Calugi (Fipe) sul caro espresso a Roma: «Ma da Starbucks in Ungheria un caffè costa 4 euro»

MILANO – Continua a tenere banco sui media il caso dei due caffè pagati oltre 11 euro in un bar di Roma. Se ne è parlato nella trasmissione radiofonica “Italia sotto inchiesta” su Rai Radio 1 andata in onda l’11 maggio e condotta da Emanuela Falcetti.

Ospiti della conduttrice, il fondatore e presidente del Codacons Carlo Rienzi e il direttore generale di Fipe Roberto Calugi.

Nel suo intervento Calugi si è richiamato dapprima all’art. 180 del Reg. di Esecuzione del TULPS (R.D. n. 635/1940), che prevede che all’interno del locale debba essere esposta in maniera ben visibile anche la tariffa dei prezzi.

FRANKE
Triestespresso quadrato

In nome della trasparenza e a scanso di equivoci e contestazioni. Se il cliente ritiene che il prezzo richiesto sia esorbitante può così non ordinare nulla e andarsene. Una stoccata anche per Starbucks che in settembre aprirà il primo locale a Milano a subito dopo numerosi altri in Italia.

Calugi ha dichiarato ai microfoni di Radio Rai:

Ci sorprendiamo che nel centro di Roma “accanto al parlamento italiano si paghino 5 euro per un caffè (che però è un americano, non un espresso; n.d.r.) e non ci stupiamo quando in una città della provincia ungherese, in una caffetteria di origine americana, paghiamo un caffè, servito in un bicchierino (in realtà è un bicchierone, grande, con tanto caffè; n.d.r.) di carta, 4 euro“.

È vero: il caffè da Starbucks costa tanto, a volte tantissimo, perlomeno rispetto agli standard dei bar italiani.

Secondo le statistiche di ValuePenguin, un latte, che in italiano suona come caffellatte, costa più di 8 dollari persino in Vietnam e Indonesia, rispettivamente secondo e quarto produttore mondiale di caffè, dove il salario minimo supera di poco i 100 dollari mensili.

In alcuni paesi del nord Europa – ad esempio in Islanda, dove però incide molto anche la fiscalità e la distanza dai centri di rifornimento continentali – pure un semplice caffè può costare oltre 10 euro.

Bisogna però ricordare, a onor del vero, che un caffè da Starbucks è un prodotto-servizio.

Dopo aver pagato, il cliente può rimanere seduto ai tavoli anche per ore.

E sfruttare il wi-fi per lavorare, come se si trovasse in uno spazio di coworking.

Non abbiamo idea di quali saranno i prezzi di Starbucks in Italia. Sappiamo però che la Roastery milanese lancerà una dimensione nuova di consumo. Con l’annuncio di oltre 200 origini di caffè diverse. Una novità che sarà rivoluzionaria ma che ha dei costi.

Non solo espresso

E numerosi tipi di preparazioni. Perché esiste l’espresso, invenzione italiana che il mondo ci invidia.

Ma esistono anche altri metodi di estrazione – alcuni tradizionali, altri innovativi – che troppi dimenticano ma che Comunicaffè non può ignorare. Anche perché sono sempre più richiesti e apprezzati. Anche in Italia. Taluni – come il cold brew, il caffè estratto a freddo – comportano una preparazione lunga e laboriosa.

Lo stesso caffè americano, che figura nello “scontrino della discordia“, richiede – per essere servito a regola d’arte – attenzioni particolari. Nel bilanciamento dell’estrazione, nell’uso dei filtri, nella macinatura, ecc.

Gestire un locale nel cuore di una grande città come Roma comporta oneri notevoli, che giustificano, almeno in parte, l’elevato ricarico sui prezzi al pubblico.

L’importante è che il cliente, in cambio del prezzo, ottenga non soltanto una location di prestigio (e Piazza di San Silvestro a due passi dal Parlalento indubbiamente lo è), ma anche un prodotto e un servizio di alta qualità.

Che sono poi ciò che qualifica l’esercente e gratifica il cliente.

A due passi da Trinità dei Monti, nella più lontana periferia di Roma capitale. O in una placida (e accogliente) cittadina ungherese

La registrazione integrale dell’intervista può essere ascoltata cliccando nel riquadro sottostante.