Home Affari & Mercati Carte Noire: ...

Carte Noire: trazione italiana, ma cuore francese

carte noire lavazza

MILANO – Nel derby Italia–Francia – tra Tlc, media, assicurazioni e lusso – Lavazza va in goal con l’acquisizione di Carte Noire. Un affare da circa 700 milioni di euro: una somma cospicua, anche se non paragonabile – come posta in palio – ad altre partite in corso tra i due paesi – come, ad esempio, quella relativa alla scalata di Vivendi in Telecom.

L’acquisizione del marchio leader d’oltralpe da parte del numero uno italiano è stato accompagnato dall’annuncio di cospicui investimenti in loco, che rafforzeranno l’identità francese di Carte Noire.

Ciò ha contribuito a rassicurare sindacati e maestranze, che temevano inizialmente sinergie e delocalizzazioni, a scapito delle strutture produttive francesi. Una prospettiva smentita, sin dall’inizio, dal gruppo torinese.

CARTE DOZIO
FRANKE

E, non a caso, già all’indomani dell’ufficializzazione del closing, i vertici di Lavazza sono volati a Lavérune, vicino a Montpellier, per dettagliare il piano industriale che farà dell’ex stabilimento Mondelēz (FOTO) il fulcro della nuova Carte Noire.

A trazione italiana, ma con un cuore sempre più francese.

Non soltanto Lavazza non delocalizzerà, ma anzi rimpatrierà tre linee di produzione attualmente operanti all’estero (Repubblica Ceca), facendo di Carte Noire un caffè al 100% made in France.

“Lavazza intende fare di Carte Noire una leva di crescita puntando in particolare sul sito di Lavérune, che produrrà esclusivamente prodotti Carte Noire” ha dichiarato un portavoce dell’azienda italiana aggiungendo che il progetto punta a espandere il nuovo business francese e “non a ridimensionarlo”.

Lavérune non produrrà più prodotti a marchio Grand’Mère e Jacques Vabre – ora nel portafoglio del nuovo colosso Jde – ma concentrerà, in compenso, l’intera gamma a marchio Carte Noire: macinato, soft pods e capsule.

A tale scopo, Lavazza varerà un programma di investimenti per l’installazione di una nuova linea di produzione per i soft pods, nonché per nuove apparecchiature di macinazione e torrefazione.

Al termine dell’operazione, lo stabilimento conterà nove apparecchiature per la torrefazione e otto linee di produzione occupando il totale delle maestranze, pari a 140 dipendenti secondo Lavazza (154 secondo fonti sindacali).

Lavazza guarda intanto a un fatturato 2016 che dovrebbe raggiungere quota 1,7 miliardi. Nel mirino, il traguardo dei 2 miliardi di euro, che dovrebbe concretizzarsi entro il 2020, e soprattutto l’ambizione di diventare il terzo polo globale del caffè.