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Fairtrade Italia: vendute 871 tonnellate di caffè verde,+3% e il cacao +40% sul 2018

Caffè: le 871 tonnellate di caffè verde vendute nel 2019 fanno registrare un +3% sul 2018. Ad oggi preoccupa la situazione per i primi mesi del 2020, vista l’importanza che ricopre il settore dei consumi fuori casa.

prodotti fairtrade italia
I prodotti del marchio sul nastro

PADOVA – È stato diffuso martedì 16 giugno Fairtrade Italia verso gli Sdgs il rapporto con cui annualmente il circuito del commercio equo italiano descrive le attività svolte e i risultati raggiunti nel corso dell’anno precedente.

Gli italiani hanno speso nel 2019 320 milioni di euro per acquistare prodotti contenenti almeno un ingrediente Fairtrade

A fronte di tale spesa è corrisposto un trasferimento di 2,5 milioni di euro sotto forma di premio alle organizzazioni di Asia, Africa e America Latina: il premio rappresenta infatti un margine di guadagno che organizzazioni di agricoltori e lavoratori ricevono per avviare progetti di emancipazione delle comunità o per investimenti produttivi.

In sostanza rispetto ad ogni prodotto Fairtrade acquistato, una percentuale viene corrisposta alle organizzazioni sotto forma di premio. A ciò si aggiunge il prezzo Fairtrade, ovvero le organizzazioni del circuito beneficiano di un prezzo stabile per le vendite dei loro prodotti, indipendente dalle fluttuazioni di mercato. Che funge da rete di salvataggio in caso di crollo del mercato delle materie prime sul mercato internazionale.

La grande crescita del cacao

La lavorazione del cacao

Il 2019 ha visto una notevole espansione delle vendite di fave di cacao (+40% sul 2018 pari a 6.086 milioni di tonnellate), e il suo utilizzo in diverse tipologie di prodotti, con un significativo ampliamento della gamma. Importante a questo proposito l’impegno di Coop Italia che già negli anni ha esteso l’uso del cacao alla gran parte del cioccolato a suo marchio, crema spalmabile, cereali per la prima colazione; preparati per dolci, e che con la fine del 2019 ha avviato il progetto di conversione di numerosi prodotti come biscotti, wafer, prodotti da ricorrenze e merendine a marchio di ingrediente Fairtrade.

Notevole anche l’impegno che Lidl Italia sta portando avanti da diversi anni su un assortimento che vanta decine di tavolette e cioccolatini. Ma anche cereali e referenze legate alle ricorrenze pasquali e natalizie.

Il caffè centra una crescita del 3 per cento

I chicchi di caffè Fairtrade

Le banane si confermano il primo prodotto per volumi (15.962 tonnellate): +2% sul 2018, ma se si considerano gli ultimi 5 anni le vendite sono raddoppiate. Il canale retail copre l’85% della loro distribuzione. Per quello che riguarda invece il caffè, le 871 tonnellate di caffè verde vendute nel 2019 fanno registrare un +3% sul 2018. Ad oggi preoccupa la situazione per i primi mesi del 2020, vista l’importanza che ricopre il settore dei consumi fuori casa.

“Il 2019 conferma una crescita solida dei prodotti Fairtrade. In linea con quanto avvenuto negli anni precedenti. Anche in questi mesi particolarmente difficili la crescente consapevolezza e solidarietà dei consumatori, le solide partnership con le aziende e con la distribuzione italiana, ma soprattutto un modello economico e commerciale che valorizza il ruolo fondamentale degli agricoltori e delle buone pratiche agricole, ci consentono di guardare con ottimismo al futuro” ha dichiarato Thomas Zulian, direttore commerciale di Fairtrade Italia.

Ma non c’è solo il caffè, la filiera va dal cacao allo zucchero

Nel report si analizza anche un campione di circa 100 produttori Fairtrade di cacao, zucchero e banane. Fornitori delle filiere italiane. Per indagare come è stato utilizzato il Premio. Su un valore complessivo di quasi 41 milioni di euro di premio Fairtrade (che tuttavia è ricavato dalle vendite in tutti i mercati, non solo quello italiano) emerge che circa due terzi degli investimenti rientrano nel quadro dell’obiettivo 2 “Fame zero” delle Nazioni Unite.

Obiettivo che comprende la promozione dell’agricoltura sostenibile. Con ciò si intende che gli agricoltori hanno utilizzato il premio per investimenti nelle organizzazioni, come la realizzazione di strutture per il controllo qualità, l’installazione di impianti per lavorazioni aggiuntive, risorse umane, e altri servizi ai soci.

