte la differenza di aroma, ci dicono di non essere in grado di distinguere il Loric Coffee dal caffè della Third Wave!

Il prossimo passo è quello di catturare uno spettro più ampio di caffè, in modo che l’assaggiatore occasionale possa capire che non si tratta del gusto del Caffè Loric in sé, ma dei chicchi stessi. Sogno una serie di caffè provenienti dai raccolti di punta di ogni regione produttrice per accompagnare i nostri consumatori in un viaggio nella diversità del caffè”.