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Eva Palma: “L’apprendimento è l’elemento fondamentale per affermarsi, non il genere”

Eva Palma
Eva Palma

MILANO – I giovani talenti sono la speranza per costruire un futuro migliore in tutti i settori. Per quanto riguarda l’ambito della caffetteria -sia in qualità di operatori che di aspiranti campioni- le nuove generazioni di baristi si contraddistinguono per la voglia dare giusto valore alla tazzina. A partire dalla materia prima fino alla preparazione stessa. Uniti certamente dalla passione, ma anche dalla costante ricerca della qualità. Una degna rappresentante di questa prospettiva di evoluzione è Eva Palma. La ventiquattrene che, dalla provincia di Lecce è arrivata a Firenze, per lavorare in Ditta Artigianale. Luogo scelto non a caso, in quanto spazio specialty in cui la giovane continua a fare pratica da ormai 3 anni. A Sigep 2018 ha gareggiato nei campionati nazionali di Latte Art, classificandosi quarta. Una donna forse ancora agli inizi, ma di sicuro lanciata nel percorso virtuoso che sta coinvolgendo l’intero settore. Da lei, un punto di vista fresco e femminile.

Cos’è per lei il caffe? Un ricordo, un’abitudine, un tramite?

“Adoro il caffè e tutto ciò che ci ruota attorno. Quindi per me è tutte queste cose insieme; ricordo quando mia madre preparava la caffettiera la sera per il mattino seguente. Affinchè non rimanesse che accenderla una volta svegli, lo faceva in modo abitudinario (lo fa tutt’ora). E e cos’è questo se non un modo, un tramite, per dire e dirci “vi voglio bene”?”

Potrebbe descrivere il suo mestiere?

“Il mestiere del barista è un mestiere duro, come molti. Pertanto, se vissuto con dedizione può portare a grandi soddisfazioni; ci si alza presto e si va a dormire tardi. Nel mezzo lavoriamo con profumi, aromi, sapori, colori. E spendiamo ore a calibrare macinini, selezionare materie prime; studiare le caratteristiche dei prodotti; trenta secondi per un estrazione e tutto questo lavoro riemerge concentrato in una tazzina.”

Quando ha deciso che la cultura del caffè avrebbe potuto essere la tua strada?

“Io e il caffè non ci siamo cercati. Anzi, mi sento di dire che ci siamo trovati per caso. Tutto è cominciato dopo il diploma, quando iniziai a lavorare come barista in un bar in centro; avevo le idee un po’ confuse sul futuro, come è giusto per un adolescente. Ma non passava giorno che non imparassi qualcosa su questo prodotto. Sapevo che arrivava da lontano ma volevo scoprire quanto esattamente. Allora, da lì cominciai il mio viaggio, che continua tutt’ora, verso questo mondo che ha è ancora tutto da scoprire.”

È stata solo una scelta lavorativa o di vita?

“Come dicevo, è nato tutto quasi per gioco. Quando però ho scoperto tutto il lavoro che c’è dietro a una tazzina, tutto il sacrificio e la passione che ogni singolo produttore ci mette; la ricercatezza delle materie prime, la dedizione e infine i volti dei clienti che apprezzano, allora da scelta inconsapevole e lavorativa, è diventata una di vita. ”

Un episodio particolare in cui hai pensato di non farcela

“Partire da zero non è mai facile. Ti si parano davanti montagne da scalare ma ogni viaggio comincia sempre con un passo e il mio mi ha portato a Firenze, in Ditta Artigianale. Dove ho potuto sperimentare nuove miscele, nuove idee ed opportunità. Ho ancora molta strada da fare. E non c’è tempo per essere pessimisti né per farsi influenzare da episodi negativi. Le soddisfazioni superano le difficoltà.”

Che cosa direbbe a quella se stessa del passata, in difficoltà?

“Sii più positiva, stai facendo bene. Devi solo avere fiducia in te stessa.”

E invece, alle giovani donne che vogliono essere protagoniste nel settore del caffè?

“Alle giovani donne vorrei dire di non arrendersi mai .Di porsi un obiettivo e cercare con tutte le forze di raggiungerlo. Sicuramente ci saranno molti ostacoli da superare: ma ognuno di quelli sarà uno stimolo per fare meglio. Siate sempre sorridenti e positive e tutto sarà più semplice.”

Descriverebbe la sua giornata tipo?

“Sveglia presto, intorno alle 7 e subito a pedalare fino a lavoro. La mia giornata lavorativa comincia alle 7.30 e quello della preparazione del prodotto non è il solo gesto che svolgo quando sono dietro al banco; raccontare il caffè, spiegarne le proprietà, stimolare la curiosità del cliente. Infine, renderlo partecipe: ecco io al mattino cerco di fare tutto questo e mi rende felice farlo con piacere. Dopo lavoro ho sempre qualcosa da fare. Come allenarsi per una competizione o preparare un evento. Ditta artigianale mi piace anche per questo, non ci si annoia mai.”

Pensa che, all’interno del suo ambito professionale, sia stato più difficile come donna, affermarsi?

“No. Affermarsi è faticoso quando non si hanno delle solide conoscenze in partenza, come non le avevo io. Lo studio è elemento fondamentale. Insieme ovviamente alla gentilezza, alla dedizione al lavoro, alla passione e al sorriso.”

Come ha visto evolversi il settore del caffè nel suo ambito specifico professionale?

“Nel mio piccolo ho potuto vedere questo mondo, del caffè e di tutto ciò che ci ruota, evolversi in positivo nel giro di pochi anni; la clientela è informata e quindi più esigente. Così ti stimola a fare meglio. Sono poi nati molti eventi dedicati al prodotto e a chi lo lavora. C’è più divulgazione e dibattito. Per cui, siamo sulla giusta strada.”

Come intende la giornata internazionale del caffè?

“Come ogni giorno, anche nella giornata internazionale si cerca di divulgare la cultura del caffè. Facendo assaggiare vari tipi di caffè e spiegare ogni singolo passaggio.”

Qual è il tocco femminile che aggiunge qualcosa in più al suo lavoro?

“Uomini e donne insieme, a lavoro formano un team vincente, si compensano l’un l’altra. Ciò che la donna ha in più è il modo di approcciarsi al cliente, l’autocontrollo, la pazienza e un metodo organizzativo diverso. Piccole cose che fanno la differenza.”