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Carolina Lindblom, Sveca Coffee: «Nella gestione sono sempre le persone che fan la differenza»

Uno sguardo al femminile della questione delicata legata al ciclo di vita di un locale, alla ricerca di idee e soluzioni per non chiudere la propria attività e, anzi, fare la differenza in un mercato apparentemente saturo. La parola, alla nordica Carolina Lindblom

carolina lindblom
Dentro il suo Sveca Coffee, Carolina Lindblom

MILANO – Il gestore che contribuirà con la sua testimonianza a raccontare il mondo dei pubblici esercizi di oggi, è una donna. Carolina Lindblom, apre le porte del suo mondo, dello Sveca Coffee di Montegrotto Terme, in via Via Caduti di Nassiriya 3.

Carolina: che cosa dovrebbe sapere chi decide di avviare una propria attività?

“Secondo me, le persone fanno la differenza. Il gestore deve avere le competenze e la formazione dei collaboratori può essere la chiave per il successo. Chi pensa che sia una sola persona che possa fare bene tutto troverà difficoltà nel gestire le complessità di cui la professione del barista è piena.”

Quali possono essere dei modi economicamente sostenibili per differenziarsi dalla concorrenza?

Risponde ancora Carolina Lindblom: “Nel mio locale ho cercato di rappresentare l’idea di una caffetteria internazionale, in particolar modo nordica essendo di origine svedese. Ritengo infatti che sia indispensabile dar luce alla propria identità e passione.”

Qual è il valore aggiunto che può attirare il cliente secondo Carolina?

“Il valore aggiunto potrebbe essere l’incuriosire il cliente e stupirlo con qualcosa di diverso e unico, nel mio caso la “semplicità” nordica.”

Quanto incide la liberalizzazione delle licenze?

“La liberalizzazione delle licenze è un’opportunità, in quanto apre a nuove opportunità. Dall’altra parte però, rappresenta anche un’esposzione anche a più rischi che derivano dall’inesperienza.”

Secondo Carolina, perché molti chiudono nell’arco di un anno dall’apertura?
“Fondamentalmente a causa dell’inesperienza nella gestione e della difficoltà nel credito.”

In che modo si informa e analizza i format di successo in Italia e all’estero?
“Partecipando a fiere di settore e festival e tenendomi aggiornata sul mondo del caffè tramite i social network.”

Quanta importanza ha la comunicazione della propria attività come fosse un vero e proprio brand?

“La comunicazione ha molta importanza nella promozione del proprio locale. E infatti penso che l’indipendenza del proprio brand dalle dinamiche imposte molto spesso dai fornitori, possa creare valore.”

Per ampliare il bacino di utenti, è necessario creare un “ibridazione” tra caffetteria e altri settori diversi dall’hospitality, come le librerie ad esempio?

“Sì, per esempio noi abbiamo con successo unito due momenti diversi della giornata: la mattina infatti è dedicata alla caffetteria con lo shopping di abbigliamento artigianale, che avviene ospitando un’ape boutique di fronte al locale (MonMiel). Ovviamente parliamo di linee di prodotti che rispecchiano il nostro stile di locale.”

Quanto investe in termini di strategie social?

“Al momento, dopo tre mesi dall’apertura, ancora non tantissimo. In effetti, il passaparola è ancora uno strumento molto efficace.”

Quanto ha inciso invece la scelta e l’allestimento di design della location?

“Abbiamo studiato e creato un progetto ed allestimento ad hoc che rispecchiasse in pieno la mia personalità e la mia idea di caffetteria nordica. Per distinguermi dai classici “bar” e per creare una mia identità riconoscibile in tutto all’interno del locale.”