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Fausta Colosimo, Caffè Trucillo: “«Noi siamo il nostro caffè», questo è il motto dell’azienda”

Fausta Colosimo
Fausta Colosimo

MILANO – L’inizio della settimana prende il giusto avvio con una storia di amore e di passione. E’ quella di Fausta Colosimo, di una donna che ha deciso di dedicarsi al caffè trasportata dall’esempio di suo marito Matteo Trucillo, affiancandolo all’interno dell’azienda di famiglia. Una realtà che negli anni è diventata sua, dei suoi figli. Oggi, Fausta Colosimo è Head of International Marketing per l’impresa salernitana Cesare Trucillo. Ma soprattutto, è punto di riferimento per il lavoro costante che sta dietro il prodotto del brand. In Italia e all’estero.

Fausta Colosimo: dalla musica al caffè

Che cos’è per lei il caffè? Un ricordo, un’abitudine, un tramite?

“Una lunga storia d’amore. Era il 1987, io facevo la cantante, in tournee con Gino Paoli e Zucchero, la musica è l’altra mia grande passione. Un giorno ho incontrato Matteo: l’amore è fatto di affinità, di fili misteriosi. Mi sono innamorata e ho messo su famiglia.

Oggi ho tre figli, Antonia e Andrea già in azienda e Cesare che entrerà a breve. Il caffè è parte integrante della mia vita personale; oltre che lavorativa. È amore, passione, dedizione.

Potrebbe descrivere il suo mestiere?

“Sono in Caffè Trucillo da oltre 20 anni e mi occupo dello sviluppo dei mercati internazionali. Avevo un sogno, ovvero portare l’eccellenza del nostro caffè nel mondo. Ne ho fatto il mio mestiere, che ho imparato strada facendo. Ho messo i campioni di caffè in valigia e via, in giro per il mondo.

Da Seul a Toronto, da Shanghai a Dubai, da cui sono appena rientrata felicissima e orgogliosa per l’apertura del primo di una catena di Trucillo Coffee Shop. In questi anni ho visitato tanti paesi e incontrato milioni di amanti del caffè nel mondo. Desiderosi di conoscere la nostra cultura, di assaggiare; di odorare e preparare il caffè italiano.

Ho visto come diverse tradizioni, esperienze e culture si possono incontrare e accrescere
in un mondo senza distanze. Unito dall’orgoglio di offrire tutto il piacere custodito in una tazzina di caffè.”

Quando ha deciso che il caffè, la cultura del caffè avrebbe potuto essere la sua strada professionale

“Dopo la laurea in lettere, avevo pensato di conseguirne un’altra in scienze della comunicazione ed è a quel punto che mio marito, spinto da un sogno, quello di creare una scuola di formazione sul caffè in azienda, mi coinvolse e mi spronò a studiare caffè a 360°, dalla pianta alla tostatura, dalla macinatura all’estrazione.

Dall’assaggio all’analisi sensoriale in cui ho conseguito il Master nel 1998. Allora, fu un
salto nel buio. Di formazione non si parlava, né esistevano figure professionali che condividessero le proprie conoscenze. Nonostante questo, abbiamo costruito un progetto formativo ambizioso, in continua evoluzione e in grado di rispondere a mercati sempre più esigenti. Sapevamo che sarebbe stato difficile, ma abbiamo perseverato.

Consapevoli che stavamo creando qualcosa di prezioso. Oggi, infatti, festeggiamo i risultati dei primi 20 anni dell’Accademia Trucillo.

E’ stata solo una scelta lavorativa oppure di vita?

“E’ stata una scelta di vita. Etica, Passione, Autenticità. Questi valori chiari e condivisi hanno guidato negli anni il nostro modo di fare business, la nostra cultura aziendale; hanno trasformato la nostra organizzazione e ispirato le nostre persone e i nostri clienti. «Noi siamo il nostro caffè» questo è il nostro motto.