Un altro 25% degli investimenti del Premio rientra invece nelle attività legate all’obiettivo 2 “Povertà zero”. Rispetto al quale Fairtrade ha offerto pagamenti ai soci per affrontare emergenze o disastri naturali, o ha aumentato il prezzo riconosciuto agli agricoltori.

Cresce il numero degli operatori e delle referenze

Infine, sale il numero degli operatori in Italia (aziende e trader) che fanno parte del circuito: dai 130 del 2014, nel 2019 se ne registrano 234. Altrettanto ad oggi si contano all’incirca 1900 tipologie di prodotti che recano uno dei marchi Fairtrade.

“Focalizzare l’attenzione sugli obiettivi di sviluppo sostenibile in corrispondenza del nostro lavoro mette in luce come il nostro sistema rende nel concreto le filiere più resilienti. E questo è un grande vantaggio sia per i produttori, che possono beneficiare di migliori trattamenti, sia per le aziende. Perché lavorare con organizzazioni più strutturate significa lavorare meglio, anche in tempi di crisi globale come quella che stiamo vivendo ora. A nostro avviso è proprio da qui che è necessario ripartire per pensare il futuro dell’economia” ha dichiarato Paolo Pastore, direttore generale di Fairtrade Italia.

Il sistema di certificazione Fairtrade

Nasce per ridurre le ingiustizie del commercio internazionale attraverso l’introduzione di pratiche scambio più eque nei confronti di contadini e dei lavoratori dei Paesi in via di sviluppo. Attraverso un sistema rigoroso di standard, regola i rapporti commerciali tra aziende e organizzazioni di contadini e lavoratori, in modo che a questi ultimi venga assicurato il pagamento di un prezzo minimo, il prezzo minimo Fairtrade. Tale da coprire i costi medi di una produzione sostenibile, e un margine di guadagno aggiuntivo, il premio Fairtrade, per la realizzazione di progetti sociali, ambientali o di incremento della produzione.

Il circuito rappresenta 1,6 milioni di agricoltori in 75 paesi di Asia, Africa e America Latina coltivatori di caffè, zucchero, banane, ananas cacao, lavoratori nelle piantagioni di banane, tè, fiori e molto altro. Più di 30.000 prodotti finiti sono in vendita sugli scaffali di negozi e supermercati di oltre 150 paesi nel mondo. Fairtrade international è l’organizzazione capofila del network. Per maggiori informazioni sul sito.

Fairtrade Italia

Fairtrade Italia rappresenta il Marchio di Certificazione FAIRTRADE nel nostro paese dal 1994. Lavora in partnership con le aziende concedendo in sub-licenza il marchio Fairtrade a garanzia del controllo delle filiere dei prodotti provenienti dai Paesi in via di sviluppo, nel rispetto dei criteri di terzietà che l’ente di certificazione assicura.

Supporta le aziende nell’approvvigionamento di materie prime certificate e nel consolidamento delle filiere in base alle richieste specifiche dei propri partner. Attualmente in Italia sono in vendita più di 2000 prodotti Fairtrade e il valore del venduto è di 320 milioni di euro. Per maggiori informazioni sul sito.

Fairtrade e Covid-19

Secondo le ultime previsioni della Università delle Nazioni Unite, più di mezzo miliardo di persone nei prossimi mesi potrebbero diventare povere. E tra queste, le centinaia di migliaia di lavoratori che si occupano della produzione del cibo che consumiamo quotidianamente.

I produttori Fairtrade vivono in comunità dove gli ammortizzatori sociali sono carenti o non esistono, dove i sistemi sanitari sono inadeguati o mancano del tutto. Dove spesso non c’è acqua potabile e pulita. E ora la crisi, distruggendo le catene di fornitura globali, mette a rischio la loro primaria forma di guadagno.

Le chiusure necessarie per la sicurezza pubblica nei paesi di importazione stanno provocando la rapida caduta degli ordini in alcune filiere, con pesanti perdite di posti di lavoro e di reddito tra i gruppi già vulnerabili.

Fin dall’inizio di marzo 2020 le organizzazioni del circuito del commercio equo certificato hanno “svincolato” l’uso del Premio, ovvero il margine di guadagno di cui godono i produttori agricoli grazie all’appartenenza circuito. Ciò significa che si è potuto iniziare a fare formazione ai dipendenti sui rischi della Covid-19, sono stati acquistati dispositivi di protezione individuale e in taluni casi sono state fatte donazioni alle strutture sanitarie locali. Ma la crisi di interi settori è dietro l’angolo.