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De Master Blenders 1753: accordo raggiunto con Jab per un prezzo di 12,50 euro ad azione

La famiglia Reimann diventa piena proprietaria del colosso olandese della torrefazione, con l’obiettivo di conquistare la leadership mondiale nel settore del caffè. Tra gli obiettivi immediati il riposizionamento del marchio Senseo e il lancio delle capsule Nespresso compatibili L’Or in nuovi mercati  

Il logo De Masters Blenders
Il logo De Masters Blenders

MILANO – De Master Blenders 1753 dice sì all’offerta d’acquisto avanzata da Joh. A. Benckiser GmbH per la somma di 7 miliardi e mezzo di euro. In un comunicato diffuso venerdì pomeriggio si rende noto che le parti hanno raggiunto un accordo condizionale per un’offerta pubblica di acquisto per tutte le azioni circolanti a un prezzo pari a 12,50 euro (cum dividend) per azione ordinaria.

Il prezzo stabilito al termine è lievemente inferiore a quello inizialmente indicato da JAB di 12,75 euro, ma costituisce comunque un premio del 36% rispetto alla media ponderata per volume del prezzo di chiusura degli ultimi 3 mesi sino alla data del 27 marzo compreso.

L’importo di 7,5 miliardi è pari, inoltre, secondo Bloomberg, a 36 volte l’Ebitda di DEMB 1753. Bart Becht, presidente di Jab, ha tenuto a precisare che l’annuncio della proposta di acquisto diffuso il 28 marzo scorso era stato motivato da una fuga di notizie e che il valore finale dell’offerta è stato leggermente ritoccato al ribasso completata la due diligence.

De Master Blenders 1753: il board sostiene pienamente e raccomanda unanimemente l’offerta, che verrà sottoposta agli azionisti a inizio luglio

Una clausola consente alla società olandese di ritirare il proprio appoggio all’operazione nel caso in cui dovesse ricevere, di qui a tale data, un’offerta di acquisto più alta. Ma l’evenienza appare piuttosto improbabile, come confermato ufficiosamente da alcuni insider anonimi, che hanno escluso possibili contro-offerte da parte di altri competitor.

Lo stesso presidente e ceo ad interim di DEMB 1753 Jan Bennink ha smentito che vi siano state sin qui trattative con altri potenziali acquirenti. Il closing dell’operazione è previsto per inizio agosto, secondo quanto dichiarato dallo stesso Bennink in una conference call.

Qualora l’affare non si concludesse è prevista una penale di 150 milioni di euro
a carico di DEMB 1753. Jab detiene già, attraverso una sua controllata, una quota in azioni ordinarie in DEMB 1753 pari al 15,05%.

L’acquisto sarà finanziato da 3 miliardi di euro di debito e da 4.9 miliardi in equity

Nell’operazione – si legge ancora nella nota –  Lazard è stato advisor finanziario per D.E. Master, Morgan Stanley per Benckiser, mentre Leonardo & Co. lo è stato per Oak Leaf BV, il veicolo di Benckiser per l’acquisizione.

Operazione imponente. Si tratta della più imponente acquisizione mai attuata da JAB; la terza, da meno di un anno a questa parte, realizzata dalla holding della famiglia Reimann nel settore del caffè, dopo le acquisizioni di Caribou Coffee e Peet’s Coffee nel mercato di oltreoceano costate complessivamente oltre un miliardo e trecento milioni di dollari.

Il prezzo – ha dichiarato Becht in un’intervista – “è indiscutibilmente alto, ma con le persone giuste e gli investimenti giusti, il gioco può valere la candela”. Sul valore dell’operazione, i giudizi degli analisti si dividono.

Secondo Jon Cox, della zurighese Kepler Capital Markets, il prezzo pagato è equo

“Suppongo che Jab abbia in mente di creare un colosso globale a metà strada
tra Starbucks e Nespresso – sostiene Cox – e la concorrenza tra competitor
sarà molto intensa”.

Diversa l’opinione di Marco Gulpers (ING), che definisce il prezzo “deludente”
e afferma che si sarebbe aspettato almeno 13 euro per azione.

L’offerta di Jab arriva a meno di un anno dalla creazione di DEMB 1753, nata nel giugno dell’anno scorso dallo spin-off che ha portato allo scorporo del business internazionale tè e caffè (“CoffeeCo”) di Sara Lee Corp.

