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Giuseppe Lavazza e gli obiettivi del Gruppo: “Fatturato a 2,2 mld nel 2022, per il 70% dall’estero”

Giuseppe Lavazza
Giuseppe Lavazza a Parigi durante un'edizione trascorsa degli Internazionali di Francia

MILANO – Il neo Cavaliere del Lavoro Giuseppe Lavazza parla delle prospettive del Gruppo. L’occasione: i recenti Internazionali di Francia, la cui 118^ edizione si è svolta questo mese a Parigi. Un torneo, quello del Roland Garros, di cui l’azienda piemontese è partner da cinque anni: a conferma del forte legame del brand con il tennis e dell’importanza rivestita dal mercato francese, dove Lavazza è market leader.

Il futuro dell’azienda, ma anche la situazione economica italiana sono stati infatti al centro di un intervista che il vice presidente Giuseppe Lavazza ha concesso al giornalista del Messaggero Michele Di Branco, di cui vi proponiamo di seguito i passaggi salienti.

Giuseppe Lavazza, cosa dovrebbe fare la politica per cambiare questa situazione di stallo, certificata anche dai recenti dati dell’Istat?

«Le cito in ordine sparso e non di importanza alcuni temi che dovrebbero essere affrontati per risalire. Parlo di lavoro, fisco, burocrazia, giustizia, pensioni, formazione scolastica e autonomie regionali: sono questi i cantieri da aprire e da mettere in correlazione tra di loro. Non dico che la politica deve favorirci, ma gli imprenditori chiedono, almeno, di poter essere messi in condizione di gareggiare ad armi pari con gli operatori stranieri in un quadro di concorrenza globale che si prepara a diventare sempre più difficile».

CARTE DOZIO
FRANKE

Queste difficoltà sono alla base della fuga dei marchi o della progressiva migrazione di brand storici in mano straniere?

La risposta di Giuseppe Lavazza. «È chiaro che la fuga di marchi o la perdita di identità in questa fase costituiscono un problema. Ma il vero tema è: il sistema Paese è in grado di sostenere il ricambio aziendale e di favorirlo? Il nodo da sciogliere è capire se l’Italia è ancora un Paese che fa impresa e la favorisce».

È questa la ragione per la quale guardate sempre più oltre i nostri confini?

«I fatti dicono che chi, come noi, ha fatto la scelta di investire sul mercato estero ha avuto successo. Ma è evidente che non perdiamo di vista il nostro Paese che non solo è importantissimo, ma che resta il nostro mercato principale».

La vostra presenza in Francia, come testimonia l’impegno al Roland Garros è fortissima. Per quale ragione?

«Parigi è il nostro secondo mercato di riferimento anche perché siamo convinti che i rapporti tra i nostri due Paesi si rafforzeranno nei prossimi anni, non solo da un punto di vista economico, politico, commerciale, ma anche attraverso le comunicazioni. E in questo senso credo che la Tav Torino-Lione sia essenziale».

Giuseppe Lavazza: quali sono gli obiettivi strategici della sua azienda?

«Attualmente a quota di fatturato derivante dai mercati esteri è al 64%: puntiamo a crescere al 70%, passando dagli attuali 1,87 miliardi di euro a 2,2 miliardi nel 2021. Il nostro obiettivo è arrivarci con una crescita solida in tutti i mercati. La crescita internazionale è per noi molto importante per mantenere il livello di competitività del gruppo».

Su quali mercati puntate per centrare questi risultati?

«Sui millennials, i consumatori di caffè del futuro. Ai quali dobbiamo offrire un buon prodotto offrendo però l’immagine di una società attenta alla sostenibilità, alla responsabilità sociale di impresa e ai trend biologici».

Michele Di Branco