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Caffè Palombini – Espressaroma in vendita per 13 milioni

Nonostante il fallimento l’attività dell’azienda prosegue regolarmente. Il termine per la presentazione delle offerte scade il 17 maggio

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ROMA – Chi si berrà il caffè Palombini? La storica torrefazione romana è ufficialmente sul mercato, alla ricerca di un partner forte che possa acquisirne la proprietà e svilupparne ulteriormente il business con capitali freschi.

Secondo quanto risulta alla redazione di Radiocolonna, la società Espressaroma, titolare dello storico marchio Palombini con sede dalle parti di Tor Cervara, è finita in vendita insieme a tutti i suoi beni mobili e immobili, oltre ai contratti di locazione, lavoro e noleggio in essere, per circa 13 milioni di euro.

E’stata dichiarata fallita nel novembre del 2011 con l’affidamento della gestione a un curatore fallimentare. Dopo alcune gare andate deserte per assenza di manifestazioni di interesse, l’ultima a novembre, l’azienda ha indetto ora una nuova asta con un prezzo di partenza ribassato, fissato a 13 milioni, rispetto ai 15 chiesti a novembre.

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Il termine per la presentazione delle offerte è stato fissato il 17 maggio prossimo.

Palombini è uno dei marchi storici a Roma, presente nella capitale fin dagli anni Quaranta, quando Giovanni Palombini fonda l’omonima torrefazione che porta il suo nome e che diventa ben presto riferimento per i consumatori romani più esigenti, tanto che viene spesso citato come il caffé del Papa Paolo VI.

Nel tempo, il business dell’azienda romana si espande, diffondendo la tradizione dell’espresso italiano di alta qualità in Europa, Nord America e Asia.

Da Palombini prende inoltre il nome lo storico caffè all’Eur, punto di ritrovo di diverse generazioni per molti decenni e teatro della movida romana.

Tornando ai giorni nostri, l’azienda viene dichiarata fallita dal Tribunale di Roma e affidata a un curatore fallimentare, chiamato da una parte a ripianare i debiti dell’azienda, 36 milioni secondo il bilancio al 30 novembre dello stesso anno, dall’altra a garantire l’operatività dell’azienda e la salvaguardia dei posti di lavoro tanto che dalla società fanno sapere come, in attesa che si affacci un acquirente, l’attività della società prosegua regolarmente e senza particolari intoppi, con l’impiego di tutta la forza lavoro.

Sul futuro pesano tuttavia alcune incognite legate al mercato. A cominciare dall’aumento del prezzo del caffè, dovuto anche alle fluttuazioni del dollaro e che nei primi tre mesi dello scorso anno sono costati a Espressaroma il 30% del margine operativo.

Gianluca Zapponini