A febbraio, la società ha tagliato l’outlook su ricavi e redditività per l’anno in corso. Hanno inciso anche i problemi contabili riscontrati nei bilanci della filiale brasiliana.

A meno di un anno dalla nomina, il ceo Michiel Herkemij ha rassegnato le dimissioni a fine dicembre per divergenze di vedute con il Board rispetto al alcuni aspetti del business plan.

Già allora si disse che dietro alla sua partenza potevano esserci pressioni esercitate da Jab, che aveva da poco incrementato la sua partecipazione in società.

Oltre a quella di Herkemij sono saltate anche le teste dei top manager responsabili per i principali mercati del vecchio continente, spesso sostituiti – secondo gli addetti ai lavori – da personaggi nuovi e privi di esperienza specifica nel settore del caffè, reclutati da Bennink tra i suoi ex-collaboratori un tempo in forza al management del colosso francese Danone.

De Master Blenders è il terzo competitor globale con vendite per 2,3 miliardi di euro, contro i 5,4 di Mondelez International e gli 11,1 di Nestlé

È market leader in Olanda e Belgio e detiene posizioni di rilievo in altri importanti paesi europei comprese Francia e Spagna. In Brasile vanta una share di mercato superiore al 20%, grazie al controllo di brand popolari quali Pilao, Café do Ponto e Damasco.

Il suo portafoglio comprende marchi di indiscusso prestigio quali Douwe Egberts, Senseo, L’OR EspressO, Marcilla, Moccona, Pickwick e Hornimans.

Obiettivi di lungo termine

Ma cosa spinge un conglomerato finanziario tendenzialmente onnivoro come Jab – il cui sterminato portafoglio spazia dalla chimica e la farmaceutica, alla cosmesi, la moda e il lusso – ha scommettere in modo così massiccio sul settore del caffè?

E quali sono i cambiamenti prospettabili dopo che Jab avrà messo le mani sull’intero pacchetto azionario?

Becht dichiara di avere piena fiducia nell’attuale dirigenza (“De master Blenders ha una squadra eccezionale, brand straordinari e un’enorme expertise nel settore del tè e del caffè” ha dichiarato). In modo particolare, in Jan Bennink, al quale lo unisce un’amicizia più che ventennale.

Nel comunicato ufficiale, Jab afferma di puntare a un’ulteriore sviluppo della piattaforma Master Blenders attraverso la crescita organica e ulteriori acquisizioni nel settore in rapida evoluzione del tè e del caffè. Tra le future acquisizioni potrebbe esserci, secondo gli analisti, quella della tedesca Tchibo, quinto torrefattore mondiale, oltre che numero uno indiscusso in Germania.

Come riferito in queste colonne nelle settimane scorse, c’è anche chi ipotizza un megascambio di asset tra i Reimann e la famiglia Herz, proprietaria di Tchibo GmbH.

Rimanendo ancorati alla realtà, la priorità sarà quella di rilanciare i numerosi marchi in portafoglio. In questo senso, l’esperienza maturata da Becht nel periodo alla guida di Reckitt Benckiser potrà risultare molto utile.

Nei 12 anni trascorsi dal manager olandese a capo del colosso britannico, il valore delle azioni di Reckitt Benckiser è quadruplicato, grazie al successo dei prodotti della gamma Cillit Bang e alla valorizzazione ulteriore di marchi forti del calibro di Nurofen o Finish.

Una grande sfida sarà, ad esempio, quella di rilanciare il marchio Senseo, con il restyling della gamma e il lancio della Sarista, una macchina da caffè, fabbricata dalla Philips, funzionante con caffè in chicchi preconfezionato.

Un altro obiettivo importante potrebbe essere il lancio delle capsule Nespresso-compatibili L’Or sul mercato nord americano.

In un’intervista a Bloomberg, Becht ha dichiarato che l’aspirazione di DEMB 1753
è quello di diventare un giorno il numero uno mondiale nell’industria del caffè.
Un obiettivo di lungo periodo e ampio respiro, da perseguire in un orizzonte temporale di almeno una quindicina d’anni.

Il ritardo da colmare – viste le cifre di fatturato di Nestlé e Mondelez sopra citate –  è enorme, ma lo sono altrettanto i margini di crescita nei mercati emergenti. Ed è proprio su questi ultimi – a detta di molti analisti- che DEMB 1753 dovrà fare la gara in questa lunga e impegnativa rincorsa.