“Il caffè che noi facciamo porta il nostro nome e, con esso, tutto ciò che vi è racchiuso”
E’ questo che ispirò Matteo, quando poco più che ventenne decise di cambiare stile. Convinse tutti che era giunto ormai il tempo di abbandonare le pratiche distributive che facevano perno sulla leva finanziaria – ancora oggi molto in voga nel settore – per virare verso una filosofia d’azienda Italiana irreprensibile. In cui gli scambi con i propri clienti avvengono direttamente ed eticamente.

Ero l’unica, al tempo, a credere in lui e a sostenerlo nell’attuazione di una nuova strategia che rispecchiasse i nostri valori e quelli dei nostri clienti.”

C’è stato un episodio particolare in cui ha pensato di non farcela e perché?

“Un momento di particolare sconforto e frustrazione è stato proprio in quegli anni, quando Matteo prese la coraggiosa decisione di trasformare la strategia aziendale, chiudendo la società finanziaria; focalizzando l’offerta su prodotto e servizi di alta qualità: niente più finanziamenti al bar, niente contratti capestro tipici del settore caffè in Italia, ma qualità, formazione, assistenza e trasparenza.

Con il tempo, questo è stato motivo di grandi soddisfazioni. Inizialmente, però, le conseguenze furono drammatiche: perdemmo clienti, crediti e venditori. Persino la famiglia dubitò del successo di questa scelta.”

Che cosa direbbe a quella se stessa del passato, in difficoltà?

“Le difficoltà fanno parte del lavoro, della vita. Il segreto è nella resilienza. Come scriveva mio padre. “Ricordate, mai in nessun caso bisogna disperarsi. Sperare e agire, questo si deve fare durante la sventura. La disperazione passiva significa tradire, mettere da parte il nostro dovere.”

E invece, alle giovani donne che vogliono essere protagoniste nel settore del caffè?

“E’ per me una gioia potermi confrontare oggi con tante meravigliose donne in questo settore. Alle giovani consiglierei di studiare e non smettere mai di imparare. Perché come ho insegnato alle mie figlie, anche loro giovani donne del caffè, “la conoscenza rende liberi”.

Descriverebbe la sua giornata tipo?

“Sveglia al mattino presto, sorseggio il mio caffè, assolutamente preparato con la Moka, guardando fuori il mare del Golfo di Salerno. Fino a poco tempo fa accompagnavo i bambini a scuola prima di andare in azienda. Oggi, mi sento fortunata, perché sono loro che accompagnano me a lavoro, dove trascorro la gran parte della giornata, quando sono in sede.”

Pensa che, all’interno del suo ambito professionale, sia stato più difficile come donna, affermarsi?

“Sicuramente in passato, oggi non più. La differenza dell’essere donna rappresenta per me un grande valore aggiunto.”

Come ha visto evolversi il settore del caffè nel suo ambito specifico professionale?

“Questo settore è sicuramente in continuo fermento e gode dell’attenzione del mondo intero. Mi dispiace però constatare che in Italia non si è avuto il coraggio di puntare sulla eccellenza del nostro prodotto. Nè di fare squadra nell’esportazione dell’espresso italiano. Finché non cambia il modello di business, il nostro Paese perderà la sua sfida competitiva.

Solo riportando il focus della competizione sulla qualità del caffè e non sui servizi finanziari, l’Italia potrà riprendersi la sua storica posizione di leadership nel settore. Ma questo è un’altra storia e si dovrà raccontare un’altra volta.”

Come intende la giornata internazionale del caffè?

“Il caffè viene consumato con un gesto molto semplice, quotidiano. Allo stesso tempo, quella tazzina è il risultato di un processo complesso, di una lunga filiera ancora poco conosciuta. La giornata internazionale del caffè è un’ulteriore occasione per celebrare questa bevanda. Per diffondere la cultura che la circonda. Per noi è lavoro quotidiano, è la nostra specialità.”

Qual è il tocco femminile che aggiunge qualcosa in più al suo lavoro?

“Credo sia la capacità di costruire relazioni e instaurare un clima di condivisione e collaborazione.”